Posts Tagged ‘movimento culturale’

SUGGESTIONI DELLA VIGILIA E ALTERITA' DI DIO (siamo tutti migranti)

dicembre 28, 2010

 


 


 


orfana della connessione per mooolte mooooooolte ore, recupero e posto!

SUGGESTIONI DELLA VIGILIA E ALTERITA’ DI DIO
 
 
Quasi mai la nebbia costituisce un motivo di salvezza.
Fa perdere. Fa schiantare.
Fa cadere nei fossi.

Ma la parrucchiera ha apprezzato la fitta nebbia di oggi che è il 24 dicembre, in montagna.
Perché è pur sempre il solito teatro, ma irriconoscibile, dunque nuovo!

Il proposito di natale è: allargare la clientela, gli adepti cioè. Taglio gratis, beninteso.
Capelloni benvenuti.

Pensava anche a quanto gratificante sia comunicare con le persone giuste. Giuste.
Cioè giuste davvero. Non finte. Non posticce. Non imposte. Come impostori.
Gandhianamente, i passanti.
Senza dimenticare i vecchi personaggi forse negletti e marginali ma testati ripetutamente,
 meritevoli di fiducia e amati.

Anche avere un buon collegamento con Radio3 (94.8 o 98.3 in Trentino) è importante per lei.
Il black christmas proposto è stato sublime ed energizzante. Nella nebbia.
Evocativo. Trasognato. Immaginifico.

Buona vita! Agli organizzatori del museo dell'immigrazione di Lampedusa, ad esempio.
La parrucchiera ci andrà, lo sente. Ne è calamitata.
E porterà con sè un reperto.
 
(God is in Details)
 

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ABBADO DIRIGE LO STESSO?

aprile 23, 2010

… e Abbado dirige lo stesso?

"Le città sono immobili. Talvolta bellissime, ma immutevoli come le pietre di cui sono fatte: sono i suoni, gli odori, la gente e gli alberi ad animarle. Tutto ciò che è effimero e cambia le rende sempe nuove e inattese, le tiene vive. Mi chiedo cosa sarebbe a Parigi Place des Voges senza i tigli.

Ci passo sotto tutte le mattine andando in studio, scandiscono il passare del tempo e il susseguirsi delle stagioni: è una delle tante cose che gli alberi fanno in una città. Mi domando se continuerei lo stesso a passarci ogni mattina, oppure se cambierei strada per incontrare altri alberi. Un delicato gioco d’equilibrio, un’alchimia tra durevole e passeggero; forse è questo il segreto di una città felice? Sono architetto, e naturalmente sono innanzitutto sedotto dalla città costruita: la sua è una bellezza edificata dal tempo. È il tempo che rende le città così complesse e così ricche, specchio come sono di infinite vite vissute tra le loro mura. Le città belle sono una delle più straordinarie e complesse invenzioni dell’uomo, veri monumenti allo stratificarsi del tempo. Ma sono gli alberi a scandire il tempo che ha reso belle queste città. Sono loro la finestra aperta sul ciclo della natura, che poi è anche il ciclo non eterno della nostra vita. E ci ricordano che anche noi facciamo parte della natura, con tutte le conseguenze del caso. Per questo guardare un albero in un dialogo silenzioso è una piccola ma profonda seduta di autoanalisi. Un momento di silenzio e di meditazione, una breve pausa dedicata allo spirito. Con gli alberi si stringe un patto di complicità contro il tempo che passa. Si scambiano promesse alla fine di ogni stagione, e ci si dà appuntamento al ritorno di quella successiva. Piantare gli alberi in città è un gesto d’amore, ma è anche un gesto generoso che altri godranno dopo di te. Nel farlo sai che solo tra cinquant’anni quell’albero sarà adulto e svolgerà la sua straordinaria missione. Se ne era già accorto Cicerone quando scriveva «Serit arbores, quae alteri saeclo prosint» (i vecchi piantano alberi che gioveranno in un altro tempo).

