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LE FRAGOLE DEL GOLF

maggio 28, 2012

Che Varese fosse (o sia stata) una città speciale, non ci son dubbi. Che nel frattempo, ossia da quando era definita La Città Giardino, a oggi, si sia deteriorata, omologandosi a diverse altre realtà medio metropolitane in cui il verde pubblico ma anche i parchi privati si siano ridotti drasticamente e le amministrazioni ne abbiano ricavato lotti edificabili e a margine i patetici giardinetti con le giostrine per bambini e le aree disciplinate per i cani, rappresenta ed è altrettanto una certezza.

I grandi progetti urbani dovrebbero mirare a creare o ripristinare spazi verdi dedicati al tempo libero, allo sport, allo svago, e dovrebbero avere una connotazione: un’estensione ampia tanto da far vivere a tutti coloro che ne fruiranno un vero sano distacco dal traffico, dai rumori, dall’urbanizzazione cementifera soffocante.

Perciò l’unica via d’uscita è puntare su una politica di riqualificazione degli spazi comuni, che devono essere davvero verdi!

Nonostante l’aggressione al verde preesistente, la natura talvolta dà prova di insistere e sopravvivere con vigore. Come si vede ai margini di un campo da golf, che in quanto attività produttiva, ben interpreta lo spirito imprenditoriale di soggetti geneticamente devoti al lavoro come i varesotti, o varesini…

I terreni attorno ad una villa storica di S. Fermo sono stati trasformati, a partire da una dozzina di anni fa, in un delizioso green, molto meno artificiale di altri…(ma sarebbe opportuno sapere quanto anche questo interessato dall’uso di fitofarmaci che hanno lo scopo di ‘tenere sotto controllo le erbette non previste dal protocollo’…). Vicino al perimetro del campo, nei pressi della villa che domina la collina, è un gran proliferare di fragoline rosse e profumate http://www.giardini.biz/content/fragola-di-bosco#/sites/default/files/6 dis copy.jpg. Irresistibili! E mentre gli appassionati dello swing colpivano le sferette bianche butterate a suon di potenti mazzate, io raccoglievo come una vispa teresa (…) i delicati frutti (aggregati) butterati di acheni ma commestibili, e me li pappavo!

Entreremo finalmente nell’era dell’agri-golf (emblematico di una presa di coscienza vera del problema della conservazione ambientale e di una volontà concreta di agire in tale inoppugnabile direzione)?

GOLF MANIA (E LA SALUTE?)

settembre 30, 2010

 

DATE BUCA

Berti Ferri <!–: –>

La  Federazione Italiana Golf ha ufficialmente aderito, con un accordo di partnership approvato nell’ultimo consiglio federale di Milano, ai principi di sostenibilità ambientale per i campi da golf sostenuti dalla Golf Environment Organisation (GEO).

 
La pratica del golf è notoriamente oggetto di critiche da parte degli ambientalisti. Sia per i disboscamenti che a volte richiede, sia per il grande utilizzo di acqua di cui necessitano i campi da gioco per la loro manutenzione.
Si calcola che possano equivalere giornalmente fino al consumo idrico di 6-7000 persone creando un’eccessiva pressione a carico degli acquedotti interessati.
Questi terreni – che misurano migliaia di ettari ciascuno

– possono rappresentare anche una perdita di terre potenzialmente coltivabili, o di boschi esistenti o potenziali, o semplicemente di spazi sottratti alla comunità contribuendo anche all’erosione del suolo, vista la scarsa piantumazione. Il prato (una parte del quale è definita green!) richiede inoltre interventi intensivi a base di pesticidi e concimi chimici, soprattutto in Paesi più sensibili alle pressioni degli investimenti esteri come il Sud del mondo.
 
Per contro i praticanti di questo sport sono abituati a un contatto rilassato con la natura e apprezzano in generale la tutela dell’ambiente. Tenuto conto quindi delle possibilità turistiche offerte da questo sport e dalle strutture che attorno a esso ruotano, è logico che le pubbliche amministrazioni italiane identifichino la pratica golfistica come uno strumento di investimento sul territorio, pur nell’indispensabile rispetto del patrimonio naturalistico, paesaggistico, architettonico, storico e gastronomico che la circonda. Ma prima di tutto è necessario valutare i costi ambientali cercando  di contenerli il più possibile.
 
