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PP, a PICCO e la PADANIA

settembre 16, 2011


Enzo Bianchi e … al Festival di Modena, poco fa parlavano delle aberrazioni del nostro tempo. Dio dice: la terra è mia. Quando da bambina vedevo piccole targhe in marmo recanti l'iscrizione P.P., mi incuriosivo e rimanevo stupita. Erano spiazzi antistanti la villetta, l'autorimessa, e le lapidi volevano minacciare i passanti: qui stai calpestando, seppur non recintata, la MIA proprietà… Bianchi dice, la terra è di tutti, e serve per farci crescere il pane, non i pannelli fotovoltaici! Così la si usurpa, la si rende arida. Già abbiamo problemi con le alterazioni climatiche, i venti che spazzano via l'humus… Vogliamo che le colline venete (ah, no lì ci sono già troppi capannoni…) molisane, abruzzesi o marchigiane, finiscano coperte di pannelli?

L'Italia va a picco. La Padania è una soluzione?

Mentalità.

OSTRA, CHE SAGRA!

agosto 15, 2011

Appena fuori dal bordello. Pochi chilometri. Sette. Dieci. Anche un po' di più ma non sembra. Si nota la curiosa riforestazione del versante ovest di Castelbellino. Geometrica. Castagni e altri in filari. Meglio regolari che finto sparsi, si dirà! Gola della Rossa. By-passiamo, per stavolta. E magicamente si respira il silenzio, senza perdere la festa. Fabriano, il giorno dopo. Mercatino dell'antiquariato spazzato via, le strade deserte. Casualmente a scoprire chiostri e viette. Palazzi sì ma via subito a S. Silvestro, l'eremo. Pochi minuti attorno al sito snaturato dalla recente costruzione. Dalla chiesa all'oratorio. Solo un colpo di tosse ci segnala la presenza di un vecchio. Non è un monaco. Non c'è sorveglianza e apro una porta dal chiavistello vecchio di ferro. Dentro il silenzio. Qualcuno mi ha parlato di strani luoghi artificiali dove fanno provare il vero silenzio. Questo non è quello artificiale pubblicizzato. Nei dintorni paesaggi ancestrali appena solcati da strade bianche. La macchina ce la fa. Scendiamo e saliamo e arriviamo in un prato enorme. Cammino fino a due o tre curve verso la sommità del colle. Intorno non ci sono altri manufatti. Solo vegetazione. E il fruscio di un rapace elegante.

Gola di Frasassi. E Pierosara per mangiare. Con anguria al rientro sulla strada. Dove un arzillo Umberto, vedovo sui settanta, balla. E come balla!

Poi, nei giorni successivi, festa a Ostra, con una occasione di degustazione. Chiamarla sagra è fuorviante e riduttivo. Cinque piccole cucine per cinque aree del mondo: Africa, Messico, Argentina, Bangla Desh e Europa. Fino alle sette tutto è silenzio e vento che soffia nei vicoli. Dopo si anima la festa.

Ferragosto celebrato.

cartolina

settembre 3, 2009
Saluti da Civitanova Alta.
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