Posts Tagged ‘parenti serpenti’

PADRE RATZINGER

Mag 18, 2012

2. C’è un frate in ospedale. Sembra uscito dalla pubblicità delle polpette di pesce con sfogliatine di patate croccanti intorno (che mi fece uscire di casa ipnotizzata un lunedì mattina, quando ancora i supermercati osservavano la mezza giornata di chiusura…). Piccolo e tondetto. Qualcuno lo riconosce: Salve, Padre Orazio! Padre Orazio qui, Padre Orazio là… Le parole si contraggono. Capto Padre Razzi… Ma certo! Uguali! Padre Orazio passa la sua vita in mezzo ai malati. Non esattamente come il suo Principale Referente. Le battute: allora, Padre Orazio, sei promosso direttamente a Papa! No, non farebbe per me, preferisco stare vicino ai derelitti. Lui passa e chiede come va? in pratica si offre, offre il suo servizio di sportello di ascolto. Forse è un po’ speedy, non lascia molto tempo alla riflessione: lo fermo, non lo fermo, i malati sono deboli e lenti! Così lui se ne va come una meteora. Una risorsa sprecata. Folklore?

VERMICINO DOCET

ottobre 8, 2010

interessante dibattito su VIBRISSE bollettino a proposito di TV della sofferenza:

http://vibrisse.wordpress.com/2010/10/07/una-scomparsa-che-ha-sempre-fatto-il-pieno-di-audience-in-tv/

IL LATO FRIVOLO…

febbraio 23, 2010

Vale la pena intraprendere un viaggio nel costume dell’istituzione alla base della società che conosciamo. Troppe sono le testimonianze che mi giungono da più parti. Stavo per scriverne… Ma mi son distratta. Questa baracca in effetti è perennemente accesa in assenza o presenza della mano umana. Macina, macina… Un vero collegamento col mondo! Un messaggio costante come una lucina nella nebbia che lampeggia e segnala: ci sono! E se ci si vede, vuol dire che stiamo percorrendo lo stesso tratto di strada!

Dedicato a tutte le famiglie che conservano il segreto su episodi che potremmo chiamare ‘disgrazie innominabili’.

Per non entrare nel merito subito (che gusto ci sarebbe?), comincerò col descrivere ciò che di solito risulta più visibile: qualcuno nel clan si incarica di essere sempre molto sorridente, ciarliero, perfino ridanciano…

http://ioleilaltra.altervista.org/images/news/comiche_risata_massaia_animata_01.gif

Per depistare. Per distogliere l’attenzione dal vero problema. Dal nocciolo. Dal nodo. Dal groviglio delle responsabilità.

Per dare a bere che TUTTO VA BEN! E intanto continua la serie delle bugie che si aggiungono e si stratificano sperando che nessuno metta mai mano ai cassetti delle vecchie carte… 

Ebbene, così come dopo il Big Bang e l’espansione di questo Universo, come di quelli che lo hanno preceduto, avviene il Big Crunch, all’occultamento della verità che parrebbe uno stato infinito, ne segue per collasso il suo disvelamento…

Si troverà un nuovo equilibrio. Un assetto finalmente senza tabù. Pulito.

IL LUNGO PRANZO DI NATALE

dicembre 23, 2009
…chi si ostina a farlo?

IL LUNGO PRANZO DI NATALE 
è un dramma in un atto di Thornton Wilder.
Rende perfettamente la ripetitività delle tradizioni,
che si pretendono tali, ma ormai risultano svuotate di senso.

Trovo ampia conferma presso teste brillanti che
la vituperata idea di anticipare
un simpatico incontro tra amici o parenti
attorno a un buffet,
sarebbe la soluzione migliore per conciliare
il desiderio di affiatare il gruppo con
la necessità di non esagerare con il cibo!

ecchèviavevodetto?

(continua il sondaggio)

SEDUTA AL MERCATO

ottobre 20, 2009

Cosa c’è di meglio di una corsa al mercato un’ora prima della chiusura per acciuffare quel che manca in casa a prezzi stracciati?
Attenzione, l’affare è doppio se i venditori hanno tenuto le cassette della merce migliore fino all’ultimo come ‘mostra’ e se per liberarsi di quelle poche rimaste abbassano pure la quotazione… due chili al prezzo di uno, tre ananas al prezzo di due… sennò, ragioniamo, dovendole riportare a casa e vendere il giorno dopo, non può che essere la roba più fresca! (controllare bene che non siano invece avanzi o marciume!!!) No no, ma poi i trucchi del mercato li conosciamo…

