Posts Tagged ‘miti viventi’

LA LOMBOSCIATALGIA AI TEMPI DI PISAPIA

giugno 16, 2011

Curioso. Il clima di soddisfazione che pervade Milano si vede e si sente. Anche gli egiziani della bottega di riparazioni cicli in piazza xxiv maggio sono più felici, poiché la gente va più in bici. Mentre dico all'Anna di non perdersi CHIODO FISSO, la trasmissione breve delle 10.50 su radio3, che in questi giorni tratta di bonifiche ambientali auspicabili o in corso, e rivela i siti di affondamento delle navi da guerra che 65-68 anni fa hanno 'imboscato' tonnellate di iprite e altri gas nervini usati per le armi chimiche… arriva Max, del club 1° AGOSTO, a ragguagliarci sulle novità del mercato dell'oro a Milano, a darci aggiornamenti sulla borsa di commercio del settore. L'egiziano armeggia attorno al meccanismo centrale della mia bicicletta e la riporta a nuova vita. L'amica del Giovedì passa e mi ricorda l'appuntamento di stasera. Un profumino di frittura d'alici avvolge quel lato della piazza e il richiamo è irresistibile… Lo studente turco compra per la prima volta un ciclo, a Istambul ci sono le colline, spiega timido. La giapponese è l'unica a portare il casco, è pericoloso, dice con un sorriso e le fossette. Ha anche un campanello fiorito! Mi dimentico di avere una insidiosissima lombosciatalgia.

GUIDI BUFFARINI

Mag 21, 2010

 

ABBADO DIRIGE LO STESSO?

aprile 23, 2010

… e Abbado dirige lo stesso?

"Le città sono immobili. Talvolta bellissime, ma immutevoli come le pietre di cui sono fatte: sono i suoni, gli odori, la gente e gli alberi ad animarle. Tutto ciò che è effimero e cambia le rende sempe nuove e inattese, le tiene vive. Mi chiedo cosa sarebbe a Parigi Place des Voges senza i tigli.

Ci passo sotto tutte le mattine andando in studio, scandiscono il passare del tempo e il susseguirsi delle stagioni: è una delle tante cose che gli alberi fanno in una città. Mi domando se continuerei lo stesso a passarci ogni mattina, oppure se cambierei strada per incontrare altri alberi. Un delicato gioco d’equilibrio, un’alchimia tra durevole e passeggero; forse è questo il segreto di una città felice? Sono architetto, e naturalmente sono innanzitutto sedotto dalla città costruita: la sua è una bellezza edificata dal tempo. È il tempo che rende le città così complesse e così ricche, specchio come sono di infinite vite vissute tra le loro mura. Le città belle sono una delle più straordinarie e complesse invenzioni dell’uomo, veri monumenti allo stratificarsi del tempo. Ma sono gli alberi a scandire il tempo che ha reso belle queste città. Sono loro la finestra aperta sul ciclo della natura, che poi è anche il ciclo non eterno della nostra vita. E ci ricordano che anche noi facciamo parte della natura, con tutte le conseguenze del caso. Per questo guardare un albero in un dialogo silenzioso è una piccola ma profonda seduta di autoanalisi. Un momento di silenzio e di meditazione, una breve pausa dedicata allo spirito. Con gli alberi si stringe un patto di complicità contro il tempo che passa. Si scambiano promesse alla fine di ogni stagione, e ci si dà appuntamento al ritorno di quella successiva. Piantare gli alberi in città è un gesto d’amore, ma è anche un gesto generoso che altri godranno dopo di te. Nel farlo sai che solo tra cinquant’anni quell’albero sarà adulto e svolgerà la sua straordinaria missione. Se ne era già accorto Cicerone quando scriveva «Serit arbores, quae alteri saeclo prosint» (i vecchi piantano alberi che gioveranno in un altro tempo).

