Posts Tagged ‘donne decise e maschie’

MEZZE ARANCE E UNA SUORA

gennaio 9, 2013

Una vecchietta tremolante si avvicina al banco della frutta in disarmo, sono le 13.44 in Vespri Siciliani, il mercato sgombera per le due. Ci sono sei mezze arance avanzate dalla mostra. Lei le indica con la punta del naso, le mani inguantate in lana consumata su un carrello vuoto, e chiede con voce debole se le può avere.

Giù per Caravaggio c’è, oltre alla clinica del famigerato medico gambizzato, un istituto religioso imponente. Sfilando tra la ciclabile e il marciapiedi, ci sbilanciamo entrambe e ci sfioriamo. Mi volto per dare un segno alla suora in corto color coloniale e calze bianche. Scusi! facciamo all’unisono. Poi le dico: l’ho spaventata (la bici silenziosa talvolta sopraggiunge da dietro inaspettatamente), mi spiace! No, no, fa lei con voce potente, e emana luce da una faccia aperta anche senza sorrisi eccessivi.

Donne.

CALO DEL DESIDERIO

ottobre 24, 2010

1. Calo del desiderio da confidenza con le amiche? Fate come me e la Giuliana. Trovatevi un sabato sera in casa con i mariti e i figli che se ne stanno separatamente avvinti a qualche schermo di videofonin-pc… Mentre una stende la pasta della pizza e l'altra monta la panna per il dessert, vi consultate su origano e consistenza delle meringhe, poi improvvisamente, al culmine del coinvolgimento manuale, tra uno sbuffo di farina e uno schizzo bianco sulle piastrelle di rivestimento, deviate su un tema scottante: quale detersivo per piatti lascia le vostre amate stoviglie pulite e brillanti ma senza quel fastidioso odore di finto limone al sentore di lavanda acetata? Per non dire di quanto possa affiorare sulle righe, tra le righe, una battuta e l'altra. Il focolare rivisitato e valorizzato!

2. Vi hanno parlato del sesso tantrico e morite dalla voglia di saperne di più? Non fate come M. che ha consultato Internet e si è imbattuto in un sito, anzi due. Trovatosi così al bivio, ha preso forzatamente una strada, malauguratamente quella sbagliata. Totale: 300 euro per una finta lezione praticatagli da due operatrici, una gatta e una volpona, su un fouton, per un'oretta di frustrante commedia. Fidatevi delle amiche che coltivano con gusto il loro lato casalingo nascosto!

SEDUTA AL MERCATO

ottobre 20, 2009

Cosa c’è di meglio di una corsa al mercato un’ora prima della chiusura per acciuffare quel che manca in casa a prezzi stracciati?
Attenzione, l’affare è doppio se i venditori hanno tenuto le cassette della merce migliore fino all’ultimo come ‘mostra’ e se per liberarsi di quelle poche rimaste abbassano pure la quotazione… due chili al prezzo di uno, tre ananas al prezzo di due… sennò, ragioniamo, dovendole riportare a casa e vendere il giorno dopo, non può che essere la roba più fresca! (controllare bene che non siano invece avanzi o marciume!!!) No no, ma poi i trucchi del mercato li conosciamo…

Insomma, vado per e chi ti incontro? La Antoniella (trattasi di nome derivato da un tradizionale Antonietta rifiutato e mescolato con un più banale ma accettato come aggiornato Antonella), una figura di ottantaquattrenne che fa il paio con la Cecilia dei monti piacentini. Ma, a parità di brillantezza mentale, questa inurbata ha i denti o la protesi a misura. Ne dico solo una piccola serie per non entrare troppo nel merito: abbiamo passato un’ora a parlare, tra gli effluvi della polleria-rosticceria, gli spintoni di chi doveva passare con le borse, l’ondata dei ragazzi usciti da scuola, come in UNA BOLLA. Elegante nel suo cappotto di panno scozzese dai toni blu e verde scuro, coi bottoni ricoperti di stoffa blu e incorniciati d’oro, appena visibile. Una cartella sottobraccio e una sportina verde. Gli occhiali à jour e un’onda libera di capelli bianchi. Sbarra gli occhi di stupore e sorride affettuosa. Stringe le mani guantate (entrambe le sue in biancolana e entrambe le mie di pelle marron) e comunica umanità da tutti i pori, anche se ben vestiti! Si passano in rassegna i fatti e i misfatti degli ultimi sei mesi: i vivi, i morti che camminano, i morti-morti, i malati consapevoli e inconsapevoli, i sani consapevoli o inconsapevoli. Quando fa per dirmi che in certi casi non vale nemmeno più essere giusti, per rappresentarmi l’idea mi racconta di una sua disavventura: LA TRUFFA.