Insomma, vado per e chi ti incontro? La Antoniella (trattasi di nome derivato da un tradizionale Antonietta rifiutato e mescolato con un più banale ma accettato come aggiornato Antonella), una figura di ottantaquattrenne che fa il paio con la Cecilia dei monti piacentini. Ma, a parità di brillantezza mentale, questa inurbata ha i denti o la protesi a misura. Ne dico solo una piccola serie per non entrare troppo nel merito: abbiamo passato un’ora a parlare, tra gli effluvi della polleria-rosticceria, gli spintoni di chi doveva passare con le borse, l’ondata dei ragazzi usciti da scuola, come in UNA BOLLA. Elegante nel suo cappotto di panno scozzese dai toni blu e verde scuro, coi bottoni ricoperti di stoffa blu e incorniciati d’oro, appena visibile. Una cartella sottobraccio e una sportina verde. Gli occhiali à jour e un’onda libera di capelli bianchi. Sbarra gli occhi di stupore e sorride affettuosa. Stringe le mani guantate (entrambe le sue in biancolana e entrambe le mie di pelle marron) e comunica umanità da tutti i pori, anche se ben vestiti! Si passano in rassegna i fatti e i misfatti degli ultimi sei mesi: i vivi, i morti che camminano, i morti-morti, i malati consapevoli e inconsapevoli, i sani consapevoli o inconsapevoli. Quando fa per dirmi che in certi casi non vale nemmeno più essere giusti, per rappresentarmi l’idea mi racconta di una sua disavventura: LA TRUFFA.

Un giorno, per strada mi avvicina una signora: Ti ricordi? Sono N… Ma come? Un pizzico di diffidenza iniziale lascia il campo alla curiosità e alla disponibilità ad ascoltare le vicissitudini che la tizia comincia a raccontare (1° – intontire la vittima di bla bla). Ti accompagnamo a casa, sai ti devo parlare… Io veramente non ricordavo proprio di conoscerla ma temevo di offenderla… lei mi rivela allora: all’ospedale, ci siamo conosciute in ospedale io sono l’infermiera… aahhh ecco, infatti ero stata operata proprio qualche mese prima (2° – far riferimento a malattie o altre disgrazie recenti, tanto ce ne sono sempre, soprattutto se uno è anziano) … sai, ho dei lavori in casa e non so dove mettere questi gioielli… ah ti aiuterei ma anni fa ho avuto un furto e non so se qui da me sono sicuri…
conclusione: si convince della buona azione che può facilmente compiere, mostra alla donna accompagnata da un uomo e un bambino (3° – lasciare la creatura in macchina per avere la scusa per scappare in fretta) dove si trovano gli ori che i figli le avevano regalato per rimpolpare l’ammanco precedente e prepara il caffé. l’uomo chiede di andare in bagno e spazzola via tutto. la donna si ricorda del bambino e dice che è meglio andare a vedere come sta, non si sa mai. l’uomo uscito dal bagno dove ha potuto nascondere bene tra la maglietta e la camicia il bottino, racconta l’ultima storia patetica all’anziana (4° – dare di sè una buona impressione fino alla fine) che gli dà un bacio di conforto, tutta commossa.

Prego per il loro ravvedimento, mi ha detto l’Antoniella.

Il male fa male a chi lo fa, mi ha ripetuto, raggiante.

Alla fine, ho portato a casa tre finocchi per un chilo, due chili e mezzo di pomodorini, sei carote, mezzo chilo. Il pesce era finito e sbaraccava.
 
Oggi, digiuno! Riflettiamo sul presente.

PICIO PICIONCIA

Mag 24, 2009

PICIO PICIONCIA si merita un post tutto suo. Non potendo rivelare la sua identità (non è un candidato alle elezioni per non raggiunta soglia di età) mi limito a riportare che è una vera e propria bomba. Rompe gli schemi di famiglia, con stile deflagrante, raccogliendo l’eredità della zia Paola.

Oh-oh, qui si pronunciano parole grosse: EREDITA’. Naturalmente io mi riferisco ad un’eredità morale, e magari anche genetica vista la parentela. Ma il rischio è che proprio PICHO PICHONCHA, per quanto sveglio, inconsapevolmente possa essere usato come piccolo grimaldello per arrivare ad ottenere il malloppo a cui già accennavo qualche post fa. Peccato però che la Vecchia, sempre vigile e furba, abbia, proprio l’altro ieri, lasciato il suo sostanzioso contributo alla causa dei truffatori porta -a -porta, che si sono tranquillamente infilati in casa sua, e con l’inganno l’hanno alleggerita di una cifretta e qualche monile. Un mito che crolla sotto i nostri occhi: la Vecchia è stata finalmente e solennemente gabbata!