Niente di nuovo, ma non bisogna dimenticarlo. Sembra un gesto umile e semplice ma è un gesto carico di significato e di fiducia nel futuro. Ci sono alberi antichissimi, come il pino di Matusalemme in California o l’abete rosso Old Tjikko al confine tra Svezia e Norvegia, che sono cresciuti quando l’uomo non aveva ancora inventato la ruota. Neppure il deserto del Sahara esisteva, e l’Europa del Nord era mezza coperta dai ghiacciai. Italo Calvino, cresciuto col padre botanico sulle alture di Sanremo, fa vivere la sua intera vita al giovane Barone Rampante sugli alberi di Valle Ombrosa, in Liguria, per ribellione e per scelta poetica. Ed il giovane Barone vive, si innamora, milita e viaggia sino in Spagna senza mai scendere dagli alberi. Straordinaria metafora della magia degli alberi, che anche in città rappresentano una parentesi di trascendenza… Ma la città ha bisogno di alberi anche per una ragione molto più pratica e concreta. C’è un effetto termico detto effetto città per cui la pietra, i mattoni e l’asfalto si infuocano d’estate elevando la temperatura media di 4/5 gradi. Questo effetto è enormemente mitigato da un importante presenza di alberi e dal loro fogliame. L’ombra sotto gli alberi non crea solo uno straordinario spazio urbano e sociale, ma abbassa anche la temperatura in modo considerevole. Gli alberi contribuiscono anche a modificare l’umidità relativa verso un maggior conforto fisico. Infine collaborano, come è noto, all’assorbimento del CO2 emesso dal traffico. Per fare un esempio, 100mila alberi compensano lo smog prodotto da 5.000 automobili. Se vogliamo quindi che le città diventino luoghi più vivibili, e che non facciano pagare un eccessivo prezzo al loro essere luoghi di vita associativa e di scambio, allora hanno anche bisogno degli alberi che così assumono un ruolo tutt’altro che decorativo.

Ho lavorato su questo tema, come architetto e urbanista, in molte città in giro per il mondo, fianco a fianco con straordinari botanici e uomini di scienze. Mi sono sentito dire che gli alberi in un contesto urbano hanno bisogno di terra per le radici, e gliela abbiamo data. Mi sono sentito dire che gli alberi in città soffrono, e abbiamo trovato il modo di farli stare bene. D’altronde, se soffrono gli alberi figuriamoci la gente e i bambini. Mi hanno fatto notare che alcuni alberi provocano allergie, e abbiamo selezionato piante che non emettono pollini. E poi che perdono le foglie, e bisogna raccoglierle: giusto. E poi che coprono le insegne dei negozi: vedete voi. E infine, che rubano spazio ai parcheggi per le automobili. E su questo hanno ragione: gli alberi prendono inevitabilmente il posto dei parcheggi e del traffico automobilistico. Ma è proprio quello che ci vuole: questo è l’aspetto più importante, nella visione umanisticamente corretta delle nostre città nel futuro. Occorre assolutamente salvarle dal traffico e dall’enorme quantità di parcheggi che le stanno soffocando. Più parcheggi si fanno e più traffico si attira, come la fisica insegna. Alcune città più dotate di trasporti pubblici l’hanno capito: a Londra è vietato costruire parcheggi in centro, a Stoccolma per disincentivare l’uso dell’auto una fermata del tram non è mai più lontana di trecento passi, e se il mezzo non arriva entro venti minuti il passeggero mancato ha diritto al taxi gratis. Occorre mettere tutte le risorse per costruire trasporti pubblici e dotare le nostre città di parcheggi di cintura. È chiaro che gli alberi in città hanno un ruolo importante in questa visione. C’è chi, cinicamente, dice che questo non avverrà mai. Scommettiamo che sì? È ormai inevitabile: spendiamo meno in parcheggi e sottopassi, e investiamo nel traffico pubblico.

E poi costruiamo una cintura verde come baluardo alla crescita scriteriata ai bordi delle città, rinforziamo i parchi urbani, cogliamo ogni possibile occasione di riconversione industriale o ferroviaria per aumentare gli spazi verdi e sfruttiamo ogni occasione ragionevole per dotare di alberi le strade, le piazze, i viali dei centri urbani. Così salveremo le città. Insomma, bisogna piantare alberi nelle città, e bisogna farlo con le Soprintendenze, perché si deve valutare ogni volta il rapporto sottile tra la città costruita, storia e monumento, e l’effimero degli alberi che cadenzano le stagioni. Gli alberi così fragili e vulnerabili diventano testimoni di una rivoluzione che è ormai irrinunciabile. Cito ancora Calvino, che nelle Città Invisibili ci esortava a riconoscere in ogni città, anche la più brutta, un angolo felice. E in un angolo felice c’è sempre un albero.

