Posts Tagged ‘realtà locali’

CONSIGLI D'USO (e non abuso!) DEL BEL PAESE

febbraio 23, 2010

1. Il BEIGUA in questi giorni offre uno scenario eccezionale con la neve scintillante che risalta sullo sfondo blu dell’atmosfera che si stempera nello smeraldino del mare…
2. L’altura di Varigotti ha una valletta inaspettatamente silenziosa che merita la visita soprattutto se ci si vuole distogliere dal rumore-fragore del mare e da tutte le aberrazioni degli antropismi concentrati sulla costa, lasciando muta ma eloquente la vista sul mare medesimo e la vegetazione (ricostituenda) dopo l’incendio del 2003 http://www.fotostudiolovisolo.com/audiovisivi.asp
3. Un grappolo di artisti rivisiterà l’Italia per proporre una serie di elaborazioni da Gran Tour per il 150° dell’Unità
4. A Prato i Piccioni festeggiano il gemellaggio con i Gabbiani liguri, mangiando la focaccia di GIORDANO
5. A Ferrara si balla al Dancing Diana di S. Martino



P – – –  d’A – – – – –

Se hai letto attentamente, sai risolvere il gioco!

CUMPA'

febbraio 17, 2010

TI LASCIO COSTRUIRE LA VILLETTA-MI ASSETTO SULLA POLTRONA DEL CONSIGLIO COMUNALE-PROVINCIALE-REGIONALE E DA LI’ ASSISTO PIU’ COMODO ALLO SPETTACOLO DEL DISSESTO!

SOFFOCHIAMO

febbraio 11, 2010
…nel traffico veicolare commerciale con furgoni vecchi che sbuffano nuvole nere e privato inutile!
bici, bici, bici! trasporto pubblico elettrico o a emissioni controllate! convertiamoci!
le polveri sottili che vanno direttamente nel sangue e si depositano nelle arterie come le placche di colesterolo,
ci faranno vivere almeno 36 mesi di meno… roba da ridere! ahahahhahhhhhahhaah
è sempre una questione di qualità, infatti. 

VOYERISMO ESISTENZIALE 2

febbraio 8, 2010
L’INVITO A PRANZO

La dirimpettaia si era dedicata a lungo all’apparecchiatura della tavola.
Di lei non erano mai visibili i connotati, ma solo un braccio teso o un fianco.
Il viso coperto dalla capigliatura arricciata di media lunghezza.
Aveva sistemato una decina di coperti.
I piatti e i bicchieri erano tutti diversi, così come i tovaglioli.
Raffinatissima combinazione di forme e di colori.
Peccato che il giorno dopo la tavola fosse ancora intonsa.
Nessuno si sedette a quella tavola.
Forse lei stessa, giorno dopo giorno, sottraeva un piatto,
un elemento del set.
La tavola apparecchiata per un pranzo che non fu, gradualmente scomparve. 
Ciak, non si gira!

KM ZERO

dicembre 17, 2009

Ritroviamo la sobrietà!

http://www.aziende-oggi.it/archives/00057701.html

V

ottobre 14, 2009

BUONDI SUPERP ROF COME STAI? N NOSTANTE IL FATT O KE MI E CI HAI A BBANDONATI,IL TUO UMILE QUAN TO RIVERENTE VI GILE E DAVANTIAL TUO COSPETTO,PROSTATO DAVANTI ALLA MIA SPL ENDIDA ICONA,, CE RTAMENTE LA TU A PREVEDIBILE A SSENZA,CON IL PI CCOLO COMANDA NTE,HA CREATO U N VUOTO,K E MIRACOLOSAME NTE HO TROVATO UN BUEN REFUGI O ON ISLAND KE NEL QUOTIDIANO B EL LAVORO DEL P RODE MARINAIO,, HO VERAMENTE S PERATO KE TORN ASSI,MA POI MI SONO ARRESO ALL’EGRA REALTA …SPERO CMQ KE L E TUE VACANZE S IANO ANDATE OK LO STESSO,MA SE NZA LA TUA PROR OMPENTE INTELL IGENZA MI SONO SPENTO COME IL VESUVIO.IDDU H ASEMPRE BISOGNO DI TE,,E IO VOGLIO RIACCENDER MI MOLTO PREST O,PS FINALMENTE I BAMBINI HANN O DOPO 50ANNI U NA SCUOLA VERA,,COMPLIM.PER IL B LOG,MAGISTRALI GLI SCRITTI,ECCE LLENTI LE FOTO,S U TUTTE QUELLA CON LA BIGNARDI LE TUE MAGIKE G AMBE VISTE DA D IETRO E L’ABITO DASPOSA,,GOD

