Posts Tagged ‘preti’

LA VOCAZIONE DI PAPA FRANCESCO, EX AUTORITARIO

settembre 20, 2013

La non ingerenza della chiesa nei temi di sessualità, aborto, contraccezione. Alleluia.

Grande comunicatore dalla vena populista, ha detto quel che doveva dire. Grande operazione di re-styling. Gadget da vetrinetta, è il sospetto.

Per essere simpatico ai più. Per svecchiare la dottrina. Per uscire dalle parrocchie polverose e stantie. Per riacchiappare fedeli.

Al grappolo di richieste che vertono sull’abolizione del battesimo alla nascita e del celibato dei preti, sull’apertura alle donne officianti già posto da frange stesse della grande comunità cattolica, la risposta sarà concretamente rivoluzionaria?

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PRETE PENTITO, ANZI NO

dicembre 27, 2012

Sorpresa. Diverse persone mi hanno cercato su FB negli ultimi 12 mesi, ma il sistema le aveva archiviate in una casella separata e segreta, indicandomele solo ora, alla fine dell’anno, e suggerendomi il modo per trasferirle a quella principale, allo scopo di riabilitarle.
Così ho fatto con tre di queste: P., G.L. D.R. della provincia di Bologna e Matteo, il poeta romagnolo. La prima mi dice che potrebbero essere passati 15 anni dall’ultima volta che ci vedemmo e chiede conferma della mia identità attraverso due conoscenze comuni, la seconda indaga per sapere se sono la stessa che aveva conosciuto in un campeggio del meridione 30 anni fa, la terza dichiara di aver visitato con me, se sono io davvero, il cimitero monumentale a Milano tra i 15 e i 20 anni fa e di considerarlo una pietra miliare nella sua modesta esistenza.
Questa triplice sorpresa ha cambiato qualcosa nella mia vita (sarà il condizionamento che subisco dalla lettura de La vita nuova di Pamuk…). Ha confermato più che altro che dal passato arrivano dei segnali: l’Ingegnere, il Campeggio, la Poesia. Una professione, un luogo di aggregazione, una modalità di espressione. Tra le mille suggestioni che i tre personaggi potevano darmi, queste sono le prioritarie. I tre compiono una scelta (marginale!) che li accomuna: quella di cercarmi. Perché cercano qualcosa di se stessi attraverso di me, e che sperano che io possa rivelare loro: l’ingegnere mi suggerisce l’idea di una vita dedicata al lavoro, corredata di affetti prudenti e tutto sommato moderata. Il compagno delle vacanze in campeggio, all’epoca eravamo entrambi molto giovani, mi trasmette un senso di realtà un po’ più perigliosa, fatta, oltreché di lavoro, di figli con cui gioire ma anche di cui preoccuparsi, di matrimoni instabili e di aspettative in qualche modo deluse, di cadute e riprese a ciclo continuo. Il poeta ha tuttora un forte slancio ideale e le parole sono sempre al suo servizio, lui le padroneggia e le fa volteggiare leggere nell’aria, tanto che captarle è ancora un vero piacere. Il ritrovarsi non lascia indifferenti.

Per strada c’è verità. Un essere dolente, sbronzo e ciarliero, alla fermata del tram in Coni Zugna, davanti alla farmacia, o alla banca, la sera dopo le otto, quando la maggior parte del mondo si è già ritirata in casa, racconta con una rabbia lamentosa, di aver scassato la bici in un incidente, ché sennò lui mica lo prende il tram, lo supera con la bici. Insomma o qualcuno lo ha fatto cadere, o era talmente fuso che si è sbilanciato e ha fatto tutto da sè, rischiando solo di finire peggio. Lussemburgo. Cita il Lussemburgo come il suo paese. Nel senso che da italiano con le tasche colme, è lì che puoi riparare se vuoi salvarti dal fisco. Una foto sul display del telefono con due bambini in un carrozzino da trasporto con la bici potrebbe essere l’indizio della presenza di una famiglia, ma è confuso e parla di una moglie morta cinque anni fa mentre la bambina, chiedo, ha due anni. Anche le ipotesi sono due o forse tre: la bambina aveva due anni nella foto ma ora ne ha almeno cinque se la donna di cui parlava ne è anche la madre, oppure la madre della bambina è un’altra e la morta è la prima moglie e madre del ragazzino più grande, oppure son balle. La verità rimane nello stato di alterazione, nell’ubriachezza del personaggio, nel delirio che mescola realtà e immaginazione, nel fallimento che si fa alone attorno al corpo, spesso e infeltrito come un abito che non si può togliere. La verità del disagio si traduce nel bisogno di raccontarlo camuffandolo un po’, in un giochetto aberrante e grottesco in cui l’autopromozione si intreccia con l’impostura. Fosse rimasto zitto al suo posto, con il suo mezzo bicchiere di Guinness nascosto nella tasca interna del cappotto che invece fa emergere come dal cilindro del prestigiatore, sarebbe passato totalmente inosservato, col suo aspetto di cane bastonato, come tanti.

