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SUPER-PACCO

aprile 1, 2009

Vado in Posta (quell’ufficio con la banda gialla e azzurra che lo rende riconoscibile su tutto il territorio nazionale dai tempi in cui l’isola di torre pelosa di stintino ne veicolava la pubblicità …) per spedire un grosso pacco. Mi sento come se in quel pacco fossero contenute cose vive. Tra l’altro non riuscendo a caricarlo sulla bici, e non trovando interessante l’idea di tenerlo in equilibrio per un chilometro e mezzo su una spalla e reggendolo con il braccio a pinza, prendo il vecchio passeggino che si trova abbandonato in cantina da anni, tutto impolverato e lo riassetto con un colpo secco come quando con il bambino in braccio facevo tutto con una mano. Adagio il pacco per il lato lungo al posto del pupo e parto. Quando arrivo davanti alla Posta, vedo la portina dello spazio di controllo metal detector aperta e volo dentro col passeggino a razzo, per approfittare del passaggio. L’utente già inserito si spaventa  ancora di più quando guardando nel passeggino vede il parallelepipedo avvolto in carta pacco e scotch lucido, formato bambino gigante impacchettato. Non appena dentro, mi fiondo a prendere il bigliettino col numero per la fila agli sportelli di invio pacchi, e contemporaneamente spingo a sinistra il passeggino che prosegue da solo la sua corsa fino a scontrarsi contro il bancone-bilancia. Passa un’impiegata proprio mentre torno al passeggino brandendo il numerello. Mi guarda interrogativa da sopra le lenti da presbite e sorride: …ma cosa nasconde lì dentro? Un bambino imbalsamato, le rispondo, e fa una faccia con la bocca tirata e gli occhi spalancati, sparendo nel retro. Tocca a me. Mi dicono che certamente il pacco pesa meno di 30 kg e mettono un peso indicativo sul documento che lo accompagna nel viaggio. Dico: sarà 4 chili… Ma sì, mi dice l’impiegata, mettiamo 8. Così… senza neanche utilizzare il bancone-bilancia che tanto mi piacerebbe avere in casa, è stato messo un valore casuale di peso. Cosa che mi ha un po’ disturbato. Ma l’impiegata era particolarmente buffa, aveva capelli color tiziano ben acconciati, un simpatico muso puntuto e… mi ha fatto entrare nel retro! Sennò l’indignazione avrebbe preso il sopravvento… Ho sollevato il bambino incartato e l’ho accompagnato fino al cestone che sarebbe salito sul furgone dello spedizioniere. Sono uscita col passeggino leggero e sono andata a mangiare una piadina alle verdure al parco solari. Come Cattelan.