Un giorno, per strada mi avvicina una signora: Ti ricordi? Sono N… Ma come? Un pizzico di diffidenza iniziale lascia il campo alla curiosità e alla disponibilità ad ascoltare le vicissitudini che la tizia comincia a raccontare (1° – intontire la vittima di bla bla). Ti accompagnamo a casa, sai ti devo parlare… Io veramente non ricordavo proprio di conoscerla ma temevo di offenderla… lei mi rivela allora: all’ospedale, ci siamo conosciute in ospedale io sono l’infermiera… aahhh ecco, infatti ero stata operata proprio qualche mese prima (2° – far riferimento a malattie o altre disgrazie recenti, tanto ce ne sono sempre, soprattutto se uno è anziano) … sai, ho dei lavori in casa e non so dove mettere questi gioielli… ah ti aiuterei ma anni fa ho avuto un furto e non so se qui da me sono sicuri…
conclusione: si convince della buona azione che può facilmente compiere, mostra alla donna accompagnata da un uomo e un bambino (3° – lasciare la creatura in macchina per avere la scusa per scappare in fretta) dove si trovano gli ori che i figli le avevano regalato per rimpolpare l’ammanco precedente e prepara il caffé. l’uomo chiede di andare in bagno e spazzola via tutto. la donna si ricorda del bambino e dice che è meglio andare a vedere come sta, non si sa mai. l’uomo uscito dal bagno dove ha potuto nascondere bene tra la maglietta e la camicia il bottino, racconta l’ultima storia patetica all’anziana (4° – dare di sè una buona impressione fino alla fine) che gli dà un bacio di conforto, tutta commossa.

Prego per il loro ravvedimento, mi ha detto l’Antoniella.

Il male fa male a chi lo fa, mi ha ripetuto, raggiante.

Alla fine, ho portato a casa tre finocchi per un chilo, due chili e mezzo di pomodorini, sei carote, mezzo chilo. Il pesce era finito e sbaraccava.
 
Oggi, digiuno! Riflettiamo sul presente.

PILLOLE

agosto 11, 2009

Ieri all’Asinara, sulla navetta che collega Cala Reale a Fornelli, c’era una famigliola. Tre bimbi piccolissimi, dai cinque anni in giù. La baby sitter teneva la più piccina. La bimba si dimenava sul sedile e a un certo punto va a dare una capocciata al vetro. Non grave. Ma comincia a piangere e a chiamare la mamma che, con espressione forzatamente indulgente, da quattro posti avanti passa il ciuccio, di mano in mano come i secchi d’acqua per spegnere il fuoco. Alla fermata del carcere, il gruppetto scende e noto che la donna, quarantenne, ha un benefico rigonfiamento ventrale che denota lo stato di gravidanza: la quarta. CHE EROINA, esclamo, e mio figlio dodicenne: …CHE DEVE PRENDERE TUTTI I GIORNI!

C'é LETIZIA e Letizia

maggio 26, 2009

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LETIZIA, IL BUON SENSO E IL CONSENSO.

