Posts Tagged ‘corsi di scrittura’

JOYCE – COE

maggio 10, 2011

ILLEGGIBILE – LEGGIBILE

(Uno dei due ha detto: vorrei che la gente passasse la vita a leggermi… L'altro lo pensa…)
((La scuola deve insegnare a stare nel proprio ambiente naturale, cioè la lingua, una delle tante…))
(((Lingua macedonia, contaminazioni, neologismi, internalizzazioni, esperanto… epica delle traduzioni impossibili… dalla lettura si esce più ricchi, più accorti e più vivi)))

RADIO RAI – PAGINA TRE

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CORSI E RICORSI

maggio 20, 2010

Mi hanno parlato molto bene di … e dei suoi seminari di scrittura. Ma io istintivamente non mi fido di chi cerca clienti o adepti. Ho il sospetto che dietro la somministrazione di un ‘buon consiglio’ non richiesto vi sia una piccola insidia. Ho come un vago sentore di biz biz… business.

La condivisione di un momento culturale, di inesplicabile ma tangibile valore astratto quale la combinazione di lettura e scrittura, ha nel mio immaginario, altri connotati: si realizza con un vero e profondo scambio svincolato da basse implicazioni economiche. Profondo, in quanto argomentato, ricco di spunti, appassionato, analitico, ampio, toccante, vibrante, sfaccettato, coinvolgente, maturo, sorprendente…

Si pone qui una atavica questione. L’interesse del venditore è infatti tanto profondo quanto vero. Poiché mira con ogni mezzo ad ottenere il risultato: vendere e guadagnare. Il suo stile, il suo modo di porsi al potenziale acquirente, può essere profondamente appassionato ma può non essere altrettanto vero il suo interesse per l’oggetto venduto. Oppure, è profondamente vera la sua abilità di celare il disinteresse profondo per l’oggetto che tenta di vendere e che magari lo disgusta (così come accadeva e forse tuttora accade al povero piazzista di aspirapolveri che mi confessò al termine di una dimostrazione, tutto il suo disagio), a meno che non lo abbia adottato moralmente o fatto con le sue mani e ne detenga la sacra paternità! Ma anche a quest’ultima condizione, potrebbe non essere verificato il suo amore per la vendita, dettata per l’occasione magari solo dalla necessità.

In definitiva qualsiasi circostanza in cui un servizio o un bene passa da un soggetto a un altro dietro pagamento di un corrispettivo, si può sempre, se non misurare, percepire la gradazione di affinità con la proposta, di aderenza ideale, di sincerità e onestà. Se il ballerino di tango e il regista teatrale vivono dei corsi che tengono, tutti si possono iscrivere per una antica passione o per un ghiribizzo. Più iscrizioni si totalizzano, e più soddisfatti e prosperi troveremo i nostri eroi ideatori dei corsi stessi.

Ma, se l’ammissione al corso dipendesse da un’onesta giuria pronta a valutare la reale propensione, o meglio, la predisposizione, al ballo o al canto e al lavoro attorale? Sicuramente il numero dei partecipanti si restringerebbe. E se, poniamo, invece che pagare, questi fossero pagati, come quando si istituiscono borse di studio, allora i criteri di ammissione, come sarebbero? Molto selettivi. Esclusivi, si potrebbe sostenere, col rischio di penalizzare talenti molto nascosti. Allora, democraticamente, populisticamente, furbamente, ecumenicamente, si dia a tutti l’opportunità di provare, di cimentarsi con il teatro, la scrittura, il ballo. Si aprano le danze! E non si dica che sulle velleità di molti poveri diavoli si può speculare. La civica funzione dei corsi è aggregare, mettendo in conto tutte le dispersioni del caso o sperando in un’autoselezione. Ti si offre generosamente un'opportunità. Sta a te, capra, giocartela!
 