E’ arrivato il momento di un aggiustamento doveroso ai conti degli aspiranti eredi patrimoniali. Io mi accontento dello spunto drammaturgico.

PELLEGRINAGGIO AL LARIO

Mag 6, 2009

Cara Veronica,
non so se il tuo pseudonimo venga da questo magnifico lago prealpino (dovrei fare qualche ricerca in proposito) ma non sapendo bene con quale modalità appoggiare la tua campagna (elettorale) di autodeterminazione ed emancipazione, ti ho dedicato un pellegrinaggio.
Innanzitutto, dato che sei (sei stata e sei ancora nonostante i ritocchi) bella come una madonna, sto raccogliendo adesioni per intitolarti un santuario. L’idea più elevata è, in tempi di cemento avariato e scosse telluriche inaspettate, quella di progettare un santuario ipogeo (sai cosa vuol dire, vero? semmai da’ una controllatina in internet) in un luogo simbolico, che so, macherio, nel parco della villa, perché tu te la fai assegnare vero? e lì tac, senza scompigliare l’architettura e tutto l’assetto dei viali e dei laghetti, ci viene un grande open con colonne di presa di luce naturale ad altissima diffusione. Tutto ricoperto di terra e erba, in piena armonia con l’esistente!
E io Veronica che sono nel ramo del turismo culturale, ti porto bella gente, educata ed ecosensibile, che ti sarà profondamente devota!
Facciamo un bel programmino di incontri tematici sull’ecocompatibilità, il risparmio energetico, il car-sharing, il riuso, il riciclaggio dei rifiuti e ti dirò di più, ci mettiamo in rete con associazioni no profit, realtà imprenditoriali con spiccata propensione per il sociale, cooperative, gruppi solidali di consumo; ti presento Jacopo Fo che tanti anni fa ha intrapreso in Umbria un’attività agro-turistica-pedagogica ispirata al benessere psico-fisico, che implica il ritorno alla lentezza, ai ritmi natirali, alla natura. Invitiamo filosofi, scrittori, artisti, coreografi…
Ci sarà ad esempio una bella vasca idromassaggio per una fantastica abluzione profumata all’entrata del santuario, una sorta di quick wellness-confessionale, per prepararsi meglio ad accostarsi a te, candidi, rinnovati e pronti a ricevere la tua luce!
Ora, come dicevo, non so se sei Lario per via di questo posto che oggi ho visitato in tuo onore, da Lecco a Varenna in ginocchio! E su a piedi al castello di Varzio con i suoi merli quadrati e i rapaci in mostra (falchi, poiana, gufo reale, barbagianni…), e giù fino alla fonte del fiume Latte, che subito sfocia in te, nel Lario, accogliente, a pochi metri, essendo il fiume più corto del nostro Bel Paese.
Io Veronica, nel mio piccolo, sono con te, e ti scrivo pubblicamente su questa prestigiosa testata per farti arrivare il mio abbraccio solidale, il mio intento propiziatorio, la mia volontà premonitoria e tu sai quanto sia importante visualizzare un futuro prossimo per renderlo possibile, anzi reale, già segnato! Riappropriati della Casa e della Libertà insieme a tutto il tuo Popolo, Veronica! Il Popolo ti acclama adorante!

FORZA VERONICA!

ALDO e UGO

febbraio 28, 2009

Di Aldo Busi ho ben presente la fisionomia (e mi è anche apparso in sogno: io remavo sul moscone e lui se ne stava placido a prendere il sole), di Ugo Cornia no. Eppure, entrambi mi hanno accompagnato in un viaggio!

L’Aldo B. mentre andavo in TGV a Parigi da Losanna, vent’anni fa, per raggiungere il mio fidanzato omonimo, l’Aldo C.; l’Ugo, giusto l’altro giorno per venire qui en voiture nella zona di Sestola, sui picchi dell’Appennino modenese.

Combinazioni. Ma che probabilità c’è che andando in un posto, e vi portate dietro un libro di puro intrattenimento, scelto a caso alla biblioteca della scuola o di quartiere, questo parli dei luoghi dove vi state recando? Mettiamo pure che Parigi sia Parigi, citata in lungo e in largo, sparsa come prezzemolo su una buona fetta di narrativa internazionale, ma Vignola, Polinago, Guzzano e Pievepelago chi se li fila?

