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STASI e MAX AUB

Mag 2, 2009

UN MONDO DI IMPUNITI

…ho acciuffato al volo il libro più piccolo e sottile che c’è l’altro ieri prima di partire e l’ho infilato nello zaino (se devo essere sincera, perché è anche questo il tema del post e non posso nemmeno permettermi di omettere a questo punto, ho con me anche un saggio trascinato da mesi, ma qui mi riferisco alla lettura come puro intrattenimento – poi si può discutere e speculare all’infinito su cosa sia puro e cosa sia intrattenimento…), e questo fascicoletto di poche pagine con la copertina blu ruvida contiene una raccolta di dichiararazioni di assassini in fase di ammissione dei loro delitti.

Libretto nello zaino, radio accesa in auto. Notizia del giorno (giovedì): rinviata la sentenza sul delitto di Garlasco per ulteriori approfondimenti. Prenderà o non prenderà 30 anni? Innocentisti, colpevolisti e garantisti attendono. Sulla spiaggia di sabbia fine di Marina di Pietrasanta, metto la mano nello zaino per cercare qualcosa e ripesco assieme alla vecchia radiolina a cuffiette il piccolo libro blu, ancora ignara del suo contenuto. Di solito sono consapevole della provenienza dei libri che popolano la casa ma questa mi sfugge decisamente: non  è un regalo, non è un acquisto, non è un ritrovamento di passalibro… mah! Forse un omaggio della biblioteca…? In ogni caso, leggo.

Sulle pagine dei giornali le foto di quell’essere biondo e azzurro come un principe del male, altro che favole e principesse! Che ne sarà della sua intrapresa carriera di esperto in economia e finanza? Figurerà negli annali della prestigiosa Università Bocconi con la sua fotolina bionda e azzurra e occhialinata, tra i tanti united colors of… studenti e studentesse, si diceva una volta, rampanti? Io mi vergognerei. Collega di Stasi… Che macchia, che discredito!

Le dichiarazioni degli assassini di Aub, sono semplici e sublimi.

Le negazioni della realtà, le bugie, le mistificazioni degli indiziati, imputati che sono passati (e ripassano sempre nelle trasmissioni di info-distrazione di massa!) in carrellata sui nostri teleschermi negli ultimi anni, sono di una perversione insopportabile. Seguono il trend della politica e dell’amministrazione della cosa pubblica: non ammettere mai di aver messo le mani nella marmellata e continuare a sorridere! O se sei un  assassino, piangere di cordoglio per il morto al suo funerale…

Se Stasi fosse innocente, farebbe schifo lo stesso.

Saluti da Colle Wanda, Massarosa

Carlà, la tecnologia e la violenza.

gennaio 27, 2009

VARIE ED EVENTUALI

Innanzitutto mi proietto in Carlà e faccio un appello: se il futuro papabile candidato alle elezioni presidenziali in Italia, la cui età presumibilmente ora si aggira sui 50 anni, cerca moglie, io divorzio e lo sposo! Voglio essere Paolà.

POI, devo esprimere un sentito grazie alla Tecnologia (ma anche al tecnico volontario che mi assiste) che mette a disposizione oltre che il pc portatile, la mobile card (o simili) per collegarsi in quasi ogni luogo della Terra, non necessariamente da casa, e ciò si concilia bene con il mio spirito nomade. Devota!

VIOLENZA: di solito accade alle donne di subirla. Ho disperso un commento su un blog (a firma di un certo Lucio che però non so come ritrovare… chi mi aiuta?) di questa comunità che un paio di giorni fa raccoglieva riflessioni sulla ormai nota canzone del Paoli che fa riferimento alla pedofilia, indicando una possibile via al perdono. Scandalo. Per alcuni. Altre reazioni sono invece piuttosto indifferenti o di blanda critica o delusione. Sento ora che ai centri antiviolenza sono stati decurtati i fondi pubblici per compensare il mancato introito dell’ICI. E stamattina su RAI-RADIO3 per Faccia a Faccia, la responsabile di un centro di Milano terminava il suo intervento sostenendo l’importanza della denuncia da parte delle donne violate, l’importanza di uscire dal silenzio il più presto possibile. Per le bambine rimane l’aiuto degli adulti vicini, spesso troppo distratti se non del tutto vigliacchi. Parlare, parlare, parlare. Denunciare. La canzone per quanto discutibile serve come spunto per riaprire il confronto sul tema. La battuta del presidente del consiglio sulle belle donne impossibili da difendere è piuttosto ributtante, fuorviante, ingiustificabile ma purtroppo anche questa è servita a muovere ulteriormente il dibattito.

Ho sentito la storia di una giovane donna, come congelata in un’età indefinita, anche fisicamente ripiegata, immatura, ma soprattutto agghiacciante per l’espressione terrorizzata e incredula al tempo stesso dipinta sul volto, che aveva rimosso la violenza subita dal padre. Ora  non riesce a parlargli. Cerca da mesi appoggio nella madre e nella sorella ma non lo ha ancora trovato: è sola e impaurita. Un’associazione la sta aiutando. Ho la sensazione che lei voglia essere aiutata a perdonarlo. Io sarei per un bel taglio netto con la famiglia che l’ha violata, le ha tolto la serenità, le ha impedito di vivere pienamente… ora che ha preso coscienza della sua vicenda, ma evidentemente il legame con i familiari per taluni è irrinunciabile… Devo pensarci su ancora, non so cosa ne sortirò, temo niente di più.