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AFFINITA'

aprile 21, 2010



 


Il benefattore di Brescia e il papà della ragazzina morta in gita scolastica a Ventotene mi sembrano della stessa pasta.

Di un potenziale deflagrante. Che vorrebbe scuotere dal sonno questa comunità intorpidita.

 

COMMUNITY

marzo 16, 2010

Spesso faccio riferimento a RADIO 3, che è per quanto riguarda i media, la mia community. Aderisco; mi ci riconosco; gioisco (quasi sempre) di quel che sento.

Una annotazione. Elettoralmente parlando non facciamo paura: siamo critici, ma pochi.

Le trasmissioni tv invece sono state oscurate. La tv infatti sposta. I voti.

Non possiamo confrontarci, ragionare, scambiare opinioni.

E dato che in Italia, la tradizione di voto dà una certa garanzia di continuità, se non disturbi l'elettore, lo induci, nel suo placido torpore a continuare a votare per quella stessa bandierina (stinta, macchiata… o patinata?) delle passate elezioni.

Vietato perturbare l'ordine, vietato muovere le acque. Sennò il torbido torna a galla, affiora.

SHHHH! Silenzio, si vota!

IL LATO FRIVOLO…

febbraio 23, 2010

Vale la pena intraprendere un viaggio nel costume dell’istituzione alla base della società che conosciamo. Troppe sono le testimonianze che mi giungono da più parti. Stavo per scriverne… Ma mi son distratta. Questa baracca in effetti è perennemente accesa in assenza o presenza della mano umana. Macina, macina… Un vero collegamento col mondo! Un messaggio costante come una lucina nella nebbia che lampeggia e segnala: ci sono! E se ci si vede, vuol dire che stiamo percorrendo lo stesso tratto di strada!

Dedicato a tutte le famiglie che conservano il segreto su episodi che potremmo chiamare ‘disgrazie innominabili’.

Per non entrare nel merito subito (che gusto ci sarebbe?), comincerò col descrivere ciò che di solito risulta più visibile: qualcuno nel clan si incarica di essere sempre molto sorridente, ciarliero, perfino ridanciano…

http://ioleilaltra.altervista.org/images/news/comiche_risata_massaia_animata_01.gif

Per depistare. Per distogliere l’attenzione dal vero problema. Dal nocciolo. Dal nodo. Dal groviglio delle responsabilità.

Per dare a bere che TUTTO VA BEN! E intanto continua la serie delle bugie che si aggiungono e si stratificano sperando che nessuno metta mai mano ai cassetti delle vecchie carte… 

Ebbene, così come dopo il Big Bang e l’espansione di questo Universo, come di quelli che lo hanno preceduto, avviene il Big Crunch, all’occultamento della verità che parrebbe uno stato infinito, ne segue per collasso il suo disvelamento…

Si troverà un nuovo equilibrio. Un assetto finalmente senza tabù. Pulito.

ALBERI

febbraio 14, 2010

Alberi secolari, come si possono vedere nei parchi delle ville diventate patrimonio pubblico.

A Varese, la ex-città giardino, per gli abusi e la lenta ma inesorabile devastazione compiuta, che in ogni caso rappresenta ancora un lusso rispetto alla media dello scempio in questo Paese, si trova Villa Toeplitz,
 http://www.santambrogiolona.it/villa_toeplitz.html
 , dove alloggia un esemplare di Cedrus libani maestoso (ancora più bello di quello esemplificativo della foto!).

Ieri, l’ho abbracciato. Al tramonto, quando il parco è già quasi completamente in ombra (e per questo la neve persiste in ampie aree), un fascio luminoso si proietta solo sull’altura dove il cedro risiede.

E, guarda guarda lo Zeit-Geist che si affaccia!, proprio stamattina per Radio3, negli approfondimenti di PAGINA 3, si parlava di un movimento di appassionati di alberi secolari che praticano il contatto fisico in forme rituali urbane (ma anche non…) di devozione alle piante: un abbraccio di amicizia e per ringraziamento!

IL CRETINO DEL PARCHEGGIO

gennaio 24, 2010

C’è una vecchia volpe della politica milanese, curatore degli affari dei palazzinari di storica memoria, che interviene sulla stampa pensando di apparire autorevole e saggio solo perché vecchio, che difende i parcheggi sotterranei.

Ma, certo! I mostri di cemento ipogei, sono un toccasana per l’aria in città: sottraggono le auto dalla superficie, che girerebbero a vuoto per ore alla ricerca del posto! E l’operazione si completa con una elegante riqualificazione dell’area adibita a giardinetti, restituendo ai cittadini uno spazio verde pulito e ordinato… Se qualcuno obietta che gli alberi lì sopra non ci crescono, eh ma valà, come no? non vedi le palme? e le altre gentili essenze che fioriscono in primavera?

