Posts Tagged ‘bimbi belli’

TETTE E SCOPETTE

luglio 31, 2015

Contributo alla narrativa frivola estiva.

Una volta le ragazze portavano reggiseni a triangolino, leggeri, di cotone, con una semplice cucitura. Si vedevano forme, dimensioni e consistenze vere.

Oggi, le poverette, già a 13 anni sono standardizzate in coppe con rinforzi e sagomature che le rendono tutte uguali.

BIMBI BELLI con un Moretti edizione 2015 piuttosto… inflaccidito, propone esordienti che ormai potrebbero presentarsi e condurre il dibattito da soli. Soli, autonomi …ma sempre un po’ troppo imparentati per i miei gusti. Irrinunciabile, comunque.

Bimbi bellocci sul litorale. A nnnnonna, a mmmmamma. Giocattoli atipici, devo ammettere. Vedo roteare due scopette, bianco il manico e rosso lo spazzolone. Mai viste prima! Allegoria del bisogno di ripulire il mare?

BIMBI ATTORI OBESI

luglio 29, 2013

Una donna esorta un bambino a spicciarsi perché sono in ritardo. Sai cosa vuol dire correre? gli dice brusca. Il bimbo in questione avrà otto anni, è biondo con una scriminatura antica; una maglietta rosso e bianca stile balneare lo fascia e mostra le pieghe adipose, massiccio come un facchino dei mercati generali. Troppo. Sento un accento campano. Lo associo immediatamente a quello degli attori adolescenti de L’Intervallo. Sublimi ma inequivocabilmente grassi. Alessio Gallo tene ‘na panza da sessantenne trascurato. Francesca Riso ha fianchi appesantiti, non da quindicenne: non è solo florida! L’altro attore adolescente, Marco D’Agostin, ha proporzioni adeguate ai suoi 16-17 anni. Dobbiamo compiacerci dell’impegno e della bravura di questi giovani, ciò nondimeno porci la questione del sovrappeso. Il Sistema, Napoli, il disagio sociale sono cause di obesità?

BIDONE CON ASSEGNO

luglio 26, 2013

Rinuncio con un lieve dis-piacere ad un BLABLA serale in favore della FRECCIA per essere a Milano prima. La commutazione logistica mi torna più conveniente, in effetti, e per un grappolo di motivi che non starò a specificare, uno dei quali è legato all’assetto del …frigorifero.

La doppia porta automatica della LOUNGE del Club Freccia mi si spalanca di fronte, grazie ad un passeggero che si accredita regolarmente, ed io entro nella scia. Posso lasciare un attimo i bagagli? Ce l’ho, ce l’ho la carta, non si preoccupi, lo so che non sembra, visto lo zaino e la tenuta balneare… (in effetti possiedo una Carta Freccia con accumulo punti, ma senza… club!) E l’addetto fa: no, no… anzi! ANZI??

Esco dalla cella fredda della lounge e mi dirigo a comprare un bilino per mio figlio. Una vaga ispirazione mi porta in uno dei negozi della catena di casual wear più conosciuta e diffusa al mondo. Trovo la cosa che mi aveva richiesto, di un colore diverso e mi divertirò a studiare la sua reazione.

Un uomo in camicia azzurra, un po’ caporale, appoggiato a un bidone grigio ferro, scrive su un blocchetto di assegni. Una donna dimessa ma dall’aria intelligente aspetta sorridendo con attenzione e pacata moderazione. Lo piega e si allontanano nel verso opposto, come dileguandosi.

Si è compiuto il rito. Per la quarta edizione consecutiva. Gli ultimi tre BIMBI BELLI con premiazione sono passati anche stavolta, in compagnia di O., R., e, ultimo aggregato, R. Un film denuncia (sul SISTEMA) e un film manifesto (sugli STILI DI VITA, la FRUGALITA’, il RITORNO ALLA TERRA) hanno segnato l’evento. Il cinema (l’arte) anticipa e preconizza.. Altro tema forte rappresentato: l’ADOLESCENZA, che ben si intreccia, e sempre con stupore, su tutti gli sfondi. Gli attori-non attori esordienti Francesca Riso, Alessio Gallo e Marco D’Agostin si sono distinti e hanno avuto molti voti dalla giuria.

