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COME DORMI BENE!

gennaio 31, 2010
la finestra 2 vicino

è il film della vita quotidiana ripreso dal lato opposto della via: l’inquadratura è pressoché fissa, ma rappresenta una sorpresa anche per chi riprende…

VOYERISMO ESISTENZIALE

gennaio 30, 2010

…c’è un articolo su un magazine oggi che ne parla con tanto di foto indicative esplicative evocative rappresentative. Ci pensavo qualche giorno fa, sollecitata da qualche spunto radiofonico probabilmente… ebbene, quando ancora abitavamo in via B. al numero 2, su al 5° piano, la facciata di fronte si illuminava la sera dopo il breve intervallo tra la chiusura degli uffici dei primi piani e il rientro dei residenti. A suo modo rappresentava uno spettacolo, e personaggini da film cominciavano ad agitarsi nel quadro di quelle finestre, proprio come nel perimetro di uno schermo da proiezione. Con le luci calde di lampade a stelo angolari. Tutto era splendidamente nitido.
Di uno che dormiva sono riuscita a fare una foto. Una decisone fulminea. E con una vecchia Zenith, per giunta un po’ disassemblata, a cui aggiustare in fretta tempi e apertura di diaframma. Con la luce naturale che rimaneva. Un caso rimasto unico. Ma ciò che più mi ha inquietato è stato:

L’INVITO A PRANZO

(continua)

MORETTI dadaista

febbraio 5, 2009

 

DIARIO DI UNA MARATONA MORETTIANA ALL’OBERDAN.

MILANO, 31 GENNAIO.

 

Quando il conduttore della serata, sceso dalla scalinata laterale, si è presentato in svolazzante impermeabile oversize color bronzo sul parterre, ho pensato di avere un’allucinazione con sovrapposizione di immagini. Era come se Moretti e Nichetti, entrambi ospiti della manifestazione IL CINEMA ITALIANO VISTO DA MILANO, frullati insieme, si fossero riassemblati in un unico personaggio, perfetta sintesi dei due. Non so che scarpe porti Nichetti di solito, ma direi proprio che essendosi quelle distrutte irreversibilmente nel frullatore, il nostro eroe doveva averne rubato un paio a Moretti.

 

Dice che ha due notizie, una cattiva e una buona. Moretti ha perso l’aereo. Moretti sta arrivando, questione di minuti. Intanto parte il Filmquiz. Abbiamo in mano i fogli e le penne per rispondere, ci invita a prendere appunti prima di scrivere le risposte definitive, e per questo lascia le mezzeluci in sala. Un’olografia di Moretti scivola di fronte al pubblico. Con malcelato disprezzo si lamenta delle mezzeluci, errore imperdonabile, ma non può ammazzarlo, carne della sua carne. Porta con sé le schede con cenni di compilazione e promette ricchi premi, compresa un’incursione nella sua ponderosa mente a mo’ di viaggio nel tunnel degli orrori dei luna parc per chi, mission impossible, le indovinerà tutte e quaranta. Bisognerebbe essere lui. Solo lui può farlo. Solo lui può. Solo lui. Solo. SSSSSSSSS. Punto

 

Ci propinano dei filmini sfocati con delle bandiere rosse, immagini da un cesso molto affollato, gente che mentre parla guarda in su o in giù, uno che corre su un prato agitando le braccia, ripetizioni di scene su un tratto di strada dell'Urbe con scorcio di collina e insediamenti umani terrazzati stondati neo littori. Sempre su un prato incolto accadono prove di duelli, ammazzamenti, fidanzamenti, con rigurgiti sanguinolenti. Fine. Si riaccendono le luci.

 

Mi volto ruotando verso destra dalla metà sinistra della seconda fila per vedere che effetto fa vedere il pubblico degradante (e anche piuttosto degradato) che osserva silenzioso il Mito Vivente, inarrivabile. Un pubblico più che composto, decomposto. Spalmato su tutta la gradinata, ma di sinistra. Più o meno deluso, ma di sinistra. Lo testimonia la postura, l’abbigliamento. Sono rappresentate tutte le fasce d’età. Capelli bianchi a ciocche spettinate, ricci scuri, lisci castagnetti. Occhialini. Sciarpe non rosse. Il Mito Olografico premia il mesto vincitore con dodici risposte. La metà dell’esuberante spettatore di Locarno. Il milanes-coeur-in-man dichiarerà subito dopo l’assegnazione dell’ambito premio, calcolato in proporzione alla modestia del risultato, che avrebbe voluto comunque idealmente dividerlo con la platea, che intanto scema. E nella seconda parte della maratona la sala malauguratamente non si riempie. Mornichetti si dà un gran daffare per sedare il Padre Mitologico del Cinema Italiano (dell’ultimo ventennio) in preda a una crisi di nervi che sfocia in un’ira furibonda. Sette o otto delle poltroncine disegnate dalla Gae Aulenti, elegantissime nella loro sottile ma solida struttura ricoperta di pelle vera impunturata, vengono divelte e scaraventate a destra e a sinistra. Le potrete vedere ancora conficcate nella boiserie ai lati della sala: ora sono diventate un’installazione neo dadaista. Grande attrazione.

 

Alcuni infine si avvicinano per richiedere autografi sulla brochure e una donna, raffinatissima, ha perfino un album in carta riciclata eco solidale per raccogliere ordinatamente le firme delle notorietà. Un’altra che pareva scesa appositamente in città dai monti, gli dice candida che pur avendo preso appunti, non ha risposto a un solo quiz, ha pasticciato il foglio ma per il figlio che conosce bene il suo imitatore, chiede una dedica contenente l’Epica Minaccia, che in fondo ha il suo valore educativo: LE PAROLE SONO IMPORTANTI! (e giù botte…)

 

Verso le dieci e mezzo, cappottone e zaino in braccio, mentre Silvio Orlando recita dal back stage del Caimano, guadagno l’uscita. Nello zaino ho le scarpe da ballo e, non era garantito, ma per riprendermi dagli effetti indesiderati della lunga seduta, decido di farmi giusto due giri di liscio al volo alla Bocciofila prima di rientrare.

Corti d'animazione – Fantasmi

gennaio 28, 2009

www.dervio.org

Quattro gatti.

Poco reattivi ieri sera alla proiezione dei corti

d’animazione vincitori al Festival Internazionale

di Dervio, 2008.

Che fa la Provincia di Milano?

Produce e non promuove?

http://www.provincia.milano.it/cultura/manifestazioni/oberdan/