Così quando Claudio Abbado, con la sua ormai famosa richiesta di remunerare «in natura» il suo ritorno alla Scala, mi chiese di aiutarlo a piantare alberi a Milano risposi con entusiasmo. Non solo perché c’e un nesso tra gli alberi e la musica (ambedue nel segno della leggerezza, del momentaneo e del passeggero) ma anche perché sono metafora di una visione diversa del futuro nostro e delle nostre città bellissime. Certi progetti hanno bisogno di un grande disegno e non sempre le amministrazioni ne sono capaci. Ho pensato che con gli alberi a Milano si potesse ricreare quell’equilibrio che è il segreto di una città felice. Anche perché si sta preparando all’Expo 2015, proprio sul tema della natura e della sostenibilità. Purtroppo devo prendere atto che la città di Milano non intende proseguire su questa strada. Peccato."

Renzo Piano
22 aprile 2010

 
 

 

SAVIANO & GABANELLI

aprile 11, 2010

Oggi il voto di scambio è quotato 20 euro o al massimo un telefonino.
Magari anche solo un passaggio in pulman al seggio…
Il voto di scambio ti toglie tutto il resto!

Ma chi lo dice apertamente agli italiani che si fanno imbrogliare come polli e che quel che ricevono è becchime scadente?

Legge Mancia. Un nome, un destino.

BENE/BELLO 2

Mag 22, 2009

…continua post DEL BENE E DEL BELLO

Penso ai conducatores politici che circolano in Italia. E mi viene da vomitare.

(non è la stessa sensazione che ho provato ieri sera al Giovedì di Augusto, ascoltando i candidati alla provincia di Milano e alle Europee: parole ricche di slancio ideale autentico!)

Torno alla vetrina nazionale: ne ho visto uno (Franceschini) che secondo altri (Cacciari, etc.) non ha i titoli per essere al posto in cui si trova (merito o convenienza opportunistica?), e che ti combina questo? pensando forse di tradurre in pratica un’idea geniale si è messo a scimmiottare proprio il MOSTRO TRUCCATO, colui che si è proiettato in politica supportato dai sondaggi e dalle analisi di mercato e ha raccolto il suo consenso presso le fasce popolari con le gag da teatrino del trasformista (il presidente-operaio, il presidente-casalingo…), e emulo d’eccezione, si presenta pescator dell’onda e ferroviere ciuf-ciuf!!! Penoso e indecente.

Illusione: riconquistare la classe operaia (ma cosa sto dicendo? …insomma ci siamo capiti!). Diceva Daniela Benelli ieri sera quanto questo rappresenti un rovello per il PD. Ma come? Cosa partoriranno gli analisti del PD? Populismo distillato, barzellette, canti in coro e disco-dance: sono queste le strategie e i metodi operativi? Scoutismo bonario alla Franceschini?

All’imprenditur incipriato, le rivelazioni della moglie, i processi ai corrotti, le sentenze, non fanno un emerito baffo. No-o, non è ancora caduto in disgrazia, e stiamo tutti a guardare l’insetto che annaspa quando è rigirato e crediamo che perirà… e invece hop-là si rigira e riprende a correre come una scheggia!

Il MOSTRO MASCHERATO E IMBELLETTATO sta per sferrare l’ultimo decisivo colpo: evocare e sollevare il fanatismo a suo favore. Il popolo, ben addestrato in questi anni di propaganda sottile, ma mica poi tanto (ma incessante, sicuro, basta accendere la tv) è pronto a difendere il suo idolo dagli attacchi dei magistrati, comunisti!

La classe ‘alta’ e ‘colta’ dei servi del regime però non è ancora giunta al termine della formazione (corsi brevi e intensivi!) fatta di slogan e addestramento ad esercitare il discredito terroristico, questa è la ricetta: maschere ben rappresentate da ANTONIO ALBANESE con il suo MINISTRO DELLA PAURA.

http://www.youtube.com/watch?v=9k-s3SAlSMM

E tra Maschera e Smaschera: chi vincerà? Il Grande Partito Pallone delle Grandi Bugie? Il Mediocre Partito Palletta delle Mediocri Bugie? O i Piccoli Orticelli coltivati da fratelli e sorelle di Verità?

