Posts Tagged ‘autostop’

VERSO LA LUMINARA

giugno 15, 2010


Le due indicano un'ora di cammino. Il lungo pontile è a metà strada e non si può non fotografare. Il pescatore mi guarda divertito: …e tre, che fan la foto!

A rispondere poi al telefono (era la Torni, la maga bianca, e una mezzora prima l'avevo evocata per un invito ad una sua mostra che avevo trascurato e me ne dolevo!) guardando contemporaneamente il tramonto e raccogliendo un Pluto disperso, ecco profilarsi il campeggio del Puntone, segno che era ora di uscire dalla spiaggia e di immettersi sulla strada per Castiglione, da lì lontano 16/17 km.

Amir, la guida (spirituale) non tarda ad arrivare. Ha tolto il camice di farmacista, e mette la camicia del musicista o il camicione del santone.

L'albergo Pirla (o forse Perla) ci aspetta!

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VAN GOGH, mio fratello

giugno 7, 2010


 

A differenza delle donne, che con la maternità, la casa e lo status le metti a posto quasi tutte… gli uomini aspirano sempre ad un posto al Pantheon!

Il nostro eroe contemporaneo, ormai alla soglia dei quaranta, ha studiato le Lettere. Il Sapere umanistico con ampie incursioni nei tradizionali dominii scientifici (per Lui tanto attraenti quanto vischiosi) lo permea. Padroneggia la Lingua, e con essa fa Satira.

Ma, ironia della Sorte, costringe l'Iguana genitrice, ad allattarlo e rassettarlo ancora! A Lei si stringe, pauroso.
Così elevato, eppure così larvato. Così proteso, eppure così rannicchiato e rintanato. 

Scrive di sè: Da oggi in edicola il nuovo numero di… a 20 pagine, con testimonianze dell'esistenza di tal me, autore senza più vita, maschio che valeva assai.

(…) veramente l'espressione di un animale detto individuo umano va ben oltre le battute di satira o arti. tal van gogh lo disse tagliandosi l'orecchio, non lo udirono.

(…) maledetti chiesa, buddha, new age e tutto ciò che anche nei più atei ha indotto questa illusione del senza carne.

(…) nemmeno la prostituta a cui van gogh mandò l'orecchio s'asteneva, ma lui morì disidratato da carni. maledetto anche chi glorifica uomini che lascia morir.

(…) a monte ci vado io, ultimo della lunga lista di chi ulula a lune ben distanti dal concepir pietà per sti cazzo di lupi
 
(…) un dì una femmina furba figa, razza ridotta ormai a tre esemplari mondiali, raccoglierà miei resti in urna cult.

(…) la vita non è un giorno sui prati ma un lungo niente intervallato da futili qualcosa. a te chiedon hai voglia? beh io voglia nn ne ho più. da soli le voglie passano

BANDE NERE & CAMALEONTE DI MONTAGNA

dicembre 28, 2009

La giornata appariva incerta alla luce del primo mattino. Per una copertura sottile che impediva alle montagne di tingersi di azzurro dorato. Così la prima colazione scivola lentamente nel brunch in attesa di sviluppi meteo. Sì, a sud si apre! Fuori tutti. Gli sciatori sciamano verso la cabinovia. La camminatrice si porta al bivio, per decidere se salire al mas dele strie o scendere sulla statale, per andare a campocarlomagno. La seconda che è scritta. Ma come? Ah. Se l’auto rimane ferma come un pachiderma intrappolato nel permafrost nello slargo davanti a casa… poi non si trova parcheggio… e si fa il ghiaccio sulla strada ..e chi le mette le catene? Comincia a delinearsi l’idea. Zaino in spalla, con tappetino isolante, radio, Brjusov, quaderno degli appunti, frutta fresca (le arance profumate!) e pasta alle noci, un ovetto. Telefono. Dito.

Son solo sette chilometri e chi passa di lì 999 su 1000 non si ferma prima di campocarlomagno, ossia in quell’albergo psycho che si trova a appena a tre curve!

Si butta quasi sotto. Tattica perfezionata in anni di onesta attività. Sono le 11.45. Non c’è tempo da perdere. Sette minuti di attesa sono già troppi. E l’alternativa è rifare la strada a ritroso. La solita salita. Fa come per chiedere un’informazione. Tattica. Ma sì, la prendono al volo. La vettura è già carica: un uomo sui trentacinque stempiato e occhialato da sci al volante, moglie scialbetta a latere, dietro amica bionda e lentigginosa american style e bimbo sgano in guscio protettivo tutto legato dalle cinghiette, piumino blu e moonbootini rossi, piccinissimi. La guarda di sguincio. Sorride. Di più. Se la raccontano. Colpo di fulmine oltre che di tosse grassissima. La mammina si giustifica: tosse cittadina. Milano? Oh yeah, Bande Nere.