URIA,KE POSE,KE DELIZIA…TI SALUTERO LE ISOLE TUTTE IL BEL MARINAIO E DONNA MARIA E TANTI ALTRI.BA CIONI ANKE AL COMANDANTE E A PRESTO ;-)…

DEVOTISSIMO S ONO

BUONASERA SPECIALPROF,,COME STAI?LITTLE CO MMODORE? QUI ALLE ISOLE OK,MA TEMPO BIRIKINO PURTROPPO L’ALLUVIONE HA C ANCELLATO TANT I POSTI CAR. TI SALUTANO I TUOI AMICI PS-AMMIRAVO QUELLE SCARPE CAPRESI KE SBALLO TI INVIERO COMMENTO C IRCOSTANZIATO SUL MAGICO BLO G BACI ;-)…

..PUR AVENDO LIMITI NELLO STRIMPELLAR SULLA TASTIERA QUI SI EVINCE LE MIE ORIGINI ROMANTIKE CMQ A BREVE LO FARO BESOS 😀

AVE O MIA MUSA KE MI ISPIRI E MI VIGILI COME L’OKKIO MAGICO DELLA LANTERNA DEL PLACIDO SCOG LIO SI BEANO LE MIE MENIN GI E I MIEI OKKI ANCOR DI PIU DAL MESTO INCEDERE DI UN A UTUNNO DAVVER O CAPRICCIOSO,S CORGENDO LE TUE INESAURIBILI E DIVAGANTI NONK E INECCEPIBILI S ENSAZIONI E PER FETTE CONSIDER AZIONI,NOTAVO LE SPLENDIDE FO TO KE MI HANNO FATTO E MI FANNO ACCRESCERE LA VOGLIA DI RIVEDERTI E CONTEMPLARE TE E I TUOI AMMIREVOLI SCRITTI.KE SPLENDIDA ARTISTA SI NASCO NDE SOTTO L’EST RO SENSIBILITA CULTURA UNITA AL SEXAPP EAL CHE TANTE VE NTENNI SI SOGNA NO,IL TUTTO DENTRO LE SPLENDID E VESTI DI TURIS TA INTELLIGENTE  …

 A PRESTO ANKE NEL BLOG,,TI SALU TERO A BREVE IL TUO MARINAIO P REFERITO E LA SUA DOLCE COMPAG NA A PRESTO MY WO NDERFUL TEACHE R…;-)

quadretti ancora quadretti

ottobre 7, 2009

A. al mercato vado sempre con le mie sporte di stoffa e anche di plastica se ne ho di capienti e resistenti in aggiunta. il venditore di frutta mi dice che era da un mese che non vedeva una sciura con la sua sporta… ”e poi tutti fanno gli ecologisti”’ ha detto..

B. incrocio una signora coi capelli raccolti il passeggino quattro bimbi intorno saltellanti e il pancione.. era una famigliola rom bellissima.. tutti ridono e chiedono ”hai qualcosa?” che simpatici…

C. il pescivendolo che porta lo stesso cognome di una mia nonna ha alici stupende e va a comacchio a pescare le anguille… una vita a milano, banca e sbanca.. che cosa bizzarra!

