Posts Tagged ‘scuola’

CORSI, CLASSI & BOSCAGLIA

ottobre 4, 2011

Mentre ricordo con raccapriccio la visione di un tratto di autostrada (A8) in cui si stanno costruendo svincoli, soprapassi e aree di servizio, faccio notare che tutto ciò accade a scapito della densa boscaglia che ricopriva quelle aree e che dava, per quanto possibile, un senso di pace e di equilibrio in relazione al territorio circostante, già segnato da ampie realtà industriali. Se togliamo intercapedini verdi, barriere acustiche, oasi per la fauna di passaggio ma anche stanziale che si adatta a convivere con le peggiori condizioni ambientali, alterate e impoverite da interventi troppo invasivi, ci priviamo di un piacere fondamentale: conservare campioni di natura per capire meglio da dove veniamo. Siamo orientati allo scempio e condannati all'oblio del bello.

Il bello. A scuola consiste nel sentire il polso della materia viva e pulsante: gli alunni. Se non ci fossero le classi, ma i corsi, l'alunno non sarebbe costretto a identificarsi con la classe di appartenenza, ad essere vincolato ad essa come alla famiglia, a sottostare a un giudizio collegiale, e a soffrire per l'eventuale bocciatura che è un totale respingimento, la non ammissione (immediata) al futuro, ma con la scuola di appartenenza, con tutte le sue peculiarità, la sua storia, i suoi obiettiivi ideali. In un corso si può rimanere indietro e rendersi necessario rifrequentare, negli altri si va avanti. In un ambiente che nella sua globalità rimane accogliente e comprensivo, e che non tratta l'individuo all'ingrosso, non lo umilia con gli sconti nè con gli abbuoni, non fa mercanteggiamenti.


(di questa foto mi piace la divisa, non necessariamente il modello educativo che rappresenta)

CONTROSFILATA AL PARINI

settembre 30, 2011

Mettiamoci tacchi vestiti vecchi e sfiliamo davanti al Parini! Tutte: ragazze escluse dalle sfilate delle vip, mamme, bidelle e prof!! Mettetevi in contatto con me. Ci divertiremo. La chiameremo Sfilata della Pace. Democratica-mente.

DUDO, PARIN, MURESCH…

settembre 11, 2011

Premesso che qui non rispettiamo la regola del métro boulot dodo, domani si comincia!

NON INSEGNA AI MERITEVOLI, NON SI FA CARICO DEI DISAGI

giugno 18, 2011

Estremizzando un po'.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/lettera-di-una-professoressa-a-don-milani/

IL RIDICOLO DELLA NOTA

marzo 28, 2011

IL RIDICOLO DELLA NOTA 1
 

Nonostante i ripetuti richiami, KQ disturba continuamente la lezione, mangia, canta, si alza senza permesso e rutta in faccia all’insegnante.

La docente lesa, si reca con il registro e l’alunno incriminato dal preside per chiedere supporto. Il preside sospira, guarda in faccia con un sorrisino sprezzante l’alunno. Parte la convocazione del consiglio di classe per motivi disciplinari e per decidere l’entità della sanzione da comminare. Dopo aver sentito ripetere la parola RUTTO sessantatre volte in un’ora e quarantadue minuti, il CdC delibera che il ragazzo venga sospeso dalla frequenza delle lezioni per cinque giorni. Con la motivazione che ha mancato di rispetto all’insegnante, procurando un danno all’immagine dell’istituzione, e a se stesso per aver rifiutato di partecipare responsabilmente al dialogo didattico-educativo. La macchia della sanzione influirà sul giudizio finale. Ma l’eco del rutto accompagnerà l’insegnante per il resto della sua onorevole carriera.
 
IL RIDICOLO DELLA NOTA 2
 
Nonostante i reiterati avvertimenti, l’alunna HW ride incurante in faccia al professore che richiamato dai rumori che giungono fin nei corridoi e nelle aule vicine (mentre l’insegnante era impegnata a scrivere una nota per il ritardo di altri quattro alunni),  accorre dall’esterno per sedare la classe.
 
L’alunna accusata di atteggiamento irrispettoso, viene trascinata in vice-presidenza e minacciata di sospensione. Non varranno a migliorare la sua posizione tutte le spiegazioni che la ragazza, dimostrando una buona dose di capacità di autodifesa, produrrà. Il prof si irrigidisce vieppiù e ribollendo di rabbia, a mandibola protratta e paonazzo le ingiunge sibilando di tacere, scusarsi e tacere. L’estrema conclusione viene evitata per intercessione di due insegnanti che trovano il modo per minimizzare e riportare la vicenda sui binari della ragione, della pacatezza e del buon senso. La ragazza che merita di essere valorizzata, trattata ingiustamente, era stata condotta attraverso meccanismi relazionali perversi, a reagire in maniera esasperata e ciò fa comodo a chi conosce solo il linguaggio della repressione. Ma quale dialogo didattico-educativo?
 

