Posts Tagged ‘sobrietà’

CONTROSFILATA AL PARINI

settembre 30, 2011

Mettiamoci tacchi vestiti vecchi e sfiliamo davanti al Parini! Tutte: ragazze escluse dalle sfilate delle vip, mamme, bidelle e prof!! Mettetevi in contatto con me. Ci divertiremo. La chiameremo Sfilata della Pace. Democratica-mente.

EPIDEMIE

Mag 1, 2010


 

1. di signore che aprono (o hanno aperto negli ultimi dieci anni… le si scopre mica tutte in una volta!) l'attività agrituristica e si mettono ad allestire tavolate per buongustai alla ricerca del posticino carino, poi hanno le camere con il letto in ferro i fiori secchi sul tavolino i colori pastello con prevalenza del verdino ma ultimamente anche il lilla va molto bene e le tappezzerie sono più o meno in tono…

2. di sindrome da dipendenza da radio3: mi porto sempre la radio a cuffiette, le batterie sostitutive, il carica-batterie ricaricabili che le carica mentre io utilizzo le sostitutive così sono tranquilla per il giorno dopo… e il cruccio costante di non trovare negli alberghi o similari (vedi punto 1.) le radio installate e funzionanti!

3. in controtendenza, trapela una forma di orgoglio dell'essere in cattedra. Finalmente!

4.

SOFFOCHIAMO

febbraio 11, 2010
…nel traffico veicolare commerciale con furgoni vecchi che sbuffano nuvole nere e privato inutile!
bici, bici, bici! trasporto pubblico elettrico o a emissioni controllate! convertiamoci!
le polveri sottili che vanno direttamente nel sangue e si depositano nelle arterie come le placche di colesterolo,
ci faranno vivere almeno 36 mesi di meno… roba da ridere! ahahahhahhhhhahhaah
è sempre una questione di qualità, infatti. 

CORSO NUOVO per FARE PRESENTE

Mag 28, 2009


CORSO NUOVO è un progetto
per FARE PRESENTE nella SCUOLA.
E’ necessario ripensare le relazioni tra docenti e alunni e introdurre i CORSI,
in sostituzione dell’impostazione sulla base delle classi. I CORSI conferiscono dignità e responsabilità agli insegnanti, valorizzando le propensioni individuali nella gestione della didattica.
L’aula dedicata alla materia di insegnamento è LABORATORIO-BIBLIO-VIDEO-MEDIA-INFO-TECA
e contiene tutti i materiali necessari per favorire l’apprendimento.
L’entrata nello spazio di lavoro diventa sacrale.
Gli alunni rispondono all’insegnante attraverso opportune verifiche sulla loro preparazione:
passano al livello successivo o ripetono il corso.
Oggi gli alunni sono giudicati dal consiglio di classe
che li può ritenere globalmente in grado o meno di frequentare la classe successiva, inducendo forti disparità: fino a tre materie con carenze oggi si passa con il recupero e gli esami di riparazione, ma sappiamo che l’efficacia delle operazioni di soccorso degli alunni in difficoltà, le strategie di persuasione verso gli alunni che a vari gradi rifiutano il dialogo didattico-educativo e non ne comprendono l’importanza, il rigore e l’uniformità dei criteri di giudizio non sono garantiti, e il risultato è un’ampia collezione di vistose storture.
I CORSI permettono agli alunni di seguire con successo gli insegnamenti singoli e di soffermarsi qualora si rendesse necessario sulle materie verso le quali presentano difficoltà di apprendimento, senza vivere l’umiliazione e la dispersione della ripetizione della programmazione dell’intero anno scolastico…
So bene che si potrebbe porre obiezioni sulla propedeuticità e sull’opportunità di comporre team di insegnati che progettano le linee essenziali di un piano didattico comune nello stesso istituto, fatte salve tutte le condizioni di libertà didattica e le garanzie di democrazia e pluralismo:
il potenziamento dell’azione didattico-pedagogica che deriverebbe dall’istituzione dei CORSI, per ciascuno di essi, non esime dal tener conto di tutte connessioni tra discipline in senso logico e temporale. 

IL RIDICOLO DELLA NOTA

Mag 15, 2009

IL RIDICOLO DELLA NOTA 1

 

Nonostante i ripetuti richiami, KQ disturba continuamente la lezione, mangia, canta, si alza senza permesso e rutta in faccia all’insegnante. Firma.

