Posts Tagged ‘famiglia’

SOLIDARIETA’ TRA NAVIGANTI

luglio 30, 2012

Una spallina del top si stacca. L’ago e il filo che di solito porto con me è rimasto a casa. In coda all’imbarco per Igoumenitsa, molte donne hanno il fazzolettone in testa e la gonna lunga. Sono mogli devote ed efficienti. Mi rivolgo ad una di loro, magra e con gli occhiali che sta rovistando nei bagagli. Le mostro l’indumento e faccio il gesto del cucire. Any colour, le preciso. Allora devia dal nero intonso e mi dà un ago già infilato con del grigio-azzurrino. Va bene, con i piccoli punti invisibili retrostanti. Saluti ringraziamenti inchini. Buon viaggio. Lento. Da vera lumaca. Per arrivare in uno scenario povero, qualcuno osserva, ma ricco di quell’altra ricchezza che noi abbiamo svilito e martoriato. Un pensiero a Taranto.

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FAMIGLIA BENEDETTA

giugno 2, 2012

Svegliarsi una mattina di festa e percepire il calore della famiglia amata e brulicante attorno a sè è semplicemente confortante. Insieme è meglio. La premessa, il luogo, il milieu fisiologico (il brodo di coltura!) di partenza per un progetto di vita. Ingredienti? Avete una ricetta (o più ricette) da suggerire?

ELENA, LA BELLA

febbraio 7, 2012

Sei figli. Due mariti. E i figli tutti del secondo. E tutti maschi. Un premio per la sua bellezza da miss quando pesava 52 chili a vent’anni, 52 anni fa, 52 chili fa. Il direttore di una grande azienda trent’anni più vecchio la sposa lasciandola vedova giovanissima nel giro di pochi anni. Cambia vita. Madre sopra ogni cosa. Con un’immagine viva che l’accompagna. Sempre.

La sua vicenda mi si disvela tecnicamente in quest’ordine: madre di un drappello di maschi, innanzitutto, come già detto. Moglie, prima e dopo, con valenza cronologica e non. Il primo uomo non si scorda mai, sottolinea, evidenziando l’attaccamento ideale al primo marito etereo e sterile, sostituito con un autentico fattore. Io per inciso invece mi sono scordata se ha detto uomo o amore. Forse ha detto amore perché la citazione che lo contiene è la più usata e la più probabile. Ma l’agevole adattamento al secondo marito, dall’ampio e comprovato valore funzionale, è sottolineato dalla rapidità del matrimonio celebrato solo dopo pochi mesi, forse tre, dal primo incontro, e caratterizzato da una particolarissima affinità biologica! Si aggiunge alla mia meraviglia un dato: di figli in totale ne avrebbe avuti ben 13, se non fosse che per un’avversità fisiologica di genere le altre sette gravidanze, riguardavano femmine… mai vissute! Ad onor del vero, solo una venne alla luce a sette mesi di gestazione e respirò per due giorni, a causa della mancanza di assistenza adeguata, ovverosia di un incubatore.

Questa signora dai tratti regolari, bella come una venere preistorica, ha origini toscane. Una altrettanto giunonica e della stessa età mi era capitato di incontrarla in bassa Valle Camonica, ma con tratti del viso più affilati. Probabilmente non era di origini toscane. Ma Elena mi ricorda qualcuno… Trovato! Dice Siena e il collegamento è immediato.  La mamma della G. di cui non parlerò ora, aveva gli stessi caratteri somatici. Insomma, Elena, sei figli uguale sei nuore? Sì, risponde orgogliosa, affezionatissime (mi vogliono un bene dell’anima, e come sennò?) con un ricambio in un paio di casi, situazioni di matrimonio regolare, convivenza semplice e fidanzamento. Tutte le modalità rappresentate. Nipoti: sette.

