Posts Tagged ‘valori universali’

LAUDATO SI’

giugno 16, 2015

Mai bozza di enciclica fu più acclamata! Questo papa-fenomeno ha capito che la crisi di civiltà che stiamo attraversando può essere sanata o superata solo con la diffusione di un pensiero ecologico integrale, laico-scientifico. Scommettiamo che il 18 giugno, tra poche ore, quando l’enciclica uscirà dopo le ultime correzioni, scopriremo che contiene una lista di valori universali (conservazione delle risorse, tutela della biodiversità, diritti della persona individuo nel contesto collettivo, rispetto del lavoro e della sua riorganizzazione…) da TUTTI condivisibili?

c.v.d.

PRETE PENTITO, ANZI NO

dicembre 27, 2012

Sorpresa. Diverse persone mi hanno cercato su FB negli ultimi 12 mesi, ma il sistema le aveva archiviate in una casella separata e segreta, indicandomele solo ora, alla fine dell’anno, e suggerendomi il modo per trasferirle a quella principale, allo scopo di riabilitarle.
Così ho fatto con tre di queste: P., G.L. D.R. della provincia di Bologna e Matteo, il poeta romagnolo. La prima mi dice che potrebbero essere passati 15 anni dall’ultima volta che ci vedemmo e chiede conferma della mia identità attraverso due conoscenze comuni, la seconda indaga per sapere se sono la stessa che aveva conosciuto in un campeggio del meridione 30 anni fa, la terza dichiara di aver visitato con me, se sono io davvero, il cimitero monumentale a Milano tra i 15 e i 20 anni fa e di considerarlo una pietra miliare nella sua modesta esistenza.
Questa triplice sorpresa ha cambiato qualcosa nella mia vita (sarà il condizionamento che subisco dalla lettura de La vita nuova di Pamuk…). Ha confermato più che altro che dal passato arrivano dei segnali: l’Ingegnere, il Campeggio, la Poesia. Una professione, un luogo di aggregazione, una modalità di espressione. Tra le mille suggestioni che i tre personaggi potevano darmi, queste sono le prioritarie. I tre compiono una scelta (marginale!) che li accomuna: quella di cercarmi. Perché cercano qualcosa di se stessi attraverso di me, e che sperano che io possa rivelare loro: l’ingegnere mi suggerisce l’idea di una vita dedicata al lavoro, corredata di affetti prudenti e tutto sommato moderata. Il compagno delle vacanze in campeggio, all’epoca eravamo entrambi molto giovani, mi trasmette un senso di realtà un po’ più perigliosa, fatta, oltreché di lavoro, di figli con cui gioire ma anche di cui preoccuparsi, di matrimoni instabili e di aspettative in qualche modo deluse, di cadute e riprese a ciclo continuo. Il poeta ha tuttora un forte slancio ideale e le parole sono sempre al suo servizio, lui le padroneggia e le fa volteggiare leggere nell’aria, tanto che captarle è ancora un vero piacere. Il ritrovarsi non lascia indifferenti.

