Posts Tagged ‘casalinga di via voghera’

aprile 22, 2010

boscolo chiara Questo post è dedicato alla Casalinga di Via Voghera. 

LA MAGIA DEL SALONE

aprile 16, 2010

Lo scrivi tu o lo scrivo io? Vabbè dài lo scrivo io, tu hai da correggere le bozze del noir…

In Zona Tortona la vita è stravolta più del solito tot volte l'anno per via della Moda e per via della kermesse del Fuori Salone (del Mobile). Gli addetti ai lavori innanzitutto la invadono fin dalla domenica precedente, per gli allestimenti, con i loro truck e furgoni di tutte le fogge e di tutti i colori. Poi arriva la marea dei visitatori addetti, dei visitatori affezionati anche in anticipo sull'apertura ufficiale e se di Fuori Salone si tratta, non si esclude il Fuori Orario, il Fuori Tempo, e di quelli occasionali. Certamente chi sa fare i conti, troverà la convenienza su più livelli, dall'attribuzione degli spazi espositivi al pour-parler delle aziende con i potenziali acquirenti che deve essere consistente se ogni anno gli spazi, i loft, i garage e le cantine vanno a ruba e si esauriscono con ampio anticipo. Le quotazioni di uno spazio piccolo e non particolarmente suggestivo o affascinante? 1000 al giorno. Ah, poi è da mettere in conto l'indotto: alberghi, ristoranti, bar e tutti gli ambulanti ammessi alle aree clou…

Ma quel che importa è l'effetto sorpresa. Curioso lo stand dei ginevrini in via Tortona 30/32 da Silver Tre e anche se non del tutto originale, quello dei loro vicini con il reliquiario denso di reperti. Sorprendente la reazione della Casalinga di (via) Voghera che per le sere di kermesse invece di guardare la tivvù si piazza davanti alla finestra e osserva il movimento degli avventori. E, se questi, abituati a trovare interessante anche un tubo arrugginito, la vedono incorniciata nella sua triste ma autentica tendina, la trovano divertente, lei apre la finestra e gracchia al popolo festante e irridente: Questa è casa mia, capito? 

Sorpresa assordante al Boscolo di corso Matteotti con la dj famosa.

Sorpresa echeggiante davanti al Piccolo: l'Umberto nazionale, o meglio internazionale, mi si para davanti col suo elegante bastoncino mentre sfreccio in via Dante. Professò! Gli ricordo subito di Angelo Fabbri, e prendiamo a parlare di quel giovane intellettuale brillante, davvero brillante che studiava Fisica a Bologna ma aveva un debole per la Semiotica e seguiva Eco al DAMS e Omar Calabrese e Polo Fabbri a Parigi. Ci eravamo andati insieme nel 1982, e avevamo condiviso l'appartamento in Rue St. Jacques… Mi dice di una falsa pista che portava ad una ricerca sul nucleare che proprio lui gli aveva affidato e che secondo qualcuno lo aveva messo a rischio. Mi dice della dispersione totale dei vecchi amici che hanno covato diffidenza reciproca per anni. Ricordiamo la triste fine del padre affranto e indebolito fino a spegnersi, e della degenerazione della salute mentale della madre… Gli dico delle mie lettere depositate in questura e contenenti indizi poi sgonfiati. Ci salutiamo con calore, quasi come dei sopravvissuti. Secondo me anche lui come me ha sentito il fruscio della mano che ha inferto le diciassette coltellate alla schiena di Angelo fino alla sua morte. E la perdita per un potenziale intellettivo bruciato, annullato così precocemente.