IL PROF SDENTATO

febbraio 14, 2011

Ci sono uomini che a differenza degli assicuratori, dei promotori finanziari, degli agenti immobiliari, dei bancari, dei manager, quasi in toto in giacca e cravatta, solo di rado in girocollo e maglioncino o camicia due bottoni aperta, non hanno particolare cura nella scelta dell'abito, hanno l'aria dei precari e volutamente dimessa, che se solo si trovasse ancora in vendita l'eskimo lo metterebbero con tre giri di sciarpa rossa al collo.

Il prof di Fisica è sdentato e malmesso. Non supera i 44 anni ma lo si prenderebbe per un indigente o un assistito del dipartimento di salute mentale. Parla animatamente delle ore perse. Con il riordino dei programmi infatti gli istituti tecnici industriali riducono l'insegnamento della Fisica che fantasiosamente viene introdotto negli istituti professionali indirizzati al commercio… a scapito di Scienze!  Quale disegno educativo sta alla base di tale sconquassato rivolgimento? Le Scienze avevano sempre provveduto a fornire nozioni di Fisica, all'occorrenza anche dove non espressamente indicato dai programmi, si sa gli insegnanti sanno cogliere le necessità e si regolano in modalità di feed-back con l'utenza, fa parte del mestiere. Frammentare le Scienze per polverizzarle, servirà a neutralizzarle gradualmente e impunemente?

D.

febbraio 8, 2011

D. è un ragazzo magro alto un po' curvo coll'apparecchio ai denti e i capelli a cresta di gallo.
Deve  svolgere una verifica di recupero di francese insieme agli alunni di un'altra classe, raggruppati per l'occasione. Finiscono tutti prima dello scadere dell'ora a disposizione e mentre gli altri sciamano nella loro aula dove si tiene regolarmente un'altra lezione, D. vorrebbe defilarsi, ma il suo impulso non è così spiccato e non insiste più di tanto. Mite e mansueto, nel momento in cui rimane da solo con l'insegnante, si sottopone ad un gioco psicologico che la vecchia prof. utilizza in questi casi, memore del valore che assumono certe occasioni di conoscenza diretta del materiale umano che di solito si maneggia a schiere e purtoppo quasi mai nel rapporto di uno a uno. Il test è un pretesto. Fa parlare con riferimento a situazioni o oggetti immaginati allentando l'attenzione e la tensione sulla scuola in sè, l'apprendimento, i voti, i successi, gli insuccessi… Vedi un cubo, descrivilo, una scala, la tempesta, che fai, il cavallo dimmi… prendi nota…
Eccoci con un nodo attorno al cavallo: ehm, il cavallo mi fa paura… è forte e può far male… ma hai avuto esperienze traumatiche dirette? no… così… mi dà una sensazione di paura: lo teme e lo dichiara con decisione, con una punta di mestizia, un leggero imbarazzo, ma è leale.
Nella rappresentazione del gioco, decide di superare la paura e di avvicinare il cavallo. Ci sale perfino sopra affidandosi a lui per raggiungere il villaggio più vicino, acquista un certo orgoglio nel descriversi più coraggioso.
Il cavallo che teme è fonte di conoscenza.

USI E COSTUMI: ADATTAMENTI

gennaio 18, 2011

Nel passato, in tempi di ristrettezze economiche, le famiglie spedivano i figlioli in seminario. Vocazione, vocazione! Uno rimaneva fino al conseguimento dei titoli per assumere la reggenza di una parrocchia, gli altri tornavano a casa dopo essere stati rifocillati e istruiti. Lo stesso dicasi per le figliole in convento (vocazione, vocazione!), salvo l'irreversibilità del processo: spose di dio ab aeternum!

La stessa esponente del clero femminile descritta in un post precedente mi confermava la stretta correlazione tra povertà e 'chiamata', tanto è vero che oggi la carenza di personale negli istituti clericali o religiosi come si usa dire, è ampiamente compensata dall'arrivo di stranieri con una storia di povertà alle spalle.

Grazie alle consistenti prebende assicurate alla chiesa dai governi italiani, il clero continua a prosperare. I vantaggi accumulati sono talmente considerevoli da tenere a bada quel senso di responsabilità civile e di moralità minimi per ammettere che i comportamenti degli esponenti della classe politica che la favorisce in cambio di appoggio elettorale, siano in qualche misura riprovevoli. E solo in queste ore si sta mobilitando qualche buona penna, anima savia repressa, o semplicemente opportunista, dopo anni per non dire decenni di silenzio. Finalmente.

Facendo pulizia, non sarebbe male riprendersi il maltolto. Lo stato italiano, miratamente generoso, ha finaziato scuole e praticato enormi sconti alle attività lucrative mascherate. Che ne ha avuto in cambio la comunità intera?