Per strada c’è verità. Un essere dolente, sbronzo e ciarliero, alla fermata del tram in Coni Zugna, davanti alla farmacia, o alla banca, la sera dopo le otto, quando la maggior parte del mondo si è già ritirata in casa, racconta con una rabbia lamentosa, di aver scassato la bici in un incidente, ché sennò lui mica lo prende il tram, lo supera con la bici. Insomma o qualcuno lo ha fatto cadere, o era talmente fuso che si è sbilanciato e ha fatto tutto da sè, rischiando solo di finire peggio. Lussemburgo. Cita il Lussemburgo come il suo paese. Nel senso che da italiano con le tasche colme, è lì che puoi riparare se vuoi salvarti dal fisco. Una foto sul display del telefono con due bambini in un carrozzino da trasporto con la bici potrebbe essere l’indizio della presenza di una famiglia, ma è confuso e parla di una moglie morta cinque anni fa mentre la bambina, chiedo, ha due anni. Anche le ipotesi sono due o forse tre: la bambina aveva due anni nella foto ma ora ne ha almeno cinque se la donna di cui parlava ne è anche la madre, oppure la madre della bambina è un’altra e la morta è la prima moglie e madre del ragazzino più grande, oppure son balle. La verità rimane nello stato di alterazione, nell’ubriachezza del personaggio, nel delirio che mescola realtà e immaginazione, nel fallimento che si fa alone attorno al corpo, spesso e infeltrito come un abito che non si può togliere. La verità del disagio si traduce nel bisogno di raccontarlo camuffandolo un po’, in un giochetto aberrante e grottesco in cui l’autopromozione si intreccia con l’impostura. Fosse rimasto zitto al suo posto, con il suo mezzo bicchiere di Guinness nascosto nella tasca interna del cappotto che invece fa emergere come dal cilindro del prestigiatore, sarebbe passato totalmente inosservato, col suo aspetto di cane bastonato, come tanti.

A proposito, una bella bastonata al parroco di quella località vicina a Lerici, quasi quasi, visto che mi trovo a passare di lì, gliela vado a dare, e con gusto. Avrei alcune domande da porgli innanzitutto, per torturarlo un po’, prima dell’esecuzione:

1. che ne pensi di quel tuo collega che trent’anni fa consigliò alla madre di una ragazzina di 12 di tagliarle i capelli perché troppo provocanti? Cosa consiglieresti tu alla donna di oggi che dice di non aver mai perdonato sua madre per aver permesso che le fosse fatta una tale violenza?
2. che violenze hai subito da bambino?
3. com’erano i tuoi genitori? Che violenze hanno subìto loro? E le tue sorelle, le tue cugine?
4. perché ti sei fatto prete?
5. immagna di sottoporti a una psicanalisi coatta: quali domande o quali indagini non vorresti mai ti fossero fatte? Quali invece gradiresti?
6. in cosa credi veramente?
7. alla luce dell’intervista del gr1 durante la quale dài del frocio al giornalista, spiega bene il valore che dài alle parole, e perché appartengono al tuo vocabolario spontaneo.
8. ti dimetti o no? Perché, veramente?

GENOVA: DI FIERA IN CONVEGNO (NON FIORI MA OPERE DI BENE!)

aprile 29, 2011


 


Per  un codino di vacanza pasquale, mercoledì mi sono ritrovata coinvolta in una visita ad EUROFLORA, la kermesse delle piante e dell'arredo da giardino con molti spunti interessanti e anche curiosi. Tornando, mi sono imbattuta in un'affissione con la pubblicità informativa dell'imminente CONGRESSO di cui ho trovato traccia web nel trafiletto riportato qui sotto:

Tutti gli atei d'Europa a congresso sotto la Lanterna

SI PUÒ vivere "in un mondo senza Dio"? Non c'è città migliore in tutta Europa di Genova per discuterne, si sono detti gli atei, razionalisti e umanisti del vecchio continente: e infatti, dal 5 all'8 maggio prossimo, Genova si trasformerà nella capitale europea dell'incredulità – con il patrocinio del Comune: già prevedibili le polemiche – accogliendo il congresso europeo di tutte le organizzazioni di coloro che una volta si definivano "liberi pensatori", intitolato appunto "in un mondo senza Dio". L'iniziativa è dell'Uaar, che sottolinea in un comunicato come il congresso, organizzato insieme alla Ehf/Fhe, la federazione europea degli umanisti, allinei nomi di tutto rispetto del pensiero laico, come Piergiorgio Odifreddi, Telmo Pievani, Taslima Nasreen, David Pollock, Margherita Hack, Giulio Giorello, Paolo Flores D'Arcais. Certo, non è casuale la scelta di Genova: perché è la città dell'arcivescovo Bagnasco, presidente della Cei, e dove si è scelto di far circolare l'"ateobus" che invitava a riflettere sulla mondo senza Dio.

(d.al.)

