Posts Tagged ‘sconosciuti’

COME DORMI BENE!

gennaio 31, 2010
la finestra 2 vicino

è il film della vita quotidiana ripreso dal lato opposto della via: l’inquadratura è pressoché fissa, ma rappresenta una sorpresa anche per chi riprende…

quadretti ancora quadretti

ottobre 7, 2009

A. al mercato vado sempre con le mie sporte di stoffa e anche di plastica se ne ho di capienti e resistenti in aggiunta. il venditore di frutta mi dice che era da un mese che non vedeva una sciura con la sua sporta… ”e poi tutti fanno gli ecologisti”’ ha detto..

B. incrocio una signora coi capelli raccolti il passeggino quattro bimbi intorno saltellanti e il pancione.. era una famigliola rom bellissima.. tutti ridono e chiedono ”hai qualcosa?” che simpatici…

C. il pescivendolo che porta lo stesso cognome di una mia nonna ha alici stupende e va a comacchio a pescare le anguille… una vita a milano, banca e sbanca.. che cosa bizzarra!

VITA A QUADRETTI O A RIGHE?

ottobre 3, 2009

Qui bisogna intendersi.

Se la vita la si vuole vivere a righe o a quadretti.

Allora, dato che mi sta prendendo l’affezione del blog (se dico virus si può fraintendere con quelli informatici e poi ormai anche quelli biologici si sono sputtanati con la storia patetica della pandemia suina…), son saltata in piedi stamattina presto, un po’ perché c’è l’influenza che ha colpito in casa (an vedi la nemesi… ahahahah!!) e ho fatto un sopralluogo in corsia come la caposala di turno, un po’ perché mi saltava in mente la scena di ieri, che non posso esimermi dal descrivere. Fisiologico.

Avviso che apparirà scialba, proprio insignificante, magari, ma nella sua eterea compiutezza dell’effimero, nella sua superlativa nullità, rappresenta un piccolo modello.

Tornavo da un salutare giro in bici, quello che chiamo ZIP o per meglio dire, evocando un altro quadretto, un autentico ZAP CITY. Trattasi di una rapida andata e ritorno, un SO’& ZO’ sulla ciclovia Darsena-Abbiategrasso, fin dove le gambette possono, o finché la finestra di tempo a disposizione consente: una cerniera aperta e chiusa quasi per caso, come si fa per noia, giocherellando un po’…

Le tappe varie ed eventuali sono:

– il magazzino del rigattiere vicino alla Canottieri;
– la casetta dell’acqua di Corsico o di Trezzano;
– la fabbrica dei lampadari di Gravina e figli;
Pappalardo e il cagnolino al guinzaglio;
Bachisio che fa la passeggiata in abbigliamento da corsa;
– Zemi, il quasi-assessur, con la radiocuffietta;
– un gelato all’Hollywood;
– una pausa-lettura sul cavalcavia graffitato del Parco Pozzi all’ultimo raggio di sole.

Insomma, ieri tornavo dallo ZIP con Lupo dell’ATM, ciclista esperto, tutto bardato. All’angolo con San Cristoforo ci salutiamo (ah, avevamo incrociato l’amico di MariOtto, detto affettuosamente il fossile, che correva – caspita ci ha cinquant’anni suonati ma è bello tonico…) scambiandoci un bacino affettuoso (notare: ho detto bacino, e lo sottolineo), sulla guancia. Lì nello slargo, c’è un piccolo parcheggio, davanti alla bottega di restauro di un certo Paolo (…) mezzo intrigato con la Svizzera, che vende anche aquiloni, e un cancello in ferro alto e possente, sproporzionato. Ebbene, mi volto per prendere il sottopasso della ferrovia, mentre Lupo carica la bici in spalla per attraversare il Naviglio sul ponticello, e mi trovo, come in una fotografia ricordo di un incontro tra ex compagni di scuola, quindici persone che mi osservano sorridendo. Di solito mi soffermo sulla facciata asimmetrica della chiesa, come ultima immagine che chiude la ZIP, ma stavolta, scorrendo verso l’oscurità del sottopasso, mi sono voltata fino all’ultimo verso la bizzarra comitiva. Loro hanno fotografato noi, me… Io ho fotografato loro. Uno scambio. Gandhianamente, uno scambio di sorrisi. In un giorno qualsiasi. Per un’istantanea.

