Posts Tagged ‘chiesa’

NON CI SONO PIU’ (NEMMENO LE MEZZE) TESSERE

ottobre 6, 2014

Ci sta. Direbbe un esponente della fascia giovane, per dire che ‘si capisce il perché’. Non ci saranno più le tessere, ma le clientele dilagano. Allora, le forme di adesione al PARTITO in senso tradizionale erano attestazioni di volontà di partecipazione e sostegno, di allineamento ideologico e programmatico. Avere una tessera in tasca voleva dire: SENTIRSI BASE.

Il paradosso sta nel fatto che il 40% di CHI è andato a votare alle ultime ELEZIONI POLITICHE e ha dato credito all’esponente designato, il CAVALLO su cui puntare, diserta totalmente le SEZIONI (squallide, poco accoglienti, vuote? da cittadina …curiosa, non elettrice del PD, una volta ho messo piede in quella più vicina a casa, popolata da sparuti anziani… decisamente poco invitante, polverosa, stantia, pochissimo informatizzata…), poiché non si identifica esattamente nel PARTITO. Ci sta.

I partiti infatti tendono a svuotarsi fisicamente e a trasformarsi in un marchio che viene abusato da UNA personalità, di solito ipertrofica, troppo ingombrante, per penetrare l’elettorato. E i riflettori, tutti puntati sulla ribalta impediscono di vedere bene il quadro nel sue insieme.

Non importa tesserarsi per mostrare interesse verso una formazione politica (il suo leader). A certi basta l’illusione di mettersi in una magica ‘lista d’attesa’ dei potenziali benefici e privilegi che potrebbero derivarne. In termini economici, di occupazione, di immagine sociale.

E’ in corso un Sinodo sulla famiglia. La CHIESA apre e include le nuove modalità di espressione dei legami affettivi emersi con forza nel corso degli ultimi decenni. Ma, come si contano le TESSERE, qui?

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CAPPELLANI MILITARI, ATTENTI!

novembre 5, 2013

All’indomani delle celebrazioni del 4 novembre, vittoria dell’Italia sull’Austria-Ungheria nel 1918, con l’acquisizione di nuovi territori (oggi in bilico), associazioni e comitati plaudono all’iniziativa di un sindaco di ammantarsi per protesta della bandiera della pace. Contro le finte missioni di pace. Per il ritiro dei contingenti nel mondo. E, cosa nuova per me, per la richiesta a Francesco di rimuovere i cappellani militari, che attesterebbero la santità delle organizzazioni/istituzioni militari a cui si affiancano, a cui danno appoggio, per così dire, spirituale.

Accanto alle istanze di abolire il battesimo alla nascita, il celibato dei parroci e di altre categorie di religiosi… oltre il divieto di carriera delle donne nella gerarchia ecclesiastica, questo mi pare un bel colpo da assestare ai fortini dello Stato, in cui sono arroccati baroncini e buffoni  graduati (Enrico Baj docet) pronti a beneficiare dello scivolo preferenziale per andare in pensione a 50 anni percependo l’85% dello stipendio per 10 anni. Vergognoso.

Alla carica! Pepppepepeperepèpepepepèpèpèpèpppppèppèèèèè!!

