Posts Tagged ‘bontà’

SILENZIO

dicembre 28, 2009

Camminare nel bosco per ore vuol dire accorgersi con immenso stupore che i fastidiosi rumori della civiltà farlocca:

– la musichina generica di fronte al baretto sulla pista per attirare i polli a bere il grappino
– le auto che parcheggiano slittando fin sugli impianti
– gli impianti di risalita stessi che sferragliano sotto gli altoparlanti che irradiano musica dozzinale
– le urla grottesche dei discesisti infervorati
– le chiacchiere al telemegafono delle tipe che spettegolano con la loredana delle vicende della barbara e della mariella e dei vari s-pranzi di natale, e non sanno di essere identificate…
– i bimbi quattrenni che per l’orgoglio patetico dei padri, piangono disperatamente perché sono messi a forza sugli sci e devono farcela…

SI POSSONO SPEGNERE!

SILENZIO

SHHHHHHHHHH
 

Si entra in un mondo fatato. Dopo il Mas dele Strie, a sinistra. Silenzio. E si incontrano in tre ore cinque cristiani e il cane Russel, addobbato con un nastro rosso largo un palmo. Questo sì è emblematico del natale: il rosso inteso come re-inizio, rinnovamento, auspicio di fecondità, che tutti (consapevoli o disorientati) desideriamo, convergenza di echi lontani di culture opposte, fengh-shui e intimo moda…

Al rientro, appare in tutta la sua lancinante evidenza, lo squarcio della pista per la discesa dei forsennati (o timorati, ce ne sono!) sciatori, la ferita che gli umani-disumani, affaristi, hanno procurato alla montagna. La discontinuità del bosco sanguina sotto la neve. Le lame degli sci graffiano senza sosta la ferita che mai più rimarginerà. Così è. A dispetto di molti che non sanno, che non vogliono sapere, che sanno e tacciono o negano. Questi salgono nelle lamierine ovalizzate e scendono con gli sguardi beoti, indifferenti o atterriti, mascherati.

Evviva. Io vado nel bosco e incontro la gioia del silenzio, gli sguardi sereni, le parole semplici e autentiche di una minoranza umana. Umana.

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BANDE NERE & CAMALEONTE DI MONTAGNA

dicembre 28, 2009

La giornata appariva incerta alla luce del primo mattino. Per una copertura sottile che impediva alle montagne di tingersi di azzurro dorato. Così la prima colazione scivola lentamente nel brunch in attesa di sviluppi meteo. Sì, a sud si apre! Fuori tutti. Gli sciatori sciamano verso la cabinovia. La camminatrice si porta al bivio, per decidere se salire al mas dele strie o scendere sulla statale, per andare a campocarlomagno. La seconda che è scritta. Ma come? Ah. Se l’auto rimane ferma come un pachiderma intrappolato nel permafrost nello slargo davanti a casa… poi non si trova parcheggio… e si fa il ghiaccio sulla strada ..e chi le mette le catene? Comincia a delinearsi l’idea. Zaino in spalla, con tappetino isolante, radio, Brjusov, quaderno degli appunti, frutta fresca (le arance profumate!) e pasta alle noci, un ovetto. Telefono. Dito.

Son solo sette chilometri e chi passa di lì 999 su 1000 non si ferma prima di campocarlomagno, ossia in quell’albergo psycho che si trova a appena a tre curve!

Si butta quasi sotto. Tattica perfezionata in anni di onesta attività. Sono le 11.45. Non c’è tempo da perdere. Sette minuti di attesa sono già troppi. E l’alternativa è rifare la strada a ritroso. La solita salita. Fa come per chiedere un’informazione. Tattica. Ma sì, la prendono al volo. La vettura è già carica: un uomo sui trentacinque stempiato e occhialato da sci al volante, moglie scialbetta a latere, dietro amica bionda e lentigginosa american style e bimbo sgano in guscio protettivo tutto legato dalle cinghiette, piumino blu e moonbootini rossi, piccinissimi. La guarda di sguincio. Sorride. Di più. Se la raccontano. Colpo di fulmine oltre che di tosse grassissima. La mammina si giustifica: tosse cittadina. Milano? Oh yeah, Bande Nere.