Bene, mi son detta, chissà che non riesca a capitarci…? Vero è che sabato 7 si tiene anche il convegno dalla Massima, nel Varesotto, e ho già speso parole di accordo con i vecchi amici… ma GIORELLO (già visto più volte a conferenze), ODIFREDDI (già incontrato al GIOVEDI'), PLEVANI, FLORES D'ARCAIS (sentito alla presentazione di un libro di Cipolletta alla Bocconi cui presenziava insieme a Tronchetti Provera), la HACK… vuoi mettere? Quando li riacchiappo tutti insieme?

Eh, troppo succulento il tema!

Mi ricorda che periodicamente c'è qualcuno che mi chiede: lei crede in DIO? E io puntuale (attendo serenamente l'appuntamento con la conversione, che non escludo, anzi sfido allegramente e pacatamente…) rispondo: ragazzi, vedete, io sono ACONFESSIONALE, che è il dato che mi interessa di più comunicare. Non aderisco ad alcuna religione. Sono equidistante dalle religioni che ritengo interessanti retaggi culturali, luoghi attorno ai quali si realizza aggregazione umana tuttora e perciò meritevoli di attenzione per l'importanza antropologica politica sociale e di costume che rappresentano. Indagare sulle motivazioni che spingono gli individui ad aderire alle religioni con slancio o tiepidamente che sia, è fondamentale per interpretare i comportamenti umani. Perciò con profonda curiosità non mi sottraggo al confronto. Anzi, mi ci ficco con piacere!

Qualcuno ha detto: per andare nel mondo bisogna essere sicuri di essere autentici. E anche: l'incompletezza (io non mi sento affatto amputata! ma non credo che sia questo il senso del termine usato…) rende più liberi! Evviva! Dio, mi spiace un po' dirlo perché sembra dissacrante ma non lo è per coloro che vanno oltre, è uno zuccherino, un riparo, un rifugio (e dato che spesso l'appartenenza causa tensioni, divisioni e porta al conflitto, non è nemmeno conveniente a ben pensarci…).  C'è fortunatamente chi non ne ha bisogno. Arrivederci a Genova.
http://www.uaar.it/news/2011/03/26/programma-definitivo-del-convegno-in-mondo-senza-dio/

RADIO DAYS

maggio 28, 2010


L'ascolto di Radio3 è cresciuto del 61%.

Voglia di democrazia.

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/ContentItem-84dc6949-896e-45fe-8dc9-b374f32ca404.html?refresh_ce

ABBADO DIRIGE LO STESSO?

aprile 23, 2010

… e Abbado dirige lo stesso?

"Le città sono immobili. Talvolta bellissime, ma immutevoli come le pietre di cui sono fatte: sono i suoni, gli odori, la gente e gli alberi ad animarle. Tutto ciò che è effimero e cambia le rende sempe nuove e inattese, le tiene vive. Mi chiedo cosa sarebbe a Parigi Place des Voges senza i tigli.

Ci passo sotto tutte le mattine andando in studio, scandiscono il passare del tempo e il susseguirsi delle stagioni: è una delle tante cose che gli alberi fanno in una città. Mi domando se continuerei lo stesso a passarci ogni mattina, oppure se cambierei strada per incontrare altri alberi. Un delicato gioco d’equilibrio, un’alchimia tra durevole e passeggero; forse è questo il segreto di una città felice? Sono architetto, e naturalmente sono innanzitutto sedotto dalla città costruita: la sua è una bellezza edificata dal tempo. È il tempo che rende le città così complesse e così ricche, specchio come sono di infinite vite vissute tra le loro mura. Le città belle sono una delle più straordinarie e complesse invenzioni dell’uomo, veri monumenti allo stratificarsi del tempo. Ma sono gli alberi a scandire il tempo che ha reso belle queste città. Sono loro la finestra aperta sul ciclo della natura, che poi è anche il ciclo non eterno della nostra vita. E ci ricordano che anche noi facciamo parte della natura, con tutte le conseguenze del caso. Per questo guardare un albero in un dialogo silenzioso è una piccola ma profonda seduta di autoanalisi. Un momento di silenzio e di meditazione, una breve pausa dedicata allo spirito. Con gli alberi si stringe un patto di complicità contro il tempo che passa. Si scambiano promesse alla fine di ogni stagione, e ci si dà appuntamento al ritorno di quella successiva. Piantare gli alberi in città è un gesto d’amore, ma è anche un gesto generoso che altri godranno dopo di te. Nel farlo sai che solo tra cinquant’anni quell’albero sarà adulto e svolgerà la sua straordinaria missione. Se ne era già accorto Cicerone quando scriveva «Serit arbores, quae alteri saeclo prosint» (i vecchi piantano alberi che gioveranno in un altro tempo).