La NUOVA SARDEGNA

agosto 30, 2009

La Pelosa, basta creare zone «fumo»

isola piana di fronte alla pelosa

Alcuni giorni fa, a firma di Federico Spano, la Nuova ha ben documentato il grado di maleducazione a cui la bellissima spiaggia della Pelosa è sottoposta giornalmente…

DEL BENE E DEL BELLO

Mag 21, 2009

La strada di verità intrapresa all’insegna del bene e del bello, eticamente e esteticamente rilevante, è diventata ormai irrinunciabile!

Mi concedo un fugace, criptico, riferimento alla storia minuta: A CHI ANDRA’ IL MALLOPPO?

Mi sento una pasionaria!

Allargando al mondo , due considerazioni  :

– mi imbatto sempre più spesso in fratelli blog fortemente critici         sulla politica e al tempo stesso ricchi di slancio verso nuove concrete iniziative a livello locale, di cui si può trovare traccia nella lista dei commenti che ho lasciato. Si tratta di realtà virtuose, volute e realizzate da teste brillanti, più dei politici da vetrinetta, che si aggregano con motivazioni forti attorno a progetti reali come la riqualificazione di spazi comuni.

 to be continued

Fanta-Scuola

Mag 15, 2009

Premessa Il racconto che segue fu da me scritto in occasione di un concorso letterario indetto un paio d’anni fa dall’INAIL sulla sicurezza nel lavoro, ‘al femminile’ (sulla creazione di ‘riserve’ o ghetti per le donne avrei qualcosa da dire ma si tratterebbe di aprire un capitolo lungo che necessariamente rimando…) . Vinse un racconto meraviglioso che illustrava in maniera estremamente efficace ed accorata le condizioni precarie di una studentessa prestata ad una lavanderia in cui i prodotti chimici per il trattamento dei tessuti venivano conservati in luoghi inappropriati del negozio, e  per la negligenza del titolare, ciò causò la tragedia. Io avevo puntato su una forma di proiezione del mio lavoro nel futuro, un futuro abbastanza prossimo, per sottolineare meglio quelle che sono oggi le condizioni di disagio della categoria dei docenti della scuola pubblica: gli infortuni infatti non accadono solo nelle officine o nei luoghi di produzione industriale pesante dove sono in funzione macchine ciclopiche! Negli ultimi due anni, dopo il concorso di scrittura in questione, è stato un susseguirsi di episodi di emergenza sicurezza anche e dolorosamente, proprio negli edifici scolastici. La mia visione futurista della scuola è volutamente indirizzata verso una sorta di evoluzione ‘nipponica’ di riordino totale per mettere in evidenza l’attuale condizione di precarietà e la tendenza a trattare fenomeni critici di bullismo, se non di violenza conclamata (uso di coltelli, ecc…) con la necessità di chiedere la protezione delle forze dell’ordine, già evocata da molti presidi. Ecco quindi il pezzo, che suggerisco di leggere proprio con gli occhiali della narrazione di fantascienza di breve termine: una possibile (forse poco probabile e anche un po’ grottesca…) avveniristica soluzione vista come in netta antitesi, perché quasi asettica, allo stile nostrano. Ma in definitiva, chi può dire come sarà la scuola tra vent’anni? E soprattutto come la vorremmo veramente?

NOTA TECNICA: il racconto riesumato ha due velocità e risente di un certo ingombro delle considerazioni del narratore.

NORMA

 

UUUUUUUUUUUUUUUUUUUuuuuUUUUUUUUUU

UUUUUUUUUuuuuuUUUUUUUUUUUUuuuuuuuuuuuu

 

 

L’allarme della scuola martellava.  Note lunghe e brevi partivano dalle colonnine nere bordate di giallo presenti su tutti i piani. Una traccia illuminata indicava il luogo da raggiungere tempestivamente. 

 

Norma non perse la calma.  Sapeva  che questa volta  non  si  trattava di  incendio e  nemmeno di allagamento.

 

La sua  foto, luminosa e di ottima definizione, campeggiava all’albo affisso nell’atrio centrale,  accanto  a quella della dirigente provinciale, della vicaria, del personale di servizio al completo,  ciascuno con le proprie riconoscibili divise, realizzate da giovani stilisti emergenti, in tessuti innovativi e colori personalizzati, di carattere spiccato oppure neutri ma mai insignificanti.

