Posts Tagged ‘neve’

MOTTARONE

febbraio 5, 2012

Mentremiallontanavodalsentierosegnatoperchénonsicapivabenecomeci potesseessereunindicazionedipercorsosenzaunapistabattutaalloracosace lomettonoafareilcartellochepoicèsemprequalcunochediceadessolapistala battoiooaspettochepassiqualcunochemagarilofadimestieremadatochenon passavadoposiscoprechecèunapalestradirocciachevuoldireundirupoche conlanevemicaècosìevidenteeallorasicapisceilmotivopercuiquelcartelloche cèdestatenonlotolgonodinvernoelapistanonlabattonopersignificaredinon andareperdilìnonostantelindicazioneditrekkingpermanentepoiperòdegli escursionisticheseranopersisonosalitidilìperchéeralaviapiùnaturalenonostante ildislivellocosìcisiamoconsultatielhopercorsafinoadovemihannoindicatolinizio deldirupoossialàdovedopolerocceaffioranticominciavanoavedersideglialberi sullacrestaetornandohofattoaltrettantoconaltricamminatorisenonchéavendo compiutoilpercosomassimopercorribileconunacertasicurezzaprimache scattasserolericerchedelsoccorsoalpinocomestavaperaccaderesonscesaavalle emisonfermataaberequalcosadicaldoinunpostodesertodovehoaspettatosette minutiprimachedalretrospuntasseunessereumanocheavesseladimestichezza sufficienteperazionarelamacchinadelcafféecheinattesachemirecuperasserodopo averfermatolasqudradeisoccorsiormaisuperfluamitrovavoadascoltarelastoria divitapiùstupefacentechemipotessecapitarediascoltareinungiornocomequesto chedimagicoavevagiàavutoilsilenziolanebbiailsolelaneveleggeraescintillante.

BANDE NERE & CAMALEONTE DI MONTAGNA

dicembre 28, 2009

La giornata appariva incerta alla luce del primo mattino. Per una copertura sottile che impediva alle montagne di tingersi di azzurro dorato. Così la prima colazione scivola lentamente nel brunch in attesa di sviluppi meteo. Sì, a sud si apre! Fuori tutti. Gli sciatori sciamano verso la cabinovia. La camminatrice si porta al bivio, per decidere se salire al mas dele strie o scendere sulla statale, per andare a campocarlomagno. La seconda che è scritta. Ma come? Ah. Se l’auto rimane ferma come un pachiderma intrappolato nel permafrost nello slargo davanti a casa… poi non si trova parcheggio… e si fa il ghiaccio sulla strada ..e chi le mette le catene? Comincia a delinearsi l’idea. Zaino in spalla, con tappetino isolante, radio, Brjusov, quaderno degli appunti, frutta fresca (le arance profumate!) e pasta alle noci, un ovetto. Telefono. Dito.

Son solo sette chilometri e chi passa di lì 999 su 1000 non si ferma prima di campocarlomagno, ossia in quell’albergo psycho che si trova a appena a tre curve!

Si butta quasi sotto. Tattica perfezionata in anni di onesta attività. Sono le 11.45. Non c’è tempo da perdere. Sette minuti di attesa sono già troppi. E l’alternativa è rifare la strada a ritroso. La solita salita. Fa come per chiedere un’informazione. Tattica. Ma sì, la prendono al volo. La vettura è già carica: un uomo sui trentacinque stempiato e occhialato da sci al volante, moglie scialbetta a latere, dietro amica bionda e lentigginosa american style e bimbo sgano in guscio protettivo tutto legato dalle cinghiette, piumino blu e moonbootini rossi, piccinissimi. La guarda di sguincio. Sorride. Di più. Se la raccontano. Colpo di fulmine oltre che di tosse grassissima. La mammina si giustifica: tosse cittadina. Milano? Oh yeah, Bande Nere.

 
La pista delle ciaspole è irresistibile. Si snoda tagliando quella del fondo. Nel bosco i riferimenti si perdono. Ma i paletti arancio qua e là affiorano. Gli involucri delle galatine alla menta segnano il percorso come le briciole di pollicino e si sparge la voce che nella vallata si aggira un porco tossicodipendente da caramelle al latte. Parte la battuta di caccia. Ecologisti armati e pronti a stanarlo. La malga è disabitata. Due fratelli col piumino rosso, uno gracile col berretto, l’altro protettivo e dalle spalle più larghe, si assomigliano e compiono gli stessi gesti. Un gruppo è costituito da amici tra cui alcuni non molto convinti. Una coppia sui 55-58 è buffissima: lei ha i capelli a riccioloni rossi e una faccia mascolina, tozza e senza collo, lui è alto, magrissimo e un po’ ricurvo. Sembrano due pagliacci scappati dal tendone. Un campano saluta tutti coi bastoncini e si crogiola nei suoi sbandierati settant’anni appena compiuti. Alcune ragazze eleganti e in controtendenza, da sole, scompaiono ciascuna per sè, sdegnosamente, ciaspolando nel silenzio. Osvaldo, gaio, porta gli stessi occhiali da trent’anni, sta all’imbocco dei sentieri e dà utili consigli, incassando il pedaggio, alla buona. Alla fine chiede a tutti com’è andata. Qui è un paradiso, dice orgoglioso, e io sono san pietro!
 