Niente di nuovo, ma non bisogna dimenticarlo. Sembra un gesto umile e semplice ma è un gesto carico di significato e di fiducia nel futuro. Ci sono alberi antichissimi, come il pino di Matusalemme in California o l’abete rosso Old Tjikko al confine tra Svezia e Norvegia, che sono cresciuti quando l’uomo non aveva ancora inventato la ruota. Neppure il deserto del Sahara esisteva, e l’Europa del Nord era mezza coperta dai ghiacciai. Italo Calvino, cresciuto col padre botanico sulle alture di Sanremo, fa vivere la sua intera vita al giovane Barone Rampante sugli alberi di Valle Ombrosa, in Liguria, per ribellione e per scelta poetica. Ed il giovane Barone vive, si innamora, milita e viaggia sino in Spagna senza mai scendere dagli alberi. Straordinaria metafora della magia degli alberi, che anche in città rappresentano una parentesi di trascendenza… Ma la città ha bisogno di alberi anche per una ragione molto più pratica e concreta. C’è un effetto termico detto effetto città per cui la pietra, i mattoni e l’asfalto si infuocano d’estate elevando la temperatura media di 4/5 gradi. Questo effetto è enormemente mitigato da un importante presenza di alberi e dal loro fogliame. L’ombra sotto gli alberi non crea solo uno straordinario spazio urbano e sociale, ma abbassa anche la temperatura in modo considerevole. Gli alberi contribuiscono anche a modificare l’umidità relativa verso un maggior conforto fisico. Infine collaborano, come è noto, all’assorbimento del CO2 emesso dal traffico. Per fare un esempio, 100mila alberi compensano lo smog prodotto da 5.000 automobili. Se vogliamo quindi che le città diventino luoghi più vivibili, e che non facciano pagare un eccessivo prezzo al loro essere luoghi di vita associativa e di scambio, allora hanno anche bisogno degli alberi che così assumono un ruolo tutt’altro che decorativo.

Ho lavorato su questo tema, come architetto e urbanista, in molte città in giro per il mondo, fianco a fianco con straordinari botanici e uomini di scienze. Mi sono sentito dire che gli alberi in un contesto urbano hanno bisogno di terra per le radici, e gliela abbiamo data. Mi sono sentito dire che gli alberi in città soffrono, e abbiamo trovato il modo di farli stare bene. D’altronde, se soffrono gli alberi figuriamoci la gente e i bambini. Mi hanno fatto notare che alcuni alberi provocano allergie, e abbiamo selezionato piante che non emettono pollini. E poi che perdono le foglie, e bisogna raccoglierle: giusto. E poi che coprono le insegne dei negozi: vedete voi. E infine, che rubano spazio ai parcheggi per le automobili. E su questo hanno ragione: gli alberi prendono inevitabilmente il posto dei parcheggi e del traffico automobilistico. Ma è proprio quello che ci vuole: questo è l’aspetto più importante, nella visione umanisticamente corretta delle nostre città nel futuro. Occorre assolutamente salvarle dal traffico e dall’enorme quantità di parcheggi che le stanno soffocando. Più parcheggi si fanno e più traffico si attira, come la fisica insegna. Alcune città più dotate di trasporti pubblici l’hanno capito: a Londra è vietato costruire parcheggi in centro, a Stoccolma per disincentivare l’uso dell’auto una fermata del tram non è mai più lontana di trecento passi, e se il mezzo non arriva entro venti minuti il passeggero mancato ha diritto al taxi gratis. Occorre mettere tutte le risorse per costruire trasporti pubblici e dotare le nostre città di parcheggi di cintura. È chiaro che gli alberi in città hanno un ruolo importante in questa visione. C’è chi, cinicamente, dice che questo non avverrà mai. Scommettiamo che sì? È ormai inevitabile: spendiamo meno in parcheggi e sottopassi, e investiamo nel traffico pubblico.