Mandiamo i figli (par condicio per ragazze e ragazzi) a pascolare un po' sui verdi prati degli istituti religiosi, dove verrebbero iniziati precocemente anche ad attività ludico-sessuali a tutto raggio (testimonianze vive dai seminari!) così ci togliamo pure il pensiero! Ne usciranno pasciuti e rinforzati, pronti alla vita con un fitto strato di pelo sullo stomaco a imperitura protezione!!

C'è da chiedersi attraverso quali agenzie passa l'apprendimento dei valori civici, del comportamento etico dopo o parallelamente alla famiglia (quale?) e la scuola (quale?) che, se pubblica, risulta miseramente deprivata di risorse e vieppiù occupata da soldatini e soldatesse cl che hanno il compito di dirottare l'interesse sulla via dell'istruzione confessionale o di farvi penetrare progetti sempre di marchio confessionale, limitando fortemente la libertà di espressione ossia la democrazia e il pluralismo che ne è, qui come in qualsiasi ambito, il pilastro fondamentale.

STORIA ESEMPLARE

dicembre 2, 2010

Ma vi ricordate quando il mondo era in agitazione per la clonazione? Pecora Dolly, uomo. Il collegamento fu immediato. Era il 1996. I ragazzi a scuola volevano sapere se vi fosse qualche pericolo concreto, se si stava aprendo un futuro di cloni umani… Si trattava di spiegare la tecnica e le possibili applicazioni. E io giravo con un grosso VHS nella borsa pronto a essere mandato sul lettore video a mostrare le immagini che tuttora circolano: l'ovocita tenuto fermo dalla micropipetta, è bucato da un microago che ne aspira il nucleo aploide che si rimpiazza col nucleo diploide dell'individuo che si vuole clonare. Opportunamente stimolato, l'ovocita modificato darà origine per segmentazione a un embrione, ecc. Bene, I ragazzi erano affascinati da quelle immagini e capirono poi che gli esperimenti dell'epoca potevano essere il preludio di studi ulteriori sulla riproduzione di tessuti e organi dalle cellule staminali, più che la costruzione di un mondo perverso di cloni di pericolosi dittatori o di corpi di ricambio per riccastri che si vogliono assicurare l'eternità…

Un drappello di studenti occupanti mi chiese di intervenire con quel materiale ad una lezione autogestita. Vi fu inoltre una collega che mi invitò a ripassare la tematica con i maturandi per preparare una lezione sulla bioetica. Quella collega portava una fastidiosa etichetta attribuitale da altre che corsero ad avvisarmi del pericolo imminente: guardati dalla ciellina… La mia risposta fu: bene, mi ha chiesto di collaborare e questo è comunque un segnale positivo, se mi censura una virgola reagisco. Non solo collaborammo serenamente, io ebbi l'occasione di esprimermi in totale libertà di coscienza, ampliando sui metodi e i contenuti, mi ringraziò pubblicamente del lavoro fatto e in confidenza mi rivelò che altri tentativi simili in passato erano stati vani  per una sorta di emarginazione di cui soffriva… Era sull'orlo della pensione, e devo ammettere, intellettualmente viva e a suo modo crismatica. In merito ai supposti intenti di pressione ideologica sui ragazzi, non ne ho avuto evidenza. E ho la sensazione che, come per quanto riguardò la lega nord, all'inizio ci fu bisogno di teste in prestito che oggi magari non aderirebbero.. Oppure senza approfondire, le fu attribuita una parentela inesatta… Che insegnamento ne traiamo?

ELENCO DELLE COSE BRUTTE DELLA SCUOLA

dicembre 1, 2010

1. Sapere che in un ufficio da qualche parte, barricato, ci sta un essere pavido e vigliacco che non trova altra modalità di relazione che riproporre vecchi schemi gerarchico-ricattatori e comunque, non avendo cognizione dell'autorevolezza e dell'arte della leadership, ha bisogno di innescare meccanismi di favoritismo e di sfruttare le competenze di altri (che si prestano con motivazioni varie…) per tirare avanti la baracca!

2. Sapere che vi sono sprechi.

3. Sapere che progetti didattico-educativi validi e interessanti sono accantonati perché non presentati dagli 'amici della presidenza'.

4. Saper che con la riformetta alcune materie sono state decurtate di ore e che sono comparse altre materie causando dispersione, senza nemmeno pervenire all'obiettivo del risparmio finanziario.

5. Sapere che per l'assenza prolungata di certi insegnanti, non si provvede alla sostituzione e si tace sul disservizio.

6. Sapere che all'interno della scuola si parla dell'utenza talora come materiale umano scadente per poi sentire qualcuno che si taccia di essere promotore di una scuola che funziona come agenzia socio-educativa sopraffina.

7. Sapere che i famosi terribili casi disciplinari non trovano quasi mai soluzione diretta con un dialogo aperto tra i soggetti contingentemente interessati e si allestiscono penosi teatrini di consigli straordinari che finiscono in tanto ridicole quanto inutili sanzioni di ammonizione e sospensione!