 

Letizia qui non è Noemi, bensì la Moratti. Interrogata sui progetti dell’EXPO, si barcamena sorridendo molto a(ma)bilmente e conduce l’interlocutore dove vuole. Sul suo terreno di gioco. Non solo perché è stata invitata lì apposta. Tiene la palla e non la passa. Dice che Milano ha avuto un riconoscimento a livello internazionale per aver istituito una commissione di vigilanza sul grado di contaminazione mafiosa delle imprese, che il verde promesso ai cittadini milanesi ci sarà, rigoglioso e abbondante (più del Central Park, e di altri parchi urbani celeberrimi) secondo il ridondante e ambizioso progetto LE VIE D’ACQUA che attinge alla visione leonardesca della città. Le sciure degli attici fioriti afflitte in anticipo dalla sindrome da ombra tacciano! Le torri che emergeranno fiere dalla polvere del cantiere saranno abitate da 15000 persone (con 10000 auto al seguito?) e questo dato dovrebbe confortare i milanesi o aspiranti tali perché, diceva l’accompagnatore azzimato della Moratti, l’immissione sul mercato di nuovi alloggi riequilibrerà i prezzi: geniale!

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Su tutte, una grande argomentazione veramente populista e bipartisan: non è giusto e intristisce la Signora parlare così male di Milano! Una città ricca di gente onesta che si alza presto la mattina e va a lavorare, una città che si distingue per le sue iniziative umanitarie e la presenza di un’alta desità di benemerite associazioni di volontariato… una città attiva e creativa! L’immagine che voi (comunisti del servizio televisivo pubblico) ne date è deviante, fuorviante…

Peccato che il giro d’affari dei pochi sparuti malavitosi, sia di gran lunga più consistente rispetto ai quattro spiccioli sudati dagli onesti e diligenti lavoratori, eh eh…


PELLEGRINAGGIO AL LARIO

maggio 6, 2009

Cara Veronica,
non so se il tuo pseudonimo venga da questo magnifico lago prealpino (dovrei fare qualche ricerca in proposito) ma non sapendo bene con quale modalità appoggiare la tua campagna (elettorale) di autodeterminazione ed emancipazione, ti ho dedicato un pellegrinaggio.
Innanzitutto, dato che sei (sei stata e sei ancora nonostante i ritocchi) bella come una madonna, sto raccogliendo adesioni per intitolarti un santuario. L’idea più elevata è, in tempi di cemento avariato e scosse telluriche inaspettate, quella di progettare un santuario ipogeo (sai cosa vuol dire, vero? semmai da’ una controllatina in internet) in un luogo simbolico, che so, macherio, nel parco della villa, perché tu te la fai assegnare vero? e lì tac, senza scompigliare l’architettura e tutto l’assetto dei viali e dei laghetti, ci viene un grande open con colonne di presa di luce naturale ad altissima diffusione. Tutto ricoperto di terra e erba, in piena armonia con l’esistente!
E io Veronica che sono nel ramo del turismo culturale, ti porto bella gente, educata ed ecosensibile, che ti sarà profondamente devota!
Facciamo un bel programmino di incontri tematici sull’ecocompatibilità, il risparmio energetico, il car-sharing, il riuso, il riciclaggio dei rifiuti e ti dirò di più, ci mettiamo in rete con associazioni no profit, realtà imprenditoriali con spiccata propensione per il sociale, cooperative, gruppi solidali di consumo; ti presento Jacopo Fo che tanti anni fa ha intrapreso in Umbria un’attività agro-turistica-pedagogica ispirata al benessere psico-fisico, che implica il ritorno alla lentezza, ai ritmi natirali, alla natura. Invitiamo filosofi, scrittori, artisti, coreografi…
Ci sarà ad esempio una bella vasca idromassaggio per una fantastica abluzione profumata all’entrata del santuario, una sorta di quick wellness-confessionale, per prepararsi meglio ad accostarsi a te, candidi, rinnovati e pronti a ricevere la tua luce!
Ora, come dicevo, non so se sei Lario per via di questo posto che oggi ho visitato in tuo onore, da Lecco a Varenna in ginocchio! E su a piedi al castello di Varzio con i suoi merli quadrati e i rapaci in mostra (falchi, poiana, gufo reale, barbagianni…), e giù fino alla fonte del fiume Latte, che subito sfocia in te, nel Lario, accogliente, a pochi metri, essendo il fiume più corto del nostro Bel Paese.
Io Veronica, nel mio piccolo, sono con te, e ti scrivo pubblicamente su questa prestigiosa testata per farti arrivare il mio abbraccio solidale, il mio intento propiziatorio, la mia volontà premonitoria e tu sai quanto sia importante visualizzare un futuro prossimo per renderlo possibile, anzi reale, già segnato! Riappropriati della Casa e della Libertà insieme a tutto il tuo Popolo, Veronica! Il Popolo ti acclama adorante!

