Posts Tagged ‘crisi di nervi’

CHE SKIFFER..!

febbraio 22, 2009

La Skiffer sa quel che vuole: 10 partecipanti paganti ossequianti al suo tour. 1500 euro alla settimana in barca, d’agosto, cuccetta + servizi + sevizie psicologiche. Sono escluse le spese di cambusa da concordare a seconda delle esigenze del gruppo. Ma come si fa a stabilire le esigenze di un gruppo eterogeneo? Un gruppo di persone adulte che decidono di uniformarsi diligentemente su cosa mangiare a colazione, cosa mangiare a merenda e cosa tenere di riserva: ve le immaginate? Non parlo per esperienza diretta ma per osservazione darwiniana. Allora, questo è anche il motivo del mio tergiversare, ho visto scendere a terra il gruppo e dirigersi verso il supermercato, ho intuito che la lista della spesa era stata compilata da un soggetto o due con il contributo relativo degli altri che dicevano di aggiungere o togliere qualche cosa senza però produrre effetti significativi, ho visto un piccolo drappello disunito pilotato dai ‘leader’ autoaffermatisi come tali con la forza del carattere, con gli strumenti della prevaricazione e del ricatto morale, in una dinamica perversa che si vede nei piccoli contesti così come nelle situazioni allargate, socialmente rilevabili.

Un certo René Girard, che consiglio di leggere, è emblema delle sue stesse teorie. Si tratta di uno studioso che sostiene che tutto nell’esistenza, sia in ambito privato che pubblico, obbedisce alle leggi del:

–  desiderio mimetico;

–  capro espiatorio.

Egli stesso è rimasto a lungo isolato dalla comunità filosofica e trattato come un capro espiatorio. Non credo che ne fosse stupito!  Da qualche anno è membro dell’Accademia di Francia.

La Skiffer, dicevamo, fa bene i suoi conticini e incassa. Deve ovviamente trovare il modo di soddisfare i suoi clienti che non sono semplicemente clienti ma fratelli di mare, compagni di avventura, e che si mettono nelle sue mani dal primo all’ultimo giorno, perché lei governa la barca, lei sa come farla partire e ormeggiarla, lei sa prendere il mare anche in condizioni avverse, lei li esorta o li conforta a seconda delle circostanze, lei li vezzeggia, ma anche li controlla e talvolta li rimprovera. Un mestiere di responsabilità, è fuori di dubbio. Un mestiere che esalta le proprie capacità organizzative, il proprio senso di onnipotenza: un mestiere da dio!

10 sono i ‘fortunati’ allora, che salpano alla volta delle isole minori o verso i tratti di costa mediterranea più selvaggi e impervi, raggiungibili solo via mare.

Così il rito sacrificale si compie, anche in vacanza, anzi insospettatamente proprio lì raggiunge le sue forme più insidiose!          …continua

MORETTI dadaista

febbraio 5, 2009

 

DIARIO DI UNA MARATONA MORETTIANA ALL’OBERDAN.

MILANO, 31 GENNAIO.

 

Quando il conduttore della serata, sceso dalla scalinata laterale, si è presentato in svolazzante impermeabile oversize color bronzo sul parterre, ho pensato di avere un’allucinazione con sovrapposizione di immagini. Era come se Moretti e Nichetti, entrambi ospiti della manifestazione IL CINEMA ITALIANO VISTO DA MILANO, frullati insieme, si fossero riassemblati in un unico personaggio, perfetta sintesi dei due. Non so che scarpe porti Nichetti di solito, ma direi proprio che essendosi quelle distrutte irreversibilmente nel frullatore, il nostro eroe doveva averne rubato un paio a Moretti.

 

Dice che ha due notizie, una cattiva e una buona. Moretti ha perso l’aereo. Moretti sta arrivando, questione di minuti. Intanto parte il Filmquiz. Abbiamo in mano i fogli e le penne per rispondere, ci invita a prendere appunti prima di scrivere le risposte definitive, e per questo lascia le mezzeluci in sala. Un’olografia di Moretti scivola di fronte al pubblico. Con malcelato disprezzo si lamenta delle mezzeluci, errore imperdonabile, ma non può ammazzarlo, carne della sua carne. Porta con sé le schede con cenni di compilazione e promette ricchi premi, compresa un’incursione nella sua ponderosa mente a mo’ di viaggio nel tunnel degli orrori dei luna parc per chi, mission impossible, le indovinerà tutte e quaranta. Bisognerebbe essere lui. Solo lui può farlo. Solo lui può. Solo lui. Solo. SSSSSSSSS. Punto

 

Ci propinano dei filmini sfocati con delle bandiere rosse, immagini da un cesso molto affollato, gente che mentre parla guarda in su o in giù, uno che corre su un prato agitando le braccia, ripetizioni di scene su un tratto di strada dell'Urbe con scorcio di collina e insediamenti umani terrazzati stondati neo littori. Sempre su un prato incolto accadono prove di duelli, ammazzamenti, fidanzamenti, con rigurgiti sanguinolenti. Fine. Si riaccendono le luci.

 

Mi volto ruotando verso destra dalla metà sinistra della seconda fila per vedere che effetto fa vedere il pubblico degradante (e anche piuttosto degradato) che osserva silenzioso il Mito Vivente, inarrivabile. Un pubblico più che composto, decomposto. Spalmato su tutta la gradinata, ma di sinistra. Più o meno deluso, ma di sinistra. Lo testimonia la postura, l’abbigliamento. Sono rappresentate tutte le fasce d’età. Capelli bianchi a ciocche spettinate, ricci scuri, lisci castagnetti. Occhialini. Sciarpe non rosse. Il Mito Olografico premia il mesto vincitore con dodici risposte. La metà dell’esuberante spettatore di Locarno. Il milanes-coeur-in-man dichiarerà subito dopo l’assegnazione dell’ambito premio, calcolato in proporzione alla modestia del risultato, che avrebbe voluto comunque idealmente dividerlo con la platea, che intanto scema. E nella seconda parte della maratona la sala malauguratamente non si riempie. Mornichetti si dà un gran daffare per sedare il Padre Mitologico del Cinema Italiano (dell’ultimo ventennio) in preda a una crisi di nervi che sfocia in un’ira furibonda. Sette o otto delle poltroncine disegnate dalla Gae Aulenti, elegantissime nella loro sottile ma solida struttura ricoperta di pelle vera impunturata, vengono divelte e scaraventate a destra e a sinistra. Le potrete vedere ancora conficcate nella boiserie ai lati della sala: ora sono diventate un’installazione neo dadaista. Grande attrazione.

 

Alcuni infine si avvicinano per richiedere autografi sulla brochure e una donna, raffinatissima, ha perfino un album in carta riciclata eco solidale per raccogliere ordinatamente le firme delle notorietà. Un’altra che pareva scesa appositamente in città dai monti, gli dice candida che pur avendo preso appunti, non ha risposto a un solo quiz, ha pasticciato il foglio ma per il figlio che conosce bene il suo imitatore, chiede una dedica contenente l’Epica Minaccia, che in fondo ha il suo valore educativo: LE PAROLE SONO IMPORTANTI! (e giù botte…)

 

Verso le dieci e mezzo, cappottone e zaino in braccio, mentre Silvio Orlando recita dal back stage del Caimano, guadagno l’uscita. Nello zaino ho le scarpe da ballo e, non era garantito, ma per riprendermi dagli effetti indesiderati della lunga seduta, decido di farmi giusto due giri di liscio al volo alla Bocciofila prima di rientrare.