Una gestione responsabile della manutenzione di un manto da golf, per esempio, dovrebbe preferire acqua meteorica raccolta in appositi bacini, in uscita da impianti di depurazione o da processi industriali, in modo da evitare sprechi di acque provenienti da acquedotti o da falde. Ideale, sarebbe poi monitorare le quantità utilizzate per l’irrigazione con un flussometro, regolando la distribuzione dell’acqua in base al reale bisogno di ogni area della superficie di gioco: alcune infatti non hanno bisogno di un manto perfetto.
Per risparmiare anche sull’utilizzo di pesticidi, occorre fin dall’inizio progettare e definire un tappeto erboso il più possibile in armonia con l’ambiente naturale, potenziando l’utilizzo di erbicidi che sfruttano antagonisti naturali o proteine prodotte da funghi e batteri contro gli agenti infestanti.
 
E’ imperativa la  tutela dell’ecosistema delle aree naturali e degli habitat pre-esistenti, sia in particolare in fase di costruzione che di modifiche/ampliamenti del percorso, prevedendo l’impostazione di un adeguato conservazione delle specie e degli habitat rari e protetti.
Infine va previsto l’uso efficiente dell’energia, il risparmio energetico, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, la riqualificazione del sistema elettrico, le nuove tecnologie ad alta efficienza, la certificazione energetica degli edifici e l’utilizzo dei servizi di energy management e di certificazione. Per ora, da sempre,  le golf car che portano da una buca all’altra del campo sono già completamente elettriche. Sono questi i punti chiave del piano energetico di cui ciascun circolo golfistico qualificato deve dotarsi.
 
Anche le palline che si utilizzano per questo sport rappresentano un rischio. Ogni anno, infatti, se ne perdono grandi quantità in mezzo agli alberi, nei boschi e negli specchi d’acqua dove costituiscono una fonte di inquinamento a causa del loro contenuto interno, altamente tossico. Ora ci sono nuovi prodotti biodegradabili o, comunque, eco-compatibili con il nucleo centrale in termoplastica, materiale che può essere riciclato per crearne di nuove. In alcuni casi le palline si trasformano in…mangime per pesci.
 
Proprio per rispondere a queste criticità e valorizzare gli aspetti sportivi e sociali del golf la Fig ha avviato la partnership con la Geo. Ricordiamo, tra i meriti di questa pratica sportiva, che il golf è uno sport che consente ai disabili di gareggiare in assoluta parità con i normodotati e che la Figd (Federazione golfisti disabili italiani) è un organismo regolarmente aderente alla Federazione del Golf nazionale e internazionale.
 
Certo, la costruzione di un impianto golfistico risulta un’impresa di progettazione impegnativa, ma questo sport si sta avvicinando, anche in Italia, al modello nordico e anglosassone di sport per tutti, responsabile dal punto di vista della tutela dell’ambiente e rispettoso del contesto naturale e sociale. Se fra i primi atti della rivoluzione cubana ci fu la riconversione dei campi da golf in terreni agricoli, oggi le “buche” sono una nuova opportunità di turismo in molti Paesi. Basta rispettare i vincoli e i principi delle certificazioni come ha fatto per esempio La Pinetina Golf Club di Appiano Gentile, primo circolo italiano a ottenere la nuova Certificazione ambientale europea dalla Geo, l'organizzazione indipendente nata a questo scopo.
 
Per approfondimenti: www.golfenvironment.org
 
 

 

[30/09/2010]

 

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(in foto un rettile operato per rimozione di palline da golf scambiate per uova)

 

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GIBILTERRA, SARAMAGO E UN CERTO STILE

giugno 29, 2010


 

1. Il bagnino colto e sensibile parla del ricambio completo del Mediterraneo in 80 anni e della corrente triplice a Gibilterra, dove al centro dello stretto è in entrata e ai lati, sottocosta, in uscita. Il cumulo di rifiuti che scende dai fiumi e si accorpa a quelli che si trovano direttamente in mare, viaggia verso IL 7° CONTINENTE.