FORZA VERONICA!

IL CAPPELLINO DELLA MONTALCINI

aprile 27, 2009

…ma l’avete osservata bene?

Fazio le chiede il suo primo ricordo e lei tira fuori il trauma del cappellino con le ciliegie che le piaceva tanto e che suo papà distrusse o fece sparire perché non lo gradiva affatto!

In  Elogio della differenza  racconta della sua difficoltà ad avvicinare fisicamente il padre per via dei baffi ispidi…

Ora, per secca reazione al vento che scompiglia l’onda bianca e rigida della capigliatura, che entra da questa finestra aperta sulla sua intimità a sorpresa da Fazio, la Dama della Scienza spara sul rapporto padre-figlio e illustra l’origine della sua decisione di dedicarsi a ben altro nella vita che non alla banalità della maternità!

Ho sempre colto nella Levi Montalcini, per altro conosciuta da vicino a una conferenza a Brescia nel 1990 e rivista casualmente nel tepore di Roma a Villa Torlonia nel 1994, in compagnia della sorella gemella Paola, molto più spontanea, e anche un po’ mattacchiona, pittrice non a caso, che mi abbracciò con slancio forse scambiandomi con un’altra persona, un controllo eccessivo sui sentimenti. Banale, direbbe lei.

Fazio le offre il cappellino con le  a mo’ di risarcimento morale pubblico. Non mi pare abbia gioito, lei. Peccato! 

Diceva bene quella sua imitatrice che le attribuiva una sorta di finta umiltà. Più che un vezzo, un triste difetto. Con tutta la sapienza che ha accumulato in cent’anni!

 

 

CHE SKIFFER..!

febbraio 22, 2009

La Skiffer sa quel che vuole: 10 partecipanti paganti ossequianti al suo tour. 1500 euro alla settimana in barca, d’agosto, cuccetta + servizi + sevizie psicologiche. Sono escluse le spese di cambusa da concordare a seconda delle esigenze del gruppo. Ma come si fa a stabilire le esigenze di un gruppo eterogeneo? Un gruppo di persone adulte che decidono di uniformarsi diligentemente su cosa mangiare a colazione, cosa mangiare a merenda e cosa tenere di riserva: ve le immaginate? Non parlo per esperienza diretta ma per osservazione darwiniana. Allora, questo è anche il motivo del mio tergiversare, ho visto scendere a terra il gruppo e dirigersi verso il supermercato, ho intuito che la lista della spesa era stata compilata da un soggetto o due con il contributo relativo degli altri che dicevano di aggiungere o togliere qualche cosa senza però produrre effetti significativi, ho visto un piccolo drappello disunito pilotato dai ‘leader’ autoaffermatisi come tali con la forza del carattere, con gli strumenti della prevaricazione e del ricatto morale, in una dinamica perversa che si vede nei piccoli contesti così come nelle situazioni allargate, socialmente rilevabili.

Un certo René Girard, che consiglio di leggere, è emblema delle sue stesse teorie. Si tratta di uno studioso che sostiene che tutto nell’esistenza, sia in ambito privato che pubblico, obbedisce alle leggi del:

–  desiderio mimetico;

–  capro espiatorio.

Egli stesso è rimasto a lungo isolato dalla comunità filosofica e trattato come un capro espiatorio. Non credo che ne fosse stupito!  Da qualche anno è membro dell’Accademia di Francia.