A Ostia l’altro ieri il mare era trasparente come a Sperlonga nelle migliori occasioni. E un passaggio da Ferrara, la gastronomia, è un must.

Non ci resta che realizzare la nostra …OPERA PRIMA!

MULTIPLE CHOICE.

SCIATTA E SCIALLA!

luglio 27, 2012

stai sereno

Ieri sera al Nuovo Sacher conclusione di Bimbi Belli con premio a Fabrizio Bentivoglio di Scialla! Per un terzo dei giurati Bentivoglio ha dato di sè in questa rassegna la miglior prova d’attore. Ma, per tutto lo scrutinio, seguito direttamente dal pubblico (traboccante in arena) alla fine della visione, è stato tallonato e anche momentaneamente superato dal suo giovanissimo collega Filippo Scicchitano, romano di piazza Vittorio che, fresco e genuino com’è, non camuffa la parlata perché usa direttamente la sua, naturale e spontanea, ed è per questo che è stato scelto (accompagnava casualmente un amico al provino… fu istantaneamente notato e acciuffato… ebbene, le favole diventano realtà e la morale è che chi s’affanna nulla stringe!). Nel dibattito, infatti, si è ragionato sull’opportunità di inventarsi un accento veneto padovano per salvare Fabrizio Bentivoglio dall’oscuramento. Egli, da milanese, come lo aveva pensato fin dall’inizio il regista Francesco Bruni nel copione, non sarebbe stato abbastanza comico e si sarebbe fatto rubare tutta la scena dal brillante esordiente coprotagonista. Scicchitano, presente tra il pubblico, a differenza del primo assente giustificato per imminente paternità (la terza; però con una telefonatina all’ultimo momento avrebbe potuto fare una corsa a ritirare il premio, no?), ha destato curiosità, simpatia e attenzione per la sua partecipazione in produzioni successive che usciranno a breve, in cui ha detto di sentirsi migliorato ma ancora un semiprofessionista. Nonostante il talento prorompente dimostrato dal bel ragazzo nostrano, il pubblico attempato ha sostenuto il veterano, matematico! In virtù di tale legge di conservazione, anche Silvio Orlando ha strappato qualche voto per il suo lavoro in Missione di pace di Francesco Lagi: l’attaccamento e l’affezione ai visi noti è comprovata! E questo vale anche per la Morante regista e attrice di se stessa. Tornando a Scialla! e al miglior attore incoronato, si notano le sapienti mossette da anziano professore, idealista e tabagista (che orrore: perché si continua a rappresentare il vizio del fumo al cinema? cosa rende? in termini narrativi, intendo… porca miseria, se solo mi fosse venuta in mente la domanda prima…), stanco, afflitto da acciacchi come i prevedibili difetti di vista, ma anche l’ernia plurima e la caratterizzazione tattica da labbro pendulo. Nella storia, un punto nodale è la riscoperta della forza vitale e combattiva nel dare un indirizzo al figlio (di cui viene a conoscenza dopo quindici anni). Ma bisogna focalizzare un altro punto cruciale, reso con rapidità ed efficacia, e ammettere che Bentivoglio è qui interprete mirabile di un concetto che non è consueto introdurre nè delineare: la sciatteria. Il ragazzo non ha ancora compreso il valore della cultura e della scuola, che è sua nemica e lo respinge, e non afferra la parola, perciò impone al padre di tradurla in sinonimi che snocciola nervosamente: incuria, negligenza, distrazione, cialtronaggine… Si capisce dunque in un lampo della narrazione che questa cosa qui, precisamente, farebbe o fa danni incalcolabili, compresa la perdita di aderenza a se stessi e alla vita, la tremenda perdita del tempo di vita con tutte le opportunità sfiorate e mancate. Una, lascia intendere, è proprio quella di essere stato padre pienamente a partire dalla nascita del figlio fino a poco prima sconosciuto. O di aver costruito una vita affettiva piena. Il film, nonostante (o grazie a) i ripetuti allarmi, è educativo e positivo: i giovani sbagliano ma alla fine rifiutano l’offerta di guadagno rapido e miracoloso con l’attività illecita, rifiutano la droga e lo spaccio ad altre teste deboli e influenzabili (il più grande pericolo avvistato dalla categoria dei genitori); la vita si spreca ma a un certo punto si trova un equilibrio e una compensazione, e anche la solitudine e la disorganizzazione possono trasformarsi in riassemblaggio di pezzi disuniti e riorganizzazione dell’esistenza. In definitiva, le paure si esorcizzano anche con il cinema. E il successo di Scialla! dipende, oltre che dalla felice intuizione del soggetto rappresentato (obiettivo dell’operazione è collocarsi in un segmento commerciale nell’ambito della commedia, leggera ma non troppo), dalla cura che la regia ha messo in tutte le sue parti, così come nell’arredamento volutamente sciatto dell’appartamento del professore, trovato dal regista per magia vicino a San Saba, comodo a casa, nudo e bianco di pittura, e ricostruito nei dettagli senza la minima approssimazione. Il cinema è innanzitutto intrattenimento, ma diventa istruttivo, soprattutto quando si ha l’occasione di ascoltare come viene costruito, mattone dopo mattone, dalla viva voce di chi lo ha pensato e  fatto.