2. Il bagnino 'gnurant e ottuso non sa di cosa si stia parlando. Informati, salame!  http://www.google.it/imgres?imgurl=http://talpaonline.altervista.org/portale/e107_images/isola_plastica3.jpg&imgrefurl=http://talpaonline.altervista.org/portale/comment.php%3Fcomment.news.170&h=432&w=750&sz=177&tbnid=h71VzEkdULvK1M:&tbnh=81&tbnw=141&prev=/images%3Fq%3Disola%2Bplastica%2Bpacifico&hl=it&usg=__rLsXp-8wHk9eTil0mFnIGn2IFNU=&sa=X&ei=Ow4pTKf4ONKHOPz__IoG&ved=0CCkQ9QEwBA

3.  Vacanze all'insegna del risparmio per un padovano che dorme nelle stazioni e elemosina una focaccia: i nuovi barboni avanzano! E anche sulla spiaggia dove basta avere una mutanda colorata che assomigli a un costume, sono come pesci fuor d'acqua! Pur sentendomi affine, avrei qualcosa da dire… Son troppo vestiti, stralunati, sporchi, affamati… Non esercitano appieno la libertà che li permea nel loro stato e che è l'unica ricchezza che possono far valere, insieme a tutto il bagaglio umano che si portan dietro-dentro! Tornavo con la mia canoa a riva e… mi abborda scusandosi, dicendo che aveva per tutto il tempo rimirato

le mie scarpe da tennis,

con la frangia. HANNO UN CERTO STILE, mi fa, rapito… Ma, che dire? Se dignità e stile vanno a braccetto, i bagagli di un senzatetto non possono essere soverchianti, una zavorra, un impedimento, un alibi! Vivere alla pari è possibile. Fior di associazioni mettono in contatto mano d'opera agricola con agricoltori, e in Toscana è molto diffusa la modalità di approccio tra domanda e offerta. Anche qui è una questione di informazione! http://www.wwoof.org/; http://www.wwoof.it/

4. Al podere AIONE, ad esempio, lavorare alla pari si può: http://www.aionearte.it/ e si dipinge e lavora artisticamente il ferro, riposando nella pace delle colline volterrane!

5. Le sorelle R., temporaneamente spiaggiate sul litorale toscano, sono zitelle (detto benevolmente, tanto questa parola racchiude un mondo reale, una condizione diffusa) e… dove sono i PRINCIPI AZZURRI?

6. M. ha perso punti patente, ha scassato l'auto e, OBBLIGATO A SERVIRSI DEL TRENO, alla stazione dimentica la valigia sul marciapiedi… Talvolta però va a pescare con la barca e prende tonnetti e pesci spada, dai… non è disabile!

7. M. dimentica la sacca dei ferri golf al campo, distante 300 km… CHE M. SBADATI!

BONTA'

aprile 6, 2010

Agnello sacrificale. Isacco fu risparmiato… Le povere piccole e inermi bestiole, no. Il sapore del sangue del sacrificio rituale non si dimentica. Nel menù c'è scritto: agnello nostrano. Almeno non ha dovuto viaggiare, da vivo o da morto. Un sacrificio a chilometro zero. E c'è da crederci se l'oste è quello lì. OSTE. Un vero oste! Brasato al vino, hanno preso i torinesi, noi l'agnello. E un piatto di raviolini di erbette che spuntavano senza mescolamenti sospetti e devianti, in tutta la loro pienezza di fibre e clorofilla! Tripudio per le mie papille. Uno era anche scoppiato naturalmente per la sottigliezza della sfoglia irregolarmente tirata, rivelando il suo vivo contenuto!

Ci auguriamo che non siano andati a raccogliere le erbette in prossimità del vicino campo da GOLF!!!