 

La docente lesa, si reca con il registro e l’alunno incriminato dal preside per chiedere supporto. Il preside sospira, guarda in faccia con un sorrisino sprezzante l’alunno. Parte la convocazione del consiglio di classe per motivi disciplinari e per decidere l’entità della sanzione da comminare. Dopo aver sentito ripetere la parola RUTTO sessantatre volte in un’ora e quarantadue minuti, il CdC di cui faccio parte, delibera che il ragazzo venga sospeso dalla frequenza delle lezioni per cinque giorni. Con la motivazione che ha mancato di rispetto all’insegnante, procurando un danno all’immagine dell’istituzione e a se stesso per aver rifiutato di partecipare responsabilmente al dialogo didattico-educativo. La macchia della sanzione influirà sul giudizio finale. Ma l’eco del rutto accompagnerà l’insegnante per il resto della sua onorevole carriera.

 

IL RIDICOLO DELLA NOTA 2

 

Nonostante i reiterati avvertimenti, l’alunna HW ride incurante in faccia al professore che richiamato dai rumori che giungono fin nei corridoi e nelle aule vicine (mentre l’insegnante era impegnata a scrivere una nota per il ritardo di altri quattro alunni),  accorre dall’esterno per sedare la classe.

 

L’alunna accusata di atteggiamento irrispettoso, viene trascinata in vice-presidenza e minacciata di sospensione. Non varranno a migliorare la sua posizione tutte le spiegazioni che la ragazza, dimostrando una buona dose di capacità di autodifesa, produrrà. Il prof si irrigidisce vieppiù e ribollendo di rabbia, a mandibola protratta e paonazzo le ingiunge sibilando di tacere, scusarsi e tacere. L’estrema conclusione viene evitata per intercessione di due insegnanti che trovano il modo per minimizzare e riportare la vicenda sui binari della ragione della pacatezza e del buon senso. La ragazza che merita di essere valorizzata, trattata ingiustamente, era stata condotta attraverso meccanismi relazionali perversi, a reagire in maniera esasperata e ciò fa comodo a chi conosce solo il linguaggio della repressione. Ma quale dialogo didattico-educativo?

PELLEGRINAGGIO AL LARIO

Mag 6, 2009

Cara Veronica,
non so se il tuo pseudonimo venga da questo magnifico lago prealpino (dovrei fare qualche ricerca in proposito) ma non sapendo bene con quale modalità appoggiare la tua campagna (elettorale) di autodeterminazione ed emancipazione, ti ho dedicato un pellegrinaggio.
Innanzitutto, dato che sei (sei stata e sei ancora nonostante i ritocchi) bella come una madonna, sto raccogliendo adesioni per intitolarti un santuario. L’idea più elevata è, in tempi di cemento avariato e scosse telluriche inaspettate, quella di progettare un santuario ipogeo (sai cosa vuol dire, vero? semmai da’ una controllatina in internet) in un luogo simbolico, che so, macherio, nel parco della villa, perché tu te la fai assegnare vero? e lì tac, senza scompigliare l’architettura e tutto l’assetto dei viali e dei laghetti, ci viene un grande open con colonne di presa di luce naturale ad altissima diffusione. Tutto ricoperto di terra e erba, in piena armonia con l’esistente!
E io Veronica che sono nel ramo del turismo culturale, ti porto bella gente, educata ed ecosensibile, che ti sarà profondamente devota!
Facciamo un bel programmino di incontri tematici sull’ecocompatibilità, il risparmio energetico, il car-sharing, il riuso, il riciclaggio dei rifiuti e ti dirò di più, ci mettiamo in rete con associazioni no profit, realtà imprenditoriali con spiccata propensione per il sociale, cooperative, gruppi solidali di consumo; ti presento Jacopo Fo che tanti anni fa ha intrapreso in Umbria un’attività agro-turistica-pedagogica ispirata al benessere psico-fisico, che implica il ritorno alla lentezza, ai ritmi natirali, alla natura. Invitiamo filosofi, scrittori, artisti, coreografi…
Ci sarà ad esempio una bella vasca idromassaggio per una fantastica abluzione profumata all’entrata del santuario, una sorta di quick wellness-confessionale, per prepararsi meglio ad accostarsi a te, candidi, rinnovati e pronti a ricevere la tua luce!
Ora, come dicevo, non so se sei Lario per via di questo posto che oggi ho visitato in tuo onore, da Lecco a Varenna in ginocchio! E su a piedi al castello di Varzio con i suoi merli quadrati e i rapaci in mostra (falchi, poiana, gufo reale, barbagianni…), e giù fino alla fonte del fiume Latte, che subito sfocia in te, nel Lario, accogliente, a pochi metri, essendo il fiume più corto del nostro Bel Paese.
Io Veronica, nel mio piccolo, sono con te, e ti scrivo pubblicamente su questa prestigiosa testata per farti arrivare il mio abbraccio solidale, il mio intento propiziatorio, la mia volontà premonitoria e tu sai quanto sia importante visualizzare un futuro prossimo per renderlo possibile, anzi reale, già segnato! Riappropriati della Casa e della Libertà insieme a tutto il tuo Popolo, Veronica! Il Popolo ti acclama adorante!