OMAR SILVIO STARCK

aprile 10, 2012

Omar apre la bocca a scatti e tira fuori la lingua per passarsela ripetutamente sulla guancia destra, dove ha un’estesa abrasione. Tende anche a mordersi, infatti. I suoi genitori lavorano lavorano lavorano e lui non fa altro che guardare la tv. Vuole uscire e per dissuaderlo qualcuno gli dice che è pericoloso, che se vedono un bimbo da solo sulla strada, si ferma una macchina e lo portano via. Non pare molto impressionato. Allora il cameriere gli dice che arriva l’uomo nero. Ma perché proprio nero, faccio io. Ok, si cambia, arriva l’uomo bianco. O anche giallo, via. Il bimbo appiccica il naso al vetro per vedere meglio l’uomo minaccioso. Si copre di vapore e accenna a disegnare una O. Lo chiamiamo al nostro tavolo, ma lui non si muove, vuole vedere passare l’uomo nero che, gli dice il solito burlone, va fino alla rotonda e tornando diventa bianco. Poi si convince che è già passato, in un attimo di distrazione, allora arriva al tavolo e comincia a raccontare storie confuse di animali e sorelle: il suo mondo. Le sorelle si picchiano e si dicono vaffanculo, i cani fanno paura ai gatti e i gatti s’ammazzano lanciandosi dal terrazzo in una sequenza drammatica di episodi, poi parrebbe rasserenarsi la scena: arriva un principe che regala i fiori alla sorella ma il vaso si rompe. Omar ha cinque anni e non va mai ai giardinetti a giocare.
Di Silvio si sa ben poco. Di sicuro compie gli anni il 9 aprile. I suoi amici, un po’ rasta un po’ graziesignoregrazie gli cantano la canzoncina. Una candelina azzurra accesa sta su un muffin e alla fine lui soffia con gli applausi festosi intorno. Stesso trattamento a una che passava di lì alla fine di una giornata piena di sabbia e sole, col doppio degli anni di Silvio.
Di Starck si sa molto. In copertina porta una faccia atterita ma la bambina è davvero bellissima. Mogli figli e successo commerciale a bizzeffe. Ma ora è il guru della decrescita serena e della dematerializzazione. Un genio dell’innovazione del pensiero. Peccato che, lui 63enne, abbia definito l’ultima moglie 39enne, la donna della sua vita in quanto è la sua interfaccia col mondo: risponde al telefono per lui. Così innovativo che in sintesi ha ideato una nuova figura di donna: la segretaria. Bravo-o!