Reiterare. Istigare. Forzare. Alla menzogna. Alla costruzione di impalcature di mistificazioni. (Ma che bella festa di compleanno, signori!!!) In cambio di favori. Denaro. Gioielli. Patacche. Appartamenti. Status.

Per fortuna che c’è frate Nichi! Che sia amministratore di regione, popolare, amato e stimato ci fa solo piacere e ci conforta. Slancio ideale e retorico (una critica ce vò) dice Bianca Pitzorno che si candida alle Europee seguendo la sua linea. Una cosa è certa: i trevestimenti non sono più il passatempo dei trans.

ISS e fumo

marzo 31, 2009

L’Istituto Superiore di Sanità sta studiando un modo per far smettere di fumare le sigarette di tabacco su cui gravano le tasse statali agli italiani. Oltre ai messaggi IL FUMO UCCIDE, PROVOCA IL CANCRO, ecc. vorrebbero introdurre il foglietto illustrativo (tipo ‘bugiardino’ dei farmaci) della composizione del trinciato e delle molecole cancerogene che si sviluppano con la combustione tra cui il famigerato BENZOPIRENE, insieme agli altri 4000 composti!

Obiezioni. 1. Chi lo leggerà? 2. Quanta carta dovremo sprecare per vederla volare sulla strada o in spiaggia o in giro ovunque, insieme alle cicche che ancora gli italiani gettano in terra, totalmente incuranti? 3. Quante e quali altre modalità di comunicazione si possono trovare per trasmettere efficacemente lo stesso messaggio?

Hanno installato nelle stazioni degli schermi da grande fratello che trasmettono in continuazione immagini di gente che mangia che beve che va in vacanza che veste fashion… Proposta: a un certo punto un gong interrompe il flusso dei filmini patinati, si fa una pausa di silenzio e di schermo al grigio nero, poi una voce sintetica simile a quella che dice arrivederci al casello in autostrada, se si vuole essere repellenti, o come quella che qualche anno fa diceva ‘palestro, stazione di palestro’ in metropolitana e che hanno censurato perché troppo calda…che è certamente attraente, cita un composto del fumo e lo illustra come il vocabolario, così entra nelle nostre teste. 

http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.3157068766

http://www.nonsoloaria.com/fumo.htm

http://www.itisberenini.it/chimica/testo/FUMO%20DI%20SIGARETTA%20PER%20GREEN.pdf

 

LE PAROLE DI VENDOLA SONO DENSE

marzo 27, 2009

LA POLITICA NON è IL SEPOLCRO DELLE IDEOLOGIE. è NECESSARIO UNO SFORZO FISICO E CULTURALE PER CAMBIARE. LA GRAN PARTE DI NOI HA ORMAI SOLO SOGNI INDIVIDUALI (DIVENTASSE VELINA MIA FIGLIA!), NON PIù COLLETTIVI, MA ANCHE INCUBI INDIVIDUALI (LO ZINGARO SUL PIANEROTTOLO…), IN UNA TOTALE E SCONFORTANTE SOLITUDINE E PERDITA DELLA DIMENSIONE CIVICA.

spot e nichi

marzo 26, 2009

…ho notato che se scrivo un post-spot i commenti sono più fitti: evidentemente ai visitatori non va di leggere post che si dilungano!

ORA, vorrei tanto scrivere le mie impressioni sull’intervista di ritanna armeni a www. nichivendola.it ieri per www.radio.rai.it/radio3/terzo_anello/facciaafaccia/ 

ma… devo trovare la formula per sintetizzare il più possibile sennò ne viene fuori un trattatello barboso che si rischia di non far circolare!

circolare, circolare!!

(il traffico, le idee, l’aria…)

(NON) MI SON DISTRATTA!

marzo 15, 2009

Ma quanto mi sei mancato, blog!

Nel frattempo, ho messo in pista diverse letture.