E poi costruiamo una cintura verde come baluardo alla crescita scriteriata ai bordi delle città, rinforziamo i parchi urbani, cogliamo ogni possibile occasione di riconversione industriale o ferroviaria per aumentare gli spazi verdi e sfruttiamo ogni occasione ragionevole per dotare di alberi le strade, le piazze, i viali dei centri urbani. Così salveremo le città. Insomma, bisogna piantare alberi nelle città, e bisogna farlo con le Soprintendenze, perché si deve valutare ogni volta il rapporto sottile tra la città costruita, storia e monumento, e l’effimero degli alberi che cadenzano le stagioni. Gli alberi così fragili e vulnerabili diventano testimoni di una rivoluzione che è ormai irrinunciabile. Cito ancora Calvino, che nelle Città Invisibili ci esortava a riconoscere in ogni città, anche la più brutta, un angolo felice. E in un angolo felice c’è sempre un albero.

Così quando Claudio Abbado, con la sua ormai famosa richiesta di remunerare «in natura» il suo ritorno alla Scala, mi chiese di aiutarlo a piantare alberi a Milano risposi con entusiasmo. Non solo perché c’e un nesso tra gli alberi e la musica (ambedue nel segno della leggerezza, del momentaneo e del passeggero) ma anche perché sono metafora di una visione diversa del futuro nostro e delle nostre città bellissime. Certi progetti hanno bisogno di un grande disegno e non sempre le amministrazioni ne sono capaci. Ho pensato che con gli alberi a Milano si potesse ricreare quell’equilibrio che è il segreto di una città felice. Anche perché si sta preparando all’Expo 2015, proprio sul tema della natura e della sostenibilità. Purtroppo devo prendere atto che la città di Milano non intende proseguire su questa strada. Peccato."

Renzo Piano
22 aprile 2010

 
 

 

LETTERA APERTA…

marzo 1, 2010

…alla Responsabile AGESCI

Gent. Sig. P.

non posso trattenermi dal segnalare quanto segue: mio figlio iscritto ad una sezione scout CNGEI si è trovato lo scorso week end ad un bivacco organizzato congiuntamente in sede AGESCI, potenzialmente (e auspicabilmente) in un clima di apertura solidale e amichevole tra i gruppi. 

Dato che mio figlio è arrivato sul posto in anticipo con mezzi privati mentre i suoi compagni partivano dalla Centrale su un treno sbagliato e tardavano un’ora, ha partecipato, unico esemplare in camicia verde, con curiosità e buona disposizione di spirito, alle attività svolte nel pomeriggio dai gruppi AGESCI.

Una bambina lo ha squadrato allarmatissima urlando: ma perché lui non ha la camicia azzurra? Poi, puntandogli il ditino: ma tu sei ateo? E, a raffica: perché sei ateo? Ma chi ti ha creato? E prima? E prima? E di fronte a risposte scientifiche con un inevitabile tetto storico, schiamazzava: ho vinto io, ho vinto io!

Segue gioco, sotto la regia di un prete che mostra un sole di cartone. Cosa vi ricorda? Si alza un coro. La luce! La vita! Pensateci bene, insiste. Finché qualcuno più sgamato lo accontenta. Dio! Bene, ragazzi. Si passa così alla certificazione. Firma dei raggi. Ogni cristiano è figlio di dio e firma. Il prete si rivolge a mio figlio dicendo: sei stato con noi a giocare, firma anche tu. La bambina si riaffaccia segnalando: ma è ateo! Vabbé allora no. Con sorrisino. Imbarazzato.

