Posts Tagged ‘nonno’

PPP – PENSIONATO PERDITEMPO & PERNICIOSO

settembre 21, 2011

Due borse della spesa non strapiene da caricare sulla bici. Pregusto i petali di Bella Lodi, i cuori di lattuga freschissimi, le nocciole sgusciate, e anche i frollini della linea bio molte fibre e zero colesterolo (…), perine a giusta maturazione, per finire. Faccio per aprire il lucchetto. Si avvicina un anziano tabagista in mutandoni azzurri e canotta, occhiali a televisore che, salvo la cicca fumante tra le dita che pareva fissa, non sembrava particolarmente disagiato. Mi avverte: guardi che la borsa è rotta. Controllo. Aveva una lacerazione minima in verticale che non comprometteva il trasporto. Non gli basta. La bici era legata alla rastrelliera. Così se cade, si rompe la ruota, mi fa. Non la metta più in quel modo, aggiunge, se non vuole trovarsi la ruota piegata. Ma la rastrelliera ha posti alti e posti bassi e io mi sono accomodata in quello basso che la sostiene ugualmente, è fatto apposta! Senta, ma lei è proprio pessimista…  e con la sigaretta, no-o?

Ah, non era Milano.

L'iniziazione

maggio 4, 2009
NOVELLO G.


Alcuni anni fa un alunno mi raccontò una storia esemplare. D’estate e non solo tornava al paese d’origine di uno dei suoi genitori. Lasciato libero di muoversi tra i vicoli e la piazza, tra motorini precoci cavalcati da almeno tre, fumo precocissimo, bravate e smargiassate continue, noia strisciante, G. vedeva spesso passare un uomo anziano (sui sessanta, mi dice) riverito da tutti. Riverito perché temuto. Temuto perché potente. Potente di un potere sottile e greve, visibile e invisibile. Sapeva bene cosa fosse. Senza saperlo.
Un bel giorno G. si trova a passare nella piazza molto vicino all’uomo potente. Si incrociano gli sguardi. G. sente che quell’uomo lo calamita. Se ne sente così attratto che non sa come sia successo che poi si fossero trovati a parlare insieme. Un microgesto gli aveva segnalato che si doveva fermare, ascoltarlo e seguirlo. Vieni che ti faccio vedere una cosa… Il vecchio aprì con la chiave un portoncino inserito nella grande porta di un garage. Il metallo dilatato strisciò contro qualcosa stridendo. Era piuttosto buio ma presto G. si abituò. C’era anche una finestrella in alto con una grata. La visione fu sorprendente. Si ritrovò in un deposito di armi. Di tutti i tipi. Cumuli di fucili, rivoltelle e anche esplosivi. G. allontana e avvicina le mani come per descrivere i pesci pescati con la lenza. In verticale e in orizzontale.
Io ascolto esterrefatta. Dissimulando. Lo lascio parlare il più ampiamente possibile senza interrompere. A tratti anzi lo incentivo a raccontare i particolari, le sensazioni, le impressioni, e a fare le sue valutazioni.
Suona la campanella. Esco dall’aula. Turbata. Ma era come averlo sempre saputo. Sapere senza sapere. Sapere e tacere. Una conferma, più che una rivelazione. Come se avessi inalato un pulviscolo dall’odore conosciuto, a distanza di molto tempo. La nostra storia comune non prescinde da questo piccolo minuto evento come da altri simili più densi e significativi che si susseguono senza fine. Odore di mafia.
Non so che fine abbia fatto G., se transiti ancora, ormai più che ventenne, per i vicoli e la piazza del paese, riconosciuto da tutti come protetto dal boss…
So solo che nel corridoio, sentii un fruscio alle spalle. Era G. che mi avvertiva: ah, prof … dimentichi quello che ha sentito, ci siamo capiti?

LA LAMPADA DI UGO

aprile 16, 2009

La foglia di vetro degli anni trenta che copriva a muro una lampadina nel salotto di via C… è ritornata a diffondere luce su uno stelo alto un metro e cinquanta su una base di piantana rossa anni sessanta riassemblata da angelo gravina di corsico che ha osservato strettamente le mie indicazioni. Ottone, deve essere saldata su una placchetta di ottone e la placchetta si innesta sul fusto cavo di ferro arrugginito con un’anima che contiene il filo elettrico che continua fino alla spina con l’interrurrore a pedale. Confesso che dato che la lampadina per magia è funzionante pur essendo ancora quella di venticinque anni fa quando l’applique fu staccata dal suo posto, non l’accendo spesso, anzi si può dire per niente: è a incandescenza 20 W, con molta dissipazione di calore e poca resa.  Sarà sostituita. Con calma. Ora la contemplo sullo sfondo della tenda rossa, a fianco della frau nera. Con grande e diffusa calma. A luce spenta.

