LA MAPPA E IL BAGNO AFFOLLATO

settembre 12, 2021

Sto leggendo un libro di cui mi piacerebbe poter discutere con G. Perché c’è una gabbia narrativa, il presente in soggettiva, che offre spunti per ripercorrere il passato, e un immediato futuro che non matura. Non sarà possibile, causa forza maggiore, e mi risolvo: compilerò una lista, disegnerò una mappa di orecchie sostitutive. Chi vuole farne parte, alzi la mano. Sarà preso in considerazione come candidato ad assumere il ruolo. Mi accorgo che sto usando un maschile che decido di non modificare per quanto recentemente mi sia data parecchio da fare per mettere gli asterischi o le parentesi o le barre laddove volevo evidenziare la carenza dell’indicazione del femminile; qui no, non insisto. Il romanzo è datato. Allora non usava distinguere i generi se non per indicare la mamma la sorella la moglie e con la figlia già era più problematico… Ed era eccellente letteratura narrativa.

Intanto ammetto la mia costante distrazione mi rendo conto di lasciarmi sfuggire un sacco di passaggi interessanti in questo presente carinamente affollato: mi presentano una persona e molto dopo, riemergo dal limbo e ne cerco il nome in internet. Mi compare un video YouTube in cui, avvolta da un bolerino rosso, tiene una sorta di lezione pubblica che appartiene al formato Ted di cui sulla scena compare ingombrante e dominante il logo tridimensionale.

Gandhianamente, sotto la pioggia di stamattina (uh! quella mattina), poesia e chiacchiere, rimembrando il Galles. E poi ti viene in mente all’improvviso che quell’invito a cena – perché slitta il pranzo – è dovuto a una profonda esigenza di comprovare l’amicizia. Grande desiderio di conferme, per qualcuno.

Affollato anche il bagno di un ostello del pellegrino con tre lavelli una doccia e una tazza, luminosi per pulizia profonda e splendente. Un teatro di corpi lenti plastici e perfetti. Lisci. Ecco, come. Come porcellana!

Poi, c’è Galu, pseudonimo senza genere. Prima che mi passi di mente memorizzo il numero. E meno male che non mi sono data per vinta e mi sono messa a correre come una scema su e giù per il sottopasso e il pulsante era ancora magicamente verde, luminoso e verde, perché Fra Fra Fra mi aspettava… Verde smeraldino! Solo per un’ora. Liscio, verde, scivoloso.

Nell’ultimo, un edificio eclettico. Una stilista cinese. Un predellino estraibile ai piani alti. Un sentore di novità antiche.

MOSAICO ENTRA IN SOGNO E DANNA.

agosto 21, 2021

Un balconcino stretto sulla strada. Un tavolino per due che s’affaccia. Lui ed io. Lui torna. Ma che giorno è oggi? Sabato, non domenica. È casa sua, giusto: Torna quando vuole… È in cucina a torso nudo. Scorre l’acqua dall’alto rubinetto. Tollera presenze. Sorride. Il lavoro sopra tutto è un tema neutro. Ma come sta Mario? Chiede lui. Mario…chi? Il pittore! Ma non si chiama Mario! E come? Mimmoooo. Non vedi: la locandina lo dice espressamente. Mario Mimmo. Mimmo Mario. Mammo Mirio. Ci sta. Ahahah. Si ride. Anche in signo. Ops, sogno.

Danna. Legge e commenta.

MORALITÀ IN TRENO

agosto 16, 2021

Ripescando in memoria, affiora il ricordo di un individuo scialbo il quale ha un pacchetto di sigarette in mano vuoto da smaltire perché ha estratto l’ultima sigaretta che si fumerà appena gli sarà possibile e deve gettarlo o meglio vuole gettarlo via così invece che tenerselo in tasca per scaricarlo in un cestino fuori dal treno non trova niente di meglio della nicchia dell’estintore dove infila il pacchetto ridotto a una pallottola non troppo piccola perché è di cartoncino spigoloso e c’è pure la plastica, e non può diventare meno di un pugno di bambino dodicenne, allora gli dico: ma le sembra il posto giusto dove mettere i rifiuti? Ah, fa. Va bene lo tolgo, poi rientra nella carrozza – là dove sono i sedili – e lo deposita nel raccoglitore sotto un finestrino, cioè esattamente in corrispondenza del posto da cui proveniva prima di alzarsi per prepararsi ad uscire, e l’appallottolamento era già compiuto. Il gusto di trasgredire sowieso. Scemo è dire poco.