Possiamo fare anche un piccolo passo indietro nella storia. Elena rincalza sulle differenze tra toscani e piemontesi. Come possiamo darle torto? L’indole è una cosa seria! Scopro che ha una sorella piccola si fa per dire da parte di madre e un fratello grande da parte di padre. La mamma comune con la sorella credeva di avere un marito disperso ossia morto in guerra. Contrae un secondo matrimonio. Al rientro inatteso del primo marito licenzia il secondo. La legge deve aver regolato tutto per benino, senza la minima sbavatura. Le sorelle sono unite. Il fratellone, figlio del disperso redivivo, aveva perso per davvero la mamma appena nato, motivo del secondo matrimonio di papà. Pure una zia amorevole entra in scena, con un lascito importante. Tanto è vero che Elena liquida tutti i suoi sei figli maschi in anticipo, rimpolpando  il patrimonio di famiglia. Non so perché ma mi sembrava di essere in una rappresentazione televisiva di Lucarelli, con tutti e quanti i personaggi in foto formato naturale trasportati di volta in volta in scena dal narratore…

Vita uguale teatro, per non dire tv. O realtà, per non dire reality. Esemplare, no?

LE ZIE DI ZANZOTTO

febbraio 15, 2011

In un'intervista, il poeta novantenne rievoca l'infanzia popolata da zie che cantavano filastrocche e mescolavano la lingua locale con l'italiano aulico. Le stesse parlavano orgogliosamente del piccolo Andrea come di un portento, che nemmeno le maestre capivano, tanto era elevato!

Figure di donne. Le zie sembravano a carico della famiglia, in realtà lavoravano gratis e il loro contributo all'economia del gruppo famiglia non era trascurabile, nella cura degli infanti, dei fanciullini con l'assistenza ai compiti di scuola così come dei vecchi…

Alessandra Bocchetti, nel suo discorso in Piazza del Popolo l'altro ieri http://www.youtube.com/watch?v=1pFzR1f9eKA ha sottolineato limiti e potenzialità delle donne, nell'esecuzione delle loro tradizionali mansioni in una dimensione di accettazione silenziosa e di schiavitù.

Zanzotto in un certo senso ci dice che senza le zie empatiche e soccorrevoli, non sarebbe Zanzotto.

Ancora un sacrificio di donne dietro la visibilità di un uomo!

VERMICINO DOCET

ottobre 8, 2010

interessante dibattito su VIBRISSE bollettino a proposito di TV della sofferenza:

http://vibrisse.wordpress.com/2010/10/07/una-scomparsa-che-ha-sempre-fatto-il-pieno-di-audience-in-tv/

IL LATO…

febbraio 24, 2010

Nelle famiglie si suole nascondere:

la malattia, la morte, gli abusi, i tracolli finanziari, i tradimenti, i figli non riconosciuti, i conflitti sull’eredità, gli imbrogli sull’eredità, i ricatti, le vessazioni, la sparizione di qualcuno…

C’è chi prospera e chi ne fa le spese per tutti!

Eh, sì.

Volemose bene!

IL LATO FRIVOLO…

febbraio 23, 2010

Vale la pena intraprendere un viaggio nel costume dell’istituzione alla base della società che conosciamo. Troppe sono le testimonianze che mi giungono da più parti. Stavo per scriverne… Ma mi son distratta. Questa baracca in effetti è perennemente accesa in assenza o presenza della mano umana. Macina, macina… Un vero collegamento col mondo! Un messaggio costante come una lucina nella nebbia che lampeggia e segnala: ci sono! E se ci si vede, vuol dire che stiamo percorrendo lo stesso tratto di strada!

Dedicato a tutte le famiglie che conservano il segreto su episodi che potremmo chiamare ‘disgrazie innominabili’.

Per non entrare nel merito subito (che gusto ci sarebbe?), comincerò col descrivere ciò che di solito risulta più visibile: qualcuno nel clan si incarica di essere sempre molto sorridente, ciarliero, perfino ridanciano…

http://ioleilaltra.altervista.org/images/news/comiche_risata_massaia_animata_01.gif

Per depistare. Per distogliere l’attenzione dal vero problema. Dal nocciolo. Dal nodo. Dal groviglio delle responsabilità.