Ma ora… stacco il turno e via, al mare!

CON O SENZA?

Mag 17, 2009

POST SENZA FOT

Che post è se non c’è fot ?

Ho visto blog pieni di foto  come quelli di certi poeti che introducono i loro versi con le immagini: fiori, paesaggi, icone sacre…

Ora, se io accompagnassi questo post da una serie di scatti del panorama che ho avuto negli occhi ieri e oggi, attirerei l’attenzione di molti di più…

Dunque, non mi resta che narrarvi questa breve storia, cercando di essere il più possibile immaginifica  e invitandovi a linkarvi opportunamente.

Tempo fa avevamo scoperto una struttura agrituristica  appena aperta nei pressi di Arquata Scrivia, che si raggiunge attraversando una passerella sul torrente Spinti, parallelo alla Val Borbera, più conosciuta.

Non trovando posto lì, una volta, siamo stati dirottati a Borghetto, in un’altra di queste, cresciute come funghi anni addietro sull’onda delle agevolazioni fiscali, e spacciandosi per aziende agricole con produzione autonoma di frutta, ortaggi, ecc., cosa quasi mai corrispondente al vero!

La seconda che ho detto era occupata da tristi festanti attorno a una coppia appena sposata e agghindata con pizzi, voiles, fiorellini, papillon, fiocchettini e confettini e la cantante guardava l’orologio aspettando sull’aia che fosse dato il via alle danze con un rutto (…), dopo la discesa dei festanti dalla sala da pranzo.

Peccato, perché lì danno le bici per andare su e giù dalle colline e vedere gli animali liberi e selvaggi, e sul fiume. Ma non si poteva stare visto il pernicioso assembramento, nonostante fosse rimasta una camera.

Torniamo verso l’uscita della Milano-Serravalle non per rientrarci ma per procedere verso Gavi (interessante il Forte) dove evochiamo la nostra amata NIPA portata una volta memorabile a pascolare nei paraggi.

Il collegamento web via telefono ci dà un agriturismo a un km verso Parodi Ligure. Chiamo e il proprietario si dimostra particolarmente cordiale e disponibile alla conversazione: strano! Di solito vanno al sodo e per le spicce…

Arriviamo. La posizione è gradevole, ma… è un CONDOMINIO! E non solo: lo stesso ‘amabile’ personaggio ci ammorba con il racconto penoso dell’origine dell’operazione economica colossale grandemente fallimentare rappresentata da quel mostro in cemento dipinto di rosa dove l’unica attinenza con gli edifici rurali è data dalle persiane verdi (in PVC).

Ci dice, come succede a chi non si controlla, tutto quello che non avrebbe mai dovuto dire per accattivarsi la fiducia dei potenziali clienti, in un accesso di sincerità patologica, spinta all’estremo: …ecco vede, qui è sempre un cantiere (escono operai), stanno facendo la manutenzione di un appartemento in cui pioveva dentro… qui vede hanno fatto le tettoie troppo basse …e laggiù le travi che sorreggono quella terrazza si sono piegate di sette centimetri… sa, questo residence è un cumulo di grane, di beghe legali… ne ho da vendere ih ih..  e  gli spunta una lacrima che ricaccia immediatamente, il disgraziato!

Penso inevitabilmente alla stabilità dell’edificio e sento uno scricchiolio.

No, non mi convince affatto, gli dico. Scusi, ma intanto questa non assomiglia neanche da lontano a una casa di campagna, perché la spaccia per agriturismo?

