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gran slam tennis e altre facce

novembre 19, 2009

1. Il tecnico di famiglia porta in casa sempre le ultime novità in fatto di elettronica e si capisce perché il settore non è in crisi e a natale vende più degli altri. Siamo dotati di wii da quasi un anno e arrivano continuamente nuovi accessori come pulsantiere spade pistole ecc. Vedevo ora passandoci davanti il tennista rappresentato sullo schermo che naturalmente (artificialmente) ti puoi costruire con connotati il più possibile simili ai tuoi castano nasino occhietti quel che l’è ma quando vince fa un gesto insopportabile con l’avambraccio e il pugno di chi ha battuto l’altro meschino… e quando perde ciondola deluso. Ci si può sfidare via internet con altri tennisti e tutti hanno quelle facce preconfezionate e giù con quei gesti standardizzati! buuuhhuuhuahhhaahahahh

2. L’ing. mancato (per il titolo mai acquisito) ma realizzato sul campo per averne fatto le funzioni anche senza (titolo) in azienda specializzata nella costruzione di attrezzature di nicchia sorride sempre anche mentre racconta storie atroci di separazione dalla moglie vogliosa (di altri).

3. Il, chiamarlo come?, giornalista pentito di aver cambiato città, non sorride mai. Dice chissenefrega di situazioni sgradevoli che lo riguardano ma fa una smorfia con la bocca che lo contraddice.

4. La quarantenne bionda acquaesapone ecosensibile non ha il lavoro. Dice di sè: vivo in ristrettezze ma compro le uova bio. Determinata.

5. Il pittore ex insegnante sa troppo di fumo.

6. Alla Scighera ieri sera c’era un comico, figlio artistico di paolorossi. Ma più sobrio, meno gigione. Ha  allungato il brodo, ma in certi passaggi è stato esilarante.

IL RIDICOLO DELLA NOTA

Mag 15, 2009

IL RIDICOLO DELLA NOTA 1

 

Nonostante i ripetuti richiami, KQ disturba continuamente la lezione, mangia, canta, si alza senza permesso e rutta in faccia all’insegnante. Firma.

 

La docente lesa, si reca con il registro e l’alunno incriminato dal preside per chiedere supporto. Il preside sospira, guarda in faccia con un sorrisino sprezzante l’alunno. Parte la convocazione del consiglio di classe per motivi disciplinari e per decidere l’entità della sanzione da comminare. Dopo aver sentito ripetere la parola RUTTO sessantatre volte in un’ora e quarantadue minuti, il CdC di cui faccio parte, delibera che il ragazzo venga sospeso dalla frequenza delle lezioni per cinque giorni. Con la motivazione che ha mancato di rispetto all’insegnante, procurando un danno all’immagine dell’istituzione e a se stesso per aver rifiutato di partecipare responsabilmente al dialogo didattico-educativo. La macchia della sanzione influirà sul giudizio finale. Ma l’eco del rutto accompagnerà l’insegnante per il resto della sua onorevole carriera.

 

IL RIDICOLO DELLA NOTA 2

 

Nonostante i reiterati avvertimenti, l’alunna HW ride incurante in faccia al professore che richiamato dai rumori che giungono fin nei corridoi e nelle aule vicine (mentre l’insegnante era impegnata a scrivere una nota per il ritardo di altri quattro alunni),  accorre dall’esterno per sedare la classe.

 

L’alunna accusata di atteggiamento irrispettoso, viene trascinata in vice-presidenza e minacciata di sospensione. Non varranno a migliorare la sua posizione tutte le spiegazioni che la ragazza, dimostrando una buona dose di capacità di autodifesa, produrrà. Il prof si irrigidisce vieppiù e ribollendo di rabbia, a mandibola protratta e paonazzo le ingiunge sibilando di tacere, scusarsi e tacere. L’estrema conclusione viene evitata per intercessione di due insegnanti che trovano il modo per minimizzare e riportare la vicenda sui binari della ragione della pacatezza e del buon senso. La ragazza che merita di essere valorizzata, trattata ingiustamente, era stata condotta attraverso meccanismi relazionali perversi, a reagire in maniera esasperata e ciò fa comodo a chi conosce solo il linguaggio della repressione. Ma quale dialogo didattico-educativo?

