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MEZZE ARANCE E UNA SUORA

gennaio 9, 2013

Una vecchietta tremolante si avvicina al banco della frutta in disarmo, sono le 13.44 in Vespri Siciliani, il mercato sgombera per le due. Ci sono sei mezze arance avanzate dalla mostra. Lei le indica con la punta del naso, le mani inguantate in lana consumata su un carrello vuoto, e chiede con voce debole se le può avere.

Giù per Caravaggio c’è, oltre alla clinica del famigerato medico gambizzato, un istituto religioso imponente. Sfilando tra la ciclabile e il marciapiedi, ci sbilanciamo entrambe e ci sfioriamo. Mi volto per dare un segno alla suora in corto color coloniale e calze bianche. Scusi! facciamo all’unisono. Poi le dico: l’ho spaventata (la bici silenziosa talvolta sopraggiunge da dietro inaspettatamente), mi spiace! No, no, fa lei con voce potente, e emana luce da una faccia aperta anche senza sorrisi eccessivi.

Donne.

DONNA DONNA

ottobre 3, 2011

Vado in acqua, e mi fermo a riva per ambientarmici. E' vero che fa ancora un bel caldo ma la temperatura del mare non è esattamente come quella del 18 agosto. La pacatezza e la limpidezza sono molto invitanti, e i piccoli pesci ti sollecitano a immergerti perché finché te ne stai lì fermo aggrediscono con teneri ma decisi morsetti la pelle dei piedi e delle caviglie: sono delle occhiatine curiose e affamate. Una tipa non giovane sopraggiunge e si butta immediatamente. Temeraria. Impavida. Oppure, frettolosa. Le dico: ah, lei è proprio una donna…  e cercavo l'aggettivo… mi precede e si autodefinisce una donna-donna. Eh, no! Vista la contrapposizione, se tu sei donna-donna e ti butti subito, io che mi butto dopo che cosa sono? Allora rilancio: una donna-uomo! IO sono una donna-donna e non ho bisogno di ostentare forza fisica, tu invece sei donna-uomo. Ah, mi offendo, mi dice. Poi sono più forti le donne degli uomini, no?, incalza. Certo. Ma non hanno necessità di attestarlo, ribadisco. Poi io avrei detto donna forte, alludendo alla prestanza fisica, che peraltro non mi interessa paragonare nè soppesare, nè mettere sul piatto della bilancia o su un terreno di competizione… La osservo, semplicemente. La registro come un dato di fatto e mi comporto secondo i miei criteri. Alla fine mi chiede che cosa ho inteso io per donna-donna. A parte che, ancora una volta, non sento l'urgenza di enfatizzare il concetto di donna, elaboro lì per lì, con una certa ironia: una donna al quadrato, una donna pienamente compiuta. Ma quella rimane una donna-uomo. Nel senso limitativo. Infatti continua a competere.