IN DIRETTA

maggio 16, 2009

…da un campo da golf, dove sono venuta (trascinata a forza o quasi, se si vuole tenere unito il clan!) per raccogliere un campione di terra da analizzare (ah, ah); faccio notare che per l’intrattenimento dei bimbi c’è pure a disposizione, a margine del green, un parchetto… Sarà sano o contaminato?

GOLF

maggio 8, 2009

Il golf mi fa pensare. Male. Ai pesticidi somministrati ai prati. Agli insetticidi distribuiti nei laghetti e nelle canaline. (Anche in questo delicato settore non mancano i tentativi di mascherare i possibili pericoli dell’utilizzo di diserbanti e pesticidi per la manutenzione dei greens. Gli sforzi propagandistici, bisogna riconoscerlo, delle varie Federazioni golfistiche sono notevoli e hanno cercato di coinvolgere in questi anche alcune associazioni ambientaliste, enti e istituzioni. Il tutto per cercare di fugare i pesanti dubbi sui rischi di inquinamento di risorse idriche, faunistiche e vegetali in prossimità dei percorsi sportivi.Per il settimanale New Scientist un campo da golf in Giappone su un campo si impiegano mediamente una tonnellata e mezzo di prodotti chimici all’anno una quantità superiore di 8 volte quella utilizzata per i campi da riso. Stima inferiore viene fatta dal Journal of Pesticides Reform che si ferma a 750 chili per anno in un campo standard negli Usa.Gli impatti generali connessi alla realizzazione e al mantenimenti dei campi da golf sono: grandi movimenti terra, sottrazione di terreno agricolo e forestale, distruzione del paesaggio naturale, bonifica di aree umide per creare campi da gioco, laghi artificiali ,ecc.: interruzioni nelle vie idrologiche esistenti;di conseguenza si possono verificare erosione e inondazioni. Nei climi umidi, l’uso di pesticidi per la manutenzione del green può comportare il rischio di inquinamento idrico; non si dovrebbero adibire a campi da golf le aree interessate da sorgenti, i terreni sabbiosi, le aree con falda idrica fluttuante..>>

Dunque malgrado apparenze e costose propagande patinate di verde, il golf si e’ rivelato nei fatti una disciplina ecologicamente insostenibile. E’ fortemente inquinante con rischi di cancro per la popolazione.


All’enorme quantità d’acqua per l’irrigazione notturna dei campi (
Ma quanto consuma di ACQUA un campo da golf? Ogni campo da golf, tipo medio, a 18 buche, secondo stime dell’Associazione Europea del Golf, consuma in media 2.000 metri cubi di acqua al giorno. Ovvero ogni 24 ore un percorso si “beve” la stessa quantità d’acqua consumata da un paese da 8.000 persone. Comunque la si metta si tratta indubbiamente di una quantità’ non trascurabile: un dato che diventa uno schiaffo, al 1 miliardo e 400 mila persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile…). A tutto quello che avvelena o impoverisce l’ambiente ingannando l’occhio che vede verde-ordinato-pulito-arrotondato e l’associa al sano al buono, al bello in una visione pilotata e artificiale della realtà. Un organizzatore dell’evento di oggi in un golf club storico si diceva scosso dalla notizia che trapelava tra un par e un birdy: comincia a farsi strada l’idea di correlazione diretta tra incidenza di tumori e manutenzione dei campi.


1) un vecchio articolo da aggiornare nei dati ma che imposta bene la questione: http://www.lexambiente.it/article-print-478.html
2) sui pesticidi:
http://www.ecowiki.it/tag/pesticidi
3) sulle lotte ambientaliste contro il golf:
http://utenti.lycos.it/dossierisarenas/golf.htm
4) la storia di un ragazzino malato di cancro:
http://www.archiviostorico.corriere.it/2001/giugno
/05/Jean_ragazzo_malato_cancro_che_co_0_0106055781.shtml
5) per una visione d’insieme:
http://lists.peacelink.it/ecologia/msg01079.html
6) un caso emblematico:
http://www.arcipelago.org/Movimento/rubriche/gp_praia_golf.htm