Ore 16.00. Il panorama è tutto rosa al di sopra del bosco con le cime innevate che lasciano scoperte strie di roccia. La luna è crescente di poco. Bach suona per radio. Fuori dal paradiso, il parcheggio e la statale. Un istruttore di sci la carica dopo quattro minuti di attesa. Ha l’aria di uno che ha combattuto in trincea. Magari gli allievi erano poco reattivi… Racconta di come ci si regola con le previsioni del tempo rispetto all’alto adige. Di come si festeggia il capodanno con le fiaccolate e il vin brulé in piazza. La discoteca no, duecento euro per farsi dare degli spintoni, meglio una cena in casa. Stravolto di suo, guida a occhi indipendenti esorbitanti ma semichiusi, e raggiunge le auto passate nei primi tre minuti di attesa. La depone con amabile gentilezza al bivio del belvedere. Meglio di così…

Master e il nonno del Gabibbo

gennaio 25, 2009

Mentre nevicava nel nord-ovest, dall’Appennino alla Val d’Aosta, noi eravamo in canotta padana lungo una passeggiata della Riviera, battuta da un’energica mareggiata. Onde violente abbinate a un irraggiamento solare intensissimo per la stagione: fenomeni estremi che ci dovremmo aspettare sempre più frequenti, e che stanno cambiando il volto della costa ligure, ma mica solo di quella, ovviamente!

In realtà non è delle mie considerazioni sui mutamenti climatici che voglio trattare: …la fauna è ciò che mi interessa di più.

Sono almeno dieci anni che come cani sciolti, alterniamo le nostre discese a mare tra ponente e levante, senza praticamente trascurare un solo centimetro lineare. Ma i nostri riferimenti principali rimangono:

Levanto, con passeggiata a Monterosso (e ritorno in treno);

Sestri Levante, con escursione a Riva Trigoso passando per Punta Manara, e nell’arrivare, sosta gastronomica a Chiavari;

Nervi;

Celle Ligure, le Stelle… e il Parco del Beigua;

– tutto l’Imperiese.

Soffermiamoci a metà. Passeggiando sull’Anita Garibaldi, scoprirete un personaggio, che ben rappresenta l’ambiente marinaro: Master. Doppiopetto blu, bottoni dorati, cappello con visiera ornata da un cordoncino, foulard ben aggiustato al collo. Non è una caricatura, è se stesso, al naturale. Elegante e sorridente, ironico, pacifico e generoso. Fatevi riconoscere. Dite che avete sentito parlare di lui, dalmata importato, di come pesca abilmente e con stile: vi sarà riconoscente!

Per il resto, la fauna del loco comprende: i venditori di ombrelli, borse, cinture e cappellini; la gradisca-venditrice di granite che ha fatto il voto, per propiziare la salute di un parente, di non mangiarle; lo scrittore accanito di post-it, che dissemina lungo la passeggiata a fianco degli escrementi di tutte le misure, dei cani che di lì transitano ogni giorno. Il POST-ITatore ha sempre un gran daffare, vuole segnalare con vigore le fatte ai passanti ed esprimere tutta la rabbia ed esecrazione verso i conduttori dei quadrupedi che lasciano sporco! Una grande coscienza civica. Inoltre troverete Mario, attentissimo ai suoi due cani, pulitissimi,che tiene legati ad un guinzaglio improvvisato (una fune qualunque): non è un poveraccio sprovveduto economicamente, ma lo è forse affettivamente e ha l’aria di vivere una vita approssimativa. Alla spiaggiola, sosta la prof di liceo, ex-bella, sola, raffinata e balenga. Un caso umano, da manuale. Si dispone con il suo costume nero classico un po’ consumato sugli scogli in posizioni scomode per scelta ideologica, con il baricentro fuori dal supporto e dato che non è una patella, pur assumendo una rigidità che pare sviluppare uncini o artigli, sembra sempre sul punto di rotolare. Scambia qualche parola con gli habitué della spiaggia ma parlano poi sempre gli altri e lei a labbra strette annuisce o scuote la testa rossa. La voce è sottile, lo sguardo atterrito, le spalle curve e l’incedere un po’ incerto. Eppure si butta in acqua anche d’inverno, ma non oggi con la mareggiata. Troppo pericoloso. Anche per una border-line coraggiosa.

Un capitolo a parte si merita il Gabibbo. Anzi, per raggiunti limiti d’età, recentemente è passato alla categoria Nonno del Gabibbo. Porta un cappellino americano da golfista, una borsa a tracolla e mangia i formaggini e i creckerini del discount sulla panchina. Anche in piena estate, a 30°, è vestito di tutto punto, perchè ha paura degli spifferi. Racconta sempre a tutti una quantità industriale di aneddoti, è incontenibile, ma cade immancabilmente nel ragionamento sul caro-vita: per questo tutti sanno che a furia di comparare i prezzi, finisce col riempirsi di junk-food, e il suo colorito lo dimostra. Arguto, ma da prendere a piccole dosi. Da quando so che è stato truffato e vive in un appartamento asfittico con vista su un contrafforte della sopraelevata, inondato di immondizia e di rumore, vorrei avere la bacchetta magica come la fata di cenerentola.