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NATURISTI PER CASO… 2

luglio 31, 2010

…l'espressione libera di un bisogno che taluni provano e non censurano. La spiaggia selvaggia ne è il teatro ideale. Laddove, come qui in Maremma, non c'è consumo ma solo esibizione, la carne in vetrina è vecchia e inerte perciò repellente, diciamolo, il più delle volte.

Le coppie che cercano il terzo o lo scambio semplice, sono grottesche. Un esempio: lei biondo accesa, lui moro brillantinato.

Inoltre, naturismo in famiglia. Tre trogloditi rifugiati nella capannuccia di tronchi giustapposti, consumano panini ripieni di altra carne, morta. Sono genitori flaccidi he si dispongono a triangolo con la bambina ignara, e mangiano scomposti. Nulla di meno attraente. E, per dimostrare che cosa?

Oltre a qualche rara donna bella asciutta, c'è un solo giovane occhialuto per cui si può evitare di girare la faccia. Ma la vera libertà, come al solito, non passa per la trasgressione, che risulta quasi sempre ridicola, inutile o proprio vuota, insignificante e sterile.

Mentre si attesta il diritto a denudarsi sulla spiaggia, attenzione a non piegarsi troppo. Quelli che in giacca e cravatta giocano a far politica nella frescura delle sale del Parlamento e alla Buvette, ci stanno preparando lo scherzetto dell'estate.

VAN GOGH, mio fratello

giugno 7, 2010


 

A differenza delle donne, che con la maternità, la casa e lo status le metti a posto quasi tutte… gli uomini aspirano sempre ad un posto al Pantheon!

Il nostro eroe contemporaneo, ormai alla soglia dei quaranta, ha studiato le Lettere. Il Sapere umanistico con ampie incursioni nei tradizionali dominii scientifici (per Lui tanto attraenti quanto vischiosi) lo permea. Padroneggia la Lingua, e con essa fa Satira.

Ma, ironia della Sorte, costringe l'Iguana genitrice, ad allattarlo e rassettarlo ancora! A Lei si stringe, pauroso.
Così elevato, eppure così larvato. Così proteso, eppure così rannicchiato e rintanato. 

Scrive di sè: Da oggi in edicola il nuovo numero di… a 20 pagine, con testimonianze dell'esistenza di tal me, autore senza più vita, maschio che valeva assai.

(…) veramente l'espressione di un animale detto individuo umano va ben oltre le battute di satira o arti. tal van gogh lo disse tagliandosi l'orecchio, non lo udirono.

(…) maledetti chiesa, buddha, new age e tutto ciò che anche nei più atei ha indotto questa illusione del senza carne.

(…) nemmeno la prostituta a cui van gogh mandò l'orecchio s'asteneva, ma lui morì disidratato da carni. maledetto anche chi glorifica uomini che lascia morir.

(…) a monte ci vado io, ultimo della lunga lista di chi ulula a lune ben distanti dal concepir pietà per sti cazzo di lupi
 
(…) un dì una femmina furba figa, razza ridotta ormai a tre esemplari mondiali, raccoglierà miei resti in urna cult.

(…) la vita non è un giorno sui prati ma un lungo niente intervallato da futili qualcosa. a te chiedon hai voglia? beh io voglia nn ne ho più. da soli le voglie passano

LO CAMPA LO STATO!

giugno 2, 2010

…detto dalla poliziotta al barbone addormentato. Pareva che ci avesse una voglia di menare, quella… E il povero intorpidito si alzava lento dalla panchina su sollecitazione di una voce sgradevole e aggressiva che comandava a lui di muoversi e ai suoi sottoposti di star fermi per gustare meglio lo spettacolo di uno che barcolla. Un esercito (erano otto!) per un mite barbone. Armi vere contro uno strano aggeggio al collo dell'irregolare: un piccolo megafono-giocattolo, che gli hanno strappato!

C'E' CHI I TAGLI…

maggio 25, 2010

…li applica da molto tempo.

1. I figli della bergamasca di Crema sono giovani girovaghi da quando avevano 12 anni e ora ne hanno 24 e 28. Lo zaino in spalla e via per le strade del mondo. I genitori li vedevano tornare per l'inizio della scuola grosso modo. Ora uno vive in Perù e fabbrica sandali con la tecnica del macramé, l'altro lavora in strutture turistiche nell'Egeo. Hanno sempre vissuto ai limiti del consumo per la sopravvivenza. In Venezuela sono stati derubati dalla polizia di 100 euro che sarebbero serviti per i successivi due mesi; spogliati e malmenati si sono risparmiati il peggio. Hanno trovato ambienti ben più accoglienti in seguito, solidarietà. E continuano su questa linea.

2. Vivere in una valle alpina nella vecchia grande casa di famiglia senza comodità eccessive è una specialità. N. e i suoi fratelli la condividono, riunendosi ogni giorno a mangiare. Quasi niente manca. Quasi niente è sprecato.

3. Rosa è vedova e ha un figlio scrittore, il più grande scrittore vivente italiano, dice lui di se stesso. Rosa ha mille euro di pensione, veste con i pantaloni vecchi e i maglioni sformati, cura i polli, con loro parla sempre. Lo scrittore si sveglia tardissimo. Lei mangia i prodotti dell'orto. Lui che è tornato da mamma che lo supplicava di non morire da barbone, lava sempre i suoi lunghi capelli ancora biondo scuro e mangia molte merendine… A parte il consumo di shampoo e imballaggi, non ne vedo altri.