Mi chiedo e le giro il grappolo di questioni. Dove stanno i sani principi della convivenza civile? A fronte di una certa generica apertura della maggior parte dei ragazzini, della iniziale bonarietà del prete, non confermata dall’azione successiva, da dove viene il cinismo della bambina? In quale contesto culturale sorge? A chi affidiamo le coscienze dei nostri figli?  A degli ammaestratori di scimmiette? A degli addestratori di orgoglioni appartenenti alla lobby perfetta, anzi perfettissima?

Beh, è preferibile lo stile allegramente scalcagnato degli scout in verde, che si siedono su un treno al binario giusto ma due carrozze indietro e che per carenza di informazione del personale FS (in camicia azzurra) non è segnalata la destinazione, al sussiego, ai privilegi (ICI?), e all’aridità umana degli altri.

La passo a prendere da messa, signora P., e ne parliamo. Le offro il caffé. 

 

IL LATO FRIVOLO…

febbraio 23, 2010

Vale la pena intraprendere un viaggio nel costume dell’istituzione alla base della società che conosciamo. Troppe sono le testimonianze che mi giungono da più parti. Stavo per scriverne… Ma mi son distratta. Questa baracca in effetti è perennemente accesa in assenza o presenza della mano umana. Macina, macina… Un vero collegamento col mondo! Un messaggio costante come una lucina nella nebbia che lampeggia e segnala: ci sono! E se ci si vede, vuol dire che stiamo percorrendo lo stesso tratto di strada!

Dedicato a tutte le famiglie che conservano il segreto su episodi che potremmo chiamare ‘disgrazie innominabili’.

Per non entrare nel merito subito (che gusto ci sarebbe?), comincerò col descrivere ciò che di solito risulta più visibile: qualcuno nel clan si incarica di essere sempre molto sorridente, ciarliero, perfino ridanciano…

http://ioleilaltra.altervista.org/images/news/comiche_risata_massaia_animata_01.gif

Per depistare. Per distogliere l’attenzione dal vero problema. Dal nocciolo. Dal nodo. Dal groviglio delle responsabilità.

Per dare a bere che TUTTO VA BEN! E intanto continua la serie delle bugie che si aggiungono e si stratificano sperando che nessuno metta mai mano ai cassetti delle vecchie carte… 

Ebbene, così come dopo il Big Bang e l’espansione di questo Universo, come di quelli che lo hanno preceduto, avviene il Big Crunch, all’occultamento della verità che parrebbe uno stato infinito, ne segue per collasso il suo disvelamento…

Si troverà un nuovo equilibrio. Un assetto finalmente senza tabù. Pulito.

ALBERI

febbraio 14, 2010

Alberi secolari, come si possono vedere nei parchi delle ville diventate patrimonio pubblico.

A Varese, la ex-città giardino, per gli abusi e la lenta ma inesorabile devastazione compiuta, che in ogni caso rappresenta ancora un lusso rispetto alla media dello scempio in questo Paese, si trova Villa Toeplitz,
 http://www.santambrogiolona.it/villa_toeplitz.html
 , dove alloggia un esemplare di Cedrus libani maestoso (ancora più bello di quello esemplificativo della foto!).

Ieri, l’ho abbracciato. Al tramonto, quando il parco è già quasi completamente in ombra (e per questo la neve persiste in ampie aree), un fascio luminoso si proietta solo sull’altura dove il cedro risiede.

E, guarda guarda lo Zeit-Geist che si affaccia!, proprio stamattina per Radio3, negli approfondimenti di PAGINA 3, si parlava di un movimento di appassionati di alberi secolari che praticano il contatto fisico in forme rituali urbane (ma anche non…) di devozione alle piante: un abbraccio di amicizia e per ringraziamento!