 
La pista delle ciaspole è irresistibile. Si snoda tagliando quella del fondo. Nel bosco i riferimenti si perdono. Ma i paletti arancio qua e là affiorano. Gli involucri delle galatine alla menta segnano il percorso come le briciole di pollicino e si sparge la voce che nella vallata si aggira un porco tossicodipendente da caramelle al latte. Parte la battuta di caccia. Ecologisti armati e pronti a stanarlo. La malga è disabitata. Due fratelli col piumino rosso, uno gracile col berretto, l’altro protettivo e dalle spalle più larghe, si assomigliano e compiono gli stessi gesti. Un gruppo è costituito da amici tra cui alcuni non molto convinti. Una coppia sui 55-58 è buffissima: lei ha i capelli a riccioloni rossi e una faccia mascolina, tozza e senza collo, lui è alto, magrissimo e un po’ ricurvo. Sembrano due pagliacci scappati dal tendone. Un campano saluta tutti coi bastoncini e si crogiola nei suoi sbandierati settant’anni appena compiuti. Alcune ragazze eleganti e in controtendenza, da sole, scompaiono ciascuna per sè, sdegnosamente, ciaspolando nel silenzio. Osvaldo, gaio, porta gli stessi occhiali da trent’anni, sta all’imbocco dei sentieri e dà utili consigli, incassando il pedaggio, alla buona. Alla fine chiede a tutti com’è andata. Qui è un paradiso, dice orgoglioso, e io sono san pietro!
 
Ore 16.00. Il panorama è tutto rosa al di sopra del bosco con le cime innevate che lasciano scoperte strie di roccia. La luna è crescente di poco. Bach suona per radio. Fuori dal paradiso, il parcheggio e la statale. Un istruttore di sci la carica dopo quattro minuti di attesa. Ha l’aria di uno che ha combattuto in trincea. Magari gli allievi erano poco reattivi… Racconta di come ci si regola con le previsioni del tempo rispetto all’alto adige. Di come si festeggia il capodanno con le fiaccolate e il vin brulé in piazza. La discoteca no, duecento euro per farsi dare degli spintoni, meglio una cena in casa. Stravolto di suo, guida a occhi indipendenti esorbitanti ma semichiusi, e raggiunge le auto passate nei primi tre minuti di attesa. La depone con amabile gentilezza al bivio del belvedere. Meglio di così…

IL CORAGGIO LA PAURA E LA TENEREZZA

novembre 19, 2009

Con questa si completa la prima. G, cara, perdonami, la pubblico per i passaggi tenerissimi!

sì, Paola, è …096. Mi spiace aver perso i contatti con te, ma negli ultimi mesi non avevo proprio testa, avevo questo malessere generale, il lavoro andava male e si faceva cassa integrazione a singhiozzo (ed ancora adesso è così) ed io davo sempre colpa al lavoro perché avevo spesso mal di testa e ricorrenti sinusiti, nessuna testa di cavolo di un dottore che ha pensato di farmi fare una TAC! certo che se quei sintomi che ho avuto in Calabria li avessi avuti qui a Torino, la TAC era la prima cosa per qualsiasi dottore. Comunque adesso penso al presente, Paola, solo che a questo dolce far niente non sono proprio abituata, io ero fuori casa tutto il giorno, arrivavo a casa giusto per cucinare, andavo a nuoto due volte la settimana con tutta la famigliola, ero qui solo sabato e domenica, ma spesso si usciva. Insomma mi sento un leone in gabbia anche perchè la macchina di L. era vecchiotta e l’abbiamo venduta, è rimasta la mia Astra familiare (quella che conoscete voi) e la deve usare L., a fine mese quando torna mio papà mi cercherà una macchinina usata (lui è un esperto in queste cose, è sempre indaffarato col commercio di macchine nuove ed usate) e mi potrò muovere di più, non sono abituata ai pullman…. ed anche la mia dottoressa con le influenze che girano adesso, fino a fine dicembre non me li consiglia. E’ vero che con le belle giornate potrei andare a fare una passeggiata ma mi deprimo ad andare in giro da sola, con mia mamma andavamo spesso al mercato che è proprio davanti casa sua (anche se avevo la fasciatura in testa non mi importava, un foulard e via) ma adesso appena torna, visto che abitano vicino, L. la mattina mi può lasciare da lei tanto loro si svegliano sempre presto così mi svago, fra l’altro anche mia sorella abita a due interni da mamma. Per fortuna che ho il computer così mantengo i contatti e ci perdo un po’ di tempo. Con la mia amica ci scriviamo tutti i giorni, domenica infatti viene a mangiare qui da noi.
Per me adesso è come ricominciare una nuova vita, anche nel rapporto con L. ci riscopriamo, all’inizio è stato difficile dopo tanti mesi senza intimità, adesso siamo un po’ timidi come due ragazzini al primo amore, facciamo un passo alla volta, anche perché il mio corpo reagisce fortissimo a certe emozioni, tremo come una foglia. Ci vorrà del tempo ma per fortuna e grazie a Dio ed al CTO di Torino, sono qui a raccontarlo. Anch’io sarei contentissima di vedervi, quando hai un’idea per un incontro parliamone, se non me la sento te lo dico senza problemi. Un bacione.