La motivazione morale del docente ai seminari e ai corsi di scrittura potrebbe suonare nel modo seguente: così come io ho vissuto (fin dalla più tenera età) e vivo il piacere della scrittura, e percepisco la difficoltà di altri ad esprimersi compiutamente e ad affermarsi, voglio contribuire a spianare loro la strada, a indagare le loro vere propensioni e motivazioni, a disvelare il loro vero talento, a guidarli sulla strada del successo! Dotandoli degli strumenti della scrittura piana ed efficace, viva e produttiva. E, se fosse contorta? Contorta e lancinante, dura e scomposta, sporca urtante, urticante e rivoltante? Quali sono i buoni modelli? Cosa significa scrivere bene? Forbito, fluido, scorrevole, divertente, innovativo?

Adesso penso proprio che sia il caso di togliere il nome del famoso cultore di scrittura all’inizio di queste righe. O lo lascio? Potrei citare anche il regista che rivede in tutti i suoi allievi se stesso, si moltiplica in loro, li sente soffrire nell’ acquisizione della postura, della memoria del testo. Rivive in ciascuno di loro i suoi stessi affanni, la fatica ma anche la gioia, lo stupore, la leggerezza, l’elevazione: se ne compiace e se ne bea. E tutto ciò non si può banalizzare e ridurre ad un’operazione commerciale.

La psicologa-giornalista-conferenziera-scrittrice-attrice che propone il corso di autostima che aiuta a parlare in pubblico poi, sa che quello di esprimersi oralmente in maniera efficace ed incisiva è un problema diffuso, e richiama attorno a sé dal contado tutti coloro che si sentono affetti da incapacità, timori e timidezze. Anche lei deve saper trasmettere la passione e il calore della sua azione istruttiva, sennò sbiadisce, rischia di perdere credibilità e dunque di valore.

Al di là dei numeri degli adepti e della contabilità delle rispettive quote, ai santoni di turno, che siano guru del ballo, del teatro, della scrittura creativa, serve una sola dote: essere vivi, nel senso di liberi. Devono rappresentare e incarnare la libertà di trasmettere, sulla base della propria esperienza, il sapere e le sue tecniche di espressione.

Le modalità di aggregazione attorno a tali occasioni di confronto culturale, seguono in fondo regole semplici e inevitabili. A seconda del vento che tira, gli enti, le fondazioni e le amministrazioni pubbliche si fanno carico dell’aspetto economico di iniziative finalizzate allo sviluppo intellettivo, all’intrattenimento di qualità, al benessere dell’individuo nella sua comunità. Oggi prevale la tendenza a ridurre le risorse per renderne possibile la realizzazione in ambito pubblico, spostando tutto sul binario del privato. O al massimo, privato e pubblico residuo si trovano in quell’intersezione speciale: l’area delle sponsorizzazioni.

Così la libreria di tendenza offre lo spazio, gratifica con sconti e regali gli organizzatori del corso che con l’incasso pagano il cachet allo scrittore-esperto-protagonista e tutte le spese; il locale che al corso di ballo abbina l’aperitivo, il buffet col catering e tutto l’indotto; l’atelier di moda che mentre ospita la conferenza del fotografo-viaggiatore, con i suoi innumerevoli scatti artistico-ludico-pirotecnici, vende giubbetti rosso-lilla-fucsia-amaranto per sport estremi ma tanto richiesti anche in città. Ah, promuovendo al tempo stesso, il prossimo corso di fotografia! Non proprio per tutti, è il messaggio a doppio taglio, ma per tutti quelli che valgono, come voi.
 
Cogliere o smascherare nei comportamenti umani, l’aspetto vilmente commerciale che rasenta la truffa o vi rientra pienamente, è doveroso. Doveroso è anche, se lo si accerta, rendere merito a chi si impegna a offrire reali e non solo realistiche, opportunità di formazione e crescita senza uno spropositato (e inutile) tornaconto materiale. Un ragionamento da comunista?