In via Stromboli, c’era un angolo di boscaglia selvaggia fino a pochi mesi fa, ora è una crosta penosa di cemento con inserti paragonabili a vasetti di balconcino, e palmette atrofiche piantate dentro a forza.

I nuovi affaristi del box sotterraneo, ammanicati bene, hanno le ville e le barche.

BANDE NERE & CAMALEONTE DI MONTAGNA

dicembre 28, 2009

La giornata appariva incerta alla luce del primo mattino. Per una copertura sottile che impediva alle montagne di tingersi di azzurro dorato. Così la prima colazione scivola lentamente nel brunch in attesa di sviluppi meteo. Sì, a sud si apre! Fuori tutti. Gli sciatori sciamano verso la cabinovia. La camminatrice si porta al bivio, per decidere se salire al mas dele strie o scendere sulla statale, per andare a campocarlomagno. La seconda che è scritta. Ma come? Ah. Se l’auto rimane ferma come un pachiderma intrappolato nel permafrost nello slargo davanti a casa… poi non si trova parcheggio… e si fa il ghiaccio sulla strada ..e chi le mette le catene? Comincia a delinearsi l’idea. Zaino in spalla, con tappetino isolante, radio, Brjusov, quaderno degli appunti, frutta fresca (le arance profumate!) e pasta alle noci, un ovetto. Telefono. Dito.

Son solo sette chilometri e chi passa di lì 999 su 1000 non si ferma prima di campocarlomagno, ossia in quell’albergo psycho che si trova a appena a tre curve!

Si butta quasi sotto. Tattica perfezionata in anni di onesta attività. Sono le 11.45. Non c’è tempo da perdere. Sette minuti di attesa sono già troppi. E l’alternativa è rifare la strada a ritroso. La solita salita. Fa come per chiedere un’informazione. Tattica. Ma sì, la prendono al volo. La vettura è già carica: un uomo sui trentacinque stempiato e occhialato da sci al volante, moglie scialbetta a latere, dietro amica bionda e lentigginosa american style e bimbo sgano in guscio protettivo tutto legato dalle cinghiette, piumino blu e moonbootini rossi, piccinissimi. La guarda di sguincio. Sorride. Di più. Se la raccontano. Colpo di fulmine oltre che di tosse grassissima. La mammina si giustifica: tosse cittadina. Milano? Oh yeah, Bande Nere.

 
La pista delle ciaspole è irresistibile. Si snoda tagliando quella del fondo. Nel bosco i riferimenti si perdono. Ma i paletti arancio qua e là affiorano. Gli involucri delle galatine alla menta segnano il percorso come le briciole di pollicino e si sparge la voce che nella vallata si aggira un porco tossicodipendente da caramelle al latte. Parte la battuta di caccia. Ecologisti armati e pronti a stanarlo. La malga è disabitata. Due fratelli col piumino rosso, uno gracile col berretto, l’altro protettivo e dalle spalle più larghe, si assomigliano e compiono gli stessi gesti. Un gruppo è costituito da amici tra cui alcuni non molto convinti. Una coppia sui 55-58 è buffissima: lei ha i capelli a riccioloni rossi e una faccia mascolina, tozza e senza collo, lui è alto, magrissimo e un po’ ricurvo. Sembrano due pagliacci scappati dal tendone. Un campano saluta tutti coi bastoncini e si crogiola nei suoi sbandierati settant’anni appena compiuti. Alcune ragazze eleganti e in controtendenza, da sole, scompaiono ciascuna per sè, sdegnosamente, ciaspolando nel silenzio. Osvaldo, gaio, porta gli stessi occhiali da trent’anni, sta all’imbocco dei sentieri e dà utili consigli, incassando il pedaggio, alla buona. Alla fine chiede a tutti com’è andata. Qui è un paradiso, dice orgoglioso, e io sono san pietro!
 
Ore 16.00. Il panorama è tutto rosa al di sopra del bosco con le cime innevate che lasciano scoperte strie di roccia. La luna è crescente di poco. Bach suona per radio. Fuori dal paradiso, il parcheggio e la statale. Un istruttore di sci la carica dopo quattro minuti di attesa. Ha l’aria di uno che ha combattuto in trincea. Magari gli allievi erano poco reattivi… Racconta di come ci si regola con le previsioni del tempo rispetto all’alto adige. Di come si festeggia il capodanno con le fiaccolate e il vin brulé in piazza. La discoteca no, duecento euro per farsi dare degli spintoni, meglio una cena in casa. Stravolto di suo, guida a occhi indipendenti esorbitanti ma semichiusi, e raggiunge le auto passate nei primi tre minuti di attesa. La depone con amabile gentilezza al bivio del belvedere. Meglio di così…

INTELLIGENZA EMOTIVA PER UN FIGLIO

novembre 29, 2009

Sono allergica alla manualistica ma, per dare compiutezza al dibattito vorrei suggerire un’incursione in:

http://www.ciao.it/Intelligenza_emotiva_per_un_figlio_John_Gottman__Opinione_705367

e ‘giocare’ a scoprire se noi stessi siamo, o intorno a noi ci sono o ci sono stati, CENSORI, LASSISTI, NONCURANTI o auspicabili buoni ALLENATORI EMOTIVI, anche in forma di combinazioni delle componenti con una dominante negativa, di solito.

