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TRITTICO

novembre 7, 2009

MARRAZZO, SAN GENNARO e ALDA MERINI

1. I marrazzi io li sentivo mio malgrado quattordici anni fa dilà dal muro. Quando belavano nel registratore della segreteria telefonica. I miei vicini, viados brasiliani, rientravano dalla nottata di lavoro verso le sei. Andavano a dormire e con calma io mi alzavo. Che vita. Istruttiva però. Allora, spiego. Quella zona di milano era, qualcuno diceva, infestata di omosessuali a prestazione. Lavoravano negli appartamenti oppure uscivano per locali o per i viali. In tre o quattro anni accumulavano un gruzzolo così consistente, che si lasciavano sgonfiare le tette e le labbra e tornavano in brasile per sistemare mamma e fratelli. In realtà lì all’epoca era ancora il quartiere delle botteghe artigiane: c’erano argentieri, corniciai, restauratori, tappezzieri, vetrai. Oggi dimezzati. Più che dimezzati, quasi totalmente spariti. Era bello vivere lì in un ambiente misto, vivo, biodiverso. Insomma, dopo aver riposato, verso le cinque di pomeriggio i trans, in jeans e maglietta, rasati senza la parrucca, struccati anche se con le sopracciglia ritoccate (i più femminilizzati avevano i loro bei capelli di media lunghezza e biondi e continuavano a indossare vestiti da donna), uscivano a comprare qualcosa da mangiare al super, rientravano chiacchieravano e ricominciava la
kermesse. Quando li incrociavo era una festa. Gentilissimi. Di spessore umano notevole. PPAAAOULLLA, CIAOU! E mi raccontavano le loro preoccupazioni, la loro saudade. Il telefono in loro assenza suonava e risuonava e scattava la segreteria. Erano lamenti di cummenda, direttori di banca, imprenditori, farmacisti, politici, avvocati che li volevano e chiedevano un appuntamento se no mo-ri-vano, non ce la fa-ce-vano. Uno in particolare, dall’accento lombardo spiccatissimo, direi bergamasco, era il più assiduo dei postulanti: piangeva, e come piangeva!

1 bis. Un giorno W. F. , uomo molto in vista di cui non posso dire di più, mi chiese se potevo seguirlo in missione. Golden Eye ed Eva Kant (non fanno una coppia!) in azione in un locale equivoco in una laterale di corso Sempione, devono raccogliere info, il proprietario è un informatore, arrivano in anticipo, c’è una festa di compleanno privata, è il giorno di chiusura del locale. Non vi dico che ho visto.

2. Informatevi prima sulla vera storia di San Gennaro poi ci risentiamo.

3. Alda Merini e il fumo. Ma è vero che fumare potenzia e acutizza le facoltà creative?



 
 

REPLICA

agosto 27, 2009
In merito all’articolo di Spano del 23 agosto sulle cicche della Pelosa…
 
Sono io la volontaria del blog contattata dal cronista.
Mi spiace, ma gli operatori del comune, non si sono visti! Sarebbe opportuno fare trasparenza sull’ora e le effettive modalità di raccolta dei rifiuti da parte dell’amministrazione, perché le testimonianze dei presenti sono negative, soprattutto per quel che riguarda proprio la raccolta delle cicche.
Gli operai portano via i sacchi neri e svuotano i pochi cestini esistenti! Ma la raccolta dei mozziconi fatta su larga scala, necessita di macchine che filtrano la sabbia (se ne vedono in altre spiagge, senza citare sempre il modello romagnolo!). Ovviamente una prevenzione seria sarebbe l’ideale e molti la chiedono: VIETATO FUMARE sulla spiaggia in genere e attrezzare aree per fumatori!
Grazie.
Paola Zan http://paolazan.splinder.com/

super PELOSA (commenti)

agosto 8, 2009

Pelosa, ore sette.

Una volontaria raccoglie le cicche (mozziconi di sigaretta, non per tutti il significato è chiaro: dipende dalla regione di provenienza) col retino.

I pochi presenti non possono non notarla.

Quando si avvicina all’asciugamani di un bagnante dice scusi, posso bonificare qui vicino?

Qualcuno lascia fare senza emettere una sillaba, i più ringraziano con un sorriso, una ragazza la vive invece come un’intrusione, un’ingerenza, sta per reagire ringhiando ma la madre la placa, conoscendola, e ringrazia velocemente.

Una signora sui sessantatré  con grandi occhiali dice brava. Dall’accento pare veneta. Viene da Padova? Esita. Da Vicenza? Sorride. Ecco… abitavo a Padova ma adesso mi sono spostata a Vicenza…Non si preoccupi, conosco la problematica! – fa la volontaria. Sa, mi sono azzardata una volta a dire a una di non lasciare la sigaretta nella sabbia… mi ha preso a maleparole… – Dica, dica pure, lo scriverò nel blog.. – Ah, mi ha detto: rompi… – Rompi-ca… o rompi-co…? – Sì, così… Ma poi tra loro amiche un po’ più in là hanno continuato… – Arrivederci e grazie!

Hanno anche partecipato moralmente:

– una coppia di Parma, lei belga, lui abruzzese;

– un nonno romano con i nipotini;

– una coppia di Sassari, lui sottolinea che la moglie viene da Salerno, hanno il posacenere e mi spiegano che è globulare per non far volare la cenere, si scagliano contro i fumatori incivili;

– un gruppo di ragazzi bellissimi (fisicamente proprio, si intende) e anche simpatici, di Varese. Varese città? Sì. – Corso Matteotti? – Sì, che combinazione! Mio padre aveva una bottega lì.. Nessuno fuma, e concordano sulla necessità di difendere la spiaggia dagli attacchi dei selvaggi;

– la venditrice di conchiglie, che trascorre 3 mesi alla Pelosa, fissa da anni; viene dalla Cornovaglia e non ne può più di vedere spuntare dalla sabbia tutte quelle orrende end cigarettes!

il ragazzo degli ombrelloni blu, che ringrazia senza enfasi, anzi apre il sacco nero al retino pieno di cicche e forse pensa  che la volontaria gli ha risparmiato un lavoro, lo ha fatto al posto suo… d’altra parte nessuno glielo impone! Nessuno pone divieti espressi, nessuno mette vasi di coccio con la sabbia in aree riservate ai fumatori… Fantascienza.

Alla fine parla con i baristi del chiosco, che sono molto sconfortati sulle condizioni di degrado della spiaggia. Che facciamo? Chiamiamo un reporter? Chiediamo di pubblicare le immagini di questo curioso fenomeno di lenta ‘erosione’ del patrimonio comune?

Fatto. Rita Fiori, la redattrice capo della cronaca di Sassari de La Nuova Sardegna, raccoglie la testimonianza.