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VITA A QUADRETTI O A RIGHE?

ottobre 3, 2009

Qui bisogna intendersi.

Se la vita la si vuole vivere a righe o a quadretti.

Allora, dato che mi sta prendendo l’affezione del blog (se dico virus si può fraintendere con quelli informatici e poi ormai anche quelli biologici si sono sputtanati con la storia patetica della pandemia suina…), son saltata in piedi stamattina presto, un po’ perché c’è l’influenza che ha colpito in casa (an vedi la nemesi… ahahahah!!) e ho fatto un sopralluogo in corsia come la caposala di turno, un po’ perché mi saltava in mente la scena di ieri, che non posso esimermi dal descrivere. Fisiologico.

Avviso che apparirà scialba, proprio insignificante, magari, ma nella sua eterea compiutezza dell’effimero, nella sua superlativa nullità, rappresenta un piccolo modello.

Tornavo da un salutare giro in bici, quello che chiamo ZIP o per meglio dire, evocando un altro quadretto, un autentico ZAP CITY. Trattasi di una rapida andata e ritorno, un SO’& ZO’ sulla ciclovia Darsena-Abbiategrasso, fin dove le gambette possono, o finché la finestra di tempo a disposizione consente: una cerniera aperta e chiusa quasi per caso, come si fa per noia, giocherellando un po’…

Le tappe varie ed eventuali sono:

– il magazzino del rigattiere vicino alla Canottieri;
– la casetta dell’acqua di Corsico o di Trezzano;
– la fabbrica dei lampadari di Gravina e figli;
Pappalardo e il cagnolino al guinzaglio;
Bachisio che fa la passeggiata in abbigliamento da corsa;
– Zemi, il quasi-assessur, con la radiocuffietta;
– un gelato all’Hollywood;
– una pausa-lettura sul cavalcavia graffitato del Parco Pozzi all’ultimo raggio di sole.

Insomma, ieri tornavo dallo ZIP con Lupo dell’ATM, ciclista esperto, tutto bardato. All’angolo con San Cristoforo ci salutiamo (ah, avevamo incrociato l’amico di MariOtto, detto affettuosamente il fossile, che correva – caspita ci ha cinquant’anni suonati ma è bello tonico…) scambiandoci un bacino affettuoso (notare: ho detto bacino, e lo sottolineo), sulla guancia. Lì nello slargo, c’è un piccolo parcheggio, davanti alla bottega di restauro di un certo Paolo (…) mezzo intrigato con la Svizzera, che vende anche aquiloni, e un cancello in ferro alto e possente, sproporzionato. Ebbene, mi volto per prendere il sottopasso della ferrovia, mentre Lupo carica la bici in spalla per attraversare il Naviglio sul ponticello, e mi trovo, come in una fotografia ricordo di un incontro tra ex compagni di scuola, quindici persone che mi osservano sorridendo. Di solito mi soffermo sulla facciata asimmetrica della chiesa, come ultima immagine che chiude la ZIP, ma stavolta, scorrendo verso l’oscurità del sottopasso, mi sono voltata fino all’ultimo verso la bizzarra comitiva. Loro hanno fotografato noi, me… Io ho fotografato loro. Uno scambio. Gandhianamente, uno scambio di sorrisi. In un giorno qualsiasi. Per un’istantanea.

Ma ora… stacco il turno e via, al mare!

VASA VASA

settembre 3, 2009

1° Settembre: collegio docenti.
L’entrata della preside è puntuale e ci siamo (quasi) tutti.
Ma prima si è svolto il rito.
L’affetto  e la simpatia che si possono provare per le colleghe e i colleghi anche più che decennali, giustificano lo slancio. E comincia un gran VASA-VASA.
Fa parte del gioco, ma qualcuno sbaciucchia anche più del necessario.
Alcuni per carattere più schivi  invece, non si sbilanciano, si astengono.
Certe ti puntano da lontano e si dirigono verso la guancia direttamente, in un profluvio di battute, frizzi e lazzi o snocciolando le solite considerazioni stile prepensionistico dai toni delusi e demoralizzati. I frustrati cronici fanno vasa-vasa aggrappandosi.
Noi della stessa materia siamo un bijoux: aperte briose ironiche e solidali. Ci intendiamo al volo e comunichiamo senza inutili formalità. Niente fronzoli e vasa-vasa autentico e spontaneo.
A un certo punto una mi fa: ma sai che stavo per avvicinarmi alla … per fare vasa-vasa e lei mi ha respinto freddamente? ci sono rimasta ma-lis-si-mo!
Bene, onestà innanzitutto: il patto di amicizia e solidarietà può anche non essere suggellato dall’appiccicoso vasa-vasa! Basta un’occhiata di intesa, un sorriso, una strizzatina, un gancio al braccio, uno scambio di voti (intesi come auspici…).

In tempi di H1N1 poi, limitiamo il vasa-vasa e le strette di mano, sennò ci chiudono le scuole!