 
La pista delle ciaspole è irresistibile. Si snoda tagliando quella del fondo. Nel bosco i riferimenti si perdono. Ma i paletti arancio qua e là affiorano. Gli involucri delle galatine alla menta segnano il percorso come le briciole di pollicino e si sparge la voce che nella vallata si aggira un porco tossicodipendente da caramelle al latte. Parte la battuta di caccia. Ecologisti armati e pronti a stanarlo. La malga è disabitata. Due fratelli col piumino rosso, uno gracile col berretto, l’altro protettivo e dalle spalle più larghe, si assomigliano e compiono gli stessi gesti. Un gruppo è costituito da amici tra cui alcuni non molto convinti. Una coppia sui 55-58 è buffissima: lei ha i capelli a riccioloni rossi e una faccia mascolina, tozza e senza collo, lui è alto, magrissimo e un po’ ricurvo. Sembrano due pagliacci scappati dal tendone. Un campano saluta tutti coi bastoncini e si crogiola nei suoi sbandierati settant’anni appena compiuti. Alcune ragazze eleganti e in controtendenza, da sole, scompaiono ciascuna per sè, sdegnosamente, ciaspolando nel silenzio. Osvaldo, gaio, porta gli stessi occhiali da trent’anni, sta all’imbocco dei sentieri e dà utili consigli, incassando il pedaggio, alla buona. Alla fine chiede a tutti com’è andata. Qui è un paradiso, dice orgoglioso, e io sono san pietro!
 
Ore 16.00. Il panorama è tutto rosa al di sopra del bosco con le cime innevate che lasciano scoperte strie di roccia. La luna è crescente di poco. Bach suona per radio. Fuori dal paradiso, il parcheggio e la statale. Un istruttore di sci la carica dopo quattro minuti di attesa. Ha l’aria di uno che ha combattuto in trincea. Magari gli allievi erano poco reattivi… Racconta di come ci si regola con le previsioni del tempo rispetto all’alto adige. Di come si festeggia il capodanno con le fiaccolate e il vin brulé in piazza. La discoteca no, duecento euro per farsi dare degli spintoni, meglio una cena in casa. Stravolto di suo, guida a occhi indipendenti esorbitanti ma semichiusi, e raggiunge le auto passate nei primi tre minuti di attesa. La depone con amabile gentilezza al bivio del belvedere. Meglio di così…

BONITO (seconda parte)

dicembre 22, 2009
La Certosa di Padula è un edificio enorme. L’entrata, per quanto proporzionata e coerente in termini estetici con il resto, non lascia presagire l’ampiezza dei chiostri e dei giardini: una vera città-monastero.

Di lì a pochi metri, vediamo transitare un eccitatissimo Bonito Oliva. Fervono ancora i preparativi e in giro per il parco si stanno allestendo palchi teatrali e installazioni umane e video.

Siamo tra i primissimi Topolini del Pifferaio Magico, Bergonzoni. Topolini un po’ ribelli e trasgressivi, infatti seguiamo un itinerario alternativo per poi ricongiungerci quasi casualmente ai dettami del Maestro. Così incrociamo l’Achille furioso che ci nota per non appartenere alle categorie da lui controllate: gli confido del nostro rocambolesco viaggio e si scioglie commosso. Propone una soluzione per la notte, qualora ci risultasse impossibilitato il ritorno. Accetto l’idea come estrema eventualità.

Attorno all’installazione umana, un Piccolo Cristo Risorto, piccolo perché nano reale, sorge dal cumulo di cuori ex voto, come partorito di fresco. Bonito spiega agli astanti riuniti a cerchio attorno all’igloo metallico e offre simbolicamente un cuore a… me!
All’estremità ovest del parco una compagnia teatrale partenopea esegue un pezzo incentrato sulla Morte dell’Attore recitata da lui medesimo. Indimenticabile. Sublime. Struggente. Esilarante.

