Posts Tagged ‘arance’

MEZZE ARANCE E UNA SUORA

gennaio 9, 2013

Una vecchietta tremolante si avvicina al banco della frutta in disarmo, sono le 13.44 in Vespri Siciliani, il mercato sgombera per le due. Ci sono sei mezze arance avanzate dalla mostra. Lei le indica con la punta del naso, le mani inguantate in lana consumata su un carrello vuoto, e chiede con voce debole se le può avere.

Giù per Caravaggio c’è, oltre alla clinica del famigerato medico gambizzato, un istituto religioso imponente. Sfilando tra la ciclabile e il marciapiedi, ci sbilanciamo entrambe e ci sfioriamo. Mi volto per dare un segno alla suora in corto color coloniale e calze bianche. Scusi! facciamo all’unisono. Poi le dico: l’ho spaventata (la bici silenziosa talvolta sopraggiunge da dietro inaspettatamente), mi spiace! No, no, fa lei con voce potente, e emana luce da una faccia aperta anche senza sorrisi eccessivi.

Donne.

CONSIGLI D'USO (e non abuso!) DEL BEL PAESE

febbraio 23, 2010

1. Il BEIGUA in questi giorni offre uno scenario eccezionale con la neve scintillante che risalta sullo sfondo blu dell’atmosfera che si stempera nello smeraldino del mare…
2. L’altura di Varigotti ha una valletta inaspettatamente silenziosa che merita la visita soprattutto se ci si vuole distogliere dal rumore-fragore del mare e da tutte le aberrazioni degli antropismi concentrati sulla costa, lasciando muta ma eloquente la vista sul mare medesimo e la vegetazione (ricostituenda) dopo l’incendio del 2003 http://www.fotostudiolovisolo.com/audiovisivi.asp
3. Un grappolo di artisti rivisiterà l’Italia per proporre una serie di elaborazioni da Gran Tour per il 150° dell’Unità
4. A Prato i Piccioni festeggiano il gemellaggio con i Gabbiani liguri, mangiando la focaccia di GIORDANO
5. A Ferrara si balla al Dancing Diana di S. Martino



P – – –  d’A – – – – –

Se hai letto attentamente, sai risolvere il gioco!

SCHIAVISMI

gennaio 14, 2010

ELOGIO DELLOltre a quello che salta all’occhio dei braccianti agricoli delle arance come dei pomodori, ve ne sono (è ovvio) di molto ma molto più sottili.

In famiglia, ma dài… Nel lavoro intellettivo, ops…
Nella scuola, ma davvero…

Propongo un sondaggio preventivo, o brain-storming, se si preferisce.

Come si esprimerà mai lo schiavismo nella scuola? Vediamo un po’…

Ah, a latere, ricordate il bidello-chef? (con tag chef a domicilio del 15 settembre 2009)

Ebbene, a suo carico ci sarebbero forti indizi di furto ripetuto ai danni degli alunni… Il bidello-chef gioca ai cavalli e perde… 

ARANCE E MEZZIBUSTI

gennaio 13, 2010

Le immagini della Calabria con gli aranci fitti carichi di frutti maturi di sfondo sono eloquenti. Meglio degli alberi di natale.
E le arance sono più gustose delle palle di vetro!

Botteri. Maga magò, ma la crescita è un vezzo? Poi scusa ma hai frequentato l’Actor Studio a tempo perso che ammicchi come la cugina sciatta della Maryl Streep?

E quell’altro con la pettinata da bambola invece e un colore invidiabile castano dorato?

Sciame di scosse nelle Marche, Italy, botta ad Haiti.

Va ben, a vagh a durmir! 

BANDE NERE & CAMALEONTE DI MONTAGNA

dicembre 28, 2009

La giornata appariva incerta alla luce del primo mattino. Per una copertura sottile che impediva alle montagne di tingersi di azzurro dorato. Così la prima colazione scivola lentamente nel brunch in attesa di sviluppi meteo. Sì, a sud si apre! Fuori tutti. Gli sciatori sciamano verso la cabinovia. La camminatrice si porta al bivio, per decidere se salire al mas dele strie o scendere sulla statale, per andare a campocarlomagno. La seconda che è scritta. Ma come? Ah. Se l’auto rimane ferma come un pachiderma intrappolato nel permafrost nello slargo davanti a casa… poi non si trova parcheggio… e si fa il ghiaccio sulla strada ..e chi le mette le catene? Comincia a delinearsi l’idea. Zaino in spalla, con tappetino isolante, radio, Brjusov, quaderno degli appunti, frutta fresca (le arance profumate!) e pasta alle noci, un ovetto. Telefono. Dito.

Son solo sette chilometri e chi passa di lì 999 su 1000 non si ferma prima di campocarlomagno, ossia in quell’albergo psycho che si trova a appena a tre curve!

