Posts Tagged ‘consumi’

ITALO, EATALO E IL BABBO NATALE PER TUTTE LE STAGIONI DI CORSO BUENOS AIRES

maggio 4, 2015

zan piazza po a grano 2010

Il primo è il probabile nome di un italiano ex coloniale nato nel primo ventennio fascista, diciamo attorno al 1926, che negli anni ’60 alla soglia della quarantina, scocciato dal lavoro in divisa, trovava le modalità per andare in pensione anticipatamente: una presunta malattia cronica certificata da medici vari e respinta più volte da commissioni serie in almeno due città di questo sciagurato Paese, accettata dietro opportune manovre lubrificanti (cassetta vini pregiati all’impiegata e dupont al dirigente) in piccolo centro di regione defilata non meglio precisata… Risultato: 50 anni di emolumenti a spese della comunità (oggi Italo ha quasi 90 anni e il dato andrebbe moltiplicato per il numero enorme di furbi che approfittarono delle leggi morbide del passato!). E, con riferimento alla foto di cui sopra (montaggio eseguito per un progetto A-Ortista del 2008 di campo di grano in piazza Po, a Milano), Italo dovrebbe poterci raccontare da testimone oculare, gli Orti di Guerra che furono seminati nelle città per la politica sconsiderata che generò illibertà e fame autarchica.

Il secondo è il simbolo del contenitore di cibo di qualità che pochi si possono permettere: bio, a filiera controllata, sano e gustoso come è nelle pretese. Per pochi. Cresce intanto la fila alle mense dei poveri. Per inciso, al Mercato del Duomo, gli arredi sono fatti con assemblaggi di cassetti di vecchi comò: ecco dove finisce la cultura contadina! Pane a 10-12 euro e più al kg…

zan piazza ambrosoli a grano 2010

Suv e campo agricolo sotto casa: si percepisce qualcosa di stonato?

Il terzo è il nome che io do al barbone che alloggia in fondo a corso Buenos Aires sulla sinistra verso Loreto. Ha il fisico del ruolo (la tastiera non scrive correttamente il francese con gli accenti circonflessi, troppo lunga andarli a cercare nelle sottosezioni dei simboli…). Ha fame. Mangia le patatine con le due salse, gialla e rossa, offerte dai passanti impietositi che ne acquistano un cartoccio al nuovo spaccio insediato a pochi metri? Boh, quando passo di lì per andare… eheh, curiosi! lui dorme e parla nel sonno, ma c’è troppo rumore per sentire quel che rivela.

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DEMATERIALIZZARE DOVE

gennaio 27, 2015

Pura illusione. Sembrava che la tecnologia miniaturizzasse tutto. Invece no. I telefoni da passeggio diventan lenzuolini, sottili vabbè, ma poi ci vuole l’involucro protettivo antiurto personalizzato, uno per ogni giorno della settimana, per il compleanno, per natale e ferragosto, per il gatto e per il cane… Credevo che la vendita fosse circoscritta a Piazza Duomo: un manico d’ombrello cinese per allontanare l’apparecchio dai volti e inquadrare uno sfondo più ampio, per telescattarsi un sacro selfie. E per interrompere definitivamente la consuetudine di chiedere ‘Scusi, ci fa una foto?’. L’ho visto in mano a una turista sulla Passeggiata Anita Garibaldi, in riva al mar. Che ribolle di schiuma giallina.

LA MIA VICINA

novembre 29, 2014

È uscito per Sellerio il libro Confessioni di una vittima dello shopping, di Radhika Jha, tradotto da Alfonso Geraci. Jha, scrittrice indiana che ha vissuto per diversi anni in Giappone e scrive in inglese, racconta la storia di Kayo, una donna sposata benestante e con due figli che dopo aver incontrato una vecchia compagna di scuola viene introdotta in un “club” formato da donne con l’ossessione dello shopping. Il club farà scivolare Kayo in una drammatica dipendenza, con conseguenze molto pericolose.