FORZA VERONICA!

AI CONFINI DELLA REALTA'

aprile 26, 2009

Sbattimenti utili!

Per festeggiare il 25 aprile inizialmente avevamo ipotizzato di recarci al grande appuntamento fissato a ONNA, per ascoltare dal vivo il discorso di pacificazione-ricostruzione del presidente del consiglio (che quando fa le battute, è farina del suo sacco; le smentite e gli interventi istituzionali invece sono studiati dagli esperti di marketing che individuano quel che la maggior parte della gente-elettorato vuole sentirsi dire, così giusto per creare un circolo virtuoso…) ma poi abbiamo pensato che sarebbe stato molto più originale andare direttamente a Salò.

Volevamo purgarci dagli eccessi della grande kermesse del SALONE DEL MOBILE e del figlio abnorme chiamato fuorisalone e abbiamo selto la purga di Salò.

Così dopo esserci messi in fila per via Tortona e limitrofe per 3 giorni consecutivi, ci siamo infilati, per variare, nella bolgia del lungolago (per onestà devo precisare che il mio personale obiettivo era arrivare a Toscolano Maderno e salire oltre Vigole e Sanico, a Ortello e da lì prendere per Monte Pizzocolo, 1581 m, passando per la Malga Valle. E da lassù vedere il formicaio umano!) ma già prima di Salò la strada era intasata versione bouchon. Uno scatto felino inaspettato del nostro affezionato chauffeur ci porta a risolvere brillantemente la penosa attesa che si stava prospettando in coda tra cipressi e campi verdi (fuori dai finestrini) verso la meta (agognata?). Prende per una stradetta laterale a mezza costa e trasmutiamo in un piccolo paradiso di pace con borghi e prati fioriti, nella luce bianca lattea di sole appena velato da una garza sottile. Superiamo in tal modo tutto il serpentone infernale di auto in pochi minuti di estasi e poi ne usciamo imboccando una discesa ripida trovandoci direttamente a Salò. Da cui si snoda la stessa carovana lenta di auto. Un segnale bianco indica subito lì centro-stadio-cimitero-mercato-spiaggia. Si apre istantaneamente un varco tra le scatolette di lamiera incolonnate quasi ferme che proseguono incanalate verso nord. Noi no. Qui. E non un chilometro di più. Giocoforza.

Non tutto il male vien per nuocere! La materia viva e calda trabocca dal crogiuolo, cade a terra e coagula in mille gocce di realtà inimitabile!

1. Parcheggio allo stadio con sbattimento di sportello sulla fiancata dell’auto a fianco abitata da donna intenta a leggere carte… per fortuna non reattiva.

2. Attraversamento del mercato con degustazione di appetitosi calamari giganti fritti al banco delle signore con divisa crema verde e cappello a spicchi e visierina solo verde, truccate come delle moireorfei, che voglio proprio sapere se nei protocolli HACCP è previsto. Luci intermittenti e musica da circo comprese, naturamente .

3. Acquisto di calzettoni sport souvenir da bancaro produttore trevigiano che spiega come le sue calze siano ben rimagliate a mano.

4. Acquisto di altri beni di consumo al supermercato che pare un monumento, fuori tutto in pietra e austero come un palazzo di giustizia e dentro arredato con colori accattivanti, arancio e nero e luci soffuse (davvero!) come un salotto-cucina di nuova tendenza, in anticipo sul salone del mobile del 2011.

5. Arrivo al lago zona foce e spiaggette.

6. Osservazione di germani con pulcini di età diverse pigolanti e in lite. Un bimbo duenne centra le bestiole con ciotoli e il papà tanto sensibile quanto inefficace gli dice che non gli comprerà più il gelato. Evocazione pubblica di Konrad Lorenz e Maria Montessori.