BIMBI (POVERI, MA) BELLI

luglio 19, 2011


Diciotto anni… il film presentato ieri sera alla rassegna del Nuovo Sacher, ha destato una buffa reazione da parte delle femministe presenti ''in sala''. Tutte ciarlavano di donne (i personaggi del film) ''paurosamente dipendenti dai maschi'' (la prof., la madre di Luca, la moglie dello zio, l'amante dello zio… ), fragili e incapaci di svincolarsi dal ruolo di femmine seduttive o eternemente in attesa (di figli, mariti, amanti…), di strumenti atti al mero uso sessuale, alla compagnia occasionale, come riempitivo affettivo, o come surrogato di madre, e tutto quanto di basso possa immaginarsi. Peccato che sia tutto vero, reale, tangibile. Tranqui, femmi! Non vi ho viste bene in faccia (i fari mi abbagliavano), ma avete deluso.

Io mi sono identificata in perlomeno 7-8 personaggi (nella prof. perché sono una prof., nella madre perché ho un figlio adolescente, in Ludovico perché sono orfana, in Martina, che mi ricorda com'ero…). Io sono tutto questo. Voi non siete gnente. Perché. Uno, avete riprodotto un concetto espresso nel primo minuto di conversazione con la regista, Elisabetta Rocchetti, da Moretti. Pari pari. E non avete inventato alcunché. Niente di originale. Due, le donne sono anche così e negarlo è inutile se non controproducente. Voi? No-o? Tutto liscio, nella sfera delle dipendenze psico-affettive? Suvvia.

Sottolineo: cerco la sorellanza, ne ho bisogno come voi dichiarate di averne bisogno, vogliamo archiviare madri e suocere e tutte le amiche-nemiche delle donne… E' venuto fuori un rigurgito di vetero-femminismo. Che fa sorridere se non suscita amarezza. Segnala infatti un'altra insospettata forma di arretratezza, dispiace dirlo. Di chi si pone su un piano di superiorità rispetto alle donne reali. Le donne rappresentate nel film della Rocchetti sono a tratti grottesche ma gli uomini ancora di più (Ludovico stesso e lo zio in particolare): dobbiamo temere di essere davvero così se lo siamo? Dobbiamo certamente reagire, su questo sono d'accordo. Il prezzo dell'autonomia lo conosciamo. L'equilibrio dei ruoli e delle competenze non è semplice cosa.  Ma la mia identificazione rimane plurima e allargata. Agenere.

Il film, con un esubero di primi piani (dettati dalla necessità di contenere i costi che si sono attestati sui 10.000 euro) ricorda i fotoromanzi. Cos'è Ludovico se non un novello Franco Gasparri? Oggi, c'è da pensarci come ad una via efficace di comunicazione: il fotoromanzo potrebbe essere buono per diffondere una certa (migliore) cultura di massa. Per recuperare il recuperabile. Raggiungere il cuore del popolo. Allora un plauso all'idea della Rocchetti, perché ha suscitato tali emblematiche reazioni.

QUEL CHE E' DI LUCIO

luglio 12, 2011

Lucio era sfuggito alle molestie del prete mentre i suoi amici, paralizzati, avevano subito i palpeggiamenti. Quelli, fermi a eseguire gli ordini, erano sotto il più stretto controllo mentre lui che era corso via aveva dimostrato carattere, lasciando una spina nel fianco al molestatore che lo considerava ormai un fastidioso nemico, un potenziale accusatore: una mina vagante.