AFFRANTA

novembre 18, 2009


Ci ho pensato su e ho concluso che questa lettera intima è troppo bella e emozionante per rimanere chiusa. Poi forse la toglierò, non so…

Sì, Paola, sono proprio io! la foto è di maggio, la comunione di M. Dopo di allora mi è successo di tutto, già da maggio non stavo tanto bene e non si riusciva a capire cosa avessi, ad agosto sono andata in Calabria dove i miei hanno affittato un appartamentino al mare ed avevano già portato giù i miei figli, e quello è stato il clou della situazione prima mi hanno curato per depressione da stress lavorativo, poi per epilessia, per fare una TAC ci volevano mesi, per una risonanza non se ne parlava assolutamente perché non ero "URGENTE"…io peggioravo a vista d’occhio e non riuscivo più a camminare senza appoggio ed inciampavo sui miei stessi piedi, L. è partito con i bambini perché doveva tornare al lavoro, dopo pochi giorni io sono partita con i miei e qui a Torino dormivo a casa loro perché non ero autosufficiente, io di quel periodo non ricordo molto, so solo che un giorno ho avuto tre crisi di tremore una dietro l’altra e mio papà ha chiamato d’urgenza un’ambulanza, mi hanno portato all’ospedale di competenza e mi hanno fatto immediatamente la TAC e l’hanno scoperto, un tumore al cervello, per fortuna mia e grazie a Dio benigno, un meningioma che mi aveva preso tutta la parte sinistra del cervello che avevo già da anni ed era arrivato ormai a comprimere così tanto da scatenare tutto quello che stavo passando, l’ospedale mi ha portato a fare la risonanza ed a fare una visita presso l’ospedale CTO che è assolutamente il migliore di Torino, poi mi ci hanno riportato dopo qualche giorno perché aspettavano che si liberasse un letto nel reparto di neurochirurgia che era saturo, ma ero così urgente che alla fine mi hanno riportata  al CTO il 28 settembre che mi ha messo in un piano dove c’era un posto libero, il 29 mi hanno fatto l’angiografia (mamma quanto ho sofferto, il tumore era così avanti che mi hanno cauterizzato un’arteria in modo da non farlo camminare e questo senza anestesia perché era necessario che fossi cosciente), hanno avvisato subito la neurochirurgia che dovevo essere operata la mattina dopo e così è stato, la prima del mattino dopo, rispetto all’angiografia per me l’operazione è stata un dolce dormire. Riaprire gli occhi e vederci di nuovo bene e riuscire a leggere di nuovo per me è stato come rinascere… di solito il tempo di ricovero è 10 giorni, dopo 5 giorni io ero così autosufficiente che mi hanno chiesto se volevo andare a casa perché erano pieni di richieste di ricovero urgenti, figurati se non accettavo, non vedevo l’ora anche se in ospedale si stava benissimo. Sicuramente il recupero è stato veloce anche perché il miglior chirurgo ha fatto un’operazione magistrale. Il problema è che per un po’ ti danno come cura dosi massicce di cortisone ed ognuno ha la sua reazione, io di giorno mi controllavo anche se ero molto ansiosa ma di notte non riuscivo a dormire e quel poco che dormivo erano incubi, mi svegliavo non sapendo dove fossi…. sono stata 5 giorni a casa mia ma io e L. eravamo disperati al punto che mia mamma mi ha portato a casa sua, a dormire nel lettone con lei , mio papà si è trasferito in salotto, per 5 notti ho fatto impazzire anche loro, ma appena finito il cortisone ho ricominciato subito a dormire. Sono stata con i miei un mesetto finché non mi sono sentita in grado di farcela da sola (anche perché avevo del liquido in testa e praticamente una volta a settimana i miei mi accompagnavano dal chirurgo per aspirarlo), e finché la nostalgia di casa non si è fatta sentire, la mia famigliola la vedevo quasi tutti i giorni e la domenica stavo sempre a casa mia ma vivere con loro è diverso. Certo che L. è un uomo meraviglioso, da fine agosto si è occupato lui della casa e dei ragazzi….
io di salute sto bene, sono un po’ anemica ma la mia dottoressa mi riempie di medicine che mi tirano su e ogni due settimane faccio l’emocromo per controllare la situazione che man mano migliora; l’unico problemino è che sono in menopausa precoce, come mia nonna e mia mamma, ma il 24 vado dall’endocrinologo con l’ultimo esame che mi ha prescritto e dovrebbero darmi una terapia sostitutiva per farmi continuare ancora per un po’ di anni perché sono troppo giovane, comunque sintomi ancora non ne ho. Come umore adesso patisco, i miei sono andati per un po’ di giorni in Calabria e puoi capire come mi mancano anche se li ho spinti a prendersi una pausa tanto a fine mese rientrano, ma soprattutto  io non sono abituata a stare a casa, avere tempo libero mi fa troppo pensare e questo ogni tanto mi crea qualche magone, qualche piantino etc., comunque il 30 ho il colloquio al centro di igiene mentale perché vogliono valutare se ho bisogno di uno specialista, sicuramente adesso ho bisogno almeno di uno psicologo.
Mamma, Paola, scusa se ti ho fatto un sermone sulla mia vita! Pensa che è la primissima  volta che dico a qualcuno che ho avuto un "tumore", dico sempre "una cosa brutta" od un "meningioma", è una parola che non riesco a tirar fuori. Chi mi vede non si rende conto di niente, la parrucchiera mi ha fatto un bel caschetto corto che nasconde la zona della cicatrice e vedersi "carina" per me è importantissimo.
Dobbiamo comunque vederci in qualche modo, i ragazzini sarebbero felicissimi di rivedere U., digli che su Facebook c’è anche I., M. non possiamo ancora aprirgli una pagina ma può scrivergli su quella del fratello.
Meno male che ho il computer a casa, per me è un ottimo diversivo, ma adesso proprio devo andare a rifare i letti!!!
Un bacione grande! G.