7. Risalita del fiume lungo il greto alla ricerca di angolino tranquillo in cui… e di piante spontanee di cui riportare trofeo a casa.

8. Sbattimento di lunga pianta di boccadileone con fiori rosso amaranto su teste pelate di passanti, fino al duomo, all’altro capo della città.

9. Fila alla bottega del gelato. Si capisce come la processione sia lì invece che di fronte alla porta accanto (duomo).

10. Riposino bord-du-lac su stuoia e colloquio informale con vigile urbano preoccupato delle condizioni di umidità del suolo.

11. Chiacchiere da spiaggia di lago con famigliola con bimba dalla curiosa plica oculare sviluppata. Moglie acuta, marito ottuso. A distanza madre di piccino in fuga lo riacchiappa dicendogli che stava andando dalla ‘parte sbagliata’ (analogia con discorso di premier) e padre in retrovia che raggiunge binomio fuggiasco-madre, che si inventa una storia nuova: "sta’ attento che adesso arriva il vigile" (ancora?).

12. Tramonto sulle colline. Trattoria dalla Bruna, in campagna.

CONCORSO SOSPESO

febbraio 12, 2009

BANDIERA ROSSA

(abito mentale)

 

di Paola Zan

 

 

“Non è accettabile… lei capisce, signor Setti…” scandì la religiosa. E il suo netto bisbigliare riempiva la stanza disadorna, insinuandosi nei più bui anfratti dove il lucido ossessivo delle mattonelle di graniglia, quelle centrali, confinava con certe incrostazioni di unto e polvere, vicino agli armadi o negli angoli negletti. In casa sua, Setti non ricordava un simile contrasto: doveva esserci qualcuno che puliva davvero con cura… già, le cognate, tutte zitelle, allenate per anni ai servizi nelle camere quando ancora l’albergo era funzionante, che correvano a piccoli passi per la casa, con secchi e stracci ritorti, sempre affaccendate, come in un formicaio. Le percepiva, seppure zelanti, come figure un po’ sgraziate, informi e incolori, prive di necessità personali, quasi. Le salutava cortesemente ogni giorno e, a suo modo le ringraziava, ma le confondeva. E quella volta che il vaso di Murano variopinto finì in cocci, non ebbe le parole per rimproverarle (rimproverare chi?). La mattina tra le sei e le otto meno un quarto era un via vai, uno spettacolo di comparse vocianti che Setti si gustava mentre in tre lunghe sorsate assumeva la sua porzione di caffellatte, troppo bollente per destare un sapore nelle papille anestetizzate, e servito in una scodella che più volte aveva messo da parte, in modo tale da significare che fosse ora di buttarla. Setti non amava dare ordini, preferiva che gli altri comprendessero l’opportunità di fare o non fare… Non amava neanche riceverne, naturalmente. Insomma, tutto filava in quella specie di “colonia penale” femminile: non poteva lamentarsi. La più grande dei figli trascinava il secondo e la terza a scuola, il piccolo restava in casa, legato al seggiolone a pasticciare sul tavolinetto per ore mentre la moglie più predisposta, ma neanche tanto, per la cucina delle sorelle, assaggiava ripetutamente il brodo con il pretesto, più per se stessa, di aggiustarlo di sale. Verso mezzogiorno, in azienda, gli arrivava il pasto approssimativamente caldo avvolto prima in carta oleosa e poi in carta gialla, o viceversa per chi lo scartasse, di solito composto da una sorta di cotoletta di pollo, alle volte piuttosto tozza e con un’impanatura giallo intenso altrettanto grossolana, altrimenti piccola, sottile, più fibrosa ma abbastanza saporita e croccante ai margini, un panino e una mela o due grani d’uva.

 

 

Si chiedeva se finalmente in casa  ci fosse un po’ di stasi, il pomeriggio. Forse sì, sapendo che le cognate si recavano altrove a dispensare la loro opera caritatevole, e non solo la domenica. Immaginava che sua moglie senza fretta eseguisse orli e ricami alla luce presso la finestra e che a una cert’ora, la maggiore venisse spedita brontolando, per commissioni o per andare in tipografia ad aiutare, casomai ce ne fosse bisogno (far pacchi, trasportare risme di carta o blocchetti di cartoncino…).