COLPEVOLIZZARMI, MAI.

agosto 1, 2021


Mi siedo su un sedile in un treno praticamente vuoto appoggio le borse a fianco e di fronte, in diagonale. Pregusto il momento in cui metterò i piedi scalzi proprio di fronte a me coperti semmai da un foulard (sempre Window side) .. ma non faccio in tempo a compiere questa semplice operazione che passa un uomo sui 40 – salito al volo poco prima che chiudessero le porte – e che si guarda intorno facendo finta di esitare per scegliere un posto, poi punta verso quello davanti a me. Aggiunge occhiate varie … Fa per sedersi e io lo apostrofo: ‘Senti scusa ma con tanto spazio, devi sederti proprio qua?? Abbi pazienza ma ci sono 5000 posti liberi! … perché non ti siedi da un’altra oarte?’ Cosa gli fosse passato per la testa possiamo immaginarlo ma non voglio per questo demonizzarlo. Forse voleva sbirciare forse voleva attaccare discorso …boh
Ma di questi tempi davvero nessuno sceglierebbe di sedersi di fronte a un altro passeggero se intorno ci sono posti vuoti a una distanza di …maggiore sicurezza!
Insomma non si aspettava la mia reazione e tela via immediatamente. Lo vedo allontanarsi un po’ ingobbito. Penso: che tipo assurdo. Ma poi, non contento della figura meschina, ritorna come una furia e mi dice: ‘Se ero un altro uomo ti davo un pugno in faccia!’ Proprio così. Minacciosissimo. Mi lascia sbigottita. Ma come si permette ‘sto mezzo deficiente … e sulla base di quale ragionamento? Interesse antropologico inesauribile (il mio!). Avrebbe dovuto tornare semmai a scusarsi garbatamente. A scherzarci su. Invece ha voluto attestare una forma di potere. Incredibile.
Gli ho detto il resto, cacciandolo, credo* giustamente, per la seconda volta.

Se ne parla in famiglia e tra amici. Vengo riaccompagnata al treno. Ciao ciao ciao baci Abbracci. Mentre risalgo un altro fenomeno mi indirizza frasi apparentemente lusinghiere mi schermisco e lui insiste questa volta l’esemplare di maschio è attorniato da un piccolo Branco. Insiste. Lo ringrazio secca e gli spiego che in quel momento non era proprio il caso.

Oggi inizia la selezione di bodyguard. Il capo del personale è già in funzione.

* …

LE ENZE PIE O PIE ENZE

luglio 24, 2021

Andare a pranzo con un’amica e con tutti i crismi tipo prenotazione tempo quasi illimitato e gusto per la location… non succede spesso anzi quasi mai nemmeno a lei che lo rimarca siamo madri di maschi e abbiamo avuto un marito maschio – cosa che non è così banale definire e specificare (sì perché ho anche avuto un’amica che doveva usare un marchingegno vibrante per il marito altrimenti voglioso) … Insomma a tavola in quella terrazza panoramica festeggiamo il nostro essere amiche a pranzo insieme! In più nel giorno del compleanno di marito altrui evanescente ma pluricitato. Che bello che bello. Passano pochi pacchi da mezz’ora e vedo un’amica con la quale allestiamo una sobria cena in casa anzi sul terrazzino evocando la cena del giorno prima che lei ha consumato con le solite amiche. … è vero che tu non ami le cene! mi fa, ricordandosi di mie prese di posizione in materia. Ma nooo non così decise e categoriche! .,. diciamo: quelle sono mie espressioni di volontà contingente senza fretta e senza grande incisività in fondo. Ma sì, è vero… confermo: le volte che esco con un gruppo di so le ragazze mi rimane un sospetto un retrogusto in fatto di doversi ritrovare per forza o per desiderio presunto o necessità impellente tra donne che poi finiscono col parlare dei soliti maschi assenti troppo assenti imprendibili o troppo presenti temporaneamente accantonati insomma agognati e sfuggenti o poco apprezzati e soffocanti ma pur sempre assenti a quel convivio, e sempre evocati perdipiù davanti a un bicchiere in cui sta infilata una cannuccia nera nel liquido arancino o rossino più o meno dolce a seconda della versione a b o c.. che non so più se sia liscio o un po’ gassato ma sicuramente dolce e moderatamente alcolico insomma da evitare Allora, puntualizziamo meglio il mio atteggiamento verso l’occasione conviviale caratterizzata dalla presenza di sole donne. Occorre ricordare che l’ultimo compleanno – non il mio – che ho festeggiato trascinata quasi a forza – ma curiosa per il contesto originale – a unirmi a drappello di donne fu esattamente due anni fa e lo scenario il seguente: vedi la festeggiata al centro della tavolata rettangolare che lancia occhiate a destra e a sinistra e qualche volta rimane attonita con lo sguardo fisso di fronte a sé che va a coincidere col centro della strada del Borgo davanti al ristorante pub e accende automaticamente la 13esima sigaretta… cosa aspetta? Aspetta. Cosa brama? Brama. Cosa Sonia? … queste sono le cose importanti da capire e non le chiacchiere fatte per riempire l’occasioni d’in contro che saranno sempre dei paraventi! … credo di avere già avuto occasione di parlare di quella tavolata e di aver sottolineato l’emergere di tematiche tipicamente femminili ovverosia ghettizzanti come la maternità il parto i punti l’allattamento il lavoro domestico e la gestione dei ruoli in famiglia… bene molto bene questi sono temi importanti tutti i temi che si possono affacciare sono importanti dipende da come si dipana la conversazione in quel caso boh rimanevano un po’ in disparte le due che non avevano figli … Entrambe costrette a dichiararsi o sempre state contro la famiglia e non adatte a far figli o malauguratamente sfasate rispetto alle opportunità che la vita offre e quindi rimaste senza