Niente di nuovo, ma non bisogna dimenticarlo. Sembra un gesto umile e semplice ma è un gesto carico di significato e di fiducia nel futuro. Ci sono alberi antichissimi, come il pino di Matusalemme in California o l’abete rosso Old Tjikko al confine tra Svezia e Norvegia, che sono cresciuti quando l’uomo non aveva ancora inventato la ruota. Neppure il deserto del Sahara esisteva, e l’Europa del Nord era mezza coperta dai ghiacciai. Italo Calvino, cresciuto col padre botanico sulle alture di Sanremo, fa vivere la sua intera vita al giovane Barone Rampante sugli alberi di Valle Ombrosa, in Liguria, per ribellione e per scelta poetica. Ed il giovane Barone vive, si innamora, milita e viaggia sino in Spagna senza mai scendere dagli alberi. Straordinaria metafora della magia degli alberi, che anche in città rappresentano una parentesi di trascendenza… Ma la città ha bisogno di alberi anche per una ragione molto più pratica e concreta. C’è un effetto termico detto effetto città per cui la pietra, i mattoni e l’asfalto si infuocano d’estate elevando la temperatura media di 4/5 gradi. Questo effetto è enormemente mitigato da un importante presenza di alberi e dal loro fogliame. L’ombra sotto gli alberi non crea solo uno straordinario spazio urbano e sociale, ma abbassa anche la temperatura in modo considerevole. Gli alberi contribuiscono anche a modificare l’umidità relativa verso un maggior conforto fisico. Infine collaborano, come è noto, all’assorbimento del CO2 emesso dal traffico. Per fare un esempio, 100mila alberi compensano lo smog prodotto da 5.000 automobili. Se vogliamo quindi che le città diventino luoghi più vivibili, e che non facciano pagare un eccessivo prezzo al loro essere luoghi di vita associativa e di scambio, allora hanno anche bisogno degli alberi che così assumono un ruolo tutt’altro che decorativo.

Ho lavorato su questo tema, come architetto e urbanista, in molte città in giro per il mondo, fianco a fianco con straordinari botanici e uomini di scienze. Mi sono sentito dire che gli alberi in un contesto urbano hanno bisogno di terra per le radici, e gliela abbiamo data. Mi sono sentito dire che gli alberi in città soffrono, e abbiamo trovato il modo di farli stare bene. D’altronde, se soffrono gli alberi figuriamoci la gente e i bambini. Mi hanno fatto notare che alcuni alberi provocano allergie, e abbiamo selezionato piante che non emettono pollini. E poi che perdono le foglie, e bisogna raccoglierle: giusto. E poi che coprono le insegne dei negozi: vedete voi. E infine, che rubano spazio ai parcheggi per le automobili. E su questo hanno ragione: gli alberi prendono inevitabilmente il posto dei parcheggi e del traffico automobilistico. Ma è proprio quello che ci vuole: questo è l’aspetto più importante, nella visione umanisticamente corretta delle nostre città nel futuro. Occorre assolutamente salvarle dal traffico e dall’enorme quantità di parcheggi che le stanno soffocando. Più parcheggi si fanno e più traffico si attira, come la fisica insegna. Alcune città più dotate di trasporti pubblici l’hanno capito: a Londra è vietato costruire parcheggi in centro, a Stoccolma per disincentivare l’uso dell’auto una fermata del tram non è mai più lontana di trecento passi, e se il mezzo non arriva entro venti minuti il passeggero mancato ha diritto al taxi gratis. Occorre mettere tutte le risorse per costruire trasporti pubblici e dotare le nostre città di parcheggi di cintura. È chiaro che gli alberi in città hanno un ruolo importante in questa visione. C’è chi, cinicamente, dice che questo non avverrà mai. Scommettiamo che sì? È ormai inevitabile: spendiamo meno in parcheggi e sottopassi, e investiamo nel traffico pubblico.

E poi costruiamo una cintura verde come baluardo alla crescita scriteriata ai bordi delle città, rinforziamo i parchi urbani, cogliamo ogni possibile occasione di riconversione industriale o ferroviaria per aumentare gli spazi verdi e sfruttiamo ogni occasione ragionevole per dotare di alberi le strade, le piazze, i viali dei centri urbani. Così salveremo le città. Insomma, bisogna piantare alberi nelle città, e bisogna farlo con le Soprintendenze, perché si deve valutare ogni volta il rapporto sottile tra la città costruita, storia e monumento, e l’effimero degli alberi che cadenzano le stagioni. Gli alberi così fragili e vulnerabili diventano testimoni di una rivoluzione che è ormai irrinunciabile. Cito ancora Calvino, che nelle Città Invisibili ci esortava a riconoscere in ogni città, anche la più brutta, un angolo felice. E in un angolo felice c’è sempre un albero.