Più volte fu fermato e gli fu intimato di badare bene di non raccontare sciocchezze perché dio l'avrebbe punito per questo e per tutti i suoi indicibili peccati. Lucio non rimaneva indifferente a quelle minacce. Ma quando si calmava, si allentava la tensione del pensiero, avrebbe voluto soccorrere i suoi compagni e portarli in salvo lontano dalle sottane di quel maiale d'un prete.

Da grande Lucio non riferì mai alla moglie di quell'altra vicenda. Di questa sì perché in fondo era esperienza diffusa, e prima o poi si scopre che ci si è cascati dentro in tanti! In questo mondo perverso in cui tra gli altri, seriosi e operosi officianti dei riti della tradizione, tutori del costume, stanno costretti in una veste di nominale rinuncia ai piaceri della carne, obbedienti di facciata al perfido e innaturale celibato, molti sono pronti a giustificare tali comportamenti anche se aberranti e a minimizzarli se gli autori sono proprio i preti… E quando va bene, si ammette che donne più o meno consapevoli, comprensive o caritatevoli possano prestarsi al servizio, percependone gli umani affanni! Ma, giù le mani dai bambini!, direbbe uno slogan di oggi.

Anche da vecchio Lucio ha lineamenti da bambolotto. Un gran bel nasino, due occhietti azzurri intensissimi. E con questo impegnativo bagaglio si porta dietro anche un'urgenza di parlare di tutto, la bocca sempre aperta a sorriso largo o smorfia dolorosa, non si capisce.

La storia taciuta è analoga eppure diversa. Della stessa categoria ma agita da personaggi di altra estrazione o formazione. Una storia da cronaca locale, e a ben vedere di importanza socio-allargata. Lucio ha raccontato con ironia del prete, ma non dell'uomo danaroso con l'auto sportiva che lo attrasse con una scusa.
Ti porto a fare un giro con la macchina e ti compro…
I dodici anni di Lucio cedono sotto la lusinga. E il ragazzino da cinema cade nella trappola. L'uomo lo porta fuori città e inizia ad apparecchiare il teatro della molestia.
Ma quale sarà stato l'ordine dei fatti? Poiché queste che racconto sono confidenze raccolte un qualche lunedì di primavera sul treno per il mare, e ogni tanto mi assale un certo torpore che mi fa distrarre nonostante l'importanza del tema, finisco col dimenticare particolari utili… Prima il prete che quasi paternamente pretende dal suo protetto-attendente un servizietto simpatico, o l'uomo della provvidenza che promette di soddisfare il suo desiderio infantile, in cambio di una sua soddifazione più segreta e vergognosa? A logica, sembrerebbe che il tour con la bella automobile nella soave campagna veneta abbia potuto verosimilmente anticipare l'episodio vissuto in sacrestia dove Lucio si dimostra più consapevole, pronto e reattivo… Ma quel che non mi torna è l'incastro dei dati anagrafici. Se da ingenuo dodicenne non capisce le reali intenzioni del collezionista di belle vetture, è più probabile che quella fosse la primissima esperienza di incontro con l'orco e il porco prete sia capitato dopo in sequenza temporale. Ma un prete preferisce un tenero sette-decenne o un vigoroso tredici-quattordicenne?

Va bene tutto, ok. Va bene tutto… mah! Forse dipende dalla taglia. Torniamo al momento in cui Lucio decide che sia cosa buona e giusta accettare un'offerta così allettante. Me lo vedo: occhietti scintillanti di curiosità e gioia. E' seduto sull'auto che corre veloce e chissà quando comincia l'apprensione… Quando prende forma il sospetto che dietro quel gesto così largo e magnanimo vi sia l'imbroglio, l'inganno? Un braccio si allunga per tastare. E per testare la reattività della preda. L'orco sa che al ragazzino, a meno che non sia per caso già sulla strada della prostuituzione, non piacerà quella sua incursione, ma gioca sull'effetto sorpresa paralizzante che genera l'incapacità a ribellarsi. Soprattutto là dove nessuno può aiutarlo a uscire dal pantano in cui è invischiato, dove nessuno vigila nè lo può proteggere. La preda si dibatterà fino alla morte o se ne uscirà viva, ansimando, si chiederà come si possa essere così sleali da un lato, ma anche così sciocchi dall'altro da non capire il tranello che alle volte ti si tende davanti. Perché non siamo addestrati a riconoscere tali insidie della vita? Perché si ripetono?

