Posts Tagged ‘costume’

ROMA IN COMA

settembre 22, 2016

Come si può pretendere di farla correre?

SPIAGGIA E BACI AL CONGIUNTIVO

luglio 15, 2016

Una bambina sugli 8-9 anni un po’ esitante chiede al padre sotto l’ombrellone mangiando una pizza rossa piegata in due e concentrata sul pomodoro che strabordava, dopo che lui le aveva comprato dal pachistano un ciondolino di plastica madreperlacea:

… ma se… tipo… in Italia… c’è un bambino che… tipo… non è italiano … e si chiama ANO, anche in Italia lo chiamano ANO?

sì amore…

(ma che padre è?)

Dopo pochi minuti:

…ma papà… saresti felice se…

se..?

ehm… se… (la bimba guarda dalla mia parte e si accorge che sto prendendo appunti… ma il padre la incalza…) ah sì… saresti felice se… se ti do 100 mila baci?

 

e come no?  (fa lui, senza correggerla) …ma li devi contà tutti però!

(… i congiuntivi mancanti?)

OSTIA E VITINIA

giugno 27, 2016

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VERDI IN ITALIA, IL LAVORO E LA SUPERSTIZIONE

maggio 23, 2016

1.

Mentre in Austria Alexander ci prova seriamente, in Italia una figura leader verde non germoglia.

L’ultima che ho sentito da uno scettico disfattista è la seguente. I verdi? Gli ambientalisti? Fasulli! (a memoria non era esattamente questo il termine…) Sai cos’hanno fatto? Una porcata! C’era  …come si chiama? Puliamo il mondo, sì, quella storia (iniziativa, si direbbe, n.d.r.) di Legambiente… E, per far vedere che avevano raccolto i rifiuti ne hanno portati col camion! Sì, ti dico, è arrivato un camion pieno di pneumatici vecchi, che avranno preso da un gommista di periferia… che sono stati scaricati sulla riva della roggia e poi hanno fatto le foto coi volontari il cappellino giallo e la pettorina… ‘sti scemi, sul cumulo! Una montatura, ecco cos’era!

Ragioniamo. Ipotizziamo che quegli pneumatici venissero da più parti della città ripulita davvero da Legambiente, allora va anche bene l’idea di convogliarli a Chiaravalle, dove la campagna è più bella e lo scenario si presta a fare da sfondo, per il netto contrasto coi rifiuti abbandonati. Le foto così architettate, seppure con lo spreco discutibile di mezzi e risorse, comunicano più efficacemente, forse, l’emergenza del problema e la sua autentica gravità. Se invece avesse ragione lo scettico disfattista, ci sarebbe da vergognarsi.

Il paradosso è che si chiede al movimento ambientalista, al partito dei Verdi (o altre declinazioni) di rispettare un’etica che altri non applicano MAI. E molti si compiacciono di piccole furbizie e grossi trucchi con risvolti economici e finanziari di rilievo per chi riesce a ritagliarsi il vantaggio, alla faccia dell’etica. Perciò il nostro scettico disfattista potrà anche aver messo un dito sulla piaga (non è inverosimile) ma si guarda bene dal farlo ‘in casa sua’.

E ora, contingentemente:

http://www.repubblica.it/esteri/2016/05/22/news/austria_van_der_bellen_scheda-140370105/?ref=search

2.

G. aveva un capannone. Nel 2008 lo vendette per un milione e mezzo. Aveva 47 anni (e una bella intuizione, un minuto prima dello sfacelo!). La schiena già mezza spezzata e i calli alle mani, poteva starsene tranquillo e sereno nella sua baita in Val V. a pescare le trotelle e curare il giardino! Ci aveva persino meditato su qualche giorno… e qualche notte. Ma l’attaccamento al lavoro ha prevalso, lo ha strattonato e messo in riga. O dovremmo dire l’imprinting, la tradizione, il condizionamento? La fregatura è sempre dietro l’angolo. Reinvestì in un’attività simile in altra regione per lui più ridente e amena, ricominciando la sua nuova (?) ma sempre dura vita cadenzata dal rumore delle macchine, senza però sentirsi così isolato e senza prospettive di apertura sociale, come quando era lassù tra i monti.

Fatale fu l’errore. Affidò la sua ricchezza a un criminale nazionale in combutta con una bella moldava che sculettava presso l’uno e l’altro indifferentemente, con una precisa missione.

Lavorare, lavorare, lavorare… preferisco il rumore del mare, diceva con la sua installazione, Nespolo, dai versi di Campana.

 

 

3.

Chi crede davvero che mettere i vestiti di un’altra persona (fuggita in fretta e furia in un altro continente perché braccata, sciagurata anche per sua stessa negligenza o attanagliata dalla sventura..) e portare in casa un oggetto appartenuto ad un altro di cui non si sappia bene come sia vissuto o perito… possa trasmettere negatività?