Per dare a bere che TUTTO VA BEN! E intanto continua la serie delle bugie che si aggiungono e si stratificano sperando che nessuno metta mai mano ai cassetti delle vecchie carte… 

Ebbene, così come dopo il Big Bang e l’espansione di questo Universo, come di quelli che lo hanno preceduto, avviene il Big Crunch, all’occultamento della verità che parrebbe uno stato infinito, ne segue per collasso il suo disvelamento…

Si troverà un nuovo equilibrio. Un assetto finalmente senza tabù. Pulito.

IL CORAGGIO LA PAURA E LA TENEREZZA

novembre 19, 2009

Con questa si completa la prima. G, cara, perdonami, la pubblico per i passaggi tenerissimi!

sì, Paola, è …096. Mi spiace aver perso i contatti con te, ma negli ultimi mesi non avevo proprio testa, avevo questo malessere generale, il lavoro andava male e si faceva cassa integrazione a singhiozzo (ed ancora adesso è così) ed io davo sempre colpa al lavoro perché avevo spesso mal di testa e ricorrenti sinusiti, nessuna testa di cavolo di un dottore che ha pensato di farmi fare una TAC! certo che se quei sintomi che ho avuto in Calabria li avessi avuti qui a Torino, la TAC era la prima cosa per qualsiasi dottore. Comunque adesso penso al presente, Paola, solo che a questo dolce far niente non sono proprio abituata, io ero fuori casa tutto il giorno, arrivavo a casa giusto per cucinare, andavo a nuoto due volte la settimana con tutta la famigliola, ero qui solo sabato e domenica, ma spesso si usciva. Insomma mi sento un leone in gabbia anche perchè la macchina di L. era vecchiotta e l’abbiamo venduta, è rimasta la mia Astra familiare (quella che conoscete voi) e la deve usare L., a fine mese quando torna mio papà mi cercherà una macchinina usata (lui è un esperto in queste cose, è sempre indaffarato col commercio di macchine nuove ed usate) e mi potrò muovere di più, non sono abituata ai pullman…. ed anche la mia dottoressa con le influenze che girano adesso, fino a fine dicembre non me li consiglia. E’ vero che con le belle giornate potrei andare a fare una passeggiata ma mi deprimo ad andare in giro da sola, con mia mamma andavamo spesso al mercato che è proprio davanti casa sua (anche se avevo la fasciatura in testa non mi importava, un foulard e via) ma adesso appena torna, visto che abitano vicino, L. la mattina mi può lasciare da lei tanto loro si svegliano sempre presto così mi svago, fra l’altro anche mia sorella abita a due interni da mamma. Per fortuna che ho il computer così mantengo i contatti e ci perdo un po’ di tempo. Con la mia amica ci scriviamo tutti i giorni, domenica infatti viene a mangiare qui da noi.
Per me adesso è come ricominciare una nuova vita, anche nel rapporto con L. ci riscopriamo, all’inizio è stato difficile dopo tanti mesi senza intimità, adesso siamo un po’ timidi come due ragazzini al primo amore, facciamo un passo alla volta, anche perché il mio corpo reagisce fortissimo a certe emozioni, tremo come una foglia. Ci vorrà del tempo ma per fortuna e grazie a Dio ed al CTO di Torino, sono qui a raccontarlo. Anch’io sarei contentissima di vedervi, quando hai un’idea per un incontro parliamone, se non me la sento te lo dico senza problemi. Un bacione.

