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AUTO AGONIA

settembre 18, 2012

La Fiat annaspa da anni. L’auto è una merce delicata. Ha una forma, una praticità; è uno status symbol. Non si vende come le noccioline allo stadio. Costa, ingombra, pesa. Incontra gusti ed esigenze. Se non convince, non buca il mercato. Non penetra. Ristagna la produzione. Muore.

Anni fa, quando abitavo in Svizzera, agli incroci ai semafori c’era scritto MOTOR ABSTELLEN, tassativo, per tutta la durata della sosta. Oggi le auto hanno un dispositivo che le spegne senza dover girare la chiave o pigiare bottoni. La riaccensione evidentemente è tale da non dover vanificare il beneficio dello spegnimento. In un incrocio critico senza semaforo, ricordo, vicino ad un cantiere, BAUSTELLE, campeggiava sui muri in prossimità un AUTO, DU STINKSCHT! MOTOR ABSTELLEN, BITTE! lasciato al buon senso dei conducenti, non soggetto a sanzioni se non applicato.

Tutti riconosciamo l’utilità dei mezzi di trasporto privati. Tutti comprendiamo il disastro ambientale che causano, se i motori bruciano carburanti oleosi.

I potenti fino ad oggi hanno deciso di accantonare le tecnologie più pulite in favore del petrolio e della sua lavorazione.

Ora si muove il mercato dell’auto elettrica, fa i primi passi su larga scala. C’è una parola del gergo economico che non è abbastanza frequentata: riconversione. E un altro termine, incentivi, ricorre e poi sparisce. La volontà politica deve riaffermarsi. Se il popolo automunito lo chiede, qualcuno ne interpreterà gli umori. E, dato che la conversione è materia religiosa, diamo l’estrema unzione all’auto a benzina, e via!