Io no.

https://www.cicap.org/n/index.php

 

DENTIERA E LIMONI

febbraio 29, 2016

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Cosa ci regalano in BELLEZZA, questi anonimi (o quasi, perché riconoscibili da sigle) WRITERS? Un mondo: la dentiera a destra, più viva e mordente che mai, emette un fascio di luce scomposta che investe una mano verde, in qualche modo imbrigliata… da pastoie forse  che le impediscono di esprimersi liberamente, ma si fa rappresentativa di corpo che cammina, come spesso succede per gioco, quando indice e medio sono le gambe… e la dentiera è illuminata a sua volta da esseri nastriformi portatori di lampadine accese di un’intelligenza primigenia… EVOCATIVA!

Un attento camaleonte staziona su un ramo che è nastro stradale asfaltato, dotato di linea di mezzeria ben segnata e non erosa dal traffico inesistente o sospeso, mentre afferra con la sua lingua vischiosa un convoglio stilizzato in forma estrema, sublimazione del mezzo treno, in fondo fatto di tanti parallelepipedi agganciati, da trainare con forza nella realtà della mobilità sostenibile, sorvolati da un curiosissimo pallone aereostatico con cestello… un drone giocattolo? il tutto corredato di collinette-croissants morbide, forse barriere fonoassorbenti, edifici-domino che presto o tardi collasseranno l’uno sull’altro, e un tipico sole-mezz’arancia al tramonto che invita a bere un liquidino artificiale di quel colore!

Non manca lo spaccato di vita privata esibito in pubblico: una coppia in viaggio, oppure due individui, maschio e femmina, singolarmente viaggianti e casualmente vicini sui sedili del treno, in cui i ruoli sono lasciati intendere come fossero ancora strettamente legati ad uno stereotipo: lui, stile business, con immancabile valigetta, si proietta con sorriso omodonte famelico su di lei, piriforme, compita, animale braccato, dotata di collana a perle regolamentare e borsetta copri-pudenda a cui aggrapparsi.

Il nostro writer, eroe, donatore di immagini colorate nelle grigie stazioni metropolitane, ci ha voluto raccontare forse la storia di un’omologazione ancora diffusa da rivoluzionare, da superare davvero?

L’ha incorniciata. Intendeva metterla nell’album dei ricordi.

Etico. Sublime!

ITALO, EATALO E IL BABBO NATALE PER TUTTE LE STAGIONI DI CORSO BUENOS AIRES

maggio 4, 2015

zan piazza po a grano 2010

Il primo è il probabile nome di un italiano ex coloniale nato nel primo ventennio fascista, diciamo attorno al 1926, che negli anni ’60 alla soglia della quarantina, scocciato dal lavoro in divisa, trovava le modalità per andare in pensione anticipatamente: una presunta malattia cronica certificata da medici vari e respinta più volte da commissioni serie in almeno due città di questo sciagurato Paese, accettata dietro opportune manovre lubrificanti (cassetta vini pregiati all’impiegata e dupont al dirigente) in piccolo centro di regione defilata non meglio precisata… Risultato: 50 anni di emolumenti a spese della comunità (oggi Italo ha quasi 90 anni e il dato andrebbe moltiplicato per il numero enorme di furbi che approfittarono delle leggi morbide del passato!). E, con riferimento alla foto di cui sopra (montaggio eseguito per un progetto A-Ortista del 2008 di campo di grano in piazza Po, a Milano), Italo dovrebbe poterci raccontare da testimone oculare, gli Orti di Guerra che furono seminati nelle città per la politica sconsiderata che generò illibertà e fame autarchica.

Il secondo è il simbolo del contenitore di cibo di qualità che pochi si possono permettere: bio, a filiera controllata, sano e gustoso come è nelle pretese. Per pochi. Cresce intanto la fila alle mense dei poveri. Per inciso, al Mercato del Duomo, gli arredi sono fatti con assemblaggi di cassetti di vecchi comò: ecco dove finisce la cultura contadina! Pane a 10-12 euro e più al kg…

zan piazza ambrosoli a grano 2010

Suv e campo agricolo sotto casa: si percepisce qualcosa di stonato?

Il terzo è il nome che io do al barbone che alloggia in fondo a corso Buenos Aires sulla sinistra verso Loreto. Ha il fisico del ruolo (la tastiera non scrive correttamente il francese con gli accenti circonflessi, troppo lunga andarli a cercare nelle sottosezioni dei simboli…). Ha fame. Mangia le patatine con le due salse, gialla e rossa, offerte dai passanti impietositi che ne acquistano un cartoccio al nuovo spaccio insediato a pochi metri? Boh, quando passo di lì per andare… eheh, curiosi! lui dorme e parla nel sonno, ma c’è troppo rumore per sentire quel che rivela.

DEMATERIALIZZARE DOVE

gennaio 27, 2015

Pura illusione. Sembrava che la tecnologia miniaturizzasse tutto. Invece no. I telefoni da passeggio diventan lenzuolini, sottili vabbè, ma poi ci vuole l’involucro protettivo antiurto personalizzato, uno per ogni giorno della settimana, per il compleanno, per natale e ferragosto, per il gatto e per il cane… Credevo che la vendita fosse circoscritta a Piazza Duomo: un manico d’ombrello cinese per allontanare l’apparecchio dai volti e inquadrare uno sfondo più ampio, per telescattarsi un sacro selfie. E per interrompere definitivamente la consuetudine di chiedere ‘Scusi, ci fa una foto?’. L’ho visto in mano a una turista sulla Passeggiata Anita Garibaldi, in riva al mar. Che ribolle di schiuma giallina.

