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CAPPELLANI MILITARI, ATTENTI!

novembre 5, 2013

All’indomani delle celebrazioni del 4 novembre, vittoria dell’Italia sull’Austria-Ungheria nel 1918, con l’acquisizione di nuovi territori (oggi in bilico), associazioni e comitati plaudono all’iniziativa di un sindaco di ammantarsi per protesta della bandiera della pace. Contro le finte missioni di pace. Per il ritiro dei contingenti nel mondo. E, cosa nuova per me, per la richiesta a Francesco di rimuovere i cappellani militari, che attesterebbero la santità delle organizzazioni/istituzioni militari a cui si affiancano, a cui danno appoggio, per così dire, spirituale.

Accanto alle istanze di abolire il battesimo alla nascita, il celibato dei parroci e di altre categorie di religiosi… oltre il divieto di carriera delle donne nella gerarchia ecclesiastica, questo mi pare un bel colpo da assestare ai fortini dello Stato, in cui sono arroccati baroncini e buffoni  graduati (Enrico Baj docet) pronti a beneficiare dello scivolo preferenziale per andare in pensione a 50 anni percependo l’85% dello stipendio per 10 anni. Vergognoso.

Alla carica! Pepppepepeperepèpepepepèpèpèpèpppppèppèèèèè!!

SETTE VELI E VELINE

agosto 27, 2012

Sette Veli è un gelato palermitano costituito dalla sovrapposizione di sette strati di creme dal cioccolato nero al latte bianco alla nocciola eccetera eccetera, che quando si lecca le papille si confondono totalmente. Le Veline sono le ambiziosissime ragazzotte italiane che partecipano alle selezioni e danno spettacolo di sè in tv condotte da un Ezio Greggio molto consumato che sembra il loro nonnino, e cantano e ballano per conquistare il pubblico e il suo voto di preferenza. Tra veli e veline, pensavo a quanto sarebbe bello invece disvelare un grappolo di faccende.

1. che le mogli hanno ancora la funzione sociale di mettere veli sulle carenze dei mariti, e che non si perdona loro di osare disvelarle;
2. che i segreti di famiglia possono essere materia di ragionamento;
3. che le donne sono ancora oggetto di ricatto morale, sociale, economico, sessuale;
4. che se le donne si autogestissero nell’attività di prostituzione, ne scopriremmo delle belle e dopo il controllo della fertilità sarebbe una vera liberazione;
5. che dalle donne ci si aspetta ancora che compiano un passo indietro a favore degli uomini, negando piuttosto le loro stesse qualità;
6. che le donne diventano nemiche delle donne, delle loro sorelle, fino a impedirsi a vicenda di vivere, o fino a martirizzarsi, e questo fa comodo agli uomini;
7. che l’autodeterminazione e la libera espressione non vanno proprio giù…

PARASSITI MILITARI

gennaio 8, 2012

Una campagna di informazione sommaria sta attraversando il Paese. Riguarda le spese militari che hanno per oggetto i famosi cacciabombardieri f35 per un montante di 15 o 20 milioni di euro. Non sono caramelline pertanto sarebbe opportuno fissare una cifra. Ma la stampa è vaga.

In ogni caso l’entità della spesa pare sia praticamente equivalente alla restrizione finanziaria attuata con il prolungamento della vita lavorativa di coloro che stavano per abbandonarsi agli ozi e ai piaceri della pensione, classe 1952-53 se non erro, e che invece si vedono miseramente costretti a tirare avanti in un incubo per altri sette anni sette.

Se Monti fosse davvero machiavellico, dopo aver minacciato il peggio, anche per consolidare il consenso di cui ha bisogno, dovrebbe attenuare le pene corrispondenti a qualche millilitro di lacrime e sangue risparmiato, a tutti gli innocenti bersagliati dalla manovra così sapientemente (all’apparenza) manovrata.

Azzerare le spese militari, inutili e grottesche, e compensare l’affanno di molti, avrebbe una portata simbolica enorme. Ma, quando si parla di crescita, forse dovremmo considerare che dietro il paravento di auto e pelletterie, vi sono altre industrie che non hanno bisogno di chiedere, mai!, come l’industria della guerra. Ah, bella! Cui prodest?

Come si fa a lasciarsi sfuggire un dettaglio così denso? Ragionando e discorrendo mi sovviene di un episodio. Non molto tempo fa ho avuto la curiosa opportunità di visitare una struttura militare. Mi si è aperto un mondo. Suono al campanello di un portoncino metallico evidentemente blindato ed evidentemente sorvegliato. Scatta e si apre. Un cartello mi intima l’ALT e di farmi riconoscere. Estraggo un documento e lo porgo al giovane in divisa che staziona in una guardiola affollata di suoi simili, chi seduto chi appoggiato a un tavolino o al muro, dall’aria molto annoiata (se quello è il loro compito, c’è da crederlo!). Il pezzo di carta aperto e rigirato per via del verso della foto, viene riposto in un semplice casellario. Il militare in tuta mimetica con targhette in codice mi chiede meccanicamente con voce opaca il motivo della visita.

Morale: X militari non più di precetto, sono stipendiati dallo Stato. Quanti sono? Cosa fanno? Quanto pesano finanziariamente? Mai sentito parlare di militari parassiti assenteisti fannulloni o doppiolavoristi: sono tutti così e non si distinguono? Perché si spara sempre su insegnanti, postali, poliziotti, impiegati dei tribunali… ma mai sui militari che zitti zitti quatti quatti sotto sotto rappresentano una tranquilla e indisturbata casta di iperprotetti?

Vediamo un po’. Le donne da quel che ho potuto vedere, hanno le stesse mansioni degli uomini: pari opportunità e pari trattamento finalmente! Infatti anche loro ritirano con dita a pinzetta dal pertugio nel vetro i documenti, anche loro ripetono le formulette, salutano i superiori gonfi sull’attenti, presenziano ordinate all’alzabandiera.

Sòccia. Una rottura di ghiandole sessuali essere presenti e abbigliate di tutto punto all’alba! Le donne sono costrette a pettinare per ore i lunghi capelli e acconciarli opportunamente a chignon. Un grande sacrificio per 1500€ al mese (forse una cifra sottostimata, su cui attendo conferme o smentite). Sì, in caso di emergenza vanno ad aiutare a spalare il fango delle alluvioni, a piantare tende ai terremotati, a scaldare l’acqua per il caffè. Prevenzione, no-o? Vorrei sapere che altro fanno. Le missioni all’estero sono un’altra storia ancora, su un libro paga più ricco.

Sempre a proposito delle donne militari (è questa l’emancipazione?), vorrei far notare che non ne ho vista una magra, in forma. Una taglia 44? Macchè. A 20-25 anni son belle androgine di stazza simile ai loro coetanei maschi, se non più muscolose: un bel traguardo anche questo.

Insegnanti chiamati a domare classi di 32 alunni, postini che in motorino percorrono strade di campagna (e di città) dissestate insidiosissime, impiegati ingrigiti nei fascicoli, magistrati soffocati dalle carte, medici e infermieri di prontosoccorso… solo per parlare del settore pubblico, lavorano infinitamente di più. E’ ora di fare trasparenza.

Tra un po’ è Carnevale: riequilibriamo il gioco, smascheriamo i militari, togliamo loro gli aereoplanini e tutti gli altri giocattoli!