La Skiffer, dicevamo, fa bene i suoi conticini e incassa. Deve ovviamente trovare il modo di soddisfare i suoi clienti che non sono semplicemente clienti ma fratelli di mare, compagni di avventura, e che si mettono nelle sue mani dal primo all’ultimo giorno, perché lei governa la barca, lei sa come farla partire e ormeggiarla, lei sa prendere il mare anche in condizioni avverse, lei li esorta o li conforta a seconda delle circostanze, lei li vezzeggia, ma anche li controlla e talvolta li rimprovera. Un mestiere di responsabilità, è fuori di dubbio. Un mestiere che esalta le proprie capacità organizzative, il proprio senso di onnipotenza: un mestiere da dio!

10 sono i ‘fortunati’ allora, che salpano alla volta delle isole minori o verso i tratti di costa mediterranea più selvaggi e impervi, raggiungibili solo via mare.

Così il rito sacrificale si compie, anche in vacanza, anzi insospettatamente proprio lì raggiunge le sue forme più insidiose!          …continua

La PINA di CELLE LIGURE con PITOSFORO

febbraio 19, 2009

 

Si noti il PITOSFORO sullo sfondo a destra. La Pina ne ha parlato come di un monumento da salvare: ricorda il binario merci della vecchia stazione di Celle, chiusa nel 1962. Prima di quell’anno la ferrovia correva su un bastione al posto dell’attuale mirabile passeggiata. Le merci viaggiavano su rotaia e non su gomma. Il PITOSFORO è vivo ma muto testimone e andrebbe meglio conservato e valorizzato. Pare invece che subisca attacchi vari…

E la Pina passa in Comune, ritira i moduli per segnalare democraticamente i disservizi all’amministrazione. Dice: " Ora so cos’è l’URP!"

Pina

CONCORSO SOSPESO

febbraio 12, 2009

BANDIERA ROSSA

(abito mentale)

 

di Paola Zan

 

 

“Non è accettabile… lei capisce, signor Setti…” scandì la religiosa. E il suo netto bisbigliare riempiva la stanza disadorna, insinuandosi nei più bui anfratti dove il lucido ossessivo delle mattonelle di graniglia, quelle centrali, confinava con certe incrostazioni di unto e polvere, vicino agli armadi o negli angoli negletti. In casa sua, Setti non ricordava un simile contrasto: doveva esserci qualcuno che puliva davvero con cura… già, le cognate, tutte zitelle, allenate per anni ai servizi nelle camere quando ancora l’albergo era funzionante, che correvano a piccoli passi per la casa, con secchi e stracci ritorti, sempre affaccendate, come in un formicaio. Le percepiva, seppure zelanti, come figure un po’ sgraziate, informi e incolori, prive di necessità personali, quasi. Le salutava cortesemente ogni giorno e, a suo modo le ringraziava, ma le confondeva. E quella volta che il vaso di Murano variopinto finì in cocci, non ebbe le parole per rimproverarle (rimproverare chi?). La mattina tra le sei e le otto meno un quarto era un via vai, uno spettacolo di comparse vocianti che Setti si gustava mentre in tre lunghe sorsate assumeva la sua porzione di caffellatte, troppo bollente per destare un sapore nelle papille anestetizzate, e servito in una scodella che più volte aveva messo da parte, in modo tale da significare che fosse ora di buttarla. Setti non amava dare ordini, preferiva che gli altri comprendessero l’opportunità di fare o non fare… Non amava neanche riceverne, naturalmente. Insomma, tutto filava in quella specie di “colonia penale” femminile: non poteva lamentarsi. La più grande dei figli trascinava il secondo e la terza a scuola, il piccolo restava in casa, legato al seggiolone a pasticciare sul tavolinetto per ore mentre la moglie più predisposta, ma neanche tanto, per la cucina delle sorelle, assaggiava ripetutamente il brodo con il pretesto, più per se stessa, di aggiustarlo di sale. Verso mezzogiorno, in azienda, gli arrivava il pasto approssimativamente caldo avvolto prima in carta oleosa e poi in carta gialla, o viceversa per chi lo scartasse, di solito composto da una sorta di cotoletta di pollo, alle volte piuttosto tozza e con un’impanatura giallo intenso altrettanto grossolana, altrimenti piccola, sottile, più fibrosa ma abbastanza saporita e croccante ai margini, un panino e una mela o due grani d’uva.