Magico. La mattina prima della presunta partenza per Ferrara per andare a trovare i parenti (uguali a quelli dei racconti di Cornia!!) mi ero detta: già che scendiamo in Emilia, lungo la solita autostrada ormai fitta di capannoni, andiamoci a vedere le montagne da vicino, così ho preso la cartina del modenese e ho puntato il dito sul Cimone e lì intorno ho letto i toponimi. Guglia, penso, deve essere carina. Vado in internet a cercare i B&B e gli Agritour, e leggo: forse cercavi Guiglia. Vero! Un nome non familiare lo leggiamo come più si avvicina al nostro comune vocabolario: era un posto in cima a una collina e per me doveva chiamarsi GUGLIA! 

Siamo in macchina e leggo.  A pagina tredici: ..eravamo a Guiglia al ristorante… Noooooo, ti rendi conto?

Vabbé, alla fine arriviamo al Passo del Lupo e bye bye: Ferrara può attendere!

Cammino senza ciaspole (dimenticate) nello spesso strato di neve un po’ squagliata e continuo a leggere nel sole.

P.S. Sono sempre due coincidenze su 10961 letture fatte nei miei spostamenti fino ad ora. Sennò mi è capitato di andare a Roma e leggere un libro su Venezia, di viaggiare per Bolzano e vedere citata Ischia, di volare ad Atene e riprendere il racconto di fantascienza che non finisce mai…

 

 

 

LA SORELLA PERFIDA DI BABY JANE (epilogo)

gennaio 19, 2009

Riprendiamo Baby Jane da quando a undici anni, lascia traumaticamente la casa dell’infanzia data in dote alla sorella. Passano gli anni e anche lei si sposa, accompagnata dal timore di non essere fertile (la maledizione della sorella…) ma prestissimo scopre che è produttiva! La sorella che in anni di addestramento in fatto di gelosia morbosa aveva potenziato le sue armi offensive, mette in atto la strategia più sottile: svalutare tutto quello che appartiene al mondo della minore, marito e figli compresi.

Baby Jane, distratta dai due piccoli, ubriaca di latte e pannolini, firma una carta notarile  con cui rinuncia in favore del bambolotto  (il fratellino) alla metà dell’azienda di famiglia  che le spetta, dopo che fu stabilito che la maggiore, l’avida antesignana, si poteva ritenere gratificata per l’attribuzione anticipata della casa . Azienda di là, casa di qua: ma cosa rimane alla povera Baby Jane? Le briciole!  E sempre la speranza…

A Baby Jane c’è qualcuno che racconta per blandirla che lei è buona, mite, remissiva e comprensiva, e che un giorno la sua bontà sarà ricompensata… Le viene anche strappata la promessa che, quando la sorella sarà vecchia e sola perchè senza figli (ma col patrimonio), lei la sosterrà, la sevirà, secondo le sue precise richieste.

Baby Jane non si sottrae al suo amaro destino di rinunce e di negazione di sè. Il suo comportamento muta, nel senso che si fa estremo, mite, sottomesso, umile e servile in una maniera estenuante, che mette la sorella in una sorta di quasi inverosimile impensabile imbarazzo, venato, forse, di un barlume di senso di colpa…

E il bambolotto  sta in campana..

Un giorno, infatti, si disvelerà tutta la verità!

BABY JANE

gennaio 18, 2009

Nel film di Robert Aldrich del 1962, Che fine ha fatto BabyJane?, si narra la storia di due sorelle confinate nella stessa casa per tutta la vita a causa di un perfido imbroglio di una delle due ai danni dell’altra, che impedirà a entrambe di vivere. Sono anni che penso a quest’opera come estremamente rappresentativa di dinamiche di famiglia molto diffuse, troppo spesso taciute…  Nel cinema, la vita. Nella vita, il cinema!

Bette Davis è Baby Jane, la bambina prodigio che balla e canta. Ormai invecchiata, simulacro di se stessa, conserva l’illusione di potersi riesibire in teatro, di fronte a quel pubblico che lei crede sempre folto e in attesa del suo ritorno. Un forte senso di colpa la costringe a vivere accanto alla sorella (interpretata da Joan Crowford) inferma a causa di un incidente d’auto che pensa di averle provocato in stato di ebbrezza. La carriera rimane interrotta. Le due donne soffocano nell’ipocrisia e nell’odio, fino alla rivelazione della verità…

Poniamo ora di avere a che fare con due sorelle, in altro contesto, in cui però si sviluppa sempre una forte gelosia e la più forte e invidiosa vuole farla pagare all’altra che ha avuto quel che lei non ha potuto avere: i figli, ovverosia la capacità generatrice, l’espressività creativa!