A proposito, una bella bastonata al parroco di quella località vicina a Lerici, quasi quasi, visto che mi trovo a passare di lì, gliela vado a dare, e con gusto. Avrei alcune domande da porgli innanzitutto, per torturarlo un po’, prima dell’esecuzione:

1. che ne pensi di quel tuo collega che trent’anni fa consigliò alla madre di una ragazzina di 12 di tagliarle i capelli perché troppo provocanti? Cosa consiglieresti tu alla donna di oggi che dice di non aver mai perdonato sua madre per aver permesso che le fosse fatta una tale violenza?
2. che violenze hai subito da bambino?
3. com’erano i tuoi genitori? Che violenze hanno subìto loro? E le tue sorelle, le tue cugine?
4. perché ti sei fatto prete?
5. immagna di sottoporti a una psicanalisi coatta: quali domande o quali indagini non vorresti mai ti fossero fatte? Quali invece gradiresti?
6. in cosa credi veramente?
7. alla luce dell’intervista del gr1 durante la quale dài del frocio al giornalista, spiega bene il valore che dài alle parole, e perché appartengono al tuo vocabolario spontaneo.
8. ti dimetti o no? Perché, veramente?

ORATORIO MIX

maggio 6, 2011


Possibile che il giovane (relativamente, 45) parroco dai modi ruvidi (e noto per questo alla comunità che in parte tollera in parte malsopporta…) trattenga quattro adolescenti per una preghiera imposta, additandoli come atei irriconoscenti che lasciano il campo (perché effettivamente erano in procinto di farlo, indipendentemente dal rito che stava per compiersi)?

Mi chiedo quale pedagogia vi sia alla base di tale rozzo (e controproducente) comportamento.

Meglio atei-cristiani davvero nel profondo o cattolici in divisa che sbavano di irritazione?

(foto: don Bosco)

YOKO ONO GIOCONDA PATTY SMITH ATA

maggio 4, 2010


In quanto tale, due cosette (o tre):

1. il barone (poco rampante) BCdiRG girava tempo fa con un cartello al collo: CERCO MOGLIE; lo rivedo senza cartello e mi informo. 'allora, trovata?' esita. sorride, 'sì, sì…'

2. il collega prete (o non prete?) ((o non collega?)) mi ha detto circospetto e sorridente che si è spretato!

3. non ci sono più gli imitatori di una volta. nemmeno a scuola tra gli alunni (le alunne). bei tempi quando entravo in aula e mi trovavo un'altra me stessa in cattedra e lasciavo finire la gag…
 

SINTESI SPARSA

marzo 22, 2010



 

1. Bisogna amazzonizzare il mondo, e non internazionalizzare l'Amazzonia, per depredarne le risorse.
2. Della Foresta il 15% è perso, il 30% intatto, il 55% danneggiato.
3. http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/08/password/plinio-leite-da-encarna%C3%A7%C3%A3o-l-amazzonia-e-anche-vostra.aspx racconta chi è Plinio Leite da Encarnaçao.
4. I piccoli imprenditori veneti (de noantri) si autosopprimono per eccesso di senso civico, di responsabilità verso i dipendenti, per la vergogna e l'umiliazione dello sfascio economico. Domanda: non era così bianco il Veneto per via del radicamento capillare della Chiesa e dei suoi preti (sostentati dallo Stato)? Che ci stanno a fare questi se non sono capaci di sostenere moralmente gli individui in difficoltà (pecorelle smarrite o ferite…), che rappresentano un fenomeno così diffuso? Di che si occupano veramente i preti? E continuiamo a pagarli, anche?
5. Paura. Tema delicato. A vedere Angelo Izzo in tivvù, si può pensare che rappresenti, che incarni a buon titolo il concetto di mostro. Dà l'impressione di aver perfino scelto la carriera del mostro assassino, deliberatamente, scientemente. Gli piace aver assunto questo ruolo. Almeno così pare. Pare anche che, l'indicazione di aver paura di certi loschi figuri, pur conclamati, serva a coprire il terrore sottile che certi altri figuri, socialmente protetti e garantiti, emanano costantemente e impunemente. A dispetto del suo nome, Izzo non è un angioletto, certamente. Cinico e spietato, si è applicato sistematicamente nei settori del male, ha torturato e ucciso. Ma io non voglio e non posso credere ai cattivi istituzionali, solamente.