Così quando Claudio Abbado, con la sua ormai famosa richiesta di remunerare «in natura» il suo ritorno alla Scala, mi chiese di aiutarlo a piantare alberi a Milano risposi con entusiasmo. Non solo perché c’e un nesso tra gli alberi e la musica (ambedue nel segno della leggerezza, del momentaneo e del passeggero) ma anche perché sono metafora di una visione diversa del futuro nostro e delle nostre città bellissime. Certi progetti hanno bisogno di un grande disegno e non sempre le amministrazioni ne sono capaci. Ho pensato che con gli alberi a Milano si potesse ricreare quell’equilibrio che è il segreto di una città felice. Anche perché si sta preparando all’Expo 2015, proprio sul tema della natura e della sostenibilità. Purtroppo devo prendere atto che la città di Milano non intende proseguire su questa strada. Peccato."

Renzo Piano
22 aprile 2010

 
 

 

aprile 22, 2010

boscolo chiara Questo post è dedicato alla Casalinga di Via Voghera. 

BONTA'

aprile 6, 2010

Agnello sacrificale. Isacco fu risparmiato… Le povere piccole e inermi bestiole, no. Il sapore del sangue del sacrificio rituale non si dimentica. Nel menù c'è scritto: agnello nostrano. Almeno non ha dovuto viaggiare, da vivo o da morto. Un sacrificio a chilometro zero. E c'è da crederci se l'oste è quello lì. OSTE. Un vero oste! Brasato al vino, hanno preso i torinesi, noi l'agnello. E un piatto di raviolini di erbette che spuntavano senza mescolamenti sospetti e devianti, in tutta la loro pienezza di fibre e clorofilla! Tripudio per le mie papille. Uno era anche scoppiato naturalmente per la sottigliezza della sfoglia irregolarmente tirata, rivelando il suo vivo contenuto!

Ci auguriamo che non siano andati a raccogliere le erbette in prossimità del vicino campo da GOLF!!!

ALBERI

febbraio 14, 2010

Alberi secolari, come si possono vedere nei parchi delle ville diventate patrimonio pubblico.

A Varese, la ex-città giardino, per gli abusi e la lenta ma inesorabile devastazione compiuta, che in ogni caso rappresenta ancora un lusso rispetto alla media dello scempio in questo Paese, si trova Villa Toeplitz,
 http://www.santambrogiolona.it/villa_toeplitz.html
 , dove alloggia un esemplare di Cedrus libani maestoso (ancora più bello di quello esemplificativo della foto!).

Ieri, l’ho abbracciato. Al tramonto, quando il parco è già quasi completamente in ombra (e per questo la neve persiste in ampie aree), un fascio luminoso si proietta solo sull’altura dove il cedro risiede.

E, guarda guarda lo Zeit-Geist che si affaccia!, proprio stamattina per Radio3, negli approfondimenti di PAGINA 3, si parlava di un movimento di appassionati di alberi secolari che praticano il contatto fisico in forme rituali urbane (ma anche non…) di devozione alle piante: un abbraccio di amicizia e per ringraziamento!

SOFFOCHIAMO

febbraio 11, 2010
…nel traffico veicolare commerciale con furgoni vecchi che sbuffano nuvole nere e privato inutile!
bici, bici, bici! trasporto pubblico elettrico o a emissioni controllate! convertiamoci!
le polveri sottili che vanno direttamente nel sangue e si depositano nelle arterie come le placche di colesterolo,
ci faranno vivere almeno 36 mesi di meno… roba da ridere! ahahahhahhhhhahhaah
è sempre una questione di qualità, infatti. 