ECOCIDIO E DETECTIVE AMBIENTALE

settembre 30, 2013

Daniela Spera lavora a Taranto in una farmacia, è chimica e vuole scoprire la verità su inquinamento ambientale e salute (persa!). Per aiutare a prevenire danni peggiori.

La sua storia è raccontata nel libro VELENO di Cristina Zagaria, per Sperling&Kupfer.

Rosi Battaglia di www.cittadinireattivi.it sta compilando una mappatura dal basso della reattività civica: quanti cittadini italiani si stanno impegnando nella individuazione dei siti da bonificare, nella diffusione di informazioni geolocalizzate? Sono 15.000 i siti di interesse nazionale, secondo l’Istituto Ambientale di Ispra, sentite anche A.R.P.A. e A.S.L., afflitti da traffici illeciti di rifiuti anche molto pericolosi.
L’obiettivo è la trasparenza dell’informazione.

Considerazione a margine, ma non troppo. Tre donne, tra le tante nell’ombra, dimostrano col loro impegno che la casa è …fuori casa!

Ed è di tutti.

URGENTE: CLONARE ERCOLINI ALLE PIRAMIDI

maggio 20, 2013

Le Piramidi sono uno stabilimento balneare sciuretto, tra due serie di dune, mica come gli altri plebei uno in fila all’altro! Nell’isolamento dorato, i ferraresi sciuretti pranzano nei piattoni bianchi (ma la C. sostiene che ci sia della ruzna atavica in quel ristorante!) con moderate porzioni perché il resto è foglia di lattuga e spruzzi di balsamico… ma non si può nemmeno dire che per 25 euro a cranio non ti diano le linguine all’astice!! Bene. Osservo la scena. Le cameriere romene affacendate, corrono su e giù. Aspetto spaparanzata sul lettino giallo (ruzno?) la mia grigliata di pesce azzurro (‘ZZurro a Ponza, che flash!!): arriva con lattuga e due fettine di polenta arrostita, come si usa a Comacchio. Ce lo siamo detti anche ieri sera tornando, davanti agli gnocchetti di melanzane (dove sono? impallidisce il ricordo della precedente tornata…): noi si spazzola tutto, ma quanti avanzi sui piatti che tornano in cucina, ovunque! Stessa scena venerdì allo Sgnadùr e a Milano al Royal. Ragù scuro sospetto per i caplàzzz di là. Tortino di cioccolato bruciato respinto di qua. Ristoratori furbastri o pasticcioni. Giuro la prossima volta andiamo al Diana di S. Martino. Almeno incassa mio cugino!

Ercolini meticoloso e instancabile studia con la lente di ingrandimento il 30% dei rifiuti che la comunità manda in discarica per sapere cosa finisce nel sacco indifferenziato, distrattamente o in preda al dubbio. Un orologio, i tetrabrick, stracci… metalli… plastiche… Porta l’esaminato all’Università e cerca la soluzione con sistematicità e determinazione. Lui non si arrende. Ed è un amministratore pubblico. Io, in privato, neanche. Tanti piccoli gesti… costruiranno una sana Piramide Alimentare per tutti?

NOVITA’ ALLA CENTRALE E LE BOCCE DI TORTONA

febbraio 6, 2013

Anche alla biglietteria della stazione, da oggi, c’è il numerino. Come all’ASL e in gastronomia. Premo il pulsante alla macchinetta che mi eroga un fiammante B036. L’impiegato dello sportello 14, ex area Frecce, ha un faccione triste da cagnolone rassegnato di indole pacifica. Lo intervisto mentre fatica a concentrarsi sui dati della mia tessera punti, e mi dà risposte scettiche. C’è disorientamento, vediamo se va o si inceppa… Ma, come ? Questa è giusta calma! I pochi in attesa sono sparsi come noccioline nell’atrio, non più rigidamente intruppati a serpentone lungo il nastro di contenimento, ed è già un progresso. Non devi più rimanere lì a sbuffare in fila, sei libero e fluido, puoi perfino offrirti un acquisto estemporaneo nei negozi del sotterraneo. E sarà un vantaggio soprattutto per il bar. Devi solo ricordarti di presentarti allo sportello al momento esatto del richiamo luminoso (e sonoro). Sennò, passa il …37!

Mentre ascolto l’elogio a Gian Antonio Stella durante il filo diretto con gli ascoltatori subito dopo Prima Pagina, per il suo impegno nel denunciare i problemi del territorio (dissesto, consumo di suolo, incuria del patrimonio culturale, ecc.), vedo alla stazione di Tortona, il campo bocce abbandonato. Il gioco sta rifiorendo, come il flipper! Non risulta però che partano progetti di recupero delle risorse esistenti. Staranno piuttosto costruendo ex-novo da qualche parte nuovi impianti sportivi su terreno agricolo, nei pressi di un nuovo ipermercato e di un recentissimo campo fotovoltaico. Business is business.