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L'iniziazione

Mag 4, 2009
NOVELLO G.


Alcuni anni fa un alunno mi raccontò una storia esemplare. D’estate e non solo tornava al paese d’origine di uno dei suoi genitori. Lasciato libero di muoversi tra i vicoli e la piazza, tra motorini precoci cavalcati da almeno tre, fumo precocissimo, bravate e smargiassate continue, noia strisciante, G. vedeva spesso passare un uomo anziano (sui sessanta, mi dice) riverito da tutti. Riverito perché temuto. Temuto perché potente. Potente di un potere sottile e greve, visibile e invisibile. Sapeva bene cosa fosse. Senza saperlo.
Un bel giorno G. si trova a passare nella piazza molto vicino all’uomo potente. Si incrociano gli sguardi. G. sente che quell’uomo lo calamita. Se ne sente così attratto che non sa come sia successo che poi si fossero trovati a parlare insieme. Un microgesto gli aveva segnalato che si doveva fermare, ascoltarlo e seguirlo. Vieni che ti faccio vedere una cosa… Il vecchio aprì con la chiave un portoncino inserito nella grande porta di un garage. Il metallo dilatato strisciò contro qualcosa stridendo. Era piuttosto buio ma presto G. si abituò. C’era anche una finestrella in alto con una grata. La visione fu sorprendente. Si ritrovò in un deposito di armi. Di tutti i tipi. Cumuli di fucili, rivoltelle e anche esplosivi. G. allontana e avvicina le mani come per descrivere i pesci pescati con la lenza. In verticale e in orizzontale.
Io ascolto esterrefatta. Dissimulando. Lo lascio parlare il più ampiamente possibile senza interrompere. A tratti anzi lo incentivo a raccontare i particolari, le sensazioni, le impressioni, e a fare le sue valutazioni.
Suona la campanella. Esco dall’aula. Turbata. Ma era come averlo sempre saputo. Sapere senza sapere. Sapere e tacere. Una conferma, più che una rivelazione. Come se avessi inalato un pulviscolo dall’odore conosciuto, a distanza di molto tempo. La nostra storia comune non prescinde da questo piccolo minuto evento come da altri simili più densi e significativi che si susseguono senza fine. Odore di mafia.
Non so che fine abbia fatto G., se transiti ancora, ormai più che ventenne, per i vicoli e la piazza del paese, riconosciuto da tutti come protetto dal boss…
So solo che nel corridoio, sentii un fruscio alle spalle. Era G. che mi avvertiva: ah, prof … dimentichi quello che ha sentito, ci siamo capiti?

PRESERVARE LA VITA? (LA DIGNITA', L'ECONOMIA…)

aprile 17, 2009

Giovani genitori mostrano le macerie della loro casa spiegando ai giornalisti che i figli sono rimasti intrappolati e non ne sono usciti vivi. Intorno si vedono edifici relativamente nuovi, quelli del cemento armato truccato, delle norme antisismiche non rispettate, delle mafie dei costruttori corruttori della politica e dei politici corrotti. Come l’ospedale e la casa dello studente scandalo. Eppure, e spero di sbagliarmi, il clima che si respira è di strana sopportazione del disastro colposo, di rassegnazione. Di fronte alle morti evitabili di cui si dirà ‘provocate dal terremoto’ e non dalla negligenza o dalla truffa, strabilio. Siamo attoniti, è vero, ma non completamente deprivati di senso critico, o no? 

Mi viene in mente un piccolo insegnamento che ricevetti da bambina alla fine degli anni sessanta, attraverso la riflessione che forse una maestra, ci aveva proposto sulla famosa ‘furbizia’ degli italiani: le cassette di arance esportate contenevano in superficie quelle belle e sotto quelle scadenti, per non dire marce. Lo stesso vale per pomodori, mele, uva… La facciata e il calcestruzzo…

