CON LA PARRELLA

gennaio 18, 2020

Ho esercitato il mio diritto-dovere di recedere da una lettura.

ZIA CANA

gennaio 16, 2020

Una ragazza medio alta con una giacca verde i capelli lisci biondo scuro legati da un elastico morbido sulla nuca con sottili ciocche un po’ elettrizzate lievemente scomposte sfuggite sul volto asciutto tiene al guinzaglio un grosso meticcio nero in posizione molto rilassata come schiacciato a terra da una forza di gravità di fumetto iperreale, a tappetino, in un primissimo piano che sbuca dal disegno.

I due campeggiano nell’area disimpegno del treno metropolitano. In Centrale salgono, in tanti.

Una giovane donna medio bassa con un cappotto beige i capelli lisci castano scuro con una grossa ciocca lievemente scomposta sul volto rotondo schiacciata dal sudore della fatica domestica riportata appena dietro l’orecchio sinistro passa di lì e pesta qualcosa al cane nero, meticcio, che guaisce.

In tanti guardano. E quando molti se non tutti guardano in un punto della scena collettiva i rumori di fondo cambiano. Cambia il rapporto spazio tempo. La causa è la perturbazione in atto.

Si increspano visi, umori.

La ragazza investe la donna di parole molto sgarbate, e minacce. Le intima di scusarsi subito col cane. Cosa ci si aspetta dopo una gomitata? Eh? Pretende di aver trovato un parallelo utile alla sua tesi. Delle scuse, no? Il cane è esattamente come una persona, ringhia la tipa. Lei ringhia, sia chiaro.

La calpestatrice ‘avventata’ è attonita, paralizzata. Fissa il cane e poi la cana e di nuovo il cane che a sua volta rivolge uno sguardo mite di richiesta di pacificazione alla sua imbarazzante accompagnatrice, la sguaiata cana. Domanda. Avrà assecondato quell’insopportabile nevrotica? Lo so lo so che ve lo state chiedendo. È legittimo. La risposta è NO.

La situa si sblocca quando, deus ex machina, le porte si aprono nella successiva stazione a scaricare e a inghiottire passeggeri e una nuova ondata di gambe invade il vagone.

La prima lascia il campo arretrando con una scia di insulti stizziti e molto evidentemente sproporzionati tra cui un grottesco ‘quella schifosa’. La seconda procede con la sua rotonda ritrovata dignità nel senso di marcia, scampata alla terribile gogna razzista, là dove stava andando prima, solo un po’ ingobbita… prima che le capitasse di pestare una grossa merda col guinzaglio stretto in mano.

ZIA CANA

gennaio 16, 2020

Una ragazza medio alta con una giacca verde i capelli lisci biondo scuro trattenuti appena sulla nuca con ciocche lievemente scomposte sul volto asciutto tiene al guinzaglio un grosso meticcio nero in posizione molto rilassata come schiacciato a terra, a tappetino.

I due campeggiano nell’area disimpegno del treno metropolitano. In Centrale salgono, in tanti.

Una signora medio bassa con un cappotto beige capelli lisci castano scuro con una grossa ciocca lievemente scomposte sul volto rotondo riportata appena dietro l’orecchio passa di lì e pesta qualcosa al cane nero, che guaisce.

Tutti guardano.

La ragazza investe la donna di parole molto sgarbate e minacce. Le intima di scusarsi subito col cane. Cosa ci si aspetta dopo una gomitata? Eh? Pretende di aver trovato un parallelo utile alla sua tesi. Delle scuse, no? Il cane è esattamente come una persona, ringhia la tipa. Lei ringhia, sia chiaro.

La calpestatrice ‘avventata’ è paralizzata. Fissa il cane e poi la cana e di nuovo il cane che a sua volta rivolge uno sguardo mite di richiesta di pacificazione alla sua accompagnatrice. Domanda. Avrà assecondato quella insopportabile nevrotica? Lo so lo so che ve lo state chiedendo. È legittimo. La risposta è NO.

La situa si sblocca quando, deus ex machina, le porte si aprono nella successiva stazione. La prima lascia il campo con una scia di insulti tra cui ‘quella schifosa’. La seconda procede con la sua rotonda dignità nel senso di marcia, dove stava andando prima di calpestare una merda col guinzaglio in mano.

L’ACUSTEMOLOGO

gennaio 13, 2020

È una specie di etnomusicologo e raccoglie le storie dei suoni.

Il pianto dei bambini, ad esempio. La voce. Nell’arco della vita.