PAPPALARDO IN RITARDO

febbraio 9, 2009

In una giornata di pieno sole non resisto. Vado al Parco. Se volessi ricostruire come è successo che mi sono messa a parlare con Pappalardo, direi: stavo prendendo appunti su una storia che mi raccontavano e che potrebbe costituire materia da rielaborare per diventare racconto, quando un cagnolino si avvicina ai nostri piedi e annusa la suola della scarpa alzata. E tu che fai in questi casi? I complimenti al cagnolino. E poi? Guardi dietro di lui, seguendo il lungo guinzaglio, fino ad arrivare alla mano che lo tiene, articolata ad un braccio e ad un cinto scapolare su cui si imposta un bel viso sorridente di anziano sormontato da coppola rosso bordeaux. Non posso riferire che mestiere faceva  Pappalardo, che mestiere faceva la moglie, che cosa è successo al figlio di bello recentemente… perché sennò si capisce di che Pappalardo sto parlando, e non ne ho avuto l’autorizzazione. Però, per dovere di cronaca e soprattutto per trasmettere il sentimento di quotidiana gratitudine che provo verso gli sconosciuti con cui si intavola una conversazione lì per lì (e non importa dove), io ritengo profondamente cosa buona e giusta fissare la memoria di questo, come altri similari, scambio fugace di informazioni su di sè con autentico spirito di disponibilità da una parte e autentica, disinteressata e umana curiosità dall’altra. Concluderò dicendo solamente allora che l’opportunità che fu offerta a lui giovane tecnico in una grossa azienda con più di mille dipendenti negli anni cinquanta (ora ridotti a circa duecento), di specializzarsi all’estero e di conoscere i costumi di un grande paese democratico molto diverso dall’Italia, lo ha aperto ad una vita ricca di stimoli e soddisfazioni. Bello sentire raccontare un anziano di un percorso di vita senza rimpianti.

FIAT

febbraio 7, 2009

Per rispondere pubblicamente a un amico lettore…

Cambiare l’auto con gli incentivi ha almeno il vantaggio di togliere dalla circolazione le auto usurate e più inquinanti e rimpiazzarle con le nuove più efficienti dal punto di vista energetico e con emissioni più contenute. Altro da dir non ho, se non:

W la bici e chi la pedala!

 

LA SORELLA PERFIDA DI BABY JANE (epilogo)

gennaio 19, 2009

Riprendiamo Baby Jane da quando a undici anni, lascia traumaticamente la casa dell’infanzia data in dote alla sorella. Passano gli anni e anche lei si sposa, accompagnata dal timore di non essere fertile (la maledizione della sorella…) ma prestissimo scopre che è produttiva! La sorella che in anni di addestramento in fatto di gelosia morbosa aveva potenziato le sue armi offensive, mette in atto la strategia più sottile: svalutare tutto quello che appartiene al mondo della minore, marito e figli compresi.

Baby Jane, distratta dai due piccoli, ubriaca di latte e pannolini, firma una carta notarile  con cui rinuncia in favore del bambolotto  (il fratellino) alla metà dell’azienda di famiglia  che le spetta, dopo che fu stabilito che la maggiore, l’avida antesignana, si poteva ritenere gratificata per l’attribuzione anticipata della casa . Azienda di là, casa di qua: ma cosa rimane alla povera Baby Jane? Le briciole!  E sempre la speranza…

A Baby Jane c’è qualcuno che racconta per blandirla che lei è buona, mite, remissiva e comprensiva, e che un giorno la sua bontà sarà ricompensata… Le viene anche strappata la promessa che, quando la sorella sarà vecchia e sola perchè senza figli (ma col patrimonio), lei la sosterrà, la sevirà, secondo le sue precise richieste.

Baby Jane non si sottrae al suo amaro destino di rinunce e di negazione di sè. Il suo comportamento muta, nel senso che si fa estremo, mite, sottomesso, umile e servile in una maniera estenuante, che mette la sorella in una sorta di quasi inverosimile impensabile imbarazzo, venato, forse, di un barlume di senso di colpa…

E il bambolotto  sta in campana..

Un giorno, infatti, si disvelerà tutta la verità!