Si butta quasi sotto. Tattica perfezionata in anni di onesta attività. Sono le 11.45. Non c’è tempo da perdere. Sette minuti di attesa sono già troppi. E l’alternativa è rifare la strada a ritroso. La solita salita. Fa come per chiedere un’informazione. Tattica. Ma sì, la prendono al volo. La vettura è già carica: un uomo sui trentacinque stempiato e occhialato da sci al volante, moglie scialbetta a latere, dietro amica bionda e lentigginosa american style e bimbo sgano in guscio protettivo tutto legato dalle cinghiette, piumino blu e moonbootini rossi, piccinissimi. La guarda di sguincio. Sorride. Di più. Se la raccontano. Colpo di fulmine oltre che di tosse grassissima. La mammina si giustifica: tosse cittadina. Milano? Oh yeah, Bande Nere.

 
La pista delle ciaspole è irresistibile. Si snoda tagliando quella del fondo. Nel bosco i riferimenti si perdono. Ma i paletti arancio qua e là affiorano. Gli involucri delle galatine alla menta segnano il percorso come le briciole di pollicino e si sparge la voce che nella vallata si aggira un porco tossicodipendente da caramelle al latte. Parte la battuta di caccia. Ecologisti armati e pronti a stanarlo. La malga è disabitata. Due fratelli col piumino rosso, uno gracile col berretto, l’altro protettivo e dalle spalle più larghe, si assomigliano e compiono gli stessi gesti. Un gruppo è costituito da amici tra cui alcuni non molto convinti. Una coppia sui 55-58 è buffissima: lei ha i capelli a riccioloni rossi e una faccia mascolina, tozza e senza collo, lui è alto, magrissimo e un po’ ricurvo. Sembrano due pagliacci scappati dal tendone. Un campano saluta tutti coi bastoncini e si crogiola nei suoi sbandierati settant’anni appena compiuti. Alcune ragazze eleganti e in controtendenza, da sole, scompaiono ciascuna per sè, sdegnosamente, ciaspolando nel silenzio. Osvaldo, gaio, porta gli stessi occhiali da trent’anni, sta all’imbocco dei sentieri e dà utili consigli, incassando il pedaggio, alla buona. Alla fine chiede a tutti com’è andata. Qui è un paradiso, dice orgoglioso, e io sono san pietro!
 
Ore 16.00. Il panorama è tutto rosa al di sopra del bosco con le cime innevate che lasciano scoperte strie di roccia. La luna è crescente di poco. Bach suona per radio. Fuori dal paradiso, il parcheggio e la statale. Un istruttore di sci la carica dopo quattro minuti di attesa. Ha l’aria di uno che ha combattuto in trincea. Magari gli allievi erano poco reattivi… Racconta di come ci si regola con le previsioni del tempo rispetto all’alto adige. Di come si festeggia il capodanno con le fiaccolate e il vin brulé in piazza. La discoteca no, duecento euro per farsi dare degli spintoni, meglio una cena in casa. Stravolto di suo, guida a occhi indipendenti esorbitanti ma semichiusi, e raggiunge le auto passate nei primi tre minuti di attesa. La depone con amabile gentilezza al bivio del belvedere. Meglio di così…

DALL'IGLOO…

dicembre 23, 2009


…dei monti trentini,
un caloroso augurio!

(e un invito a non abbassare la guardia, mai)

menù del 3° giorno:
mela ananas arancia e noci, zuppa di legumi, cioccolata
(gli altri, uguale!!)

da domani: 
germogli di soja, cavolo rosso all’aceto di mele, noci nocciole mandorle

KM ZERO

dicembre 17, 2009

Ritroviamo la sobrietà!

http://www.aziende-oggi.it/archives/00057701.html

GESTO SIMBOLICO

dicembre 8, 2009

LIGURIA LIBERA

Ogni terra merita la sua autonomia, ma la libertà di peggiorare uno dei suoi prodotti più sacri e rappresentativi non si può ammettere! Dalle ultime focacce transitate per le mie fauci, dovrei proprio smettere di prendere in considerazione la categoria come alimento e ancor di più come fonte di piacere .

BIANCA di Varigotti 6+
ROSSA di Varigotti 5
BIANCA di Varazze 5
ROSSA di Varazze 6-

(borsino dell’ultima settimana – TOP FIVE: Nervi al primo posto con BIANCA: 8/9)