Conviene? A chi? Ai soliti noti o ignoti che si arricchiscono più o meno transitoriamente? E chi ne fa le spese? Qualche disgraziato messo rapidamente a tacere dal dolore e dalla disillusione? L’immagine di un Paese? La comunità… un soggetto astratto… Siamo abituati culturalmente a compensare le figure di merda con i lustrini di incessanti iniziative di promozione nei settori che ci contraddistinguono e ci rendono famosi nel mondo e su cui si insiste per far lievitare l’orgoglio italiano: la moda, il cinema, i festival, il calcio… il design…

Siamo addestrati a incensare furbi imbroglioni affaristi e a indicarli come modello di vita e di realizzazione individuale nel tessuto sociale…

Intanto la politica dissennata corrode e dissipa le risorse. Ci impoverisce in tutti i sensi. Irreversibilmente.

EROE CUCCIOLO

marzo 26, 2009

Molti parlavano oggi del sorriso imbarazzato di Saviano durante la trasmissione dedicata a lui. Fa impressione perché è in contrasto con la durezza e le atrocità delle mafie. Con la vita che è costretto a fare, dove trova quella dolcezza? C’è un’incongruenza? Forse è solo un raro esemplare di eroe-cucciolo..

MA DOVE FINISCE BUCCINASCO E INIZIA CORSICO?

marzo 22, 2009

…anni fa pensavo che tra milano e corsico ci fosse una grande distanza percorribile solo con i mezzi a motore, pubblici o privati… vedevo l’autobus 325 da romolo… ero stata accompagnata in auto, passando da via lorenteggio e mi sembrava un gran giro!

  

non so come e non so quando, ho preso la bici (da arzdora e non da ciclista!) e mi sono infilata in quella via serpentina che porta da piazza napoli (grosso modo) a san cristoforo sul naviglio: lì inizia il territorio delle due canottieri milano e olona, e oltre percorrendo sempre la strada sul naviglio verso fuori, con a sinistra il lungo perimetro della vecchia richard ginori, in parte rivitalizzata da attività commerciali legate alla moda con la storia degli show room che imperversa(va?)…, si arriva al famoso

PARCO POZZI

dove oggi si svolge la manifestazione 

INSIEME PER LA LEGALITA’

si va lì in bici per le 16.30 e si degustano i prodotti di LIBERA TERRA coltivati su terreni confiscati alla mafia.

Ma prima di condividere il momento di riflessione gastro-politico-sociale, torno al mio giardinetto: dicevo che non ero abituata all’idea di vivere l’hinterland con agilità fisica e mentale. Prima di svilupparne l’attitudine, ancora oggi solo in embrione, arrivata con una gradualità micrometrica e tempi da era geologica, ricordo come rimasi spaventata (non è vero… forse scossa, ma neanche… meravigliata, nella mia spontanea curiosità urbanistica!) dalla vista di piazza Tirana che, dieci anni fa, era un capolinea di tram, dove ero approdata per errore cercando un supermercato …chiuso di lunedì mattina, quando il riposo settimanale era un’istituzione rispettata e ora guarda dove siamo finiti con l’assedio continuo della mer…ce!

Insomma arrivo al punto: lungo la ciclabile del naviglio che puzza a tratti di fogna ma molti ci corrono a piedi o in bici e ci passeggiano imperterriti anche perchè non abbiamo alternative così vicine e accessibili e che si prestino allo scopo…si arriva dopo aver superato un avanzo di ferrovia verde arrugginita sopraelevata, a un’altra area appartenente alla vecchia fabbrica delle ceramiche e porcellane POZZI GINORI: lì fanno sgomberi di clandestini che si nascondono tra i muri fatiscenti, dove crescono ailantus… Il parco ha una tensostruttura al centro e giochini per piccini, devastati dai ragazzacci. C’è anche un cavalcavia ciclabil-pedonale che porta alla fabbrica di ANGELO GRAVINA, nel senso che porta dalla parte opposta del naviglio dove sorgono edifici di tutte le dimensioni e forme architettoniche in una stratificazione storica di un secolo e mezzo, con tutte le attività artigianali che contraddistingu..(evano) la zona.

Venghino a vedere con i suoi occhi!!!

(MA DOVE FINISCE BUCCINASCO E INIZIA CORSICO?)