Amiche mie care e belle non forzatemi al convivio col bicchiere in mano come ben diceva un’amica ormai quasi settantenne che ho sentito l’altro ieri – amareggiata da tutto nella vita (ho smesso di considerarla mia proiezione tra 10 anni! no, non voglio essere così, cicciabbella! Non con quel sorriso Storto che ti ritrovi… a-min-dispias) – A tu per tu va benissimo il pranzo autocelebrativo e va bene la vaschetta consumata sulla panchina o sull’erba. C’è gusto a confidarsi veramente. In tante, poco allegra brigata, non è la stessa cosa e mi fa tenerezza. Magari se passate di qui a leggere e mi spiegate cosa ne pensate mi fate un piacere.
Invitatemi a un party con un sedano in mano così lo vedo e lo sento il giusto momento conviviale con voi, e a una passeggiata e poi alla fine, guarda, davvero, immaginiamo esaurite le energie… saremo anche un po’ sfiancate Sarà bello il desiderio esaudibile di sederci e fare un’abbuffata vera n’importe où di chiacchiere e cose buone. Grazie.

LABIMBA

luglio 16, 2021

Questa è la storia di due bambine una piccola e una grande.

La grande fa il bagno in mare. Si toglie il reggiseno per non bagnarlo perché è pomeriggio, sul tardi, e se lo annoda in testa come una coroncina. Quando fa per risalire, vista e considerata la spiaggia per famiglie, se lo riposiziona ma una bambina sta sguazzando proprio lì e la osserva.

Come quell… della mia mamma! esclama festosa. La grande lo interpreta senza esitazione come un riferimento al tipo e al colore del reggiseno.

– Ma dai davvero? – Sì sì, fa la piccola … Alla grande passa per la mente che doveva essere piuttosto il colore dominante o la forma ad assomigliare al costume della mamma della bimba.. anche perché quel reggiseno era stato acquistato in Svizzera E conteneva un inserto con una fantasia minuta su sfondo bianco, di gusto non prettamente italiano.

I reggiseno dunque torna a fare la sua funzione di copertura e sostegno. Fuxia, bianco, esagonetti. La bimba non si mostra più così interessata e sgambetta via.

Lei, la piccoletta, parlava d’altro! E quando la Bimbona se ne accorge esclama tutta divertita: – Ah ma tu intendevi dire le tettine! – Eh sì, fa lei.

Chissà forse le vedeva per la seconda volta – sulla prima donna che non fosse sua madre – nella sua vita. E giù a discutere di valore didattico educativo della nudità in famiglia.

L’ORTO DI EMILIANO E I CADOZZONI

luglio 4, 2021

Quello secondo me è della Valtellina, dico subito. Infatti viene dalla Brianza. Insomma, lombardo. E fa un mestiere locale. Potrebbe essere preso per albino, semmai. Tra tanti scuri.

Emiliano invece si abbronza assai. Il suo orto, come il banco di Guglielmo, è portentoso. Una ricchezza di forme e sapori aciduli, questo, vitaminici… muscolofibrosi e al sangue, l’altro, ma soprattutto cordiali.

Entrambi. Veri. Vivi.

Sono già frammenti di memoria.