Mi sono rifiutata di assecondare il consiglio sperticato della Emma e di Penelope (mie amabilissime compagne del www.giovedi.org ) di leggere Stieg Larsson, dopo averlo almeno assaggiato nelle prime pagine di uno dei ponderosi tomi circolanti pare tra il popolo degli insonni… e mi sono trincerata dietro le mie ‘colture’ da utente di piazza Sicilia.

W LE BIBLIOTECHE!!!

Oltre al già citato STORIE DI MIA ZIA (e altri parenti) di Ugo Cornia, di cui mi sono lasciata sorprendere di fronte allo scaffale delle novità (e che delizia avere in prestito un libro ancora intonso!), ho per le mani i seguenti prodotti editoriali:

COME NASCONO LE IDEE di Edoardo Boncinelli;

LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK di Murakami Haruki;

TANA PER LA BAMBINA COI CAPELLI A OMBRELLONE di Monica Viola;

CONTRO L’ETICA DELLA VERITA’ di Gustavo Zagrebelsky.

Trovare il nesso, le coincidenze, le convergenze, gli apparentamenti tra scelte apparentemente o nettamente casuali è

la mia passione!

Notare: le parole chiave nei titoli sono BAMBINA-RAGAZZA e IDEE-VERITA’ …e di che parlano se non di crescita e ricerca?

Precisazione: TUTTO HA UN MERAVIGLIOSO NESSO!!!

Allora dicevo che proprio Larsson, per quanto la sua conoscenza occasionale non mi dispiaccia perchè, onore al merito (postumo visto che è scomparso 50enne per improvviso malore nel 2004), c’è sempre da chiedersi cosa determini un fenomeno così diffuso, non me lo filo!

E mentre ero alla rocca di… nel vicentino lo scorso WE, mi sono scompisciata dal ridere nel pieno della

lettura ad alta voce

della saga della famiglia di Ugo C. (non perdetevi la storia delle signorine Boh non ricordo il cognome e del pranzo dell’epifania con i quadretti in brodo, storia molto padano-emiliana e testimonianza storica di costume degli anni sessanta o giù di lì…).

Traggo da Boncinelli:

NELLA NOSTRA MENTE UN’IDEA TIRA L’ALTRA E DI IDEA IN IDEA SI PUO’ FARE IL GIRO DI TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO DENTRO. QUESTO E’ IL CONCETTO DELL’ASSOCIAZIONE. LE IDEE NASCONO DALLE SENSAZIONI, DALLA RELAZIONE CON L’AMBIENTE IN UNA SERIE DI COMBINAZIONI.

…uffa con queste -zioni!!!

LE IDEE SI SOMIGLIANO. TRA IDEE C’E’ CONTINUITA’ (ma anche prossimità e opposizione…) NEL TEMPO E NELLO SPAZIO. TRA LE IDEE SUSSISTE UN RAPPORTO DI CAUSA-EFFETTO.

il dato sensoriale (transitorio) genera la chimica mentale e innesca l’ideazione o la disposizione verso di essa (permanente), colmando le lacune e le soluzioni di continuità riscontrabili nel flusso sensoriale, nella costruzione del senso del passato e del futuro.

– wow, che ideona! –

(Ma io mi concentrerei ancora un po’ sul presente… cat gnisss! Due cose e chiudo: tra i blog visitati nelle ultime ore ho trovato speciale THE DRUNK SIDE OF THE MOON, che ben si attaglia sull tempo presente, sui teneri golfismi di mio marito e mio figlio negli scenari di pianura e prima collina di ARGENTA e RIOLO TERME, e …special thanks to J per la lettura AD ALTA VOCE!)

Da qui ripartiamo. 

MORETTI dadaista

febbraio 5, 2009

 

DIARIO DI UNA MARATONA MORETTIANA ALL’OBERDAN.

MILANO, 31 GENNAIO.

 

Quando il conduttore della serata, sceso dalla scalinata laterale, si è presentato in svolazzante impermeabile oversize color bronzo sul parterre, ho pensato di avere un’allucinazione con sovrapposizione di immagini. Era come se Moretti e Nichetti, entrambi ospiti della manifestazione IL CINEMA ITALIANO VISTO DA MILANO, frullati insieme, si fossero riassemblati in un unico personaggio, perfetta sintesi dei due. Non so che scarpe porti Nichetti di solito, ma direi proprio che essendosi quelle distrutte irreversibilmente nel frullatore, il nostro eroe doveva averne rubato un paio a Moretti.