CAROSELLO E LA QUESTIONE DI GENERE

aprile 28, 2013

Pioveva e ci siamo rifugiati in una chiesa. E’ sempre di fatto interessante scoprire le architetture e le opere d’arte mobiliare che si conservano all’interno di tali edifici e entrarci pare sempre comunque e quantunque un atto di devozione profonda alla bellezza e alle multiformi espressioni dell’arte, dello spirito e dell’intelletto umano. Sorpresa. Un prete nei suoi paramenti stava officiando il rito della messa, in un’ora del giorno che non ci si pensa… Una cinquantina, i presenti seduti in vibrante silenzio e intenti ad ascoltare la predica. Tranne uno che, prima della conclusione, distratto dal rito ma attento a tutte le altre variazioni ambientali, in attesa trepidante del momento opportuno, si sarebbe poi strategicamente appostato all’uscita per tendere la mano e raccogliere le elemosine: un barbuto scuro dallo sguardo vivo. Barbuto ma opalino, seppure non vecchio, era anche l’officiante. Stava dando un occhio agli appunti che aveva evidentemente costruito con estrema diligenza allo scopo di elaborare per i suoi fedeli un discorso ben fatto: meritorio. Ma pare strano che colui a cui si attribuisce grande dimestichezza con le sacre scritture e tutti i commenti e le obiezioni che in corso di monologo possono anche auto-sorgere, perché no?, debba seguire una traccia così fitta e rigida! Gesticolava in una maniera studiata. Puntava il dito minaccioso un po’ tremante… Agitava in alto le mani sporgenti dalle ampie maniche bianche bordate d’oro. A osservare i visi degli astanti si scorgeva una blanda fascinazione piuttosto intristita anche dalle battute non riuscite con cui l’essere incaricato della predica intendeva infarcire il suo discorso per stemperare la pesantezza del monito che stava trasmettendo. Bocciato. Bocciato per l’inefficacia della comunicazione. Rimane da rilevare che il contenuto sarebbe stato anche apprezzabile e condivisibile, in due parole: il tema della Solidarietà, della Cooperazione e dell’uscire da Sè e donarsi agli Altri, al Bene Comune. Fantastico, caro padre! Ma la conclusione, nonostante gli appunti, non si configurava agilmente… Ti stavi perdendo nel tuo stesso bichier d’acqua… Alla fine, con un debole colpo di reni, hai scelto una chiusura. Che da predicatore quale vorresti essere, con tutto quell’agitarsi di braccia -chiusette, ad onor del vero, verso i gomiti (ah, il corpo parla!!)- avrebbe dovuto quasi strappare aleno un applauso, e invece no. Sei caduto quando hai usato una sola, e cruciale, delle seguenti parole: in questo modo… bla bla ..solidarietà.. bla bla ..diventiamo uomini! UOMINI?? Oggi non possiamo più far passare la parola per comprensiva del genere femminile, le DONNE (queste sconosciute?), adducendo che si intendeva qui parlare di UMANITA’. No. Se tu avessi completato il tuo pensierino aggiungendo ..e DONNE (estrema interpretazione ma illusoria: l’egoismo è più tipico dei maschi mentre alle donne non bisogna suggerire di essere generose perché già si sfiancano… mah!), avresti dato un segnale importante che poteva anche umanizzare, empatizzare e meglio far presa sul pubblico, cosa che ti affannava assai! La scelta dei termini è importante. Può fare la differenza tra un faticoso arzigogolato predicozzo e una vera brillante predica. Un esercizio retorico mancato!

TOTO PAPA

marzo 13, 2013

E Scola, no! Tattaratà… E Scola, NO!
Basta con le fumate, inquinano!
Papa ispano, terzomondista, benvenuto. Con addio al celibato. Per contenere (cancellare) le aberrazioni.

PRETE PENTITO, ANZI NO

dicembre 27, 2012

Sorpresa. Diverse persone mi hanno cercato su FB negli ultimi 12 mesi, ma il sistema le aveva archiviate in una casella separata e segreta, indicandomele solo ora, alla fine dell’anno, e suggerendomi il modo per trasferirle a quella principale, allo scopo di riabilitarle.
Così ho fatto con tre di queste: P., G.L. D.R. della provincia di Bologna e Matteo, il poeta romagnolo. La prima mi dice che potrebbero essere passati 15 anni dall’ultima volta che ci vedemmo e chiede conferma della mia identità attraverso due conoscenze comuni, la seconda indaga per sapere se sono la stessa che aveva conosciuto in un campeggio del meridione 30 anni fa, la terza dichiara di aver visitato con me, se sono io davvero, il cimitero monumentale a Milano tra i 15 e i 20 anni fa e di considerarlo una pietra miliare nella sua modesta esistenza.
Questa triplice sorpresa ha cambiato qualcosa nella mia vita (sarà il condizionamento che subisco dalla lettura de La vita nuova di Pamuk…). Ha confermato più che altro che dal passato arrivano dei segnali: l’Ingegnere, il Campeggio, la Poesia. Una professione, un luogo di aggregazione, una modalità di espressione. Tra le mille suggestioni che i tre personaggi potevano darmi, queste sono le prioritarie. I tre compiono una scelta (marginale!) che li accomuna: quella di cercarmi. Perché cercano qualcosa di se stessi attraverso di me, e che sperano che io possa rivelare loro: l’ingegnere mi suggerisce l’idea di una vita dedicata al lavoro, corredata di affetti prudenti e tutto sommato moderata. Il compagno delle vacanze in campeggio, all’epoca eravamo entrambi molto giovani, mi trasmette un senso di realtà un po’ più perigliosa, fatta, oltreché di lavoro, di figli con cui gioire ma anche di cui preoccuparsi, di matrimoni instabili e di aspettative in qualche modo deluse, di cadute e riprese a ciclo continuo. Il poeta ha tuttora un forte slancio ideale e le parole sono sempre al suo servizio, lui le padroneggia e le fa volteggiare leggere nell’aria, tanto che captarle è ancora un vero piacere. Il ritrovarsi non lascia indifferenti.

