Posts Tagged ‘bambolotto’

VOYERISMO ESISTENZIALE

gennaio 30, 2010

…c’è un articolo su un magazine oggi che ne parla con tanto di foto indicative esplicative evocative rappresentative. Ci pensavo qualche giorno fa, sollecitata da qualche spunto radiofonico probabilmente… ebbene, quando ancora abitavamo in via B. al numero 2, su al 5° piano, la facciata di fronte si illuminava la sera dopo il breve intervallo tra la chiusura degli uffici dei primi piani e il rientro dei residenti. A suo modo rappresentava uno spettacolo, e personaggini da film cominciavano ad agitarsi nel quadro di quelle finestre, proprio come nel perimetro di uno schermo da proiezione. Con le luci calde di lampade a stelo angolari. Tutto era splendidamente nitido.
Di uno che dormiva sono riuscita a fare una foto. Una decisone fulminea. E con una vecchia Zenith, per giunta un po’ disassemblata, a cui aggiustare in fretta tempi e apertura di diaframma. Con la luce naturale che rimaneva. Un caso rimasto unico. Ma ciò che più mi ha inquietato è stato:

L’INVITO A PRANZO

(continua)

MUCCINO – BACIAMI ANCORA

gennaio 12, 2010

Se Muccino fa BACIAMI ANCORA,
Moretti può fare LA MESSA RICOMINCIA…

DUE PICCOLI GIOVANNI

novembre 22, 2009

Si tratta di due bambini: stesso nome, stessa età (sui sette).

Uno bellissimo (chissà se gli pesa), l’altro dalla testa un po’ schiacciata e asimmetrica, gli occhialini di metallo tristi appoggiati sulle orecchie a sventola, sguardo tonto (ma nell’ambito dell’intelligenza normale), boccuccia schiusa in un’espressione perennemente tristemente stupita, di corporatura tozza (chissà se gli pesa).

Il primo pare più autoconsapevole. Quel che dà da riflettere è che si ritrovi tagliato addosso un ruolo: il seduttore. Così sarà indotto ad esserlo oppure a non esserlo per reazione. Penso a quanto si possa essere condizionati da chi ci sta intorno, con altre peculiarità (tra cui magari non una spiccata bellezza) e che insiste sull’evidenza della differenza cercando di manipolarla a suo vantaggio, in quanto svantaggiato (es. riscossione di simpatia…). Dipenderà dal carattere del bambino, così come da altri fattori ambientali, non farsi rigirare (o raggirare) troppo.

La faccia da piccolo allocco (sputato!) non vivrà questi inconvenienti. Ma vicino a lui c’è una figura di mamma allarmante. Lo tiene per mano in un passaggio stretto sulla scogliera e lo incita dài Giovanni! con delicatezza appena sufficiente. E ha una faccia terribile. Che smentisce quella parvenza sonora. Trasmette innanzitutto assenza di orgoglio materno. Poi ho anche pensato: sarà mica delusa perché il suo bimbo non è bello? Saranno mica sette anni che è delusa mentre gli dà da mangiare lo veste lo lava lo accompagna a scuola lo accudisce in tutto? Non ha quel sorriso tenero che ci si può aspettare, ecco cosa stona! Io sono stata richiamata dal nome pronunciato con rassegnazione, ora capisco, dalla donna. A distanza di poche ore dalla vista della bellezza dell’altro piccolo G., non ho potuto fare a meno di associarli.
Ma come si fa a non essere dolci con un bimbo, bello o bruttino che sia (aspettiamo che stagioni, magari cambia)?

Insorgo. La mancanza di fierezza mi disturba quasi più della, chiamiamola così, non ostentazione di dolcezza, che posso giustificare.

Questa non lo sarà di sicuro, ma automaticamente ricollego a figure di altre madri aberranti, madri assassine. Fra tutte una molto mediatica che non cito per orrore, che ce l’aveva con il testone del suo povero figliolo.

Inglobiamo. Inglobiamo qualsiasi forma di realtà. Accennata, occultata, conclamata.

Non ci sono corsi di formazione per diventare buoni genitori. Andiamo per imitazione, mimesi, o per reazione.

Oppure.

Non ci sono buoni genitori in assoluto, ma si può essere genitori migliori di altri.

Intanto, osservo.

MPZ

ottobre 28, 2009

Non parrà del tutto evidente ma tra Il Mostro di Varigotti, la Panissa e lo Zimin, c’è una relazione stretta.

IL RIDICOLO DELLA NOTA

Mag 15, 2009

IL RIDICOLO DELLA NOTA 1

 

Nonostante i ripetuti richiami, KQ disturba continuamente la lezione, mangia, canta, si alza senza permesso e rutta in faccia all’insegnante. Firma.