Ma proprio ieri su IO DONNA, compariva un’interessante (e allarmante) classificazione dei 5 peggiori tipi di genitori:

– BRAGGER PARENT (quello che si vanta);
– WHINER PARENT (che si lagna);
– COOL PARENT (il fico, strafà, si dà un tono);
– OBSESSED PARENT (spammatore di foto video dei piccoli);
– ZEN PARENT (incarna la gioia di essere genitore naturale…).

Per completare il quadro, in Italia in particolare, si dovrebbe aggiungere il CATASTROFISTA.

Se il genitore-padrone nel nostro paese è tramontato cinquant’anni fa, con la guida di Spock, esaltata e vituperata a fasi alterne, ora riemergono dubbi, si moltiplicano i dubbi.

Qui se ne coglie en passant, lo zeitgeist!

Auguri.

COPENHAGEN

novembre 16, 2009

IL MONDO CI PREESISTE

E POI
L’ABBIAMO MODIFICATO INQUINATO
RESO MALSANO

CI SIAMO COSTRUITI
UNA PRIGIONE DI MANUFATTI!

SIAMO ANIMALI CHE VIVONO NEL PROPRIO MANUFATTO, PUNTO DI RIFERIMENTO COSTANTE. CI SIAMO ALLONTANATI DALLA NOSTRA RADICE BIOLOGICA.
IL NOSTRO HABITAT MANCA SEMPRE PIU’ DI CONTINUITA’ CON LA NATURA.

SEDUTA AL MERCATO

ottobre 20, 2009

Cosa c’è di meglio di una corsa al mercato un’ora prima della chiusura per acciuffare quel che manca in casa a prezzi stracciati?
Attenzione, l’affare è doppio se i venditori hanno tenuto le cassette della merce migliore fino all’ultimo come ‘mostra’ e se per liberarsi di quelle poche rimaste abbassano pure la quotazione… due chili al prezzo di uno, tre ananas al prezzo di due… sennò, ragioniamo, dovendole riportare a casa e vendere il giorno dopo, non può che essere la roba più fresca! (controllare bene che non siano invece avanzi o marciume!!!) No no, ma poi i trucchi del mercato li conosciamo…

Insomma, vado per e chi ti incontro? La Antoniella (trattasi di nome derivato da un tradizionale Antonietta rifiutato e mescolato con un più banale ma accettato come aggiornato Antonella), una figura di ottantaquattrenne che fa il paio con la Cecilia dei monti piacentini. Ma, a parità di brillantezza mentale, questa inurbata ha i denti o la protesi a misura. Ne dico solo una piccola serie per non entrare troppo nel merito: abbiamo passato un’ora a parlare, tra gli effluvi della polleria-rosticceria, gli spintoni di chi doveva passare con le borse, l’ondata dei ragazzi usciti da scuola, come in UNA BOLLA. Elegante nel suo cappotto di panno scozzese dai toni blu e verde scuro, coi bottoni ricoperti di stoffa blu e incorniciati d’oro, appena visibile. Una cartella sottobraccio e una sportina verde. Gli occhiali à jour e un’onda libera di capelli bianchi. Sbarra gli occhi di stupore e sorride affettuosa. Stringe le mani guantate (entrambe le sue in biancolana e entrambe le mie di pelle marron) e comunica umanità da tutti i pori, anche se ben vestiti! Si passano in rassegna i fatti e i misfatti degli ultimi sei mesi: i vivi, i morti che camminano, i morti-morti, i malati consapevoli e inconsapevoli, i sani consapevoli o inconsapevoli. Quando fa per dirmi che in certi casi non vale nemmeno più essere giusti, per rappresentarmi l’idea mi racconta di una sua disavventura: LA TRUFFA.