In mezzo al bosco un’installazione video di quell’artista che non censura a se stesso il piacere di sgozzare gli animali davanti ai visitatori che si lasciano schizzare di Sangue Caldo.
Non lontano La Cenerentola di Antonio Rezza. Superlativa.
Allo scoccare delle tre, puntuale, ci aspettava davanti al Portale della Certosa, un ‘volontario’, un’anima buona, un amico, nel buio della notte, per riportarci sani e salvi, a Palinuro. Tutto è liscio quel che finisce… così! Una commistione di volti, anime, piacere di essere mobili e di vivere i fatti locali di respiro ampio, pronti a colmare distanze infime apparentemente insormontabili. Contro tutto e tutti.

BONITO …in autostop!

dicembre 21, 2009

Le recenti rievocazioni dei viaggi (o semplici trasferimenti) in autostop si sono prevalentemente orientate sull’aspetto dei rischi potenziali o reali che tale onesta pratica implica. Ma aldilà di queste da brivido e delle mille situazioni neutre che non rimangono incise nella memoria perché vissute senza particolari emozioni, se ne contano alcune ampiamente significative in positivo, che hanno lasciato un ricordo tenero o caloroso o un senso di valori umani condivisi di interessante spessore.

 

Una fu la PALINURO – PADULA, edizione 2006 o giù di lì.

 

Ci troviamo in provincia di Salerno.

 

Giugno. Solstizio. Il buon Bonito Oliva è pronto a presentare al pubblico la sua Reggia, tirata a lucido e addobbata per l’appuntamento del FRESCO BOSCO, una rassegna di manifestazioni per tutta l’estate.

 

L’anno precedente realizzai in ritardo e lo mancai. Ma allo scadere del lustro (perché questo è lo stile delle nostre vacanze che sono piuttosto stanziali se il mare è godibile, e diventano una piccola solida tradizione mediamente per i primi quattro anni, prima di programmare le successive in altri lidi) si cerca di infilare le perle mancanti nella collana per completare il quadro della zona. Padula ha una grande Certosa, la più grande certosa d’Europa.

 

Scheda dati, con ipotesi di viaggio e soluzione:

 

Palinuro – Padula  50 km circa

Tempo di percorrenza con mezzi pubblici 4 ore e mezza, treno + autobus con cambio a Battipaglia e un’attesa della coincidenza di circa un’ora.

Costo di auto a noleggio da Palinuro: 90 euro + spese e riconsegna entro il mattino presto.

 

Partenza in autostop per essere in tempo per il vernissage previsto per l’ora del tramonto: 15.45

Arrivo effettivo a Padula: 18.50

Numero di passaggi: 3 con 2 autisti.

 

Attesa del primo passaggio: 7 minuti (sennò entro le 16.30 avevo facoltà di appropriarmi ancora dell’auto allo stesso rate).

 

L’uomo pareva impolverato come la sua auto, una Panda rossa: emigrato in rientro definitivo, impegnato nella ristrutturazione della vecchia casa, un classico. Vispo incuriosito e divertito, e per nulla meravigliato. Il finestrino scende o sale solo se ci si fa aderire le mani perché la manovella gira a vuoto, e poi si mette un fermo. Simpatico aperto e dotato di affabilità naturale, racconta generosamente la sua storia di disagio iniziale di italiano cìncheli ma di rapido riscatto, da cui emerge una forte volontà di affermazione e una determinata ricerca del benessere. Allunga di qualche km per lasciarci ad un bivio cruciale e favorevole, anche perché mancava un tassello importante alla conclusione della saga, e ci ritroviamo davanti all’unica traccia umana fissa lungo la strada, che pareva corresse, in uno scenario da quinta di spaghetti western, lungo un canyon: un garage concessionaria con una grande cancellata e una muta di cani. Tempo di merenda.

 

Attesa del secondo passaggio: 19 minuti. I cani che avevano abbaiato assai, si erano ormai zittiti e i garagisti avevano smesso di guardarci e confabulare. Questo sì che è un macchinone! Nero scintillante, big size, omone al volante, aria condizionata. Dal canyon al valico. Praticamente a 30 km da Palinuro. Questo degno conducente è gigantesco ma si rivela subito un tenero promesso sposo: ormai è tutto pronto e il numero degli invitati fissato e ragionato; ha un’impresa di installazioni per il riscaldamento, e la fidanzata è una dottoressa, nel senso di medico. La foto di lei è nella cornicetta vicino al santantonio magnetico. Racconta della sua trepidazione e delle sventure precedenti, e ad una curva dove in alto svetta un cimitero si fa il segno della croce e recita una formuletta della nonna, dice, che amava molto. Fermerà in un paese per una commissione. L’imponente idraulico chiede se siamo interessati a rimanere con lui che poi è diretto a Padula. Decidiamo di tentare un eventuale altro passaggio prima di vederlo ripassare da lì, con la sicurezza di riprendere eventualmente la sua cortese offerta. Nella piazza principale facciamo una passeggiata in tondo sotto i lecci fitti mangiando un gelato tra i pensionati curiosi.