SEDUTA AL MERCATO

ottobre 20, 2009

Cosa c’è di meglio di una corsa al mercato un’ora prima della chiusura per acciuffare quel che manca in casa a prezzi stracciati?
Attenzione, l’affare è doppio se i venditori hanno tenuto le cassette della merce migliore fino all’ultimo come ‘mostra’ e se per liberarsi di quelle poche rimaste abbassano pure la quotazione… due chili al prezzo di uno, tre ananas al prezzo di due… sennò, ragioniamo, dovendole riportare a casa e vendere il giorno dopo, non può che essere la roba più fresca! (controllare bene che non siano invece avanzi o marciume!!!) No no, ma poi i trucchi del mercato li conosciamo…

Insomma, vado per e chi ti incontro? La Antoniella (trattasi di nome derivato da un tradizionale Antonietta rifiutato e mescolato con un più banale ma accettato come aggiornato Antonella), una figura di ottantaquattrenne che fa il paio con la Cecilia dei monti piacentini. Ma, a parità di brillantezza mentale, questa inurbata ha i denti o la protesi a misura. Ne dico solo una piccola serie per non entrare troppo nel merito: abbiamo passato un’ora a parlare, tra gli effluvi della polleria-rosticceria, gli spintoni di chi doveva passare con le borse, l’ondata dei ragazzi usciti da scuola, come in UNA BOLLA. Elegante nel suo cappotto di panno scozzese dai toni blu e verde scuro, coi bottoni ricoperti di stoffa blu e incorniciati d’oro, appena visibile. Una cartella sottobraccio e una sportina verde. Gli occhiali à jour e un’onda libera di capelli bianchi. Sbarra gli occhi di stupore e sorride affettuosa. Stringe le mani guantate (entrambe le sue in biancolana e entrambe le mie di pelle marron) e comunica umanità da tutti i pori, anche se ben vestiti! Si passano in rassegna i fatti e i misfatti degli ultimi sei mesi: i vivi, i morti che camminano, i morti-morti, i malati consapevoli e inconsapevoli, i sani consapevoli o inconsapevoli. Quando fa per dirmi che in certi casi non vale nemmeno più essere giusti, per rappresentarmi l’idea mi racconta di una sua disavventura: LA TRUFFA.