Leggo IL POST on line e mi  imbatto in questo articolo. Volevo commentare direttamente ma la pagina è ormai chiusa. Mi ci sono iscritta comunque col nick PIERPAOLA (così mi chiamava il dottor Barboni, antico medico di famiglia…  quanto incide un nome sentito pronunciare anche solo per scherzo nell’infanzia…?), ma per dire che? …che ho incontrato una come Kayo. La mia ex vicina di casa, tornandosene in Giappone in fretta e furia con due trolley raffazzonati, scarmigliata come non era mai stata, ha lasciato scatoloni di merce in soffitta, sul pianerottolo e in giro per la casa in disarmo (presa in affitto e non pagata per anni…) e me li ha affidati. Ne hanno beneficiato in tanti, o meglio, tante amiche e conoscenti, dato che mi sono messa a distribuire roba a destra e manca, per smaltirla nel più breve tempo possibile.

La scrittrice indiana fa il paio con Amélie Nothomb, europea immersa come tempura in milieu giapponese… Testimonianze di una società profondamente malata. Agghiaccianti.

IO SONO IL SUO C…

settembre 30, 2014

Un marchio della grande distribuzione si fa pubblicità personificandosi (non è l’unico, nel gioco di specchi tra cliente consumatore e produttore distributore).

Ma lei chi è? chiede accorata la massaia.

Io sono il suo C…

La voce è tonante come quella di un dio multipotente che può almeno calmierare i prezzi. La cliente, consumatrice devota, chiede di risparmiare sulla passata di pomodoro… e anche sul bagnoschiuma? Le viene concesso, anzi, la sua preghiera sarà esaudita. Fino al 31 dicembre? Accordato.

E se il vero risparmio stesse non tanto nello spendere meno su un flacone, ma usare meno prodotto ed esigerne di qualità migliore, per esempio davvero ecocompatibile?

I CHING E LA SPESA

febbraio 20, 2014

M. mi ha detto che si possono fare una sola volta nella vita.  Le indicazioni tratte da quella unica seduta sarebbero inoppugnabili. Le successive non valgono! A. e O. li consultano o li hanno consultati più volte, alla bisogna. Chi ha ragione? Lascio cadere la domanda su chi passerà a leggere e avrà voglia di rispondere, ben consapevole del fatto che c’è tutto un sottobosco di credenze, o approcci scettici ma in qualche modo devoti alle tradizioni divinatorie elaborate in tutti gli angoli del mondo, da qualsiasi civiltà, che dà da pensare. E questo è di per sè interessante. Senza contare i risvolti in campo politico e sociale. Cosa dicono i Ching di Renzi? E degli italiani che lo bramano? E di tutti quelli che lo subiranno? Esiste la scienza dei controlli incrociati delle premonizioni??

Spesa: con l’ossessione degli imballaggi e dei rifiuti, cerco di separare subito nella maniera più corretta carta, plastica, metalli, ecc. Ma una cosa è certa! I prodotti senza la loro scatola colorata, il loro raffinatissimo packaging, sono molto, ma molto meno invitanti! Ci sarà mica un imbroglio sotto… uhm…

IRRAZIONALISMI DOMESTICI E NON

dicembre 29, 2010

IRRAZIONALISMI DOMESTICI E NON
 
Un piatto sbeccato non si getta mai via!
Due sorelle che non si trovano il fidanzato quasi apposta per passare sempre le vacanze assieme.
(film consigliato: Che fine ha fatto Baby Jane?)
Il figlio quarantenne scapolo che abita a trecento chilometri torna sempre da mamma e papà.
La cugina emigrata in America porta il culatello in valigia.
Il cugino cinquantenne manda lo stesso sms la mattina a nove potenziali fidanzate.
Tre delle quali si candidano all’amplesso nelle successive dodici ore.
Si candidano.
Belpietro dice dell’attentato preparato e fasullo a Fini.
Intanto ci dà indicazioni sul suo e su quello di B. colpito dal Duomo.
I vasetti delle spezie vecchi di 30 anni e mai svuotati o rinnovati.
I capperi del 1989.
Il ketch-up della discordia.
La maniglia della finestra rotta.
Lo spiffero eterno.
I paralumi che cambiano inaspettatamente.
Le tendine che mutano magicamente.
I materassi sostituiti faticosamente dopo trentacinque anni.
La credenza funzionale sorprendentemente eliminata.
La nuova credenza legno spazzolato effetto cassa da morto senza il posto per le tazze che finiscono in un cassettino in basso.
La mensolina con i piatti cinesi blu simil-qualcosa di Pracchi a 50 centesimi in bella mostra.
Sbeccati.
 