 

Dice che ha due notizie, una cattiva e una buona. Moretti ha perso l’aereo. Moretti sta arrivando, questione di minuti. Intanto parte il Filmquiz. Abbiamo in mano i fogli e le penne per rispondere, ci invita a prendere appunti prima di scrivere le risposte definitive, e per questo lascia le mezzeluci in sala. Un’olografia di Moretti scivola di fronte al pubblico. Con malcelato disprezzo si lamenta delle mezzeluci, errore imperdonabile, ma non può ammazzarlo, carne della sua carne. Porta con sé le schede con cenni di compilazione e promette ricchi premi, compresa un’incursione nella sua ponderosa mente a mo’ di viaggio nel tunnel degli orrori dei luna parc per chi, mission impossible, le indovinerà tutte e quaranta. Bisognerebbe essere lui. Solo lui può farlo. Solo lui può. Solo lui. Solo. SSSSSSSSS. Punto

 

Ci propinano dei filmini sfocati con delle bandiere rosse, immagini da un cesso molto affollato, gente che mentre parla guarda in su o in giù, uno che corre su un prato agitando le braccia, ripetizioni di scene su un tratto di strada dell'Urbe con scorcio di collina e insediamenti umani terrazzati stondati neo littori. Sempre su un prato incolto accadono prove di duelli, ammazzamenti, fidanzamenti, con rigurgiti sanguinolenti. Fine. Si riaccendono le luci.

 

Mi volto ruotando verso destra dalla metà sinistra della seconda fila per vedere che effetto fa vedere il pubblico degradante (e anche piuttosto degradato) che osserva silenzioso il Mito Vivente, inarrivabile. Un pubblico più che composto, decomposto. Spalmato su tutta la gradinata, ma di sinistra. Più o meno deluso, ma di sinistra. Lo testimonia la postura, l’abbigliamento. Sono rappresentate tutte le fasce d’età. Capelli bianchi a ciocche spettinate, ricci scuri, lisci castagnetti. Occhialini. Sciarpe non rosse. Il Mito Olografico premia il mesto vincitore con dodici risposte. La metà dell’esuberante spettatore di Locarno. Il milanes-coeur-in-man dichiarerà subito dopo l’assegnazione dell’ambito premio, calcolato in proporzione alla modestia del risultato, che avrebbe voluto comunque idealmente dividerlo con la platea, che intanto scema. E nella seconda parte della maratona la sala malauguratamente non si riempie. Mornichetti si dà un gran daffare per sedare il Padre Mitologico del Cinema Italiano (dell’ultimo ventennio) in preda a una crisi di nervi che sfocia in un’ira furibonda. Sette o otto delle poltroncine disegnate dalla Gae Aulenti, elegantissime nella loro sottile ma solida struttura ricoperta di pelle vera impunturata, vengono divelte e scaraventate a destra e a sinistra. Le potrete vedere ancora conficcate nella boiserie ai lati della sala: ora sono diventate un’installazione neo dadaista. Grande attrazione.

 

Alcuni infine si avvicinano per richiedere autografi sulla brochure e una donna, raffinatissima, ha perfino un album in carta riciclata eco solidale per raccogliere ordinatamente le firme delle notorietà. Un’altra che pareva scesa appositamente in città dai monti, gli dice candida che pur avendo preso appunti, non ha risposto a un solo quiz, ha pasticciato il foglio ma per il figlio che conosce bene il suo imitatore, chiede una dedica contenente l’Epica Minaccia, che in fondo ha il suo valore educativo: LE PAROLE SONO IMPORTANTI! (e giù botte…)

 

Verso le dieci e mezzo, cappottone e zaino in braccio, mentre Silvio Orlando recita dal back stage del Caimano, guadagno l’uscita. Nello zaino ho le scarpe da ballo e, non era garantito, ma per riprendermi dagli effetti indesiderati della lunga seduta, decido di farmi giusto due giri di liscio al volo alla Bocciofila prima di rientrare.