Un giorno, per strada mi avvicina una signora: Ti ricordi? Sono N… Ma come? Un pizzico di diffidenza iniziale lascia il campo alla curiosità e alla disponibilità ad ascoltare le vicissitudini che la tizia comincia a raccontare (1° – intontire la vittima di bla bla). Ti accompagnamo a casa, sai ti devo parlare… Io veramente non ricordavo proprio di conoscerla ma temevo di offenderla… lei mi rivela allora: all’ospedale, ci siamo conosciute in ospedale io sono l’infermiera… aahhh ecco, infatti ero stata operata proprio qualche mese prima (2° – far riferimento a malattie o altre disgrazie recenti, tanto ce ne sono sempre, soprattutto se uno è anziano) … sai, ho dei lavori in casa e non so dove mettere questi gioielli… ah ti aiuterei ma anni fa ho avuto un furto e non so se qui da me sono sicuri…
conclusione: si convince della buona azione che può facilmente compiere, mostra alla donna accompagnata da un uomo e un bambino (3° – lasciare la creatura in macchina per avere la scusa per scappare in fretta) dove si trovano gli ori che i figli le avevano regalato per rimpolpare l’ammanco precedente e prepara il caffé. l’uomo chiede di andare in bagno e spazzola via tutto. la donna si ricorda del bambino e dice che è meglio andare a vedere come sta, non si sa mai. l’uomo uscito dal bagno dove ha potuto nascondere bene tra la maglietta e la camicia il bottino, racconta l’ultima storia patetica all’anziana (4° – dare di sè una buona impressione fino alla fine) che gli dà un bacio di conforto, tutta commossa.

Prego per il loro ravvedimento, mi ha detto l’Antoniella.

Il male fa male a chi lo fa, mi ha ripetuto, raggiante.

Alla fine, ho portato a casa tre finocchi per un chilo, due chili e mezzo di pomodorini, sei carote, mezzo chilo. Il pesce era finito e sbaraccava.
 
Oggi, digiuno! Riflettiamo sul presente.

SDENTATI

ottobre 18, 2009

I 2 fratelli Pini e la Cecilia hanno 173 anni in tre (che non è una gran cifra) e respirano l’aria di Teruzzi di Morfasso tutto l’anno. Non sarà per questo che contano in totale 5 denti!

quadretti ancora quadretti

ottobre 7, 2009

A. al mercato vado sempre con le mie sporte di stoffa e anche di plastica se ne ho di capienti e resistenti in aggiunta. il venditore di frutta mi dice che era da un mese che non vedeva una sciura con la sua sporta… ”e poi tutti fanno gli ecologisti”’ ha detto..

B. incrocio una signora coi capelli raccolti il passeggino quattro bimbi intorno saltellanti e il pancione.. era una famigliola rom bellissima.. tutti ridono e chiedono ”hai qualcosa?” che simpatici…

C. il pescivendolo che porta lo stesso cognome di una mia nonna ha alici stupende e va a comacchio a pescare le anguille… una vita a milano, banca e sbanca.. che cosa bizzarra!

LAST DAYS RANDOM

settembre 24, 2009

1. ”Questo non è un negozio di fotografia!” disse il tecnico di radiologia dell’ASL agli utenti infuriati che aspettavano di ritirare la busta con gli esiti, l’addetta assente, che lasciando l’ambulatorio si prestava ad una funzione non sua…

2. Ma che dobbiamo fare se chiudendo una finestra ci imbattiamo in una scena pseudoerotica nel condominio di fronte?

3. In fondo alla passeggiata Anita Garibaldi c’è una deliziosa spiaggiola. Una nuotatina (anzi due) nell’acqua color smeraldo (freddina, tonificante!) e la raccolta delle plastiche abbandonate sono d’obbligo…

www.legambiente.it
operazione
PULIAMO IL MONDO

(non si fa solo nei giorni stabiliti!)

4. PIETRO è un bambino pallido all’ombra della casa in Capolungo e con gli occhi cerchiati di rosso legge un libro mentre il fratellino e gli altri amici giocano in spiaggia schiamazzando. Bianca Pitzorno gli tiene compagnia. Lo avvicino e gli chiedo se gli piacerebbe vedere la faccia dell’autrice. Non sa che di solito una foto si trova in copertina… rimane stupito e affascinato. Mi dice che anche lui abitava a Milano e da un anno vive lì al mare. Ma non gli piace stare al sole…

5. In un racconto della serie distribuita in metrò o alle fermate del vaporetto, SUBWAY (intesa anche come via sott’acqua…), Buia è una bambina abusata dal padre, maltrattata anche dalla maestra che non la tutela e non la difende dalle angherie dei compagni… Ha solo un amico che viene discriminato come lei per starle vicino.