Master e il nonno del Gabibbo

gennaio 25, 2009

Mentre nevicava nel nord-ovest, dall’Appennino alla Val d’Aosta, noi eravamo in canotta padana lungo una passeggiata della Riviera, battuta da un’energica mareggiata. Onde violente abbinate a un irraggiamento solare intensissimo per la stagione: fenomeni estremi che ci dovremmo aspettare sempre più frequenti, e che stanno cambiando il volto della costa ligure, ma mica solo di quella, ovviamente!

In realtà non è delle mie considerazioni sui mutamenti climatici che voglio trattare: …la fauna è ciò che mi interessa di più.

Sono almeno dieci anni che come cani sciolti, alterniamo le nostre discese a mare tra ponente e levante, senza praticamente trascurare un solo centimetro lineare. Ma i nostri riferimenti principali rimangono:

Levanto, con passeggiata a Monterosso (e ritorno in treno);

Sestri Levante, con escursione a Riva Trigoso passando per Punta Manara, e nell’arrivare, sosta gastronomica a Chiavari;

Nervi;

Celle Ligure, le Stelle… e il Parco del Beigua;

– tutto l’Imperiese.

Soffermiamoci a metà. Passeggiando sull’Anita Garibaldi, scoprirete un personaggio, che ben rappresenta l’ambiente marinaro: Master. Doppiopetto blu, bottoni dorati, cappello con visiera ornata da un cordoncino, foulard ben aggiustato al collo. Non è una caricatura, è se stesso, al naturale. Elegante e sorridente, ironico, pacifico e generoso. Fatevi riconoscere. Dite che avete sentito parlare di lui, dalmata importato, di come pesca abilmente e con stile: vi sarà riconoscente!

Per il resto, la fauna del loco comprende: i venditori di ombrelli, borse, cinture e cappellini; la gradisca-venditrice di granite che ha fatto il voto, per propiziare la salute di un parente, di non mangiarle; lo scrittore accanito di post-it, che dissemina lungo la passeggiata a fianco degli escrementi di tutte le misure, dei cani che di lì transitano ogni giorno. Il POST-ITatore ha sempre un gran daffare, vuole segnalare con vigore le fatte ai passanti ed esprimere tutta la rabbia ed esecrazione verso i conduttori dei quadrupedi che lasciano sporco! Una grande coscienza civica. Inoltre troverete Mario, attentissimo ai suoi due cani, pulitissimi,che tiene legati ad un guinzaglio improvvisato (una fune qualunque): non è un poveraccio sprovveduto economicamente, ma lo è forse affettivamente e ha l’aria di vivere una vita approssimativa. Alla spiaggiola, sosta la prof di liceo, ex-bella, sola, raffinata e balenga. Un caso umano, da manuale. Si dispone con il suo costume nero classico un po’ consumato sugli scogli in posizioni scomode per scelta ideologica, con il baricentro fuori dal supporto e dato che non è una patella, pur assumendo una rigidità che pare sviluppare uncini o artigli, sembra sempre sul punto di rotolare. Scambia qualche parola con gli habitué della spiaggia ma parlano poi sempre gli altri e lei a labbra strette annuisce o scuote la testa rossa. La voce è sottile, lo sguardo atterrito, le spalle curve e l’incedere un po’ incerto. Eppure si butta in acqua anche d’inverno, ma non oggi con la mareggiata. Troppo pericoloso. Anche per una border-line coraggiosa.

Un capitolo a parte si merita il Gabibbo. Anzi, per raggiunti limiti d’età, recentemente è passato alla categoria Nonno del Gabibbo. Porta un cappellino americano da golfista, una borsa a tracolla e mangia i formaggini e i creckerini del discount sulla panchina. Anche in piena estate, a 30°, è vestito di tutto punto, perchè ha paura degli spifferi. Racconta sempre a tutti una quantità industriale di aneddoti, è incontenibile, ma cade immancabilmente nel ragionamento sul caro-vita: per questo tutti sanno che a furia di comparare i prezzi, finisce col riempirsi di junk-food, e il suo colorito lo dimostra. Arguto, ma da prendere a piccole dosi. Da quando so che è stato truffato e vive in un appartamento asfittico con vista su un contrafforte della sopraelevata, inondato di immondizia e di rumore, vorrei avere la bacchetta magica come la fata di cenerentola.