 

E il vedersi lì nella bacheca,  al suo posto,  le  conferiva  oltre che un  netto senso di orgogliosa appartenenza, la giusta e puntigliosa determinazione ad agire per fronteggiare le emergenze.

 

Si guardò nell’immagine patinata per l’ennesima volta, sorridendo sempre un po’ per quella pettinatura datata a ciocche scomposte che le  incorniciava il viso rendendolo spinoso, effetto-istrice, quando ancora il suo volto era più paffuto, qualche chilo fa.

Ora  il suo stile era, secondo la tendenza del momento, più morbido, sobrio e leggero. Si aggiustò quasi impercettibilmente  la  postura  della schiena  e  del  collo, e  corse  a  passi  brevi fin giù  per le scale.

 

A metà strada tra il piano terra e il sottosuolo, in area TS6, una biondina con gli occhi scuri  ravvicinati e il naso prominente, respirava a fatica, in preda a una crisi di panico.

 

Stava schiacciata contro il muro e teneva distanti tutti rantolando e soffiando sbuffi di alito rumorosi, con uno sguardo curiosamente autoritario che non implorava soccorso.

 

Ma Norma non poteva esimersi dalla sua funzione. L’avrebbe esplicata con la discrezione e la precisione che la contraddistinguevano. Si fermò solo un istante per inquadrare la situazione e instaurare a distanza un contatto privilegiato con lei, per poterla aiutare senza spaventarla o destabilizzarla ulteriormente. Cercò invano di intercettare un lampo di significato nei suoi occhi.

I presenti erano distaccati e praticamente immobili. Molti masticavano la gomma, con le mani piantate ostinatamente in tasca, neanche tanto scossi in apparenza, nel loro abbigliamento più omologato che mai,  e perciò rassicurante.

 

Norma pensò che fosse assai meglio così: affetti da un’indifferenza variegata di contenuta  tensione, piuttosto che esagitati, sovreccitati e incontrollabili.

 

Sembrava  che inconsciamente,  gli studenti del  Sesto  Liceo  Tecnologico,  rispondessero a  un  comando  inespresso. Se ne compiacque.  E, con un  rapido gesto, li  allontanò  definitivamente.  Essi  sfollarono  in  un  brusio  indecifrabile.

Somministrò un sedativo alla ragazza, secondo la prescrizione medica ricavata dal suo braccialetto elettronico identificativo. La consegnò infine alla commessa di turno in infermeria, BD13, di comprovate competenze e notevole pratica.

 

La studentessa fu trattenuta nel salottino Verde Clorofilla, cosiddetto non per la tappezzeria del divano, ma per la presenza di rigogliose piante ben ramificate e intricate, selezionate e curate con profitto dagli iscritti ai corsi di botanica, orticoltura e giardinaggio, meritevoli di una menzione speciale alla penultima edizione  di Verde Vivo Indoor.

 

Si concesse  una  pausa,  prima di  compilare  la  scheda  informativa  relativa  all’accaduto. Aveva memorizzato i fatti, in sequenza fotografica, come di solito faceva. Così era la sua vita da qualche tempo: metodica e ordinata.

 

Mentre usciva, le voci  teoricamente  in simultanea  delle video-conferenze  risuonarono,  le parve,  con una lieve sfasatura di tempi.

 

Riattivò il suo telefono personale quando fu nel piazzale e solo per pochi minuti, sperando di ricevere la comunicazione che aspettava.

 

Intanto assunse delle praline rosa con il centro gelatinoso e fresco, vitaminizzate, agli estratti di frutti e arricchite di fibre. Duravano a lungo e lasciavano la lingua delicatamente impastata, con un senso di sazietà invincibile.

 

Quel preparato l’aveva salvata dall’obesità, così aveva potuto partecipare alla selezione e all’addestramento per Operatori  dell’Educazione  Pubblica, per cui un requisito fondamentale era l’agilità, attestata,  tra l’altro,  da un indice di massa corporea tra otto e nove punto quattro della  nuova  scala  Zong, entrata in vigore nel 2026, in sostituzione  della  vecchia  e  obsoleta  Weber – Gluecksein.