6. ”Buona sera signora!” esclama con un sorriso aperto il barbone seduto sulla panchina con il suo gigantesco zaino. Davanti a sè ha un cartello e un barattolo.
VOLETE MIGLIORARE IL VOSTRO INGLESE?

LEZIONI IMMEDIATE

PILLOLE

agosto 11, 2009

Ieri all’Asinara, sulla navetta che collega Cala Reale a Fornelli, c’era una famigliola. Tre bimbi piccolissimi, dai cinque anni in giù. La baby sitter teneva la più piccina. La bimba si dimenava sul sedile e a un certo punto va a dare una capocciata al vetro. Non grave. Ma comincia a piangere e a chiamare la mamma che, con espressione forzatamente indulgente, da quattro posti avanti passa il ciuccio, di mano in mano come i secchi d’acqua per spegnere il fuoco. Alla fermata del carcere, il gruppetto scende e noto che la donna, quarantenne, ha un benefico rigonfiamento ventrale che denota lo stato di gravidanza: la quarta. CHE EROINA, esclamo, e mio figlio dodicenne: …CHE DEVE PRENDERE TUTTI I GIORNI!

super PELOSA (commenti)

agosto 8, 2009

Pelosa, ore sette.

Una volontaria raccoglie le cicche (mozziconi di sigaretta, non per tutti il significato è chiaro: dipende dalla regione di provenienza) col retino.

I pochi presenti non possono non notarla.

Quando si avvicina all’asciugamani di un bagnante dice scusi, posso bonificare qui vicino?

Qualcuno lascia fare senza emettere una sillaba, i più ringraziano con un sorriso, una ragazza la vive invece come un’intrusione, un’ingerenza, sta per reagire ringhiando ma la madre la placa, conoscendola, e ringrazia velocemente.

Una signora sui sessantatré  con grandi occhiali dice brava. Dall’accento pare veneta. Viene da Padova? Esita. Da Vicenza? Sorride. Ecco… abitavo a Padova ma adesso mi sono spostata a Vicenza…Non si preoccupi, conosco la problematica! – fa la volontaria. Sa, mi sono azzardata una volta a dire a una di non lasciare la sigaretta nella sabbia… mi ha preso a maleparole… – Dica, dica pure, lo scriverò nel blog.. – Ah, mi ha detto: rompi… – Rompi-ca… o rompi-co…? – Sì, così… Ma poi tra loro amiche un po’ più in là hanno continuato… – Arrivederci e grazie!

Hanno anche partecipato moralmente:

– una coppia di Parma, lei belga, lui abruzzese;

– un nonno romano con i nipotini;

– una coppia di Sassari, lui sottolinea che la moglie viene da Salerno, hanno il posacenere e mi spiegano che è globulare per non far volare la cenere, si scagliano contro i fumatori incivili;

– un gruppo di ragazzi bellissimi (fisicamente proprio, si intende) e anche simpatici, di Varese. Varese città? Sì. – Corso Matteotti? – Sì, che combinazione! Mio padre aveva una bottega lì.. Nessuno fuma, e concordano sulla necessità di difendere la spiaggia dagli attacchi dei selvaggi;

– la venditrice di conchiglie, che trascorre 3 mesi alla Pelosa, fissa da anni; viene dalla Cornovaglia e non ne può più di vedere spuntare dalla sabbia tutte quelle orrende end cigarettes!

il ragazzo degli ombrelloni blu, che ringrazia senza enfasi, anzi apre il sacco nero al retino pieno di cicche e forse pensa  che la volontaria gli ha risparmiato un lavoro, lo ha fatto al posto suo… d’altra parte nessuno glielo impone! Nessuno pone divieti espressi, nessuno mette vasi di coccio con la sabbia in aree riservate ai fumatori… Fantascienza.

Alla fine parla con i baristi del chiosco, che sono molto sconfortati sulle condizioni di degrado della spiaggia. Che facciamo? Chiamiamo un reporter? Chiediamo di pubblicare le immagini di questo curioso fenomeno di lenta ‘erosione’ del patrimonio comune?

Fatto. Rita Fiori, la redattrice capo della cronaca di Sassari de La Nuova Sardegna, raccoglie la testimonianza.