SEDUTA AL MERCATO

ottobre 20, 2009

Cosa c’è di meglio di una corsa al mercato un’ora prima della chiusura per acciuffare quel che manca in casa a prezzi stracciati?
Attenzione, l’affare è doppio se i venditori hanno tenuto le cassette della merce migliore fino all’ultimo come ‘mostra’ e se per liberarsi di quelle poche rimaste abbassano pure la quotazione… due chili al prezzo di uno, tre ananas al prezzo di due… sennò, ragioniamo, dovendole riportare a casa e vendere il giorno dopo, non può che essere la roba più fresca! (controllare bene che non siano invece avanzi o marciume!!!) No no, ma poi i trucchi del mercato li conosciamo…

Insomma, vado per e chi ti incontro? La Antoniella (trattasi di nome derivato da un tradizionale Antonietta rifiutato e mescolato con un più banale ma accettato come aggiornato Antonella), una figura di ottantaquattrenne che fa il paio con la Cecilia dei monti piacentini. Ma, a parità di brillantezza mentale, questa inurbata ha i denti o la protesi a misura. Ne dico solo una piccola serie per non entrare troppo nel merito: abbiamo passato un’ora a parlare, tra gli effluvi della polleria-rosticceria, gli spintoni di chi doveva passare con le borse, l’ondata dei ragazzi usciti da scuola, come in UNA BOLLA. Elegante nel suo cappotto di panno scozzese dai toni blu e verde scuro, coi bottoni ricoperti di stoffa blu e incorniciati d’oro, appena visibile. Una cartella sottobraccio e una sportina verde. Gli occhiali à jour e un’onda libera di capelli bianchi. Sbarra gli occhi di stupore e sorride affettuosa. Stringe le mani guantate (entrambe le sue in biancolana e entrambe le mie di pelle marron) e comunica umanità da tutti i pori, anche se ben vestiti! Si passano in rassegna i fatti e i misfatti degli ultimi sei mesi: i vivi, i morti che camminano, i morti-morti, i malati consapevoli e inconsapevoli, i sani consapevoli o inconsapevoli. Quando fa per dirmi che in certi casi non vale nemmeno più essere giusti, per rappresentarmi l’idea mi racconta di una sua disavventura: LA TRUFFA.

Un giorno, per strada mi avvicina una signora: Ti ricordi? Sono N… Ma come? Un pizzico di diffidenza iniziale lascia il campo alla curiosità e alla disponibilità ad ascoltare le vicissitudini che la tizia comincia a raccontare (1° – intontire la vittima di bla bla). Ti accompagnamo a casa, sai ti devo parlare… Io veramente non ricordavo proprio di conoscerla ma temevo di offenderla… lei mi rivela allora: all’ospedale, ci siamo conosciute in ospedale io sono l’infermiera… aahhh ecco, infatti ero stata operata proprio qualche mese prima (2° – far riferimento a malattie o altre disgrazie recenti, tanto ce ne sono sempre, soprattutto se uno è anziano) … sai, ho dei lavori in casa e non so dove mettere questi gioielli… ah ti aiuterei ma anni fa ho avuto un furto e non so se qui da me sono sicuri…
conclusione: si convince della buona azione che può facilmente compiere, mostra alla donna accompagnata da un uomo e un bambino (3° – lasciare la creatura in macchina per avere la scusa per scappare in fretta) dove si trovano gli ori che i figli le avevano regalato per rimpolpare l’ammanco precedente e prepara il caffé. l’uomo chiede di andare in bagno e spazzola via tutto. la donna si ricorda del bambino e dice che è meglio andare a vedere come sta, non si sa mai. l’uomo uscito dal bagno dove ha potuto nascondere bene tra la maglietta e la camicia il bottino, racconta l’ultima storia patetica all’anziana (4° – dare di sè una buona impressione fino alla fine) che gli dà un bacio di conforto, tutta commossa.

Prego per il loro ravvedimento, mi ha detto l’Antoniella.

Il male fa male a chi lo fa, mi ha ripetuto, raggiante.

Alla fine, ho portato a casa tre finocchi per un chilo, due chili e mezzo di pomodorini, sei carote, mezzo chilo. Il pesce era finito e sbaraccava.
 
Oggi, digiuno! Riflettiamo sul presente.

SDENTATI

ottobre 18, 2009

I 2 fratelli Pini e la Cecilia hanno 173 anni in tre (che non è una gran cifra) e respirano l’aria di Teruzzi di Morfasso tutto l’anno. Non sarà per questo che contano in totale 5 denti!