 

 

 

 

 

 

 

Pensava ai suoi libri antichi preziosi e delicati che sfogliava appena con la punta delle dita e leggeva in qua e in là, o meglio, osservava, secondo un suo criterio che mirava più all’impostazione della pagina e ai caratteri di stampa, che al testo e al suo contenuto. Pensava al lavoro e alla famiglia. Pensava ai compagni di partito e alle interminabili discussioni. Pensava agli amici perduti. Al regime sempre più soffocante, al difficile equilibrio politico in città, ai venti di guerra che soffiavano da nord.

 

 

 

Si scosse con un brivido da un freddo torpore, “…sedici febbraio*… giovedì …”, rammentò a se stesso, attratto dal calendario appeso. “D’accordo, non si preoccupi, sistemeremo tutto. Buonasera.”. Proiettò un piede fuori da quella stanza, dove anche il più banale fruscio aveva risuonato in maniera irritante e, sfilato rapidamente il corridoio, guadagnò il portone. Finalmente si riempì i polmoni dell’aria esterna. Per un istante rimase fermo, scrutò a destra e poi a sinistra. Sotto i portici, proprio nessuno passava. Il cappello tornò a coprirgli il capo, e meccanicamente si aggiustò la sciarpa dentro il cappotto spinato. Controllò anche il portamonete e il plico di carte nella tasca posteriore del pantalone. Estrasse il fazzoletto ben ripiegato da quella anteriore, per strofinarsi la punta del naso, così senza motivo, e lo associò al ferro per stirare di cui ricordava l’odore… Quel gesto lo aiutò a risolversi, e attraversò la piazza allungando di poco la strada. Avrebbe comperato una ciambella con la granella di zucchero sopra. Intanto doveva imbastire una storia da raccontare per sostenere che sarebbe stato meglio trasferire la bambina in un’altra scuola, perché lì all’Istituto l’abitino sgargiante confezionato in gran fretta il giorno prima della festa, non era stato affatto gradito. Pareva seta, una stoffa quasi nuova, praticamente perfetta. Quel tessuto rosso, in verità, era stato ricavato da una bandiera della Sezione che Setti aveva conservato, e che poi aveva deciso di sacrificare per accontentarla, perché lei desiderava tanto un vestitino da sfoggiare, come tutte le altre, nell’occasione ufficiale. Non era stata una buona idea, però… Quella convocazione urgente lo aveva strappato al lavoro, cosa davvero rara. Aveva temuto uno scontro, invece era bastato annuire con appropriato contegno, e se l’era cavata abbastanza in fretta, solo con una serie di prevedibili contumelie.

 

 

 

Svoltò e riprese la strada di casa. Il passo si fece più scanzonato. In fondo sì, era stata un’ottima idea! Fu proprio a quel crocevia che ripartì idealmente, con animo leggero ma determinato, forte del suo senso per la giustizia e per la libertà, all’attacco del vero nemico.

 

* 1939

Dionigi Tettamanzi

gennaio 21, 2009

…ha parlato di sobrietà dei consumi, invitando più che i fedeli, tutti i cittadini (ho percepito il suo intendimento in senso allargato, nello spirito del vero ecumenismo, ed è ciò che mi aspettavo perchè c’è da tempo nell’aria una forte richiesta di guida al buon senso e di conforto su temi del confronto materiale, etico e spirituale) a riflettere sulle scelte economiche. COMPRO DUNQUE SONO è un assioma in ribasso, certamente in termini quantitativi; consumare poco e meglio si impone come scelta e regola, nel rispetto di sè, dell’ambiente, della comunità.

Bravo Dio-nigi! Hai già suscitato polemiche: la voce che si leva allarmata dai diveri settori dell’economia infatti sembra avere segno opposto, consumare, acquistare, far girare il denaro… Ebbene, non è così che si innesca un circolo virtuoso, perché l’approvvigionamento energetico non è una quisquilia ma un problema di fatto prioritario di tutte le politiche economiche presenti e future e volutamente relegato a una mera questione da dibattere tra specialisti, pensati come avulsi dal mondo rutilante delle merci che riempiono i supermercati tutto l’anno senza più rispetto delle stagionalità, nell’angoscioso tentativo di passare per onnipotenti!

Ora ci aspettiamo che Tettamanzi si esprima sulla convivenza dei tre monoteismi a Milano, vista la polemica destata dalla preghiera vis-à-vis del dòmm, e le conseguenti restrizioni di Maroni.

In fondo, se DIO non esiste, solo il bisogno di aggrapparsi a qualcosa (un tutore-contenitore-protettore-castigatore) purtroppo rimane vero!