 

 

Si chiedeva se finalmente in casa  ci fosse un po’ di stasi, il pomeriggio. Forse sì, sapendo che le cognate si recavano altrove a dispensare la loro opera caritatevole, e non solo la domenica. Immaginava che sua moglie senza fretta eseguisse orli e ricami alla luce presso la finestra e che a una cert’ora, la maggiore venisse spedita brontolando, per commissioni o per andare in tipografia ad aiutare, casomai ce ne fosse bisogno (far pacchi, trasportare risme di carta o blocchetti di cartoncino…).

 

 

 

 

 

 

 

Pensava ai suoi libri antichi preziosi e delicati che sfogliava appena con la punta delle dita e leggeva in qua e in là, o meglio, osservava, secondo un suo criterio che mirava più all’impostazione della pagina e ai caratteri di stampa, che al testo e al suo contenuto. Pensava al lavoro e alla famiglia. Pensava ai compagni di partito e alle interminabili discussioni. Pensava agli amici perduti. Al regime sempre più soffocante, al difficile equilibrio politico in città, ai venti di guerra che soffiavano da nord.

 

 

 

Si scosse con un brivido da un freddo torpore, “…sedici febbraio*… giovedì …”, rammentò a se stesso, attratto dal calendario appeso. “D’accordo, non si preoccupi, sistemeremo tutto. Buonasera.”. Proiettò un piede fuori da quella stanza, dove anche il più banale fruscio aveva risuonato in maniera irritante e, sfilato rapidamente il corridoio, guadagnò il portone. Finalmente si riempì i polmoni dell’aria esterna. Per un istante rimase fermo, scrutò a destra e poi a sinistra. Sotto i portici, proprio nessuno passava. Il cappello tornò a coprirgli il capo, e meccanicamente si aggiustò la sciarpa dentro il cappotto spinato. Controllò anche il portamonete e il plico di carte nella tasca posteriore del pantalone. Estrasse il fazzoletto ben ripiegato da quella anteriore, per strofinarsi la punta del naso, così senza motivo, e lo associò al ferro per stirare di cui ricordava l’odore… Quel gesto lo aiutò a risolversi, e attraversò la piazza allungando di poco la strada. Avrebbe comperato una ciambella con la granella di zucchero sopra. Intanto doveva imbastire una storia da raccontare per sostenere che sarebbe stato meglio trasferire la bambina in un’altra scuola, perché lì all’Istituto l’abitino sgargiante confezionato in gran fretta il giorno prima della festa, non era stato affatto gradito. Pareva seta, una stoffa quasi nuova, praticamente perfetta. Quel tessuto rosso, in verità, era stato ricavato da una bandiera della Sezione che Setti aveva conservato, e che poi aveva deciso di sacrificare per accontentarla, perché lei desiderava tanto un vestitino da sfoggiare, come tutte le altre, nell’occasione ufficiale. Non era stata una buona idea, però… Quella convocazione urgente lo aveva strappato al lavoro, cosa davvero rara. Aveva temuto uno scontro, invece era bastato annuire con appropriato contegno, e se l’era cavata abbastanza in fretta, solo con una serie di prevedibili contumelie.

 

 

 

Svoltò e riprese la strada di casa. Il passo si fece più scanzonato. In fondo sì, era stata un’ottima idea! Fu proprio a quel crocevia che ripartì idealmente, con animo leggero ma determinato, forte del suo senso per la giustizia e per la libertà, all’attacco del vero nemico.

 

* 1939