Per strada c’è verità. Un essere dolente, sbronzo e ciarliero, alla fermata del tram in Coni Zugna, davanti alla farmacia, o alla banca, la sera dopo le otto, quando la maggior parte del mondo si è già ritirata in casa, racconta con una rabbia lamentosa, di aver scassato la bici in un incidente, ché sennò lui mica lo prende il tram, lo supera con la bici. Insomma o qualcuno lo ha fatto cadere, o era talmente fuso che si è sbilanciato e ha fatto tutto da sè, rischiando solo di finire peggio. Lussemburgo. Cita il Lussemburgo come il suo paese. Nel senso che da italiano con le tasche colme, è lì che puoi riparare se vuoi salvarti dal fisco. Una foto sul display del telefono con due bambini in un carrozzino da trasporto con la bici potrebbe essere l’indizio della presenza di una famiglia, ma è confuso e parla di una moglie morta cinque anni fa mentre la bambina, chiedo, ha due anni. Anche le ipotesi sono due o forse tre: la bambina aveva due anni nella foto ma ora ne ha almeno cinque se la donna di cui parlava ne è anche la madre, oppure la madre della bambina è un’altra e la morta è la prima moglie e madre del ragazzino più grande, oppure son balle. La verità rimane nello stato di alterazione, nell’ubriachezza del personaggio, nel delirio che mescola realtà e immaginazione, nel fallimento che si fa alone attorno al corpo, spesso e infeltrito come un abito che non si può togliere. La verità del disagio si traduce nel bisogno di raccontarlo camuffandolo un po’, in un giochetto aberrante e grottesco in cui l’autopromozione si intreccia con l’impostura. Fosse rimasto zitto al suo posto, con il suo mezzo bicchiere di Guinness nascosto nella tasca interna del cappotto che invece fa emergere come dal cilindro del prestigiatore, sarebbe passato totalmente inosservato, col suo aspetto di cane bastonato, come tanti.

A proposito, una bella bastonata al parroco di quella località vicina a Lerici, quasi quasi, visto che mi trovo a passare di lì, gliela vado a dare, e con gusto. Avrei alcune domande da porgli innanzitutto, per torturarlo un po’, prima dell’esecuzione:

1. che ne pensi di quel tuo collega che trent’anni fa consigliò alla madre di una ragazzina di 12 di tagliarle i capelli perché troppo provocanti? Cosa consiglieresti tu alla donna di oggi che dice di non aver mai perdonato sua madre per aver permesso che le fosse fatta una tale violenza?
2. che violenze hai subito da bambino?
3. com’erano i tuoi genitori? Che violenze hanno subìto loro? E le tue sorelle, le tue cugine?
4. perché ti sei fatto prete?
5. immagna di sottoporti a una psicanalisi coatta: quali domande o quali indagini non vorresti mai ti fossero fatte? Quali invece gradiresti?
6. in cosa credi veramente?
7. alla luce dell’intervista del gr1 durante la quale dài del frocio al giornalista, spiega bene il valore che dài alle parole, e perché appartengono al tuo vocabolario spontaneo.
8. ti dimetti o no? Perché, veramente?

ORATORIO MIX

maggio 6, 2011


Possibile che il giovane (relativamente, 45) parroco dai modi ruvidi (e noto per questo alla comunità che in parte tollera in parte malsopporta…) trattenga quattro adolescenti per una preghiera imposta, additandoli come atei irriconoscenti che lasciano il campo (perché effettivamente erano in procinto di farlo, indipendentemente dal rito che stava per compiersi)?

Mi chiedo quale pedagogia vi sia alla base di tale rozzo (e controproducente) comportamento.

Meglio atei-cristiani davvero nel profondo o cattolici in divisa che sbavano di irritazione?

(foto: don Bosco)

GRAFENE E MUTANDE

ottobre 16, 2010

…da un appunto di qualche giorno fa, ritrovato:

Nobel al GRAFENE sottilissimo strato di materia dalle applicazioni versatili. Il PAPA della chiesa cattolica non ne sa nulla, infatti non ha commentato.

Nobel alla FECONDAZIONE ASSISTITA. Un'eccitazione generale, perché si parla della ZONA MUTANDE.

Mutande al Grafene per preti incontenibili?