Posts Tagged ‘omosessuali’

ALZA ABBASSA

settembre 8, 2013

Capita che sul treno la temperatura sia troppo bassa. L’estate sta finendo e i bollori son passati.
Al controllore si può ben chiedere di regolarla per non battere i denti fuori stagione e prendersi il mal di gola con istantaneo colamento di naso.
Quello, passando in rassegna velocemente i biglietti, ne prende atto e assicura che …alzerà!
Alzerà, cosa? Un viaggiatore ribatte: come ‘alza’… deve ‘abbassare’, piuttosto!
Ambiguità della lingua sempre in agguato. ‘Alzare’ va bene se si riferisce alla temperatura del termostato per riscaldare l’ambiente e si intende NON far scattare il meccanismo del condizionamento automatico; ‘abbassare’ va meno bene, ma potrebbe voler dire ‘ridurre’ il funzionamento del condizionatore, il che equivale ad ‘alzare’ la temperatura del termostato. Il risultato sarà il medesimo, alzando in un senso o abbassando nell’altro.
Ne nasce uno scambio di battute alla Campanile, a cui partecipa il LUI più anziano di una coppia omosessuale. Sono entrambi barbuti, occhialuti, ordinatini, sobria camicia a righine, e riempiono assieme con vezzo, lo schema di un giornalino di parole crociate. Il più giovane sembra un gay ortodosso e si altera perché l’altro, curioso delle donne, dà confidenza in giro. Portano una fede d’oro al dito anulare, non liscia ma con un intreccio che segnala il vincolo: sono messi peggio di una coppia etero, dispiace dirlo! La vituperata eterosessualità non necessariamente trova una saggia e sana alternativa sociale nell’omosessualità.
A fianco, tre matrone taglia 50 agitano le braccia molli. Riportano minuziosamente aneddoti di vacanze tragicomiche di parenti serpenti, facendo ballare le tette. Ecco a cosa mira la curiosità della checca anziana! Alle forme verbali (e non) delle tre sciure in cui in parte si proietta e da cui prendere spunti…
Intanto un omino di fattezze pasoliniane, l’aria misera e un po’ mesta, la bocca sdentata (giuro, non è un’ossessione!) rimane stritolato in un cantuccio nello scomparto da quattro occupato dai culi abbondanti delle tre, finché non scivola via, si libera e scappa per scendere.
Un altro gay si siede e incrocia le gambette leziosamente. Ha un taglia molto minuta, indossa pinocchietti di jeans, una maglietta aderente scollo a V e occhiali da vista con una montatura enorme. Dal gioco degli sguardi della coppia di fronte si capisce che c’è un’affinità. I simili si riconoscono.
Un ragazzone con la T-shirt gialla invece rimane avulso e tratta solo col suo Iphone.
Ognuno ha la sua protesi o il suo giocattolo. A me non rimane che la penna per scrivere sul taccuino quel che vedo, e mi alzo il colletto della giacca: la temperatura non si è per nulla addolcita.

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TRITTICO

novembre 7, 2009

MARRAZZO, SAN GENNARO e ALDA MERINI

1. I marrazzi io li sentivo mio malgrado quattordici anni fa dilà dal muro. Quando belavano nel registratore della segreteria telefonica. I miei vicini, viados brasiliani, rientravano dalla nottata di lavoro verso le sei. Andavano a dormire e con calma io mi alzavo. Che vita. Istruttiva però. Allora, spiego. Quella zona di milano era, qualcuno diceva, infestata di omosessuali a prestazione. Lavoravano negli appartamenti oppure uscivano per locali o per i viali. In tre o quattro anni accumulavano un gruzzolo così consistente, che si lasciavano sgonfiare le tette e le labbra e tornavano in brasile per sistemare mamma e fratelli. In realtà lì all’epoca era ancora il quartiere delle botteghe artigiane: c’erano argentieri, corniciai, restauratori, tappezzieri, vetrai. Oggi dimezzati. Più che dimezzati, quasi totalmente spariti. Era bello vivere lì in un ambiente misto, vivo, biodiverso. Insomma, dopo aver riposato, verso le cinque di pomeriggio i trans, in jeans e maglietta, rasati senza la parrucca, struccati anche se con le sopracciglia ritoccate (i più femminilizzati avevano i loro bei capelli di media lunghezza e biondi e continuavano a indossare vestiti da donna), uscivano a comprare qualcosa da mangiare al super, rientravano chiacchieravano e ricominciava la
kermesse. Quando li incrociavo era una festa. Gentilissimi. Di spessore umano notevole. PPAAAOULLLA, CIAOU! E mi raccontavano le loro preoccupazioni, la loro saudade. Il telefono in loro assenza suonava e risuonava e scattava la segreteria. Erano lamenti di cummenda, direttori di banca, imprenditori, farmacisti, politici, avvocati che li volevano e chiedevano un appuntamento se no mo-ri-vano, non ce la fa-ce-vano. Uno in particolare, dall’accento lombardo spiccatissimo, direi bergamasco, era il più assiduo dei postulanti: piangeva, e come piangeva!

1 bis. Un giorno W. F. , uomo molto in vista di cui non posso dire di più, mi chiese se potevo seguirlo in missione. Golden Eye ed Eva Kant (non fanno una coppia!) in azione in un locale equivoco in una laterale di corso Sempione, devono raccogliere info, il proprietario è un informatore, arrivano in anticipo, c’è una festa di compleanno privata, è il giorno di chiusura del locale. Non vi dico che ho visto.

2. Informatevi prima sulla vera storia di San Gennaro poi ci risentiamo.

3. Alda Merini e il fumo. Ma è vero che fumare potenzia e acutizza le facoltà creative?