 

La docente lesa, si reca con il registro e l’alunno incriminato dal preside per chiedere supporto. Il preside sospira, guarda in faccia con un sorrisino sprezzante l’alunno. Parte la convocazione del consiglio di classe per motivi disciplinari e per decidere l’entità della sanzione da comminare. Dopo aver sentito ripetere la parola RUTTO sessantatre volte in un’ora e quarantadue minuti, il CdC di cui faccio parte, delibera che il ragazzo venga sospeso dalla frequenza delle lezioni per cinque giorni. Con la motivazione che ha mancato di rispetto all’insegnante, procurando un danno all’immagine dell’istituzione e a se stesso per aver rifiutato di partecipare responsabilmente al dialogo didattico-educativo. La macchia della sanzione influirà sul giudizio finale. Ma l’eco del rutto accompagnerà l’insegnante per il resto della sua onorevole carriera.

 

IL RIDICOLO DELLA NOTA 2

 

Nonostante i reiterati avvertimenti, l’alunna HW ride incurante in faccia al professore che richiamato dai rumori che giungono fin nei corridoi e nelle aule vicine (mentre l’insegnante era impegnata a scrivere una nota per il ritardo di altri quattro alunni),  accorre dall’esterno per sedare la classe.

 

L’alunna accusata di atteggiamento irrispettoso, viene trascinata in vice-presidenza e minacciata di sospensione. Non varranno a migliorare la sua posizione tutte le spiegazioni che la ragazza, dimostrando una buona dose di capacità di autodifesa, produrrà. Il prof si irrigidisce vieppiù e ribollendo di rabbia, a mandibola protratta e paonazzo le ingiunge sibilando di tacere, scusarsi e tacere. L’estrema conclusione viene evitata per intercessione di due insegnanti che trovano il modo per minimizzare e riportare la vicenda sui binari della ragione della pacatezza e del buon senso. La ragazza che merita di essere valorizzata, trattata ingiustamente, era stata condotta attraverso meccanismi relazionali perversi, a reagire in maniera esasperata e ciò fa comodo a chi conosce solo il linguaggio della repressione. Ma quale dialogo didattico-educativo?

aprile 29, 2009

Non era tra i più eleganti show room della stagione, ma faceva freddo sulla terrazza di via Tortona 35 e… il tappeto era di pelle di capra! Checcentra? Niente!

FUORISALONE 2

 

a saperlo…

SIGNORA PAOLAAAA

aprile 11, 2009

Stanotte ho sognato l’uomo (in) nero che mi chiamava:

Signora Paolaaaa, signora Paolaaaaaaaaa

Dica

Sono a pezzi. Questo terremoto mi ha distrutto!

E le sue ville?

No, beh quelle no (sorride tristemente)

Io vedo netti i segnali del ravvedimento. Una premonizione che adempirà se stessa?

LA SORELLA PERFIDA DI BABY JANE (epilogo)

gennaio 19, 2009

Riprendiamo Baby Jane da quando a undici anni, lascia traumaticamente la casa dell’infanzia data in dote alla sorella. Passano gli anni e anche lei si sposa, accompagnata dal timore di non essere fertile (la maledizione della sorella…) ma prestissimo scopre che è produttiva! La sorella che in anni di addestramento in fatto di gelosia morbosa aveva potenziato le sue armi offensive, mette in atto la strategia più sottile: svalutare tutto quello che appartiene al mondo della minore, marito e figli compresi.

Baby Jane, distratta dai due piccoli, ubriaca di latte e pannolini, firma una carta notarile  con cui rinuncia in favore del bambolotto  (il fratellino) alla metà dell’azienda di famiglia  che le spetta, dopo che fu stabilito che la maggiore, l’avida antesignana, si poteva ritenere gratificata per l’attribuzione anticipata della casa . Azienda di là, casa di qua: ma cosa rimane alla povera Baby Jane? Le briciole!  E sempre la speranza…

A Baby Jane c’è qualcuno che racconta per blandirla che lei è buona, mite, remissiva e comprensiva, e che un giorno la sua bontà sarà ricompensata… Le viene anche strappata la promessa che, quando la sorella sarà vecchia e sola perchè senza figli (ma col patrimonio), lei la sosterrà, la sevirà, secondo le sue precise richieste.

Baby Jane non si sottrae al suo amaro destino di rinunce e di negazione di sè. Il suo comportamento muta, nel senso che si fa estremo, mite, sottomesso, umile e servile in una maniera estenuante, che mette la sorella in una sorta di quasi inverosimile impensabile imbarazzo, venato, forse, di un barlume di senso di colpa…

E il bambolotto  sta in campana..

Un giorno, infatti, si disvelerà tutta la verità!