 

Nessuno avrebbe indovinato facilmente l’età di Norma: sessantotto anni, tutti. In occasione degli Incontri degli Operatori e Specialisti dell’Educazione, aveva passato anno dopo anno, puntualmente, il complesso test di idoneità psico-fisica. Di questo si compiaceva particolarmente Eric.

 

Norma lo aveva visto la prima volta quando fu necessario un secondo collaudo all’impianto satellitare integrato.

 

Non sarebbe stato suo il compito di accompagnarlo, ma insieme alla disattivazione delle mappe dei tracciati interni, rese illeggibili dal danno contingente, un fatto assai più grave la obbligò a prodigarsi: l’addetto, normalmente presente nell’edificio in orario di servizio, non era reperibile.

Norma, anche se piuttosto contrariata  per l’inconveniente che abbassava lo standard di qualità stabilito e certificato,  niente affatto facile da mantenere,  rese possibile al tecnico e alla sua squadra l’accesso al tetto.

 

L’aria quel giorno, era piuttosto densa di particolato sottile. L’impianto di monitoraggio lo segnalava analogicamente con i picchi visualizzabili nei diagrammi che passano sui monitor, in tempo reale. Eppure, la luce che attraversava il malsano miscuglio, aveva assunto in quel tardo pomeriggio di aprile, delle tonalità di colore gradevoli a vedersi e difficili a dimenticarsi.

 

L’umore  alterato al quale non era abituata, per se stessa, aveva predisposto  Norma, in  un  certo qual modo, al  passaggio,  per non dire a una vera e  propria  invasione  barbarica, disordinata e capillare, di nuovi  stimoli dall’esterno e il suo usuale autocontrollo era sceso pericolosamente.

 

A Eric, che per non perdere il lavoro durante il periodo di precariato aveva sviluppato una grande ed esclusiva capacità di concentrazione su placche e circuiti da controllare e da riparare, la vulnerabilità crebbe per altre ragioni.

 

La deprivazione dal sonno e il senso di pressante vuoto allo stomaco lo avevano assalito dopo svariate ore di straordinario, cosa che accadeva di rado a dire il vero,  dandogli  persino  delle  vaghe  allucinazioni  uditive.

 

E quella volta, tra lui e Norma, spostati dai binari dei loro ritmi di lavoro consueti, si stabilì un contatto immediato e inaspettato, che li proiettò in uno scenario possibile di vita a due.

 

In fondo, la mattinata non si poteva definire particolarmente impegnativa. L’anno scolastico stava volgendo regolarmente al termine, prima della pausa estiva. E per rinnovata tradizione, gli operatori dell’educazione si preparavano a stilare una dettagliata  relazione finale, che sarebbe  convogliata in una sintesi  da  presentare all’annuale  congresso.

 

L’episodio della ragazza assistita per crisi fobica, rappresentava per  Norma un fatto scontato, ma non trascurabile, beninteso, essendo ormai  piuttosto frequente nell’ambiente scolastico assistere a tali manifestazioni di disagio, di riporto quasi sempre, ossia  generati  più  che  altro  da  fattori  esterni  alla  scuola.

 

Si  ricordava  perfettamente  dei  disordini del 2009, dopo i quali il governo dell’epoca  aveva istituito una Commissione Speciale per il Riordino degli Istituti di Istruzione Secondaria Superiore.

 

Dalla sperimentazione alla attuazione generalizzata del Progetto IQ180, il passo fu di un quinquennio, non di più,  per il consenso ampio e diffuso che in definitiva  raccoglieva  il protocollo stilato a livello interregionale. I tempi, considerata  la  materia  delicata e  scottante,  erano stati  incredibilmente  rapidi.

 

Il coordinamento nazionale aveva lavorato alacremente per tradurre in termini universalmente comprensibili la stringente necessità di agire nell’ambito del recupero di quella parte nevralgica della società che si rischiava di deteriorare irreversibilmente e perdere.