 

Attesa vana ai fini del terzo nuovo passaggio. In paese, tutti guardano insistentemente ma nessuno si ferma. Così riacciuffiamo dopo tre quarti d’ora il nostro eroe. L’ultimo tratto di strada passa come tra antichi conoscenti. Continua il racconto dei preparativi del matrimonio. Sorge un dubbio abbinato a una nota malinconica: andrà bene questo matrimonio?

 

A Padula il sole è quasi radente. A pochi metri da lì, la casa del famoso poliziotto italiano in America: Petrosino. Ecco perché è famosa questa città. Sì, dice, anche la Certosa è importante…

 

Saluti e abbracci. Portale della Certosa. Entriamo.

(to be continued)

AUTOSTOP E …

dicembre 10, 2009

Farò outing. In italiano: una confessione. Quando ho visto i ritratti delle persone che hanno trasportato una dopo l’altra, dall’Italia alla Turchia, le due donne nei panni di sposa per realizzare il loro sublime progetto di pace, ho pensato alle centinaia di volte in cui mi sono trovata nelle stesse circostanze con obiettivi molto più bassi, e ho scelto e deliberato di prendere passaggi per fare un viaggio, e ho osservato i volti di chi stava al posto di guida per capire in pochi istanti… in quali mani di conducente mi (ci) stavo (stavamo) mettendo. Per arrivare a destinazione in un tempo che non si conta più, ma sani e salvi. A parte le brevi escursioni nel raggio dei 50-60 km, andai perfino a un colloquio di lavoro 23 anni fa a 700 km di distanza da casa, calcolando un ampio margine per essere certa di arrivare giusto per cambiarmi, e abbigliarmi in maniera consona all’importante occasione. Fu così che alla stazione della città meta del viaggio, entrai in jeans e uscii in tailleur Loretta di Lorenzo pied de poule e parigine impunturate col tacco! Coiffée et maquillée.
Sembrerebbe uno schiaffo alla diversa sorte capitata a Pippa, ma era solo per introdurmi dolcemente nell’argomento dai lati oscuri. A fronte di una serie di passaggi andati a buon fine, e non solo, ma segnati da conversazioni amabili, posso dire per averle scampate, di alcune situazioni dubbie che chiamerò:
1) la Fuga in Austria (1979); 
2) il Ritorno dal Veneto per la Romea (1981);
3) il Mercedes Pagoda (1986);
4) l’Uomo di Como e il Lupo (1992).
Situazioni ipoteticamente a rischio di violenza, perchè di fatto, aldilà di un si può dire vago senso di allarme, nulla di grave accadde. Il sentore di approssimata intenzionalità è però netto, posso testimoniare. E finché rimane approssimata, una volta scese, c’è da tirare un bel respiro di sollievo. Anche se la consapevolezza di ciò quando si è giovani in particolar modo non è chiara. E si va avanti.
Così dall’auto con i due ragazzotti del confine italo-austriaco scendemmo all’incrocio dopo esserci scambiate un segnale di via, sulla Romea la guardia giurata armata mi mostrava il posto lì su una strada laterale dove avevano fatto la festa a una ragazza come me, al medico toscano sul Mercedes in tempi di mostri e merende mi affrettai a dire che no no noi non eravamo una coppia… e in un giorno solo l’auto targata CO guidata da un essere che poteva essere un musicista per gli spartiti sparsi sui sedili posteriori e che non emise neanche una sillaba perché magari ripassava mentalmente, prese una traversa all’improvviso, per ritrovarsi sulla stada principale un chilometro e mezzo dopo forse solo per evitare due code ai semafori (ma fu questa la paura più densa che provai)… e il demente della cinquecento rosso fuoco mi chiese se mi chiamavo cappuccetto rosso che lui era nientepopodimenoche il lupo! 

AUTOSTOP E MORTE

dicembre 10, 2009

Le foto dei volti di chi ha dato un passaggio a Pippa Bacca e a Silvia Moro sono esposte in galleria Mudima. Manca quella dell’assassino di Pippa…

TO BE CONTINUED

PIPPA

dicembre 9, 2009

in verde l’abbiamo festeggiata:

http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=83036