IL MISTERO DEL CORDONE DI CAMAIORE SANATO

giugno 29, 2021

Vuoto la borsa dai residui di sabbia

che hanno fatto kilometri in barca o, per meglio dire, miglia

Ascolto la radio incantata, c’è Chiara Valerio che parla

Pappagalli verdi e gialli nell’aria.

Gemellaggio compiuto, pace in terra, minerali tra la gramigna

Cani vecchi e malati al guinzaglio

‘l Ponentino s’arza gajardo.

Villa Sciarra, …

Non posso crederci ma è davvero successo. Ho una maschera subacquea con me: voglio ipotizzare che mi servirà per vedere un fondale meraviglioso con la poseidonia che oscilla e alcuni pesci che luccicano strappando il cibo tra le foglie a nastro e le rocce, e la temperatura è ideale… si entra con un fremito e ci si ambienta in meno di un minuto. Posiziono la maschera che fa acqua ancor prima… La levo dalla faccia e la metto al braccio. Non mi impedisce di nuotare ma non è divertente. Decido di abbandonarla s’un pedalò. Indegna decisione! Però mi dico: dato che è una misura piccina forse a un ragazzino o a una ragazzina starà perfettamente, e quando la troverà sarà una piccola gioia. L’odontotecnico passa sfiorando i nostri piedi che spuntano dall’ombra delle tamerici. Gocciola. Respira sonoramente. Com’è com’è quel fondale. Mi porge la maschera con un sorriso impeccabile, non come le scarpe del calzolaio o l’acconciatura della parrucchiera! Che visione sopra e sotto. Che delizia umana inaspettata. Ore a guardare sott’acqua fino a sera.

Inaspettato anche lo sdoppiamento del cavo. Ne do uno al ragazzo del bar che mi carica il telefono vicino alla cassa. Poi vedo che armeggia e usa un cordone già collegato con la porta USB e mi rende il mio che lo impiccia. La sera stessa faccio per caricare e non vedo lo scotch grigio e bordeaux che teneva unita una terminazione. Non era il mio, risanato magicamente. Era proprio un altro cavo. Regalo inaspettato. Per confusione di chi, ancora non so. Propenderei per un barista distratto.

BEST BESTIARIO

giugno 7, 2021

Come nelle passate edizioni del ’19, con ANIMALIA (dipinti di Marcello Remigi) e del ’20, con LUCI E VOCI (installazioni luminose di Bruno Florio), il Castello dell’antico Borgo Rotondo riapre i battenti e si fa luogo d’incontro tra arte e pubblico, realizzando un obiettivo fondamentale: vivere i monumenti, nella connessione tra storia e attualità. Rammentiamo che l’arte si compie proprio nel momento della sua fruizione, e domenica 6, nel tardo pomeriggio è previsto il disvelamento di questa piccola ma gustosa nuova mostra:
BESTIARIO, che ripropone forme animali, avvolte da luce inedita.
“Sono rimasta letteralmente colpita e catturata dalla compostezza delle immagini, e al tempo stesso dalla loro forza espressiva” racconta Paola Zan, che ha colto al volo l’opportunità di trasferire la mostra in Val di Vara, contattando il presidente dell’associazione Mosaico, Paolo Armiraglio, che l’ha ideata e organizzata alla Torre Civica, sede dello iat di Chiavari, e da poco conclusasi.
“Basterebbe la visione delle opere per gioirne…” sostiene Paola Zan “…se non fosse che siamo noi stessi animali curiosi e desideriamo sapere cosa guida la mano dell’artista…chi è l’artista, che formazione ha, che vita fa… Scopriamo così che si tratta di una collettiva voluta dalle operatrici e dagli operatori di Arteterapia, tra cui la dottoressa Margherita Di Pietro, che ha preso in carico persone speciali le quali hanno imparato ad esprimersi con grande efficacia attraverso i linguaggi dell’arte, specificatamente seguendo la tecnica della xilografia.”
Il gruppo ha già vissuto altre esperienze di illustrazione, come “Il nostro Pinocchio”, oggetto di una mostra a Santa Margherita Ligure e di un catalogo, J&I edizioni, 2005.

“La mostra proposta si inserisce in un contesto didattico-educativo. Proprio per questo motivo è stata programmata ora, a ridosso della chiusura delle scuole. Gli studenti saluteranno così la fine dell’anno scolastico. Tutti i visitatori potranno approfondire sia le tematiche artistiche che gli scopi dell’associazione.”