 
(God is in Details)
 
 
 

COINCIDENZE, FREEGANS E I ROMANI

novembre 16, 2010

 

C'è un tizio inglese o tedesco, un bel ragazzo determinato… che non mangia altro: immondizia. Non è indigente, è fissato. Da quando, ragazzino, per dare una mano nella fattoria di famiglia, era addetto al porcile e il suo compito consisteva anche nel procacciare il cibo per gli animali, raccogliere gli scarti di cucina ad esempio. Pane vecchio, bucce… roba avanzata. Un giorno ne assaggiò e capì che si poteva tranquillamente consumare. Capì lo spreco.

A Pisa, qualche mese fa, qualcuno aveva lasciato una sportina bianca sul parapetto del lungarno. Non resistetti, mi avvicinai e apersi le vaschette in alluminio con coperchietto di cartoncino. La mia curiosità scientifica fu soddisfatta: cibi cotti, carne e verdure occhieggiavano dai contenitori. Erano cibi fragranti, appena cucinati, dimenticati o lasciati lì apposta in dono. Forse dalle finestre di un palazzo che si affaccia sul fiume, c'era chi osservava la reazione dei passanti.

Non conoscevo la storia del freegan anglosassone sennò mi sarei sentita confortata. Invece mi sconsigliarono. Mi chiedo: ci può essere una sorta di UNABOMBER dei cibi che si diverte a far del male ad affamati o golosoni? Uno scienziato pazzo che inocula pericolosi batteri per sterminare i barboni?

A Roma vedo gettare via una quantità di cibo impressionante. A Milano sarà pure peggio… ma io personalmente ne ho avuto evidenza laggiù. Una guerra tra poveri, o tra 'pseudoricchi' che è la stessa cosa. E gettare via le risorse naturali è altra similare aberrazione: a Castel Porziano ci sono i 7 CANCELLI, stabilimenti balneari, di cui in questa stagione aperti tre. Qui la macchia mediterranea e le dune sposano il mare. A ben guardare, oltre a scarti umani lungo la strada a prostituirsi, molti rifiuti abbandonati sono seminascosti tra la vegetazione. A Santa Marinella, cumuli di immondizia ad ogni angolo: è la mareggiata, fa una. Certo, se gettiamo i rifiuti in mare, prima o poi tornano. Tutto va a finire da qualche parte. Il mar Mediterraneo è chiuso e le plastiche ricircolano sbattendo sulle coste tirreniche a seconda dei venti, su o giù. La Toscana è particolarmente bersagliata. Ma anche il Lazio non scherza. Ci rimangiamo la merda che facciamo. Ormai la plastica è mescolata al suolo e frammentata in mare, entra nella catena alimentare sempre più massicciamente.

Auguri! 

Tra le coincidenze: un tizio dalla voce disperata cantava …accanto a te non ci sto più guardo le nuvole lassù… chi se ne va che male faaaaaaa… i peperoni ripieni di numidio quadrato sono una favola, in una laterale di viale Libia c'è la Sedia del Diavolo, pochi i residenti che la conoscono.. Ma lo scenario è raccapricciante. Edifici ributtanti la circondano. Uno scempio. Chi salverà Roma? Chi salverà l'Italia? Un'illusione. L'Italia non esiste, perciò neanche gli italiani. Un popolo indefinibile. Italici? Italicazzoni! Andate a vedere le coste erose e cementate, le valli sfruttate e ferite dalle autostrade e dai capannoni. Politica di consumo del suolo. Traduzione: alluvioni, frane. Gli affaristi del cemento se la spassano al mare delle isole caraibiche. Nel fango affondi tu. Quale dio hanno pregato?

 (nella foto, cibo 'spazzatura' da non acquistare, nè recuperare… cercate di meglio: frutta, verdura… ancora fresca!)