 

Partirono campagne di sensibilizzazione, realizzate sinergicamente da esperti di  settore e  guru della comunicazione sui  grandi  temi  sociali, che  poi  non erano diversi da quelli che studiavano il marketing delle merci dei supermercati, si sa.

Fu così che Norma con pudore si definiva, quando glielo chiedevano per monitorare l’attuazione del Progetto, testimone di un evento storico. Perché aveva visto da vicino una trasformazione sostanziale della organizzazione scolastica.

 

Aveva assistito ad un passaggio epocale, al quale aveva dato lei stessa con il suo entusiasmo e il suo slancio, un contributo significativo attraverso la realizzazione di iniziative volte a diffondere le motivazioni ad assumere per buono e decisamente conveniente il nuovo corso delle cose.

 

La sua impostazione era quella tipica dell’impegno volontario, già maturato negli ambienti della prevenzione e della cura delle disfunzioni alimentari, lontana dalla logica del guadagno economico. – Che stupida – si diceva talvolta – chi me lo fa fare…

 

Al centro del rinnovamento, l’aspetto più eclatante del  progetto,  dunque, era stato il lavoro degli insegnanti, così esposto all’usura e allo stress psico-fisico: poteva e  doveva  essere  trasformato,  non  v’era  dubbio.

 

La  gloriosa  classe docente che non aveva lasciato la trincea nei tempi caldi,  era  già stata  decurtata  da  decine  di  migliaia di  pensionamenti, solo in minima  parte rimpiazzati, e perciò ridotta ormai a livelli tali da non poter sopportare  un  così  penalizzante  rapporto  numerico  insegnanti/alunni.

 

Una  brillante intuizione, non del tutto originale a dire il vero,  permise di  utilizzare le tecnologie disponibili per compiere un salto di qualità: gli insegnanti furono delocalizzati, si potrebbe dire, o  virtualizzati,  per  usare  una  terminologia  più  comune.

Oggi come allora, la realtà percepita come più reale, e accettata come tale, è  quella che  passa  per  un video.

 

Un  fascio di luce a  impulsi  rapidi  investe chi ci sta di fronte. Al bombardamento delle immagini possono anche seguire più o meno ampie pubblicazioni  stampate, certamente, ma che il pubblico richiede sempre meno, e in grande misura solo se distribuite gratuitamente…

 

Altre forme di comunicazione erano diventate, come si usa dire, di nicchia. Non vi era scampo: la scuola doveva competere con il mondo della pubblicità e  della  propaganda,  utilizzare  gli  stessi  strumenti!  Per  sopravvivere.

 

La trasmissione di immagini in formato pressoché ciclopico con colori artificialmente caricaturati o ri-bilanciati opportunamente, infatti, e lo riferivano noti neurologi e psicopedagogisti, mette gli spettatori in uno stato di mite permeabilità alle informazioni. Allo stesso modo, le giovani spugne assorbivano le lezioni scolastiche.

 

In pratica gli insegnanti della nuova era, parlavano in diretta ma a distanza, potendo anche interagire con gli interlocutori in spazi a ciò dedicati, da aule dotate di strumentazione adeguata per la proiezione di diapositive e quant’altro  fosse necessario per la realizzazione  degli obiettivi didattici.

 

Apparivano  su  grandi  schermi  avvolgenti,  installati in padiglioni studiati appositamente, negli  arredi  modulari ed essenziali, per suggerire una pacifica e gradevole  coesistenza  di raggruppamenti umani anche folti, e predisporre ad un  efficace apprendimento di tutte le discipline previste dalla programmazione, comprese quelle che  erano state istituite ex novo,  rendendo la  riforma nella sua attuazione, piena  e  trasversalmente  condivisa.

La scuola era diventata un luogo di scambio continuo: aperta sedici ore su ventiquattro, per quanto fossero possibili aggiustamenti locali grazie alla già sperimentata autonomia amministrativa, si percepiva nettamente come sede di osmosi reale tra le parti che compongono la società.