“Le esperienze degli anni passati mi inducono a pensare che potrebbe essere anche questa un’occasione di incontro tra giovani e meno giovani, di partecipazione di tutta la cittadinanza, e di richiamo di tanti visitatori provenienti da svariate regioni. Molti lasciano le loro testimonianze, e il loro apprezzamento, con la richiesta di moltiplicare iniziative di questo tipo. L’arte aggrega in un clima pacifico e, per quanto possibile di questi tempi, rilassato.
Vi aspettiamo fino alla domenica successiva, il 13 giugno, entro sera!”

LAURA, IL PONTE E L’A-MORE

Maggio 16, 2021

C’è una falegnameria dismessa che m’interessa. Come l’ho saputo che c’era ed era vuota? Non è evidente dalla strada… Ma basta non avere le cuffiette nelle orecchie, e ascoltare. Anzi sentire, per caso, una conversazione. Camminando.

La Laura ha una voce potente. Sta seduta sui gradini che circondano la sua casa insieme ai fiori, quando si riposa dai lavori in giardino. Tiene il telefono nella tasca del grembiulone. Quando squilla si siede. “Ho due appartamenti! Sì li affitto …” E sciorina una serie di dettagli tipo numero di stanze piano canone. Però non sono in zona, scopro. Sono altrove, certo. Ma non un altrove qualsiasi. Un curioso altrove-cerchio che si chiude. Potrei sempre diffondere la voce presso i miei ‘conoscenti’ in quell’altrove e aiutarla… Vabbè Laura ma qui vicino non ha niente? “Sì, avrei la falegnameria”.

Il ponte fu costruito in due anni di cantiere. Con tutto un indotto… La collina ha conosciuto il suo sviluppo edilizio, e i postriboli. Prima è stata aperta una strada battuta dai camion per portare i materiali. Nel frattempo si demoliva la vecchia osteria per far posto a un pilone gigante. Uno dei tanti che, insieme al nastro azzurro del parapetto, interrompono la vista del mare dalle cime… Più corretto chiamarlo viadotto. Quella strada di servizio è rimasta, e lungo la via sono sorte le villette degli anni ’60 e i condomini degli anni ’70-’80. Con i supermercati.

Mi diverto a fare uno schizzo della possibile ristrutturazione della falegnameria. La Laura scuote la testa. “Qui l’unica cosa che rimane da fare è buttarsi da là…” e indica il ponte. Devo dire che non credo, non le mancherebbero gli estremi, ma non le credo. Secondo me è un vezzo: sì voglio credere che sia un vezzo il suo. Sa benissimo di essere una donna forte, forte come la colonna che sta al centro della falegnameria e che ‘dà noia’ a quel progetto di trasformazione del laboratorio in un appartamento tradizionale…

Laura è stata una maestra. È così attaccata alla sua terra d’origine che ha raccolto una grande documentazione e l’ha assemblata in una pubblicazione. Io so quando la Laura si stacca dal suo personaggio dolente. Non è difficile da indovinare. Quando le chiedo se vuole intervenire in una scuola primaria per raccontare il suo amore per la valle da cui proviene. La transumanza, le antiche case, le consanguineità, gli attrezzi agricoli, le trasformazioni economiche, la povertà e la ricchezza. E un vecchio ponte. C’è sempre un ponte evidente. E un sorriso nascosto.

Dove c’è sorriso c’è amore. C’è un ponte e c’è la scuola. Per radio, una delle mie trasmissioni preferite m’informa che possiamo facilmente imbatterci anche in fake etimologici. Circolano circolano. Amore. Non può essere a Alfa privativo connesso con Mors morte. Greco e latino non si sposano. Finalmente, un conforto molto a posteriori. Che riguarda una lezione sul tema. Ma andiamo a controllare … Sì, radice indoeuropea: kam, desiderare. Nessuna combinazione privativa. In più, trovo nel web: “Pensare che la parola Amore sia un misto di greco e latino è una cosa affascinante…

questa l’ipotesi etimologica della mia “stravagante” prof.ssa di italiano e latino, Annamaria Zizza.

Ma quindi, viene prima l’amore o la morte?
Beh, secondo questa ipotesi è nata prima la morte e dopo l’amore…paradossale vero? Amore=senza morte, è come nella filosofia idealista (fichte, schelling): ammettere il non-Io dopo aver ammesso l’Io. Ma cos’è il non-Io? è tutto ciò che non è l’Io!
Quindi l’amore è tutto ciò che non è morte o la morte è tutto ciò che non è amore? Non sono Marzullo!” scrive un anonimo.

Non scomodiamo Marzullo. Sarebbe amore sanificante, ops, vivificante.

Un ponte, tra lingue, che crolla subito. Così come questo progetto di falegnameria sospeso tra open space e tragica proliferazione di tramezze.