Un giorno, per strada mi avvicina una signora: Ti ricordi? Sono N… Ma come? Un pizzico di diffidenza iniziale lascia il campo alla curiosità e alla disponibilità ad ascoltare le vicissitudini che la tizia comincia a raccontare (1° – intontire la vittima di bla bla). Ti accompagnamo a casa, sai ti devo parlare… Io veramente non ricordavo proprio di conoscerla ma temevo di offenderla… lei mi rivela allora: all’ospedale, ci siamo conosciute in ospedale io sono l’infermiera… aahhh ecco, infatti ero stata operata proprio qualche mese prima (2° – far riferimento a malattie o altre disgrazie recenti, tanto ce ne sono sempre, soprattutto se uno è anziano) … sai, ho dei lavori in casa e non so dove mettere questi gioielli… ah ti aiuterei ma anni fa ho avuto un furto e non so se qui da me sono sicuri…
conclusione: si convince della buona azione che può facilmente compiere, mostra alla donna accompagnata da un uomo e un bambino (3° – lasciare la creatura in macchina per avere la scusa per scappare in fretta) dove si trovano gli ori che i figli le avevano regalato per rimpolpare l’ammanco precedente e prepara il caffé. l’uomo chiede di andare in bagno e spazzola via tutto. la donna si ricorda del bambino e dice che è meglio andare a vedere come sta, non si sa mai. l’uomo uscito dal bagno dove ha potuto nascondere bene tra la maglietta e la camicia il bottino, racconta l’ultima storia patetica all’anziana (4° – dare di sè una buona impressione fino alla fine) che gli dà un bacio di conforto, tutta commossa.

Prego per il loro ravvedimento, mi ha detto l’Antoniella.

Il male fa male a chi lo fa, mi ha ripetuto, raggiante.

Alla fine, ho portato a casa tre finocchi per un chilo, due chili e mezzo di pomodorini, sei carote, mezzo chilo. Il pesce era finito e sbaraccava.
 
Oggi, digiuno! Riflettiamo sul presente.

MESSINA, LA TAV E IL RESTO

ottobre 5, 2009


Messina è molto lontana dalla TAV,
ma c’è un nesso: IL DISSESTO.

Detto comunemente IDROGEOLOGICO,
perché vede coinvolti i comparti acqua e terra,
e questo è uno di quei casi in cui i termini tecnici colmano un vuoto lessicale.
Per incuria e speculazione da una parte, per insana progettazione delle cosiddette ‘grandi opere’ dall’altra.

Il ‘bel paese’ frana.
Stava su prima,
quando non c’erano le parole per chiamare il problema, c’era solo l’amore per la terra,
il rispetto per il bosco, la devozione per il fiume.

I disastri non avvenivano per cause antropiche,
ma erano dovuti ad aggiustamenti naturali,
indipendenti dalle azioni della ‘civiltà umana’,
non ancora così incisive.
Ora siamo noi con i nostri gesti sconsiderati a procurarceli.
Avidi, maldestri, e stupidi.

Come se non avessimo la cultura e gli strumenti per capire che i colpi inferti alla terra
provocano squilibri.

Il male che ci ritorna dovrebbe fermarci.
La sofferenza dei messinesi oggi,
come quella di altre popolazioni ieri,
non può lasciare indifferenti tutti gli altri
che solo per caso vivono altrove.
Siamo tutti coinvolti e prima o poi lo scopriremo.

Il disagio dei bolognesi
che vivono vicino al cantiere della nuova stazione TAV con le loro case lesionate,
degli agricoltori del Mugello,
con i loro campi sconvolti dalla deviazione o dal prosciugamento delle risorse idriche
(la falda interrotta, deviata e i fiumi secchi…)
è una realtà che pare piccola, circoscritta,
per molti insignificante, ma io la sento lancinante.

Anni fa avevo invitato a scuola,
nell’ambito di un iniziale progetto
di educazione ambientale,
una geologa del servizio regionale,
che aderì a titolo gratuito.
Fece vedere le diapositive dei disastri
e spiegò bene i termini della questione.
I ragazzi capirono.

Ma se non si insiste sull’informazione, si perde il contatto con la realtà. E si rischia verosimilmente di rimanere preda di un disegno mirato che porta all’oblio, all’ottundimento, avvolti da una magica luce, non quella della sapienza, bensì quella della tv che ci invita a consumare consumare consumare,
senza porre obiezioni.

 

Parallelamente però, bisogna ammetterlo,
sopravvive,
in nicchie non si sa per quanto ancora possibili,
la volontà di far luce davvero sui fatti
e i misfatti di questo paese disgraziato,
massacrato e sconvolto dalla sconsideratezza, inadeguatezza e incompetenza
di chi lo amministra,
e spuntano e resistono trasmissioni come PRESA DIRETTA

che ci illustrano (faziosi?) le sproporzioni finanziarie della TAV rispetto alle piccole sensate operazioni di manutenzione, di prevenzione sul territorio che eviterebbero i danni peggiori.

Vogliamo darci una sveglia?
Vogliamo riappropriarci della nostra capacità di vedere e interpretare la realtà in piena autonomia?
Non abbiamo bisogno dei politici affaristi delle parentele mafiose.

Questa è la fatica di partorire una nuova generazione di persone oneste e capaci che si curino del bene comune.