L'automobilista cerca il suo paradiso, il prete che dovrebbe ambire a ben altro, anche.

In una catena di eventi, che in effetti non si accaniscono solo sulle donne giovani o vecchie, nelle pieghe della realtà gli abusi e le violenze riguardano, intaccano, rovinano, dissacrano (e questo spiega molto altro ancora…!) l'esistenza di tanti individui maschi, vittime e servi dei loro aguzzini a loro volta vittime e servi di aguzzini di altre precedenti generazioni.

Questa storia da cronaca giudiziaria, a differenza di altre, ha un risvolto economico che si rivelerà non indifferente.

Lucio urla e cerca di scappare dall'auto. Armeggia con la levetta sullo sportello. L'auto è ferma o è costretta a fermarsi. Cosa urli, calmati. Non ti faccio niente, eh eh… L'uomo ben vestito si infastidisce ma ride. Perché tanta agitazione? Il paradiso si allontana. Lo sciocchino poteva alzare la posta e chiedere di più… Soldi, oggetti preziosi, regali di ogni genere… Uno scambio, semplicemente uno scambio, e il gioco è fatto. Dare per avere. Prostituirsi pare l'essenza della vita. Per ottenere devi cedere. Che cos'è il compromesso? Adattarsi a svolgere mansioni poco piacevoli per avere in cambio un beneficio dilazionato. Lavorare per sopravvivere. Piegarsi. Servire per aggiudicarsi un riparo, ingoiare umiliazioni per raggiungere uno status. Chi può pagare
per avere sa che speculerà sulla fame e sul bisogno. Le relazioni paritetiche sono una vera chimera. Ma esistono davvero? Forse quando tendono di fatto ad esserlo, non ci si crede, tanto si è avvezzi all'inganno!

Bene. Avevamo lasciato Lucio alla sua fuga. Non conosce il luogo in cui si trova. Una campagna aperta e deserta per lui che vive in città. Spazi apparentemente vuoti e certamente estranei… Quello riparte e lo abbandona lì. Cielo e terra, la polvere si rideposita. Il silenzio gli preme sulle tempie. Urla e non sa se sta urlando, sanguinando o morendo. Un contadino emerge da un fossato. Capisce al volo. Lo accompagna ai Carabinieri. Lucio torna a casa rassicurato. Gli hanno chiesto dettagli per individuare l'uomo. L'auto non basta. La targa. La targa ci vorrebbe.

Dopo otto nove mesi, la rivede in centro a … e lo riconosce lì accanto. Ha pensato subito ai numeri che non aveva preso prima… per tutto quel tempo. E ora, il miracolo: è l'occasione per incastrarlo, il porco.
Svelto prende quel numero di targa. E corre dai carabinieri. Almeno così riferisce. Ma io credo che si sarà consultato con sua madre e forse con suo padre, prima.

Di fatto il tizio viene acchiappato. Inizia il procedimento. Bisogna considerare a questo punto che erano gli anni '50. Per alcuni, anni di esplosione di nuova ricchezza, per altri anni di reiterata fame. La madre di Lucio domina la scena. Segue il processo. Viene avvicinata da un emissario dell'incriminato. Signora, cerchi di capire. E' solo un uomo… un povero innocuo viziato… ed è pentito del suo gesto. E' un professionista affermato stimato e rispettato. Suo figlio in fondo non ha ricevuto un danno, mi capisce, irreparabile… non è stato veramente… toccato. Un tentativo, sì… maldestro, confuso… irresponsabile, sì, giusto. Veda un po' lei. Volesse accettare una somma a risarcimento, naturalmente più cospicua di quella che verrebbe computata dal giudice e chissà quando…