KM ZERO

dicembre 17, 2009

Ritroviamo la sobrietà!

http://www.aziende-oggi.it/archives/00057701.html

SEDUTA AL MERCATO

ottobre 20, 2009

Cosa c’è di meglio di una corsa al mercato un’ora prima della chiusura per acciuffare quel che manca in casa a prezzi stracciati?
Attenzione, l’affare è doppio se i venditori hanno tenuto le cassette della merce migliore fino all’ultimo come ‘mostra’ e se per liberarsi di quelle poche rimaste abbassano pure la quotazione… due chili al prezzo di uno, tre ananas al prezzo di due… sennò, ragioniamo, dovendole riportare a casa e vendere il giorno dopo, non può che essere la roba più fresca! (controllare bene che non siano invece avanzi o marciume!!!) No no, ma poi i trucchi del mercato li conosciamo…

Insomma, vado per e chi ti incontro? La Antoniella (trattasi di nome derivato da un tradizionale Antonietta rifiutato e mescolato con un più banale ma accettato come aggiornato Antonella), una figura di ottantaquattrenne che fa il paio con la Cecilia dei monti piacentini. Ma, a parità di brillantezza mentale, questa inurbata ha i denti o la protesi a misura. Ne dico solo una piccola serie per non entrare troppo nel merito: abbiamo passato un’ora a parlare, tra gli effluvi della polleria-rosticceria, gli spintoni di chi doveva passare con le borse, l’ondata dei ragazzi usciti da scuola, come in UNA BOLLA. Elegante nel suo cappotto di panno scozzese dai toni blu e verde scuro, coi bottoni ricoperti di stoffa blu e incorniciati d’oro, appena visibile. Una cartella sottobraccio e una sportina verde. Gli occhiali à jour e un’onda libera di capelli bianchi. Sbarra gli occhi di stupore e sorride affettuosa. Stringe le mani guantate (entrambe le sue in biancolana e entrambe le mie di pelle marron) e comunica umanità da tutti i pori, anche se ben vestiti! Si passano in rassegna i fatti e i misfatti degli ultimi sei mesi: i vivi, i morti che camminano, i morti-morti, i malati consapevoli e inconsapevoli, i sani consapevoli o inconsapevoli. Quando fa per dirmi che in certi casi non vale nemmeno più essere giusti, per rappresentarmi l’idea mi racconta di una sua disavventura: LA TRUFFA.

Un giorno, per strada mi avvicina una signora: Ti ricordi? Sono N… Ma come? Un pizzico di diffidenza iniziale lascia il campo alla curiosità e alla disponibilità ad ascoltare le vicissitudini che la tizia comincia a raccontare (1° – intontire la vittima di bla bla). Ti accompagnamo a casa, sai ti devo parlare… Io veramente non ricordavo proprio di conoscerla ma temevo di offenderla… lei mi rivela allora: all’ospedale, ci siamo conosciute in ospedale io sono l’infermiera… aahhh ecco, infatti ero stata operata proprio qualche mese prima (2° – far riferimento a malattie o altre disgrazie recenti, tanto ce ne sono sempre, soprattutto se uno è anziano) … sai, ho dei lavori in casa e non so dove mettere questi gioielli… ah ti aiuterei ma anni fa ho avuto un furto e non so se qui da me sono sicuri…
conclusione: si convince della buona azione che può facilmente compiere, mostra alla donna accompagnata da un uomo e un bambino (3° – lasciare la creatura in macchina per avere la scusa per scappare in fretta) dove si trovano gli ori che i figli le avevano regalato per rimpolpare l’ammanco precedente e prepara il caffé. l’uomo chiede di andare in bagno e spazzola via tutto. la donna si ricorda del bambino e dice che è meglio andare a vedere come sta, non si sa mai. l’uomo uscito dal bagno dove ha potuto nascondere bene tra la maglietta e la camicia il bottino, racconta l’ultima storia patetica all’anziana (4° – dare di sè una buona impressione fino alla fine) che gli dà un bacio di conforto, tutta commossa.

Prego per il loro ravvedimento, mi ha detto l’Antoniella.

Il male fa male a chi lo fa, mi ha ripetuto, raggiante.

Alla fine, ho portato a casa tre finocchi per un chilo, due chili e mezzo di pomodorini, sei carote, mezzo chilo. Il pesce era finito e sbaraccava.
 
Oggi, digiuno! Riflettiamo sul presente.