Tendenzialmente unte le bianche, pomodoro dubbio e olive nere denocciolate scadenti sulla rossa di Varigotti, forse taggiasche sulla rossa di Varazze ma troppo salata. Verdetto: STOP. Fine delle focacce e delle pizze. Le arance al naturale che tengo di scorta insieme alle noci di Morfasso (raccolte da noi), sono state la salvezza! Al panificio, mentre torme di vacanzieri assaltano il bancone delle teglie ben esposte (alto valore aggiunto), chiedo un neutrale panino a pasta dura, arricciato, che mangerò con le noci: pan e nus magnar da spus! Se sul terreno gastronomico, seppur popolare (comunque emblematico di un declino generalizzato), entrambe le località sono in netta discesa, il raffronto sul piano della pulizia della spiaggia è a vantaggio di Varigotti, che si distingue anche dal punto di vista naturalistico. Sarà perché il territorio è più aspro e l’isolamento obbligato.
PULIAMO IL MONDO è un’iniziativa annuale (o ‘bi’) di LEGAMBIENTE, ma per me è sempre in vigore: raccolgo rifiuti di plastica innanzitutto. Anche se verosimilmente il problema è irreversibile dal momento che frammenti di plastica ormai sono irrecuperabili e possiamo solo pensare di alleggerire il carico delle plastiche mescolate agli ecosistemi se togliamo di mezzo flaconi e oggetti vari interi o grosse porzioni di essi prima che si frammentino ulteriormente… Una lotta impari! I legni li ho ben vagliati per la prossima scultura di A-Ortista. I metalli mi attraggono come una gazza e la pentola di alluminio deformata dalle mareggiate troverà giusta collocazione! La ciclabile Varazze-Cogoleto interrotta da una frana è popolata di carrozzine e minicicli di pargoli sciamanti, di anziani col loro sacchetto giallo …ehm, quello col marchio del panificio e l’odore di unto!
Rifiuti ulteriori si accumuleranno nei cestini e fuori dai cestini lungo la romantica passeggiata. Continuiamo pur far finta che la faccenda sia sotto controllo… Prima ancora che il mare sommerga le Maldive, Venezia e New York, soffocheremo tra le montagne di rifiuti umidi o fumanti che siano.
Lo scorso capodanno, in Alto Adige, poco prima dei festeggiamenti, un amico disse: dovremmo mangiar radici invece che tutto quello che stasera troveremo o ci faremo trovare sulla tavola. E mentre saggiamente osserva ciò, fuma dalla disperazione. Forse per non sapere dire BASTA. Ecco, la considerazione che mi viene istantanea è che chi fuma in continuazione e non riesce a smettere, è perché cerca una svolta… Pur intravvedendone una, pur configurandola nella propria mente, pur sapendola descrivere, questa sfugge come le volute di fumo… Scatenerò le ire degli amici fumatori, che già sanno come la penso. Mi chiedo se l’equivalente del fumo per me non sia una forma di dromomanìa: domani, lavorativo, ad esempio so che andrò in bici lungo il Naviglio, fin oltre Corsico, con i pretesti già descritti qui. Ah sì, or che mi sovviene, annovero diverse conoscenze tra sportivomaniaci altrettanto sistematicamente fanatici che annegano le frustrazioni nella fatica muscolare… Salutisti, dromomani: che fauna umana (sempre meglio che tabagisti, en tout cas… persevero!)!!
E allora, ricapitolando: mentre mangiamo frutta e boicottiamo le focacce unte, riduciamo sensibilmente i rifiuti e diamoci una mano a rimettere ordine in queste nostre spiagge della mente!
A Copenaghen fanno vetrina di buoni propositi?
Noi in silenzio, possiamo orientare meglio i nostri consumi. GRAZIE

RIENTRO 2

agosto 24, 2009
  1. che bello il ballo al castello! c’è il liscio!
  2. che buono il gelato all’hollywood di corsico! c’è la pera-cannella, il mango e il cioccolato nero all’arancia!

…soddisfazioni di fine agosto!

(tanto domani riparto! uh uh)

PRESERVARE LA VITA? (LA DIGNITA', L'ECONOMIA…)

aprile 17, 2009

Giovani genitori mostrano le macerie della loro casa spiegando ai giornalisti che i figli sono rimasti intrappolati e non ne sono usciti vivi. Intorno si vedono edifici relativamente nuovi, quelli del cemento armato truccato, delle norme antisismiche non rispettate, delle mafie dei costruttori corruttori della politica e dei politici corrotti. Come l’ospedale e la casa dello studente scandalo. Eppure, e spero di sbagliarmi, il clima che si respira è di strana sopportazione del disastro colposo, di rassegnazione. Di fronte alle morti evitabili di cui si dirà ‘provocate dal terremoto’ e non dalla negligenza o dalla truffa, strabilio. Siamo attoniti, è vero, ma non completamente deprivati di senso critico, o no? 

Mi viene in mente un piccolo insegnamento che ricevetti da bambina alla fine degli anni sessanta, attraverso la riflessione che forse una maestra, ci aveva proposto sulla famosa ‘furbizia’ degli italiani: le cassette di arance esportate contenevano in superficie quelle belle e sotto quelle scadenti, per non dire marce. Lo stesso vale per pomodori, mele, uva… La facciata e il calcestruzzo…

Conviene? A chi? Ai soliti noti o ignoti che si arricchiscono più o meno transitoriamente? E chi ne fa le spese? Qualche disgraziato messo rapidamente a tacere dal dolore e dalla disillusione? L’immagine di un Paese? La comunità… un soggetto astratto… Siamo abituati culturalmente a compensare le figure di merda con i lustrini di incessanti iniziative di promozione nei settori che ci contraddistinguono e ci rendono famosi nel mondo e su cui si insiste per far lievitare l’orgoglio italiano: la moda, il cinema, i festival, il calcio… il design…

Siamo addestrati a incensare furbi imbroglioni affaristi e a indicarli come modello di vita e di realizzazione individuale nel tessuto sociale…

Intanto la politica dissennata corrode e dissipa le risorse. Ci impoverisce in tutti i sensi. Irreversibilmente.