Voce squillante. E quanti saggi di voce ormai collezioniamo coi messaggi vocali di cui abbiamo dimestichezza di questi tempi; quanto materiale per creare robot parlanti o ologrammi dopo la morte! Business non improbabile. Imminente. Immanente. Realtà virtuale aggiunta. E che bella acuta soddisfazione quando te lo dicono, te lo riconoscono spontaneamente, te lo comunicano con immediatezza, in modo naturale, occhioni sinceri, come la voce, sì, fanno attenzione alla tua voce e te ne parlano! E sai che aderisce. Autentica. Squillante. Determinata. Con tutto quello.

La voce. Ferita. Ne parlavamo con L. Ne conosciamo due di esemplari di ferite permanenti, nella voce. E riferiamo, ciascuna sul suo reperto. Siamo entomologhe. Ne sappiamo, di queste due donne assai distanti tra loro, il dolore della vita, gli abusi.

Trascinato. Trascurato. Occultato. Strappato. Ostentato a tratti. E richiuso. Ostinato. Mai dissipato. Mai veramente elaborato. Rimane e giace, sottotesto. Tutto lì, incancrenito.

In un’ottica di dematerializzazione, si prevedono affari in questa branca merceologica. Musicoterapia. È tradizione. Cura della voce. Canto, come fa con le sue consuete lezioni individuali, G.R. che non demorde.

E ballo. Che è un canto interiore che si esercita e manifesta con le gambe, i piedi, la postura, il dondolamento.

Suoni sinceri.

Sinceri gesti.

Poeti.

Poete.

Come suona?

IL GRAFOLOGO

gennaio 10, 2020

Pronti, via. Non si può lasciar sfumare l’opportunità di farsi analizzare la scrittura. In più, ogni due anni, pare si tenga un convegno di grafologia a Mesagne, che è in provincia di Brindisi, dato niente affatto trascurabile, organizzato nientepopodimeno che dalla dottoressa Aloya, una specie di dottoressa Tirone. Tutto torna. Gandhianamente. E soapoperisticamente. Compreso il fatto che il grafologo, sempre aggiornato per carità, è un ex bancario del Lido, del ’42, 25 dicembre, e si chiama come un produttore di scarpe veneto discretamente famoso. Intrecci. Intreccissimi. Coincidenzazioni!

Azione. Ciack. Un film nel film.

Mi consenta, direbbe M.S. …il nipote preferito della zia Linda, per intenderci.

Di fronte al grafologo da spiaggia non puoi fare altro che scrivere, offrire, su carta rigata, o anche a quadretti, un saggio genuino alla sua bramosia di analisi. Risparmiamoci per ora la profondità dell’esito. Mai fu udita trattazione sì sublime e articolata. Solo corsivo, però… Il campione di scrittura in mezzo stampato di altro soggetto interlocutore non interessa, no. Professioanaaal.

In mezzo a tanta ehm regolarità, perché il bouquet è variegato, c’è perfino l’architetto attore. Ha la mamma di 90 e dopo un anno abbondante di chat, LEI, la potenziale fidanzata, arriva, si palesa in tutta la sua elegante magrezza e irrompe nella sua vita con la figlia sofferente dei postumi dell’anoressia e il figlio aspirante calciatorino, vita grama e composita segnata dall’avarizia cronica ma sempre acuta e dalle perversioni. I regali non si contano e non se ne fa una questione di prezzo. Le bollette di acqua e luce alle stelle nella villetta dell’anziana signora, ossia la mamma svanita che crede di essere nel ’56 in mezzo ai cugini a un compleanno qualsiasi… Invece son strani parassiti. Ed è tutto frutto del decadimento e del bisogno di realizzazione dell’unica fetta di vissuto mancante, di uno straccio di famiglia, di una parvenza di normalità, che poi alla fine quel che conta è l’istantanea da postare nel social.

Diommmmio.

Ha ragione N.R., la pittrice infermiera, a parlare coi morti. Sono molto più saggi. Dopo aver conversato per anni con la Carla svizzera e toscana, comincerà a comparire la Maria José portoghese e lucana nel Salotto di Velluto Rosso in mezzo ai Prati…

A lei nessuna perizia grafologica nel delirante gioco. Bensì, una diagnosi agghiacciante senza scampo, tra ferragosto e il 26 dopo natale… L’ultimo, si dice.

DISCIPLINA E ORDINE

gennaio 4, 2020

Gli anziani sono tenuti in vita perché servono ad acquistare i farmaci. Non v’è più alcun dubbio.

I giovani servono a consumare alcol e droghe.

Gli assalti servono a vendere le armi.