 

L’ordine nipponico che vi regnava faceva impallidire coloro che non lo ritenevano fisiologicamente possibile in un contesto storico-sociale nostrano: l’edificio era  collegato in tutti i suoi ambienti interni ed esterni, a centraline di controllo delle forze dell’ordine e della protezione civile, per garantire buoni livelli di sicurezza,  oltre che con centri di ricerca popolati di specialisti osservatori.

 

Altri soggetti, prestati occasionalmente al mondo della scuola, riferivano delle loro esperienze lavorative, creative, imprenditoriali e di impegno politico e sociale, affiancandosi o alternandosi ai docenti incaricati.

 

La scommessa vinta dai riformatori, anzi si dovrebbe parlare di riformatrici, dato che si è trattato di donne, consisteva nell’aver puntato su una forma di alta responsabilizzazione dell’utenza. 

 

Si innescò un processo virtuoso che con qualche fatica naturalmente, riprese le linee di una certa autodisciplina, rafforzata dalla partecipazione rituale al fenomeno collettivo, composito nei suoi vari aspetti, detto globalmente e sinteticamente, SCUOLA.

 

Le figure dei docenti, confinate, secondo alcuni, o per meglio dire, trasferite d’ufficio e collocate nei loro fortini senza indirizzo, avevano assunto provvidenzialmente funzione stabile di  Icone  del  Sapere, il cui carisma  risultava automaticamente amplificato al pari delle loro dimensioni sullo schermo.

 

A condurla, la battaglia dell’educazione e dell’istruzione pubblica sul campo, bisogna sottolinearlo, erano persone come Norma, calate con tutte loro stesse nella realtà viva e pulsante, ben lontane nella forma e nelle funzioni, dalle figure svuotate, lente e sbiadite degli insegnanti del passato col registro in mano, i libri e la penna rossa. 

 

Quelli erano rimasti per decenni incerti tra l’assumere, vittimizzandosi, l’atteggiamento di soldatini fiaccati, perdenti in partenza e sviliti, quali alcuni realmente erano, e quello di irriducibili condottieri di popoli studenteschi allo sbando, ma pronti al riscatto dopo le vessazioni e lo scredito…

 

Norma  apparteneva  ad una  categoria di specialisti  con  le  idee  chiare  e  la  capacità  di  tradurle  concretamente:  sapeva  creare  fiducia  intorno  a  sé.

 

Ed era diventata, assieme ad una nutrita schiera di colleghi, Assistente della Crescita Emotiva e Culturale, processo che risulta sia per chi lo  viva  che per chi  osservi,  facile  e  difficile,  naturale  e  innaturale,  al  tempo stesso.

 

Si era interrotto, con l’attuazione del Progetto, un penoso circolo vizioso di dispersione e vacua contestazione.

 

La scuola stava colando a picco ma aveva risalito la china e, non proprio tappando le falle alla bell’e meglio, ma in seguito ad un intervento strutturato  realizzato. Teneva.  Per amore o per forza.  Lo si poteva affermare a buon titolo.

Essa ricominciava ad offrire, in veste totalmente rinnovata,  una sponda per l’approdo di milioni di giovani cittadini, certamente disorientati dalla crisi della famiglia istituzionale, e non solo.

 

Tutte le metafore spese per definirla nel passato qui coagulavano: la fabbrica, il laboratorio,  la palestra,  il centro sociale, il parcheggio, il bar…

 

Prenderne atto fu il primo passo per la salvezza. Per il recupero, appunto. E da lì si era ripartiti.

 

Il telefono squillò.

 

Norma si scosse con un brivido da un freddo torpore, e in virtù di quello si accorse di essersi subito scaldata un po’. Era Eric.

