Posts Tagged ‘immigrati’

L’AFGANO E LE ALTRE

giugno 20, 2016

Ci sono fratelli immigrati che somigliano spaventosamente a italiani dal volto noto. Xeno-omologhi. Cambia il colore, alle volte. Ma l’anima è più trasparente.

Ci sono sorelle che hanno grinta. E non mi riferisco a questa RAGGI di cui ho sentito dire sabato sera che ‘ha le palle d’acciaio’, che secondo me tra un po’ saranno i capelli a prenderle la forma che anticipa col suo cognome, ritti in testa, panicata da tutti i postulanti che a rrrroma le si paleseranno giorno dopo giorno e la notte pure senza tregua a darle consigli a dirle chedddeve fa’ …peccampa’! Sta città refrattaria all’organizzazione razionale, prospera sull’arte, non quella di arrangiarsi che appartiene ad altra cultura ancora, ma, lo dico, l’arte della SPACCONERIA. E mo suscito quel che mi merito, andiamo avanti.

Sorelle, dicevo. Sulla freccia tornando a Milano la scorsa settimana, martedì, per la lettura poetica organizzata dalla MP Quintavalla alla Casa delle Donne di via Marsala, avevo bisogno di inviarmi un file. Mariangela, manager sorridente, lo ha saputo fare. Sull’IR per S. Vincenzo giovedì invece ho trovato Serena che mi ha prestato la sua bicicletta rosa, lucchetto aperto. Mi ha detto: mi fido ciecamente. Il giorno dopo, alla stessa ora, gliela ho riagganciata là dove l’avevo prelevata.

Solidarietà.

 

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DISEGNATORE DI FUMETTI CERCASI

ottobre 13, 2010

Ricevo da Catenacci e volentieri pubblico. Buona per una storia a fumetti con obiettivi educativi.

Venerdì sera. Treno dei pendolari. Carrozza di seconda classe, neanche un posto a sedere libero. Alla prima fermata scende un po’ di gente e dalla vicina carrozza di prima classe arriva sbuffando un immigrato, all’apparenza nordafricano. Lancia due enormi sporte di plastica nello spazio tra una fila di sedili e l’altra e si abbandona su uno dei posti ora liberi.
Il treno è ancora fermo quando si materializza un controllore (donna) con alle spalle due agenti della Polfer. Punta il dito verso lo straniero e, rivolta agli agenti, grida: “E’ lui!”. E poi, voltandosi verso l’immigrato: “Scendi!”. Lui non si muove e replica, spavaldo: “Chi me lo chiede? Me lo chiedi tu?”. “Te lo chiediamo noi”, rispondono gli agenti. Allora, di malavoglia, lo spavaldo si alza pronunciando tra i denti, ma perfettamente udibili, alcune imprecazioni in impeccabile italiano. Però accetta di scendere seguendo gli agenti che, saggiamente, fanno finta di non aver sentito.
Dai finestrini aperti i pendolari rimasti sul treno possono ascoltare senza difficoltà la discussione che a questo punto inizia sulla piattaforma del binario. Tutto ruota intorno al fatto che lo spavaldo, non trovando posti liberi, si è seduto nella carrozza di prima classe e la controllora pretende il pagamento della differenza rispetto alla seconda, quantomeno per il tragitto fino all’attuale fermata. Valore della controversia: due euro e mezzo.
Lo spavaldo, alzando la voce verso la controllora e, peggio, esprimendosi in maniera ben poco urbana anche con gli agenti, insiste che lui “rispetta la legge, paga le tasse, se non c’è posto in seconda ha diritto a sedersi dove capita”. La controllora, assai spazientita, replica che “esiste un regolamento, non c’è garanzia del posto a sedere, se uno si siede in prima classe deve pagare la differenza”.
Tra i pendolari, mentre la situazione di stallo non si risolve, cresce il malumore. La maggioranza parteggia per lo spavaldo, se non altro per antipatia verso la controllora e il suo datore di lavoro, ma, in realtà, ciò che più preoccupa è che il treno rimane fermo in attesa di una soluzione.
Ad un certo punto, dalle retrovie, una voce femminile si alza disperata: “E’ venerdì, siamo stanchi, vogliamo andare a casa… ve li do io ‘sti due euro e mezzo, ma fate partire questo cazzo di treno!”. Purtroppo, all’esterno, nessuno la ascolta.
Poi, all’improvviso, le voci del quartetto si abbassano, lo spavaldo chiede scusa ai tutori dell’ordine e alla controllora che, dal canto suo, rinuncia alla pingue entrata-extra per le casse di Trenitalia. Gli agenti se ne vanno, lo spavaldo torna soddisfatto al suo posto, la controllora risale verso la carrozza di testa. Intanto il treno riparte con un quarto d’ora di ritardo. Che non recupererà più.