COME DORMI BENE!

gennaio 31, 2010
la finestra 2 vicino

è il film della vita quotidiana ripreso dal lato opposto della via: l’inquadratura è pressoché fissa, ma rappresenta una sorpresa anche per chi riprende…

PILLOLE

agosto 11, 2009

Ieri all’Asinara, sulla navetta che collega Cala Reale a Fornelli, c’era una famigliola. Tre bimbi piccolissimi, dai cinque anni in giù. La baby sitter teneva la più piccina. La bimba si dimenava sul sedile e a un certo punto va a dare una capocciata al vetro. Non grave. Ma comincia a piangere e a chiamare la mamma che, con espressione forzatamente indulgente, da quattro posti avanti passa il ciuccio, di mano in mano come i secchi d’acqua per spegnere il fuoco. Alla fermata del carcere, il gruppetto scende e noto che la donna, quarantenne, ha un benefico rigonfiamento ventrale che denota lo stato di gravidanza: la quarta. CHE EROINA, esclamo, e mio figlio dodicenne: …CHE DEVE PRENDERE TUTTI I GIORNI!

IL RIDICOLO DELLA NOTA

maggio 15, 2009

IL RIDICOLO DELLA NOTA 1

 

Nonostante i ripetuti richiami, KQ disturba continuamente la lezione, mangia, canta, si alza senza permesso e rutta in faccia all’insegnante. Firma.

 

La docente lesa, si reca con il registro e l’alunno incriminato dal preside per chiedere supporto. Il preside sospira, guarda in faccia con un sorrisino sprezzante l’alunno. Parte la convocazione del consiglio di classe per motivi disciplinari e per decidere l’entità della sanzione da comminare. Dopo aver sentito ripetere la parola RUTTO sessantatre volte in un’ora e quarantadue minuti, il CdC di cui faccio parte, delibera che il ragazzo venga sospeso dalla frequenza delle lezioni per cinque giorni. Con la motivazione che ha mancato di rispetto all’insegnante, procurando un danno all’immagine dell’istituzione e a se stesso per aver rifiutato di partecipare responsabilmente al dialogo didattico-educativo. La macchia della sanzione influirà sul giudizio finale. Ma l’eco del rutto accompagnerà l’insegnante per il resto della sua onorevole carriera.

 

IL RIDICOLO DELLA NOTA 2

 

Nonostante i reiterati avvertimenti, l’alunna HW ride incurante in faccia al professore che richiamato dai rumori che giungono fin nei corridoi e nelle aule vicine (mentre l’insegnante era impegnata a scrivere una nota per il ritardo di altri quattro alunni),  accorre dall’esterno per sedare la classe.

 

L’alunna accusata di atteggiamento irrispettoso, viene trascinata in vice-presidenza e minacciata di sospensione. Non varranno a migliorare la sua posizione tutte le spiegazioni che la ragazza, dimostrando una buona dose di capacità di autodifesa, produrrà. Il prof si irrigidisce vieppiù e ribollendo di rabbia, a mandibola protratta e paonazzo le ingiunge sibilando di tacere, scusarsi e tacere. L’estrema conclusione viene evitata per intercessione di due insegnanti che trovano il modo per minimizzare e riportare la vicenda sui binari della ragione della pacatezza e del buon senso. La ragazza che merita di essere valorizzata, trattata ingiustamente, era stata condotta attraverso meccanismi relazionali perversi, a reagire in maniera esasperata e ciò fa comodo a chi conosce solo il linguaggio della repressione. Ma quale dialogo didattico-educativo?

LA MOSSA DEL CAVALLO e IL GATTAFIN

aprile 14, 2009

1. Senza crudeltà non c’è arte (Nietzsche).

2. Sofferenza + passione = atto creativo.

3. Il creativo vede nel pericolo la salvezza, sperimentando più di altri il lato oscuro della vita umana.

4. La creatività è una facoltà più complessa dell’intelligenza.

5. L’atto creativo è individuale ma la creatività ha rilevante dimensione sociale.

6. Il caso favorisce lo spirito preparato e non c’è innovazione nel vuoto delle conoscenze (Pasteur).

7. La c. non è semplice rimaneggiamento del già dato ma guizzo che conduce dal consueto a qualcosa che va oltre.

8. Produce nuove combinazioni di elementi utili, innovative e originali.

9. Associa qualità per altri trascurabili.

10. Pensa per immagini.

11. L’idea è una visione anche quando non è esprimibile in termini soltanto figurativi. INSIGHT: visione interna. (Kekulé, Michelangelo)

12. Le cose con cui lavora l’artista non hanno di per sé forma, ma l’acquistano nella mente e poi nelle mani.

13. La produzione dell’idea innovativa avviene in un tempo brevissimo: ecco perché si parla di istante, soffio, scintilla, illuminazione, colpo di genio, demone che si impossessa di noi e ci rende capaci di un’associazione anomala, brillante, più o meno estesa o stringente, non banale, non scontata, non automatica, ardita, osé.

14. Il GATTAFIN è una grande idea. Una mossa trasversale dell’arte culinaria, che associa in modo inedito elementi noti.

15. Il bello della scienza è comprendere nessi nascosti.

16. La mente creativa trova la via d’uscita e evade. Si libera e trova una soluzione esistenziale.

17. La scintilla scocca nella corteccia cerebrale prefrontale. Una sorta di cervello nel cervello.

18. Perseveranza, senso critico e concretezza rendono possibile la realizzazione delle idee.

19. Oltre al cervello, sono in gioco: il mondo cognitivo, esperienziale ed emotivo del soggetto creativo insieme a tutto il suo organismo.

20. Si è geni nell’interezza di sé, dalla passione delle prime scelte alla tenacia della ricerca quasi ossessiva della soluzione, al vaglio critico delle possibili soluzioni. Oppure non lo si è.

(quasi tutto tratto da E. Boncinelli: Come nascono le idee, Laterza 2008)

Cosa vi ha colpito di più di questo elenco? E perché.