Epilogo: primi anni '50, quattro milioni e mezzo. La coscienza lavata, il borsellino alleggerito ma senza compromettere la fedina penale. Una furba compensazione. Una zampata da vecchio leone ansimante sulla preda che è già sfuggita. Un'ammissione di insuccesso. Una colata a picco con risalita finale a sorpresa. Una volta a galla, c'è ancora un mare pescosissimo. Tante acciughe da catturare. Tanti pescetti. Preso il respiro, ricomincia la caccia.

Molte domande si aggiungono a questo superficiale resoconto (non è un'indagine, non è una narrazione dettagliata). Lentamente cambia il modo di sentire rispetto agli abusi sessuali. Rispetto agli abusi in generale. Gradualmente si trovano le parole per dire il risentimento. Talvolta le parole dette furono inascoltate o trascurate. Più spesso gli inviti a tacerne o a ritrattare, soverchianti.

Se non continuassero a raccontarmi di queste storie, io non ne scriverei. E vorrebbe dire che questa forma del male non esiste. Invece sì. Non è ancora… superata! Fisiologicamente o culturalmente.

SARAMAGO IN GITA SCOLASTICA

settembre 5, 2010


In una gita scolastica, ormai pallido ricordo, nella blanda promiscuità delle camere, una voce angosciata si leva nel pieno della notte: AHHHGHHH, DOVE SIAMO?

IN UN POSTO DI MARE! fu la risposta. Ilarità generale per tutto il giorno.

Che importanza ha il nome sulla lapide, sosterrebbe Saramago, quella è sempre una tomba!

Così in un posto di mare affollato qualsiasi (?), che si raggiunge come in Liguria, percorrendo uno stretto budello, ma non si trova in Liguria (ognuno ha i suoi riferimenti dominanti!), e non ospita altro che bagnanti locali, il mare è egregio a dispetto della pressione antropica.

I bimbi giocano con i salvagenti tradizionali e le mamme, anche, si affannano richiamandoli.

Un leggero sciabordio tiene viva la corrente: lì, come nessuno, si dorme placidi sul pelo dell'acqua.

BIMBI BELLI CRESCONO (recinzioni)

agosto 1, 2010

locandinavphkk.jpglocandinavphkk.jpglocandinavphkk.jpglocandinavphkk.jpg

 

  

Ho visto tre degli undici esordienti di Bimbi Belli. La Bocca del Lupo. Cosmonauta. La Pivellina, che ha vinto tre  premi su quattro: miglior film, migliore attrice, miglior dibattito col regista. Se ne sottolinea l'elevato rapporto qualità prezzo, grazie alla totale ottimizzazione delle risorse umane: una troupe ridotta all'osso. Una furbata genuina e smaccata, aperta alla vista del pubblico come il retrobottega del circo.

La regista del Cosmonauta, Nicchiarelli, ha riferito che la produzione ha imposto la scelta degli attori professionisti. Pandolfi e Rubini. La prima si è presa dei voti dalla giuria popolare. Personaggio che tanto ricorda le donne miti umili e accondiscendenti, ma anche simpaticamente opportuniste, degli anni cinquanta. Ma Rubino, che fastidio! Una recitazione fuori registro, carica, egocentrica, di chi crede di nobilitare il quadro con la propria presenza. Rende il film disomogeneo e dissonante.

L'ultimo Sussulto

gennaio 23, 2010

Il tassista, incredulo, avvicinò la Signora sorridendo. Schcuzate… ma che bello guaglione… Voschtro figlio? Ah, e… andate accapri? No, Ischia. Ah, che… non vi conviene andare accapri col Signore? Lo fate contento, tiene la grana, e tutti siamo contenti!