Ah, è una lunga storia… Io, riprende l’uomo di triste decorino vestito, con una polo azzurra troppo stirata e le pieghe orizzontale e verticali sul petto come una doppia croce, e scendendo, pure il denim giovanilizzante si presenta dolorosamente con pieghe da stiratura insistita (che tragedia: ma chi lo stira quel poveruomo?), avevo pensato di essere d’aiuto ai… SEPARATI che dalla sera alla mattina si trovano fuori di casa e non sanno dove andare a sbattere… qui c’è tutto, anche la lavatrice… non tutti hanno una seconda casa, una tavernetta, una roulotte… Orrore! Ma questo non si contiene proprio! Gli sta bene se perisce tra i debiti! Via, VIA!

Si prosegue per Bosio e, magia, si scopre un’indicazione per il parco naturale di CAPANNE DI MARCAROLO e lì ci fermiamo estasiati, per la bellezza del paesaggio ancestrale, scevro da segni antropici. non una casa, non un traliccio: ma dove siamo capitati? in un buco verde dimenticato? un’illusione ottica?

Troviamo poi da dormire in una casetta piccina con le persiane rosse (di legno) sul cuccuzzolo di un colle piccino e fanno anche da mangiare, c’è la piscina e le poltroncine da regista per l’ultima letturina prima del tramonto.

Camere umide e arredo ibrido con armadio a un’anta specchio della nonna e i comodini autentici, il resto fuffa, ma tollerabile.

Salamino speciale di antipasto, risotto gustoso, coniglio alla senape divertente (…) e torta di fragole a strati con panna tutta casalinga super super slurp!

Mattina prima colazione misurata ma mi sono fatta dare ancora del salamino e un po’ di frutta che col buon pane fatto in casa sono diventati il cestino della merenda su al MONTE TOBBIO.

Dell’ascesa da 480 a 1092 non vi racconto perché…

VI ASPETTO PER OGANIZZARE LA PROSSIMA: chi si aggrega?

 

PAPPALARDO IN RITARDO

febbraio 9, 2009

In una giornata di pieno sole non resisto. Vado al Parco. Se volessi ricostruire come è successo che mi sono messa a parlare con Pappalardo, direi: stavo prendendo appunti su una storia che mi raccontavano e che potrebbe costituire materia da rielaborare per diventare racconto, quando un cagnolino si avvicina ai nostri piedi e annusa la suola della scarpa alzata. E tu che fai in questi casi? I complimenti al cagnolino. E poi? Guardi dietro di lui, seguendo il lungo guinzaglio, fino ad arrivare alla mano che lo tiene, articolata ad un braccio e ad un cinto scapolare su cui si imposta un bel viso sorridente di anziano sormontato da coppola rosso bordeaux. Non posso riferire che mestiere faceva  Pappalardo, che mestiere faceva la moglie, che cosa è successo al figlio di bello recentemente… perché sennò si capisce di che Pappalardo sto parlando, e non ne ho avuto l’autorizzazione. Però, per dovere di cronaca e soprattutto per trasmettere il sentimento di quotidiana gratitudine che provo verso gli sconosciuti con cui si intavola una conversazione lì per lì (e non importa dove), io ritengo profondamente cosa buona e giusta fissare la memoria di questo, come altri similari, scambio fugace di informazioni su di sè con autentico spirito di disponibilità da una parte e autentica, disinteressata e umana curiosità dall’altra. Concluderò dicendo solamente allora che l’opportunità che fu offerta a lui giovane tecnico in una grossa azienda con più di mille dipendenti negli anni cinquanta (ora ridotti a circa duecento), di specializzarsi all’estero e di conoscere i costumi di un grande paese democratico molto diverso dall’Italia, lo ha aperto ad una vita ricca di stimoli e soddisfazioni. Bello sentire raccontare un anziano di un percorso di vita senza rimpianti.