…to be continued  …right now!

(Sta diventando impellente: raccontare, racontare, raccontare!)

Tra il secondo e il terzo decennio del secolo scorso, al numero 105 di via … furono appesi due fiocchi rosa e due azzurri. Prima rosa, poi azzurro poi ancora rosa… La bambina era debole, ma sopravvisse. I due fratellini la osservavano come fosse un coniglietto . Pare che per la mitezza della bambina, fosse da subito portata ad esempio. Che scemenza! Che errore! Fu così che i primi due si imbestialirono  contro la piccola nuova nemica e cominciarono a tramare contro di lei. Le facevano dispetti o, azione ancora più efficace, la ignoravano del tutto. La piccola era vezzeggiata dai grandi non tanto per il suo aspetto fisico che era poco più che accettabile e non prorompente come quelo della sorella, ma per la bontà. Il concetto, oggi come oggi, non è più facilmente circoscrivibile e pare caduto in disuso: chi è veramente buono? come si manifesta l’autentica bontà? non è per caso considerata piuttosto un disvalore? Il sinonimo di debolezza e coglionaggine, sottomissione o mancanza di personalità… L’antitesi della furbizia. Così la bambina cresce con il marchio della buona quando ancora la bontà era un valore e la cattiveria disdicevole, soprattutto se associata al carattere delle femmine, a cui non si poteva perdonare di essere aggressive e di avere la volontà di imporsi. Stiamo parlando di settant’anni fa, rammento. Bene. Questo è il quadro, per riassumere: la prima figlia è una capa tosta, il secondo anche ma la versione maschile desta meno preoccupazioni, sebbene poi in età adolescenziale si rivelerà incontenibile e finirà male… Il quarto che verrà rimarrà sempre il bambolotto , il più difeso. Alla terza rimane appiccicato il bollino della bontà, dote quanto mai auspicabile e desiderabile, perché rende la vita dei genitori più serena: una qualità riposante. Bisogna però vedere se non sia piuttosto frutto di un paradossale condizionamento e magari la bambina costretta al ruolo della mite e accondiscendente, aveva prerogative tali da assumere funzioni diverse nella vita e che le sono state precluse o che lei stessa si è preclusa per non aver potuto conoscere in tempo meglio se stessa, o per avervi rinunciato… La storia è antica, lo so, e reierata!  Ma, a parte i ruoli preimposti, visti mica solo tra sorelle bensì diffusi anche tra maschi, messi in antitesi se non in brutale antagonismo dai genitori su abilità e caratteristiche sportive o professionali…, il bilancio è appesantito dalla dispersione, dalla pedita di occasioni per vivere secondo la propria vera indole e attitudine. Soprattutto se, come accadde alle due sorelle della nostra storia, le femmine si predispongono al matrimonio e alla maternità, nell’ordine esposto, per tradizione, rigorosamente. Grottesca è la vicenda della prima sorella, dal carattere effervescente  che, verso i vent’anni, deve essere piazzata al miglior offerente e la famiglia, per le sue conoscenze in città, si attiva individuando alcuni buoni (per non dire ottimi) partiti, tra cui un direttore di banca , con un nome curioso… Della sorella grande, la piccola riportava sempre aneddoti pepati, come quello del fidanzamento andato in fumo con il bancario o il giallo dell’anello che fu fatto scivolare nel risvolto del pantalone di un altro potenziale marito, uno scaltro commerciante, e praticamente sottratto… Ma improvvisamente si affacciò ‘quello giusto’: un geometra precocemente incanutito , con cui si fissò troppo rapidamente data e termini del matrimonio. Lui aveva bisogno di una sistemazione per gli anziani genitori  e si fece assegnare una casa di famiglia, anzi LA casa   di famiglia, sfrattando tutti…    . Per maritare quella figlia, cosa non fu fatto, accidenti! Tutto scompaginato, l’assetto della famiglia, dal bel geometra fischiettante e strafottente , che aveva trovato l’america! Ma, i didimi del geometra e/o le ovaie della sorella non funzionano e di figli non ne escono. Il matrimonio termina, secondo la sacra legge divina, per la morte di lui, improvvisa e praticamente indolore, nel giardino, sotto un albero fiorito , in una tiepida mattina di primavera. Senza eredi.

Now I really stop here! You’ll read the second part very soon…