La Terra sarà abbandonata. L’abbiamo distrutta per creare un impero spaziale, extraterrestre, per allargare il mercato, per espanderci, per onorare il sacro principio imperialistico, che si ripropone con le sue nefandezze e il AO pattume a livello interplanetario, ma cheddico, galattico, intergalattico. Esportiamo rifiuti. Colonizziamo per degradare.

Il surplus della produzione deve pur essere assorbito da qualche parte.

Vige tuttora una sola legge, quella del profitto.

Acqua primitiva. Imbottigliata. Da spedire su Marte.

Scienza scandalosa.

PER TUTTI

dicembre 30, 2019

Ooo-o.

Cosa è per pochi? Per molti, ma non per tutti? E per tutti?

IL DRONE E IL GUSTO PINOCCHIO

dicembre 26, 2019

Attenzione. Fascia d’età 25-45: il regalo che molto probabilmente riceverete, sarà un drone.

Attenzione. Chi riceve un drone in regalo, e voi tra quelli, può non sapere come governarlo. Vorrete mica farlo volare la prima volta su una spiaggia, il giorno di festa, mentre la fidanzata vi legge le istruzioni?

Attenzione. La mareggiata è in corso e voi, che siete tra quelli che vi state esercitando col drone, volete riprendere da vicino le onde che si infrangono sugli scogli e gli spruzzi che si ergono per 7-8 metri sopra parapetti e addirittura edifici. Vorrete mica vedere ansimare l’insettone meccanico teleguidato, appesantito da un gocciolone, ribaltarsi e inabissarsi?

Attenzione.

Dura poco il gioco del drone.

TRA UN’ORA

dicembre 14, 2019

Tra un’ora, dicevamo.

E non lasciamo sempre tutto in sospeso, suvvia!

La ‘giovane’, stremata dai raggiri plagianti, chiede un piccolo piacere: “Tra un’ora, portami in balcone …e dammi una spinta.”

Carofiglio tratta del tempo. Non trascura la citazione agostiniana. Il tempo dei vecchi è diverso.

Tra un’ora.
Una soluzione dilazionabile.

TAM TAM TRA UN’ORA CON CAROFIGLIO E LA FERRANTE

dicembre 12, 2019

Tecnologie, arti e mestieri.

Risorse: gli anziani artigiani, i pensionati.

Destinatari: la fascia 0-29 anni, nativi digitali, presumibilmente.

Creare connessioni, favorire il flusso di conoscenze. Saltando una generazione quasi di netto: 35-65. A meno che non emergano peculiarità spiccate come specializzazioni, conoscenza delle lingue, esercizio del libero pensiero, adesione a progetti di interesse sociale. Raro, ma non impossibile.

Polarizzazione sociale (ancora): si assumono posizioni ideologiche superficiali senza sapere discuterle.

Non molto tempo fa, di fronte a un evidente disservizio, una persona interessata individualmente come utente e non indifferente al bene comune dichiarava pubblicamente che tre donne a caso, lei stessa, la sua vicina di casa e la parrucchiera del quartiere, avrebbero saputo fare di meglio.

Paola da Novara, per radio3, insorge contro i politici inetti. Tolleranza zero. Chi non ha le competenze e le capacità non può amministrare.

Eppure.

Si scusa per lo sfogo. Nooo. Un popolo l’acclama. Saranno le Sardine?

Circola poi iniziativa referendaria con una Gabanelli a caso…

Nel frattempo capita che in una famiglia qualunque una persona sui 90 venga a mancare. Una parente ancora più attempata lo comunica alla sorella, ottantenne. È una gara a chi resiste di più.

Non solo. Su questo buonuomo appena trapassato, la vecchia sibila alla ‘giovane’ il suo commento perentorio: MEGLIO. Fredda perfidia. Cinismo distillato. Discriminazione post mortem.

Motivo? Testimone scomodo. C’è chi, insieme a lei, per tutta la vita ha aspettato questo momento.

Ora è Muto. For ever.

Funziona così: taluni decidono di raccontare le proprie inclinazioni sessuali. Che altri intendono celare. A suon di matrimoni e figli. Dopo di che, il bivio: outing o cache cache.

Dobbiamo trovare Paolo, il vedovo. Chi l’ha visto?

Ricostruiamo tutto.

Con le agevolazioni fiscali.

Noi di Ferrante abbiamo solo …un ottimo disegnatore.

Quell’altra, usurpatrice di nomi e cognomi, ha sfruttato un tema troppo facile… (è una fissazione, si sa).

Carofiglio fa sempre la stessa pantomima.

Acciughe, non sardine.

Salate.

Now.