 

– Ce l’ho fatta! – esclamò – Ho le ferie  per la prima di luglio! –

– Wow! – rispose – Allora ci sei!  Chiamo subito  per  disdire la singola e prendere una camera doppia … sei sicuro di non annoiarti, è sempre un congresso…  per una settimana non posso scappare… sono contenta… semmai portati la canna da pesca…

 

– Eh… certo! Insieme al resto… dopo però, come promesso… si fa il tour della regione… –

– Sì, sì… normale, ci tengo… –

– Oggi, bene? –

– Sì, sì … niente di eclatante… cosa facciamo da mangiare stasera? –

– Ma non c’era la  Festa degli Aromi allo Spazio Civico? –

– Ah, giusto! Si va, si va… così compriamo qualcosa… e c’è anche lo stand della Sicurezza… –

– Ma sei fissata! –

– Ah, ah, ah! Eh, beh… sono o non sono una … Specialista? –

– Sì, e io il tecnico dei tuoi stivali!!! –

– No, sei bravo, l’ho sempre pensato, lo sai… sei un genio, a tuo modo… –

– E… hai ancora bisogno di un esperto come me… –

 

– …che mi aiuti a confezionare la presentazione per il congresso! Non è il caso che tu me lo dica tutte le volte… ti sarò grata in eterno! … dài, vado… devo rientrare… a dopo… dà da mangiare al pesce se arrivi prima tu, che mi sono dimenticata… –

 

– E annaffio, che l’impianto s’è bloccato… anzi, se  tardi, faccio in tempo a metterci le mani… forse… non ti prometto niente… –

– Poi, ho in mente qualcosa da modificare nella relazione… ti dirò… ciao Er… –

– Va bene, ciao No… –

 

Rientrando, passò dal salotto Verde Clorofilla. La ragazza si era addormentata, come previsto.

 

L’incaricata alla sorveglianza le riferì che aveva borbottato qualcosa, ma non  le  pareva  che  fosse niente  di  particolarmente interessante: ce  l’aveva  con uno… Doveva esserci stato uno scontro o qualcosa del genere…

 

Norma  si  ripropose di parlarne a breve  con la ragazza stessa. E in seguito avrebbe preso una decisione sulla opportunità di interessare altre figure del Sistema Educativo.

 

 

Sebbene  le  si  riaffacciasse  l’idea che  quello  era  stato un episodio banale,  non  riusciva  a  mandare  fuori  dalla  sua  testa  dura  il  pensiero  che, in fondo, la sicurezza,  nella scuola  come  in  tutti  gli  ambienti, pubblici o privati che fossero, dipendesse, ovviamente da molte variabili, non solo di tipo strettamente  tecnico, e  che  bisognasse  dare  ancora  più  rilievo al  cosiddetto fattore umano.

 

I piani di evacuazione, le scale antiscivolo, le uscite facilitate, la disponibilità di aree attrezzate per il soggiorno forzato, la predisposizione di tutti i sistemi di allarme,  di sofisticate sonde per il rilevamento di fumo o acqua erano ossessivamente  controllate  e  piuttosto  efficienti  in  effetti.  Lo si  era  già  provato in  diverse  drammatiche  circostanze, ma non  avrebbero  mai  tolto  agli  eventi,  quel  margine  di  libertà  all’errore  creativo  tipico  della  nostra  specie. 

 

Nessuno accetta di soccombere alle catastrofi e neanche di cadere in trappole autoprodotte: indipendentemente dall’origine dei problemi, siamo naturalmente coinvolti nella ricerca di soluzioni che ci facciano annaspare fuori dall’acqua  e  aggrapparci  a  un  salvagente!

 

Tra  i fattori che  Norma  credeva di  avere  individuato  come  importanti  per migliorare la sicurezza, oltre che il benessere, a scuola in particolare, vi era,  non  sapeva  ancora  bene  come  definirlo, una  sorta  di necessaria  coesione tra componenti interne ed esterne all’ambiente scolastico. Un elemento astratto per eccellenza. Su cui  si  poteva  lavorare di più.

 

Non era però da confondere con la capacità di collaborazione, che all’occorrenza non mancava, o alla disponibilità  anche economica,  che diverse famiglie o altri soggetti esterni avevano in più occasioni già concretamente manifestato.

 

Prima di lasciare il lavoro, controllò i quadri e passò le consegne. Puntuale, si avviò verso casa.